mercoledì 30 dicembre 2015

La liturgia invita a contemplare il Mistero del Natale

La Chiesa ci invita nuovamente a contemplare il Mistero del Natale di Cristo, per coglierne ancor più il significato profondo e l’importanza per la nostra vita.

La liturgia ripropone oggi alla nostra meditazione lo sesso Vangelo proclamato nella Messa del giorno di Natale, cioè il prologo di San Giovanni. Dopo il frastuono dei giorni scorsi, la Chiesa ci invita nuovamente a contemplare il mistero del
Natale di Cristo, per coglierne ancor più il significato profondo e l’importanza per la nostra vita, per l’intimo della nostra persona.
Si tratta di un testo mirabile, che offre una sintesi vertiginosa di tutta la fede cristiana. Mentre Luca e Matteo partono dalla memoria dei fatti per cogliere l’origine trinitaria Giovanni parte dall’alto: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio  e il Verbo era Dio” (Gv 1,1) cioè nella vita trinitaria dell’unico Dio da cui tutto proviene  la Parola, il Verbo è la Persona del Figlio come l’Amore è la Persona dello Spirito Santo; ed ecco la novità inaudita e umanamente inconcepibile: “Il Verbo (cioè la Persona del Figlio che aveva fatto risuonare storicamente la sua parola in tanti modi e in tante maniere attraverso la Persona dello Spirito Santo nella creazione e nell’Antico Testamento) si fece carne, (ha assunto storicamente un volto umano sempre per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria) e venne ad abitare, (abita in continuità sacramentalmente unito ai nostri volti) in mezzo a noi” (Gv 1,14°).  Si tratta di un’esperienza vissuta! A riferirla è Giovanni, testimone oculare: “Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14b): incontrandolo, ascoltandolo libera dalla schiavitù dell’ignoranza del non sapere da dove veniamo, a cosa siamo destinati, chi ci libera dal male, dal peccato con il perdono, dal rischio di soccombere nella tentazione del Maligno, c’è un al di là anche del nostro corpo? Avere una risposta a questi interrogativi è divenire veramente liberi cioè non schiavi dell’ignoranza delle risposte a questi interrogativi fondamentali. Non si tratta di aver ascoltato la parola dotta di un rabbino, di un dottore della legge o di un filosofo, ma la testimonianza appassionata di un umile pescatore che, attratto da Gesù di Nazareth, nei tre anni di vita comune con Lui e con gli altri apostoli ne sperimentò l’amore senza misura – tanto da autodefinirsi “il discepolo che Gesù amava -, lo vide morire in croce e apparire risorto, e ricevette poi con gli altri il suo Spirito. Da tutta questa esperienza, meditata nel suo cuore e con la comunità ecclesiale, Giovanni trasse un’intima certezza che con il suo Vangelo ispirato offre anche a noi l’ascolto di Dio che ci parla per divenire liberi e non più schiavi dell’ignoranza: Gesù è la Sapienza di Dio incarnata, è  la sua Parola eterna, il Figlio che ha assunto un volto umano rivelandoci chi è Dio e chi è ogni uomo, chi sono io, da dove vengo e a che cosa sono destinato.
Per un vero israelita, che conosce le sacre Scritture, questo non è un controsenso, anzi, è il compimento di tutta l’antica Alleanza: in Gesù Cristo giunge a pienezza il mistero di un Dio che parla storicamente agli uomini come ad amici, che si rivela a Mosè nella legge, ai sapienti e ai profeti. Conoscendo Gesù, stando con Lui, ascoltando la sua predicazione, soprattutto le beatitudini, e vedendo i segni che Egli compiva, i discepoli hanno riconosciuto che in Lui si realizzavano tutte le Scritture. Come affermerà poi un autore cristiano: “Tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, parla di Cristo e trova in Cristo il suo compimento” (Ugo di San Vittore, De arca Noè, 2,8). Ogni uomo e ogni donna ha bisogno di trovare un senso profondo per la propria esistenza, una speranza affidabile anche tra difficoltà insormontabili, malattie incurabili e sofferenze d’ogni tipo. E per questo non bastano i libri, nemmeno le sacre Scritture. Il Bambino di Betlemme che ogni celebrazione eucaristica, non solo del tempo natalizio, rende attuale ci rivela e ci comunica il vero “volto” di Dio buono, che perdona e fedele, che ci ama non solo quando siamo e perché siamo buoni ma per farci diventare buoni, che non guarda quante volte cadiamo ma con la confessione ci rialziamo  e non ci abbandona nemmeno nella morte. ”Dio, nessuno lo ha mai visto – conclude il prologo di Giovanni -: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è Lui che lo ha rivelato (Gv 1,18).
La prima ad aprire il cuore e a contemplare “il Verbo che ha assunto un volto umano” è stata Maria, la Madre di Gesù. Un’umile ragazza di Galilea è diventata così la “sede della Sapienza”! Come l’apostolo Giovanni, ognuno di noi è invitato ad “accoglierla con sé” (Gv 19,27), per conoscere  profondamente Gesù e sperimentarne l’amore fedele, misericordioso  ed inesauribile.

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