mercoledì 25 novembre 2015

Verso il Natale cioè verso il mistero dell'Incarnazione

Inizia l’Avvento, quattro settimane che precedono il Natale, cioè la celebrazione dell’Incarnazione per cui non si accoglie Dio che nel grembo verginale, immacolato di Maria ha un volto senza l’umano di uguaglianza, libertà e fraternità


Oggi la Chiesa, noi qui convenuti per la Messa domenicale e quindi Chiesa, iniziamo un nuovo Anno liturgico, un cammino che viene arricchito quest’anno l’8 dicembre per il Giubileo straordinario della misericordia, a 50 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II. Il primo Tempo dell’itinerario dell’Anno liturgico è l’Avvento, formato, nel Rito Romano, dalle quattro settimane che precedono il Natale del Signore,
cioè il mistero o farsi presente nella storia dell’Incarnazione, del Figlio Dio che nel grembo verginale, immacolato di Maria assume un volto come noi per cui non si può incontrare Dio senza l’umano di libertà, uguaglianza, fraternità. Terrorizzare in nome di Dio è la bestemmia che abbiamo sentito, la più grande falsità. 
La parola “avvento” significa “venuta” o continua “presenza” non solo naturale per la Creazione ma il farsi presente nella storia della persona divina del Dio che ha assunto un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, l’umanità collettiva e ogni singola persona. Nel mondo antico quando è avvenuto l’inizio dell’Incarnazione “avvento” indicava la visita del re o dell’imperatore in una provincia; nel linguaggio cristiano ispirato è riferita alla venuta storica, personale di Dio, anzi alla sua continua presenza e azione ecclesiale, sacramentale nel mondo; un mistero che avvolge interamente il cosmo, la storia, anzi ne è il centro per cui si misurano gli anni, ma che conosce due momenti culminanti: la prima e la seconda venuta. La prima è proprio la memoria dell’Incarnazione con la nascita a Betlemme e il suo farsi presente nella sacramentalità dell’umano redento nella Chiesa che con la novena celebreremo dal 16 dicembre; la seconda è l’attesa del ritorno glorioso alla fine dei tempi che iniziamo a celebrare da oggi fino al 16 dicembre. Questi due momenti che cronologicamente sono distanti – e non ci è dato sapere quanto -, in profondità si toccano, perché con la sua morte e risurrezione Gesù ha già realizzato quella trasformazione dell’uomo e del cosmo che è la meta finale della prima creazione. Ma prima del compimento, è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni, dice Gesù nel Vangelo di san Marco (Mc 13,10). La venuta  sacramentale nel tempo e nello spazio del Signore continua per farci divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto in quella comunità di uomini entro la quale viviamo preparandoci a celebrare insieme il Natale. E questa venuta permanente del Signore nell’annuncio del Vangelo richiede continuamente la nostra collaborazione; e la Chiesa, che è come la Fidanzata, la promessa Sposa dell’Agnello di Dio crocifisso e risorto (Ap 21,9), in comunione con il suo Signore collabora in questa venuta del Signore, nella quale già comincia con l’amore il suo ritorno glorioso.
A questo ci ha richiamato oggi la Parola di Dio, tracciando la linea di condotta da seguire per essere vigilanti cioè sempre pronti alla venuta del Signore. Nel Vangelo di Luca, Gesù dice ai discepoli: “I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita –vegliate in ogni momento pregando (Lc 21, 34.36). Dunque, in avvento sobrietà e preghiera. E l’apostolo Paolo aggiunge l’invito a “crescere e sovrabbondare nell’amore” tra noi e verso tutti, per rendere saldi i nostri cuori e irreprensibili nella santità (1 Ts 3,12.13).
In mezzo agli attuali sconvolgimenti del mondo, o ai deserti dell’indifferenza verso i bisognosi, i cristiani accolgono da Dio la salvezza e la testimoniano con un diverso modo di vivere, come una città posta sopra un monte. “In quei giorni – annuncia il profeta Geremia – Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia” (33,16). La comunità dei credenti è segno dell’amore di Dio, della sua giustizia che è già presente e operante nella storia ma che non è ancora pienamente realizzata, e pertanto va sempre attesa, invocata, ricercata con pazienza e coraggio.
La Vergine Maria incarna perfettamente lo spirito dell’avvento, fatto di ascolto di Dio, di desiderio profondo di fare la sua volontà, di gioioso servizio al prossimo. Lasciamoci guidare da Lei, perché Dio che viene non ci trovi distratti, chiusi, ma possa, in ognuno di noi, estendere un po’ il suo regno di amore, di giustizia e di pace. 

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