venerdì 6 novembre 2015

Lettera Associazione Internazionale Esorcisti

IL NUOVO RITUALE DEGLI ESORCISMI NON NEGA LA REALTÀ DEL MALEFICIO E NON PROIBISCE IL RICORSO AGLI ESORCISMI PER LIBERARE CHI NE È VITTIMA

A cura dell’Associazione Internazionale Esorcisti
Che cos’è il maleficio
Tra la cause che possono favorire un influsso straordinario del demonio su una persona può esserci il “maleficio”. Il termine deriva dalla parola latina malum facere (= fare del male). Per maleficio s’intende «l’azione del demonio di nuocere fisicamente o moralmente a una persona o ai suoi beni, per via preternaturale, attraverso un essere umano che si pre- sta a collaborare con lui».
Rientrano, tra costoro, a pieno titolo, maghi, stregoni, satanisti ecc. Il maleficio non è una credulità popolare, ma è
una realtà le cui dinami- che, oltrepassando i limiti della natura umana, sconfinano nel mondo demoniaco. L'operatore malèfico assume una forte funzione strumen- tale nelle mani del demonio, il quale si serve di persone che si prestano ai suoi sinistri disegni, per provocare sulla vittima designata, uno straordinario e diretto influsso, caratterizzato dalla comparsa di feno- meni effettivamente inspiegabili in termini puramente naturali. Dun- que, non è l’operatore malefico che usa il demonio, ma è il demonio stesso che si serve di lui. L’operatore malefico non ha, infatti, il potere, attraverso un rituale o una formula, di provocare determinati effetti preternaturali: è piuttosto il demonio che li può produrre.
Non ripugna, alla ragione, la possibilità che, attraverso un maleficio, si produca un influsso straordinario da parte del demonio, sia sotto forma di possessione diabolica, sia in termini di infestazione locale, di osses- sione o di vessazione diabolica. San Tommaso D'Aquino, ne parla nella Somma Teologica, Suppl., q.58 a.2: «Alcuni affermano che il maleficio esiste solo nella credulità della gente, che attribuisce al maleficio effetti naturali le cui cause sono occulte. Ma questo è contro l'insegnamento dei Santi Padri, i quali scrivono che i demoni hanno potere sui corpi e sull'immaginazione dell'uomo, secondo la permissione di Dio. Ecco per- ché i fattucchieri con il loro aiuto possono fare dei malefici... noi credia- mo che ci sono angeli caduti dal cielo, i demoni, i quali per la sottilità della loro natura possono molte cose che noi non possiamo. E quelli che li inducono a fare queste cose sono chiamati "fattucchieri"». Nella «Summa contra gentiles» (lib. III, cap. 105), San Tommaso aggiunge: «Se i maghi riescono talvolta a produrre determinati effetti, questi deri- vano da quell’essere intelligente cui il mago indirizza le parole. Le arti magiche devono la loro efficacia non ad un agente naturale, bensì ai demoni che rendono efficaci le opere della magia». In pratica San Tom- maso affermava che se gli effetti ottenuti dalle pratiche occulte, non possono spiegarsi con le cause usate, queste ultime rappresentano se- gni convenzionali di cui si servono i demoni per compiere ciò che la causalità naturale non è in grado di realizzare. L’espressione fattucchie- ri deriva dalla parola fattura, perché l’operatore malefico agisce in coo- perazione con il demonio per mezzo di oggetti opportunamente prepa- rati e confezionati a questo scopo, con dei riti che si tramandano da se- coli.
Il maleficio nei testi liturgici della Chiesa
La Chiesa parla esplicitamente del maleficio sia nel testo liturgico degli esorcismi in vigore dal 1614: «De exorcizandis obsessis a dæmonio» (Ri- tuale Romanum) la cui ultima edizione è del 1952, sia nel testo liturgico «De exorcismis et supplicationibus quibusdam» («Rito degli esorcismi e preghiere per circostanze particolari) pubblicato nel 1999 in prima edi- zione e in seconda edizione emendata nel 2004.
Il testo liturgico degli esorcismi della Chiesa in vigore dal 1614: «De exorcizandis obsessis a dæmonio» (Rituale Romanum, ed. 1952)2 lo cita
2 Si noti bene che a seguito dell’Istruzione sull’applicazione della Lettera Apostolica, Motu Proprio, Summorum Pontificum di S.S. Benedetto XVI, pubblicata dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei il 30 aprile 2011, in riferimento alla norma del n. 28 e fermo quando riporta le norme da osservare con chi viene esorcizzato, alla norma n. 8 e alla norma n. 20.
Norma n. 8: “Alcuni dichiarano di aver ricevuto un maleficio, dichiarano anche da chi è stato fatto e in che modo vada distrutto. Si faccia attenzione che per questo non ci si rivolga a maghi, o a indovini o ad altri, anziché ricorrere ai ministri della Chiesa; che non si ricorra a nessuna forma di superstizione o ad altri mezzi illeciti”.
Norma n. 20: “Durante l'esorcismo, usi di preferenza le parole della S. Scrittura, anziché quelle proprie o di altri. E imponga al demonio di dire se è entrato in quel corpo in seguito a magia, o a segni malefici, o a cose maleficiate che il posseduto ha mangiato; in questo caso le vomiti; se invece ci si è serviti di cose esterne alla persona, dica dove sono e, dopo averle trovate, si brucino. Si avverta il posseduto di rivelare all'esorcista le tentazioni cui viene soggetto”.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n.° 2117, valutando le pratiche di magia e di stregoneria da un punto di vista morale, esprime chiaramen- te l’essenza del maleficio, pur non citandolo con questo termine, quan- do afferma testualmente: «Tali pratiche sono ancor più da condannare, quando si accompagnano a una intenzione di nuocere o quando in esse si ricorre all’intervento dei demoni».
Il maleficio rientra tra gli interventi straordinari del demonio che pos- sono causare fenomeni di infestazione, vessazione, ossessione o pos- sessione diabolica: tutte realtà sulle quali gli esorcisti sono autorizzati a intervenire attraverso il loro ministero.
restando quanto disposto nel n. 31 di questo testo, il sacerdote esorcista può libera- mente utilizzare sia il rito dell’esorcismo contenuto nel Rituale Romanum, Titulus XII «De exorcizandis obsessis a dæmonio» (ed. 1952), sia il testo «De exorcismis et supplicationibus quibusdam» («Rito degli esorcismi e preghiere per circosanze partico- lari) approvato il 1° ottobre 1998 dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II e pubblicato nel 1999].

Una dichiarazione più recente e molto autorevole sul maleficio, è quella della Conferenza Episcopale Toscana la quale nel 1994, emise una nota pastorale che riscosse grande successo, al punto che si diffuse anche fuori Italia e fu tradotta in molte lingue, dal titolo: «A proposito di ma- gia e di demonologia». Tale nota è stata nuovamente pubblicata nel 2014, inserita nel documento sulle indicazioni pastorali e norme dei Ve- scovi della Toscana dal titolo: «Esorcismi e preghiere di guarigione». Ri- ferendosi alla varie forme dell’occultismo, nel documento si afferma esplicitamente, nel caso di maleficio, che «non si può escludere, in pra- tiche di questo genere, una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo demoniaco, e viceversa».
Anche nel nuovo rituale degli esorcismi, alla norma n.° 15, dei Præno- tanda si parla del maleficio, tuttavia l’espressione ab illa credulitate che fu usata in tale norma, nella prima edizione del rituale, suscitò delle perplessità:
«Recte distinguas casus impetus diabolici ab illa credulitate, qua qui- dam, etiam fideles, putant se esse obiectum maleficii, malæ sortis vel maledictionis, quæ sint ab aliis allata super ipsos vel eorum propinquos vel bona eorum. Adiutorium spiritale eis non deneget, exorcismus au- tem ne adhibeat» (Edizione 1999).
«L’esorcista sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da una certa credulità che spinge alcuni, anche tra i fe- deli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatti ricadere da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni. Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo». (Edizione 1999).
Molti esorcisti, verificano chiaramente che alcuni fenomeni di infesta- zione, vessazione, ossessione o possessione diabolica hanno alla loro origine un maleficio. Il termine ab illa credulitate (una certa credulità) usato in questa prima edizione del nuovo rituale degli esorcismi, aveva pertanto provocato per molti di loro grandi perplessità. Tale espressione infatti poteva lasciare intendere che il rituale affermava che i malefi- ci sono una credulità popolare, senza alcun fondamento di verità e sen- za riscontri nella fede e nella teologia e che l’esorcista non doveva asso- lutamente intervenire amministrando al fedele il rito dell’esorcismo perché in questo modo avrebbe avvalorato quello che era solo frutto della sua immaginazione. In realtà il rituale non intendeva affermare che il maleficio è frutto, in ogni caso, della credulità popolare, ma sem- plicemente invitava l’esorcista a distinguere una persona realmente vit- tima di un maleficio, da quei casi in cui invece la persona crede erro- neamente di essere vittima di un maleficio, che in realtà non gli è stato fatto.
Considerato però il forte dubbio interpretativo che aveva provocato, l’espressione ab illa credulitate fu pertanto modificata nella nuova edi- zione del rituale degli esorcismi del 2004, con l’espressione a falsa opi- nione (da quella falsa opinione):
«Recte distinguas casus impetus diabolici a falsa opinione, qua quidam, etiam fideles, putant se esse obiectum maleficii, malæ sortis vel male- dictionis, quæ sint ab aliis allata super ipsos vel eorum propinquos vel bona eorum. Adiutorium spiritale eis non deneget, exorcismus autem ne adhibeat». (Edizione 2004).
«L’esorcista sappia distinguere bene i casi di aggressione diabolica da quelli derivanti da quella falsa opinione, che spinge alcuni, anche tra i fedeli, a ritenersi oggetto di malefici, sortilegi o maledizioni fatti ricade- re da altri su di loro o sui loro parenti o sui loro beni. Non neghi loro l’aiuto spirituale, ma eviti assolutamente di ricorrere all’esorcismo». (Edizione 2004).
Tale modifica sottolinea maggiormente la distinzione che l’esorcista de- ve saper fare dei casi di attacco diabolico straordinario che possono es- sere prodotti da un reale maleficio, da quelli in cui il fedele ritiene erro- neamente di essere vittima di maleficio. È quindi da escludere l’intervento dell’esorcismo in caso di opinione sbagliata di una persona,

cioè quando l’esorcista dopo accurato discernimento accerta che essa attribuisce la causa dei suoi mali a un maleficio che in realtà non gli è stato fatto, «ma nel caso in cui un fedele, dopo la disamina dei segni ri- sultasse posseduto e ciò come conseguenza di un maleficio, l’esorcista può, con buona coscienza intraprendere un esorcismo»3.
Nel caso, invece, il fedele ritiene erroneamente di essere vittima di un maleficio, la norma n.° 15 dei Prænotanda prosegue offrendo le se- guenti indicazioni:
«....aliquas vero aptas orationes proferre potest, cum ipsisi et pro isisi, ita ut pacem Dei inveniant. Item adiutorium spirituale non recusandum est credentibus, quos Malignis non tangit (cf. 1 Io 5, 18), sed ab eo ten- tati male habentur, cum fidelitatem Domino Iesu et Evangelio servare volunt. Quod fieri potest quoque a presbytero, qui non sit exorcista, et etiam a diacono, aptis adhitis precibus et supplicationibus».
«.....può fare con loro e per loro, alcune preghiere adatte, in modo che ritrovino la pace di Dio. L’aiuto spirituale non si deve negare neppure ai fedeli che, pur non toccati dal Maligno (cf 1 Gv 5, 18), soffrono tuttavia per le sue tentazioni, decisi a restare fedeli al Signore Gesù e al Vangelo. Ciò può essere fatto anche da un sacerdote non esorcista, o anche da un diacono, utilizzando preghiere e suppliche appropriate».
3 Gabriele Nanni, Il dito di Dio e il potere di Satana, Libreria Editrice Vaticana, 2004, pag. 246.
Aspetti psicologici del problema pastorale del maleficio
Il «maleficio» è per noi esorcisti uno degli argomenti più delicati, per- ché facilmente si presta al pericolo d’ingenerare psicosi.
Non bisogna favorire la mentalità secondo cui ogni difficoltà o evento negativo della nostra vita sia da attribuire a qualcuno che ha messo in atto un maleficio contro di noi. Tale attribuzione diventerebbe un co- modo alibi per non assumersi le proprie responsabilità. Come evitare di indurre nei fedeli tale atteggiamento? Insegnando loro che il primo e autentico male per l’uomo è il peccato e che salvaguardare e accrescere lo stato di grazia, cioè la propria comunione con Dio, per mezzo di una vita di fede, di preghiera e di sacramenti, è la vittoria contro l’azione ordinaria del demonio, ed è insieme la migliore prevenzione contro la sua azione straordinaria, nella quale rientrano appunto i malefici.
In sintesi, per evitare false paure, dobbiamo considerare che «spesso i malefici non raggiungono il loro scopo per vari motivi: perché Dio non lo permette; perché la persona colpita è ben protetta da una vita di pre- ghiera e di unione con Dio; perché molti fattucchieri sono inabili, quan- do non sono dei semplici imbroglioni; perché il demonio stesso “menti- tore fin dal principio”, come lo bolla il Vangelo, inganna i suoi stessi se- guaci. Sarebbe un gravissimo errore vivere con il timore di ricevere ma- lefici. Mai la Bibbia ci dice di temere il demonio. Ci dice di resistergli, certi che lui fuggirà da noi (Gc 4,7); ci dice di rimanere vigilanti contro i suoi assalti, stando saldi nella fede (1Pt 5,9).
Abbiamo la grazia di Cristo, che ha sconfitto Satana con la sua Croce; abbiamo l’intercessione di Maria Santissima, nemica di Satana fin dall’inizio dell’umanità; abbiamo l’aiuto degli Angeli e dei Santi. Soprat- tutto abbiamo il sigillo della Trinità, che ci è stato impresso nel Battesimo. Se viviamo in comunione con Dio, è il demonio con tutto l’inferno a tremare di fronte a noi. A meno che non siamo noi ad aprirgli la porta»4.
La maggior parte degli operatori dell’occultismo sono imbroglioni. Solo una minima parte di essi sono in grado di mettere in atto malefici che producono reali effetti, tuttavia anche in questi casi, salvo rare eccezio- ni permesse da Dio, tali effetti trovano un oggettivo ostacolo nella in- tensità di vita cristiana della persona contro la quale è diretto: più vali- da è la difesa spirituale che incontra, più si annullano i perversi proposi- ti che l’operatore malefico aveva cercato di impetrare con i suoi riti. E se anche, in rare situazioni, gli effetti nocivi attecchiscono su una per- sona che è in grazia di Dio, in genere i danni prodotti sono assai limitati.
Cosa possiamo dire riguardo quella minima percentuale di malefici che sembrano invece sortire totalmente il loro effetto?
Come e perché, talvolta, un maleficio possa, per così dire, funzionare, rimane fondamentalmente un mistero da attribuire a un’insondabile permissione divina. Dobbiamo comunque essere certi che anche il male conseguente a un maleficio, se Dio lo permette, è sempre in vista di un bene maggiore. San Paolo ci ricorda che «tutto concorre al bene di co- loro che amano Dio» (Rm 8, 28). Offrire a Dio ciò che ci fa soffrire signi- fica volgere il male in bene. Infatti «per un momentaneo e leggero peso di sofferenza Dio prepara per noi uno smisurato ed eterno grado di glo- ria» (2 Cor 4, 17) e «completiamo quel che nella nostra carne manca al- la passione di Cristo in favore della Chiesa» (cfr Col 1,24).
Non bisogna inoltre dimenticare che da parte di Dio, permettere, non è lavarsi le mani, ma è un tollerare a “malincuore”. Egli non abbandona la sua creatura che è nella prova: in qualche modo soffre con essa e nel medesimo tempo la sostiene e la conforta con la sua grazia.
4 G. Amorth, Un esorcista racconta, Edizioni Dehoniane Bologna, 2001, 18a edizione, pp. 163-164.


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