lunedì 9 novembre 2015

Tutto passa ma la parola di Dio non muta e in base ad essa saremo giudicati

Tutto passa – ci ricorda il Signore -, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento. In base a questo saremo giudicati


Siamo giunti alle ultime due settimane dell’anno liturgico. Ringraziamo il Signore che ci ha concesso di compiere, ancora una volta per me il cinquantacinquesimo da prete, questo cammino di fede – antico e sempre nuovo – nella grande famiglia spirituale della Chiesa! E’ un dono inestimabile di ogni domenica, che ci permette di vivere nella
stoia il mistero di Cristo cioè Dio che possiede un volto umano, accogliendo nei solchi della nostra esistenza personale, familiare e comunitaria il seme della Parola di Dio, seme di eternità che trasforma dal di dentro con l’amore questo mondo e lo apre al Regno dei Cieli. Nell’itinerario delle Letture bibliche domenicali ci ha accompagnato in quest’anno liturgico B il Vangelo di san Marco, che oggi presenta una parte del discorso di Gesù sulla fine dei tempi. Questo discorso si trova, con alcune varianti, anche in Matteo e Luca negli anni A e C, ed è probabilmente il testo più difficile dei Vangeli. Tale difficoltà deriva sia dal contenuto sia dal linguaggio: si parla infatti di un avvenire che supera le nostre categorie, e per questo Gesù utilizza immagini profetiche e parole riprese dall’Antico Testamento, ma soprattutto inserisce un nuovo centro, che è Lui stesso, il mistero della sua persona e della sua morte e risurrezione. Anche il brano odierno si apre con alcune immagini cosmiche di genere apocalittico: “Il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli verranno sconvolte” (24-25); ma questo elemento, che ai tempi di Gesù era divinizzato, viene relativizzato da ciò che segue: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria” (26). Il “Figlio dell’uomo” è Gesù stesso che collega il presente e il futuro: è Lui il vero avvenimento che, in mezzo agli sconvolgimenti del mondo, rimane il punto fermo e stabile.
A conferma di questo sta un’altra espressione del Vangelo di oggi. Gesù afferma: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (31). L’espressione “il cielo e la terra” è frequente nella Bibbia per indicare tutto l’universo, il cosmo intero. Gesù dichiara che tutto ciò è destinato a “passare” in cieli nuovi e terra nuova. Non solo la terra, ma anche il cielo, che qui è inteso appunto in senso cosmico, non come sinonimo di Dio. La Sacra Scrittura non conosce ambiguità: tutto il creato è segnato dalla finitudine, compresi gli elementi divinizzati delle antiche mitologie: non c’è nessuna confusione tra il creato e il Creatore, ma una differenza netta.  Con tale chiara distinzione, Gesù afferma che le sue parole “non passeranno”, pur pronunciate profeticamente nella concretezza della sua esistenza terrena. Nella Bibbia la Parola Di Dio, che nella vita trinitaria è la Persona del Figlio, è all’origine della creazione: tutte le creature, a partire dagli elementi cosmici – sole, luna, firmamento – obbediscono alla Parola di Dio, esistono in quanto “chiamati” da essa. Questa presenza creatrice della Parola divina si è concentrata in Gesù Cristo, Verbo del Padre fatto carne, e passa anche attraverso le sue parole umane, che sono il vero “firmamento” che orienta il pensiero e il cammino di ogni uomo sulla terra. Gesù non descrive la fine del mondo ma il suo compimento e vuole sottrarre i suoi discepoli di ogni epoca alla curiosità per le date, le previsioni, e vuole invece dare loro una chiave di lettura profonda, essenziale, e soprattutto  indicare la via giusta su cui camminare, vivere, oggi e domani, per entrare anima e corpo nella vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male. Tutto passa – ci ricorda il Signore -, ma la Parola di Dio non muta, e di fronte ad essa ciascuno di noi è responsabile del proprio comportamento di verità  nell’amore. In base a questo saremo giudicati.
Anche ai nostri tempi, nonostante i meravigliosi progressi della scienza e della tecnica, non mancano calamità naturali, e purtroppo nemmeno guerre e violenze. Anche oggi abbiamo bisogno di un fondamento stabile, di una speranza affidabile per la nostra vita  per affrontare il presente, anche drammatico. La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere questo centro nella Persona di Cristo e nella sua Parola almeno di ogni Domenica.

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