lunedì 7 dicembre 2015

Il Giubileo per avere il cuore libero e presso Dio

Il Giubileo straordinario della misericordia per avere il cuore libero e presso Dio.
Lettera Pastorale di +Francesco Cavina Vescovo di Carpi
Avere il cuore libero e presso Dio
Il Papa indicendo l’Anno Santo della Misericordiaha ricordato che la Chiesa è chiamata “a renderepiù evidente la sua missione di essere testimone dellamisericordia”. Ciò avviene specialmente attraversoil Sacramento della Penitenza (Confessione), unodei sette sacramenti i quali non sono un’invenzionedegli uomini, ma sono stati istituti da Cristo
eproprio per questo chi fa e dà valore ad essi è il Signore stesso. Dove essi vengono celebrati là convengonoil Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, esattamentecome avveniva nella vita di Cristo che sisvolgeva in intima comunione con il Padre, per l’operadello Spirito Santo.Possiamo affermare che in ogni sacramento accadeun miracolo perché si rende presente Gesù checon il suo amore guarisce, riconcilia, rinnova, ricrea,fa progredire nella via dell’amore verso Dio e ifratelli. Ci sono miracoli che sono percepibili dainostri sensi e nei quali appare chiaramente la gloriadi Dio e che suscitano stupore e, a seconda, adesioneo rifiuto. Pensiamo, ad esempio, ai miracoli compiutida Gesù o da tanti santi o al santuario diLourdes… Ma ci sono anche miracoli che non sivedono e che sfuggono a qualsiasi percezione e che,2tuttavia, hanno un immenso valore. Sono i miracoliinteriori tra i quali, ad esempio, la presenza diDio nella vita del cristiano. Uno di questi miracoliavviene nel sacramento della Riconciliazione (Confessione)dove “siamo toccati con tenerezza dalla manodi Dio e plasmati dalla sua grazia” (Papa Francesco,Omelia del 13 febbraio 2015). I Sacramenti, infatti,sono presenza viva di Cristo nel tempo, diCristo che agisce ed opera ora nella sua Chiesa.

Quando Gesù ha istituito la Confessione?
Noi conosciamo il giorno preciso e persino l’oraapprossimativa della istituzione del sacramento dellaRiconciliazione. Cristo, il giorno della sua resurrezione,verso sera, apparve a porte e a finestre serratenel cenacolo e disse agli apostoli: “Come il Padreha mandato me, così io mando voi. Ricevete lo SpiritoSanto. A chi perdonerete i peccati saranno perdonati,a chi non li perdonerete non saranno perdonati” (Vangelosecondo Giovanni 20.19-23).Gesù sta per concludere la sua missione e, primadi separarsi dai suoi discepoli, affida loro e ailoro successori il potere di rimettere i peccati (ministerodella misericordia). Appare evidente che questo“potere” non ha un’origine umana, ma sgorga dallaParola di Cristo e dal dono dello Spirito Santo. Intale modo attraverso i suoi ministri, Gesù continuaad “essere perdono” per gli uomini di tutti i tempi.Il Signore non si stanca di perdonare, mentre noitroppo spesso ci stanchiamo di chiedere perdono.

Perché Gesù ha istituito questo sacramento?
Gesù sa che ciò che si oppone alla nostra felicitàe alla nostra piena maturazione umana e cristiana èil peccato, il quale più che un’azione è un atteggiamentodel cuore. Infatti le nostre azioni, come insegnaGesù, rivelano il nostro cuore (cfr. Vangelosecondo Matteo 15.18-19).4La Parola di Dio per descrivere gli effetti devastantiche il peccato provoca nella vita della persona,della Chiesa e della convivenza umana si servedi immagini. Il peccato è lebbra dell’anima, tradimentodell’amicizia di Dio, peso che schiaccia, azionemancata, vuoto, delusione, perdita dello scopo dellavita, ingratitudine, ingiustizia, smarrimento, lontananzada Dio e dai fratelli, menomazione di vita…Appare evidente che il peccato intacca non solole mie relazione con il Signore e con i fratelli, maha ricadute drammatiche sulla mia stessa esistenzaperché contribuisce a spegnere in me l’immagine diDio che è la Vita, la Luce, l’Amore, il Bene e cosìmi pone su una strada che conduce all’infelicità,alla solitudine e alla morte. Si può veramente direche ogni peccato mortifica la mia dignità e la miapiena maturazione.

Obiezioni contro il Sacramento della Riconciliazione
Un’obiezione molto diffusa contro la Confessioneè espressa con queste parole: “Perché devoandare da un prete, un uomo come me, per dirgli ifatti miei? Io mi confesso direttamente a Dio”.Ragionare in questo modo significa non darecredito alle parole di Gesù Cristo il quale ha trasmessola ricchezza della sua misericordia alla Chiesaperché le donne e gli uomini di ogni tempo potesserosentire ripetere sulla loro vita le consolanti paroledel Signore: Coraggio, figliolo, ti sono rimessi ituoi peccati (Vangelo secondo Matteo 9.2). Il Sacramentodella Riconciliazione, dunque, mi offrela certezza del perdono. Diversamente mi comportereicome quel tale che caduto in un lago, rifiutò isoccorsi dicendo: “Io mi salvo da solo”, e per salvarsiincominciò a tirarsi su per i capelli, ma annegò.Non è il sacerdote che concede il perdono. Ilsacerdote è uno strumento umano che presta le parolea Cristo. Chi perdona è solo il Signore Gesù.La confessione, pertanto, non va confusa con unaseduta psicanalitica, così come va nettamente distintala figura del confessore rispetto a quello dellopsicologo.I miei peccati, inoltre, come abbiamo visto, nonferiscono solo il mio rapporto con Dio, ma anchequello con i fratelli. Nella Chiesa, poiché siamo unsolo corpo, siamo anche membra gli uni degli altri.Se mi pesto un dito è tutto il mio io che soffre.Allo stesso modo quando io commetto il peccatocolpisco tutto il corpo della Chiesa. Pertanto, è giustoche io per ottenere ilperdono di Gesù chiedaperdono anche a tutta laChiesa, rappresentata dalsacerdote, che è stata feritadal mio peccato.Infine, quando c’è dimezzo la salute fisica nonho ritegno a raccontareal medico tutte le miseriedel mio corpo, anchequelle più ripugnanti.Sorge spontanea una do7manda: “Perché sono così restio a fare altrettanto conil medico della mia anima, il sacerdote che è ministrodi Dio?”. La confessione è guarigione dell’anima edel cuore perché attraverso di essa entro in relazionecon Cristo, medico dei corpi e delle anime.Il celebre scrittore inglese Chesterton affermava:“Io dall’Anglicanesimo mi sono convertito al Cattolicesimoper liberarmi dai miei peccati: perché non viè altra religione che sostenga con verità di rimettere ipeccati degli uomini. Un cattolico che va alla confessione,rientra, nel vero senso della parola, nel chiaromattino della sua giovinezza” (in, Perché sono cattolicoed altri scritti, Milano 1996).A lui fa eco un convertito di oggi, LeonardoMondadori, che ha scritto: “L’ho già detto, ma mipreme ripeterlo: la confessione ben fatta, sincera, completa,è tra le maggiori fonti di gioia che un uomo possasperimentare. Hai la certezza di essere riaccoltonella casa del Padre: riconciliato con Lui, con te stesso,con gli altri… Non mi basta fare i conti a tu per tucon Dio. Ho bisogno di quello strumento umano, chemi testimonia il perdono e la misericordia divina, che èil sacerdote. Naturalmente è una gioia che nasce dallasofferenza che costa il mettersi così a nudo, nella nostramiseria” (in Conversione, una storia personale,Mondadori 2002).
Un’altra obiezione viene espressa con questeparole: “Io non ho bisogno di confessarmi perché nonho peccati. Non ho ammazzato, non ho rubato e nonho fatto del male a nessuno”. La Parola di Dio ciinsegna che tutti pecchiamo, tutti abbiamo delleoscurità nella nostra vita: “Se diciamo di essere senzapeccato, inganniamo noi stessi e la verità non è innoi. E se diciamo che non abbiamo peccato facciamodi Gesù un bugiardo e la sua parola non è in noi”(Prima lettera di san Giovanni apostolo 1.8-10).

Importanza del Sacramento della Riconciliazione

La risposta a questa importante questione la lasciodalla splendida testimonianza di tre giovani:
Prima testimonianza
La confessione non è un sacramento superato perchéognuno di noi quando pecca e si sente pesante dentro,ha bisogno di svuotarsi. La confessione è diventataper me un appuntamento fisso. Se non mi confessouna volta al mese, minimo, non mi sento al 100%.Penso che la confessione debba essere vista da un altropunto di vista, non come quei dieci minuti dove alprete si racconta una storia, bensì un incontro conGesù che rinnova dal profondo…”.

Seconda testimonianza

Quando torno dall’incontro con Gesù nella confessione,mi sento come un uccello uscito dalla gabbia…La confessione mi aiuta anche a migliorare personalmente.Senza la confessione io non sarei me stesso,ma uno dei tanti. Che bello potere essere se stessi”.

Terza testimonianza

“Secondo me la confessione non è un sacramentosuperato perché non può essere superato ciò che ti portagioia e felicità”.Queste testimonianze ci mostrano una sempliceverità: solo il peccato confessato ed il conseguenteperdono hanno il potere di guarire l’animo umano.Leggendo il Vangelo noi possiamo vedere che Gesù,vero Dio e vero Uomo, non “affonda” nessuno perchéè venuto per salvare e aspetta ognuno di noi perperdonarci, sempre. Anche se domani mi comportomale come oggi.C’è un solo peccato che il Signore non può perdonare:diffidare del suo amore, quasi che Egli nonsia in grado di oltrepassare immensamente qualsiasimalvagità. Scrive l’evangelista Giovanni: “Qualunquecosa il nostro cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore” (Prima lettera di san Giovanniapostolo 3.20). Il Papa così commenta questeparole: “Ogni volta che noi ci confessiamo Dio ciabbraccia, Dio fa festa” (Udienza Generale 14 febbraio2014).Il perdono che il Signore offre ha il potere dicambiare anche ciò che è umanamente impossibile:il passato. Il Catechismo per spiegare i frutti delsacramento della Riconciliazione usa queste parole:la Confessione mi permette di “ricominciare sempreda capo; senza più i fardelli e le ipoteche di ieri,con nuova forza. Chi si è confessato apre una paginanuova e bianca nel libro della propria vita” (YouCat226).Il Signore, perdonandoci, cambia il nostro cuore,come promette per bocca del profeta Ezechiele:Darò loro un cuore nuovo e metterò dentro di loro unospirito nuovo; toglierò dal loro petto il cuore di pietra edarò loro un cuore di carne (11.19). Il perdono apre,dunque, il cuore sulla prospettiva di un amore inte12ramente rinnovato. Per questa ragione, dice Gesù:“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padremio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimorapresso di lui” (Vangelo secondo Giovanni 14.23).Si tratta non solo di belle parole! Gesù descrive unarealtà! Se io amo Dio e i fratelli, il Padre, il Figlioe lo Spirito Santo prendono dimora nel mio cuoree io posso vivere in amicizia con loro e quindi nonsentirmi mai solo. Dio abita dappertutto e noi possiamopensare il mondo intero come una grandeChiesa, tuttavia il cuore di ogni battezzato quandoè rinnovato dal perdono è come il tabernacolo dellaChiesa. Lì Dio abita in modo del tutto misterioso especiale.

La mia parte nella confessione Come ci si confessa?
Il discepolo di Cristo che, mosso dallo SpiritoSanto, dopo il peccato si accosta al sacramento dellaPenitenza, deve innanzitutto rivolgersi con tuttoil cuore a Dio. Il “volgersi” al Signore si esprimeattraverso delle azioni concrete che sono il segnodella conversione di tutto il cuore a Dio.

Esame di coscienza

E’ necessario fare precedere la confessione dall’Esamedi coscienza che consiste nel mettermi davantia Dio con verità, senza “truccarmi”, senzabugie perchè Dio mi aspetta non per castigarmi,ma per perdonarmi e offrirmi una nuova vita, nuovoslancio, una gioia nuova. Esso è un tempo diseria preparazione che, alla luce dell’esempio e dell’insegnamentodi Gesù, comporta un’accurata esincera analisi, senza maschere e senza paure, deipensieri, parole, azioni, atteggiamenti nei confrontidi Dio, degli altri e di me stesso, letti alla lucedella Parola di Dio o dei dieci comandamenti. Diversamentecorro il pericolo di limitarmi a confessaresolo i peccati che io giudico tali.Per fare un buon esame di coscienza, dunque, ènecessario porsi le seguenti domande: la mia vitarispecchia la vita di Gesù? Ho un rapporto con Diocome Lui? Agisco come Lui agirebbe se fosse almio posto? Vedo le persone e le cose come le vedeLui? Parlo come parlerebbe Lui? Tratto le personecome le tratterebbe Lui?Nell’esame di coscienza troppo spesso io trascurodi prendere in considerazione i “peccati di omissione”.La parola “omissione” significa non fare;avevo l’opportunità di aiutare un povero che avevafame, di visitare una persona sola, di confortare unammalato, di consigliare chi si trovava nel dubbio,di ringraziare per il bene ricevuto… e non l’ho fatto.

Dolore per i propri peccati

All’esame di coscienza fa seguito il dolore peravere offeso Dio, i fratelli e la dignità stessa dellanostra persona e il proposito di non più peccare. Ildolore non è da confondersi con un atteggiamentodi afflizione permanente o con un incessante statodi rimorso o tormento dell’anima. Il pentimentoper i peccati commessi ci spinge a buttarci fra lebraccia di Dio per sperimentare il miracolo del suoamore e il gusto e la gioia del perdono. In una parolail pentimento è rifiuto del passato e deciso orientamentoverso Dio.

Davanti al sacerdote l’accusa dei peccati

Il sacramento della Riconciliazione inizia con ilsegno della Croce. In esso si realizza un incontrocon il Padre che accoglie il figlio pentito che fa ritornoa Lui, con Gesù Cristo che si pone sulle spallela pecora smarrita per riportarla all’ovile, e con loSpirito Santo che santifica nuovamente l’uomo ointensifica in esso la sua presenza.Dopo l’invito del sacerdote occorre dire da quantotempo non ci si accosta a questo sacramento ed iniziarel’accusa dei peccati. La confessione è il proseguimentoesterno del dolore. Non è introspezionepsicologica o pura autocritica. E’ un atto di cultomediante il quale rendo gloria a Dio, ed è segnodella mia fede nella presenza di Cristo per mezzodella Chiesa. L’accusa dei peccati richiede coraggioperché non bisogna nascondere nessun peccato per
vergogna o per timore di quello che il sacerdote potrebbepensare. E’ bene, pertanto, andare subito alnocciolo della questione e cominciare da ciò chemaggiormente mi pesa. Quando sono reduce da unalunga camminata con un pesante zaino sulle spalle,giunto alla meta la prima cosa di cui mi libero è ilcarico più pesante, lasciando per ultime le più leggere.Tuttavia, se mi avvicino al sacramento con fiduciae amore, con umiltà e confidenza, “dire i peccati”diventa un autentico bisogno dell’anima in quantosi sente “la voglia” di venire abbracciati e perdonatidal Signore, come il figlio prodigo davanti a suopadre, come Pietro davanti a Gesù. Dopo la confessione esprimo il mio dolore, conuna preghiera, che qualora non ricordassi non devopreoccuparmi perché posso chiedere l’aiuto del sacerdote.

La penitenza

Al termine della confessione il sacerdote mi indicaciò che viene chiamata penitenza o riparazionedel peccato, che fa parte del sacramento stesso. Essanon è una punizione, ma il segno e l’espressioneconcreta della mia volontà di iniziare una vita nuova.“Dimentico del passato” (Fil 3.13) mi inseriscocon rinnovato impegno nel mistero della salvezza emi assumo la responsabilità “dello splendore dellatestimonianza cristiana”. Si può affermare che lapenitenza è un rimedio del peccato, una medicinaefficace con cui si cura il male.

L’assoluzione

La confessione termina con l’Assoluzione, valea dire con il Perdono di Dio e della Chiesa per ipeccati commessi. La parola “assoluzione” significasciogliere. Le parole usate per l’assoluzione sono queste:Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.Nel pronunciare queste ultime parole, il sacerdotetraccia il segno di croce. La formula dell’assoluzioneindica che la riconciliazione viene dallamisericordia del Padre; fa vedere il legame fra lariconciliazione del penitente e il mistero pasqualedi Cristo; sottolinea l’azione dello Spirito Santonella remissione dei peccati; mette in luce infinel’aspetto ecclesiale del sacramento per il fatto che lariconciliazione con Dio viene richiesta e concessamediante il ministero della Chiesa.Da ultimo è importante prendersi personalmenteun impegno concreto tra una confessione el’altra. Se sono veramente pentito desidero anchecambiare vita, camminare in novità di vita. Cosasignifica prendere misure concrete? Ad esempio, seprego poco mi impegnerò ad essere più fedele allapreghiera; se sono particolarmente irascibile controlleròle mie reazioni; se sono goloso cercherò diessere più moderato nel cibo; se bestemmio saròvigilante sull’uso della lingua; se critico gli altricorreggerò questo terribile difetto; se sono pocogeneroso darò importanza alla generosità…

Una parola ai sacerdoti

Ai sacerdoti, in questo Anno Santo della Misericordia,voglio ricordare che la trascuratezza delsacramento della penitenza è la causa, come insegnail santo Curato d’Ars, di molti mali nella vitadella Chiesa e nella vita del sacerdote. La causa diquesta trascuratezza va ricercata non solo nel fattoche la gente non si confessa più, ma anche al fattoche noi sacerdoti non siamo più disponibili ad amministrarequesto sacramento. Una chiesa o una“sala di comunità” in cui è presente un sacerdote èl’immagine della toccante pazienza di Dio, che ciattende tutta la vita.Mi raccontava un sacerdote tedesco, disponibileogni giorno al confessionale, che ha dovuto aspettaremesi prima che si presentasse un penitente…quando finalmente si è presentato il primo la situazionesi è sbloccata. Da quel momento il confessionaleha cominciato ad essere frequentato.Il quotidiano ministero della riconciliazione hafatto diventare il Curato di Ars un grande missionarioper il mondo.+ Francesco Cavina, VescovoCarpi, 12 dicembre 2015

I 10 comandamenti
Io sono il Signore Dio Tuo
I Non avrai altro Dio fuori di me
II Non nominare il nome di Dio invano
III Ricordati di santificare le feste
IV Onora il Padre e la Madre
V Non uccidere
VI Non commettere atti impuri
VII Non rubare
VIII Non dire falsa testimonianza
IX Non desiderare la donna d’altri
X Non desiderare la roba d’altri


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