mercoledì 21 ottobre 2015

Una realtà del presente in Agostino

Cristo una realtà del presente in Agostino

Nel 1966 mi trovavo Rettore alla Madonna della Corona, un santuario nella Diocesi di Verona. Avevo fatto il biennio dopo la licenza nella Facoltà Pontificia di Venegono. Non avevo più né la possibilità e né il tempo di continuare. Anche la voglia che nei precedenti anni, curato a Santa Maria in Organo, mi aveva spinto ad andare ogni martedì-mercoledì a scuola fino a Vengono era calata, pur conservando la gioia di
aver incontrato professori meravigliosi, a cominciare da Monsignor Carlo Colombo, figura centrale nel Concilio Vaticano II e per Paolo VI. La ecclesiologia insegnata a Venegono non era in antitesi con quella insegnata a Roma che sottolineava l’aspetto esteriore, giuridico e gerarchico ma riequilibrando con il richiamo al Mistero cioè all’invisibile risorto che in continuità sacramentale si fa presente e opera in lei attraverso il visibile; tutta l’organizzazione e l’azione sono in funzione sacramentale come il capitolo V della Lumen gentium propone. Viene in Santuario il Vescovo di Verona l’allora Monsignor Giuseppe Carraro. Ha un grosso problema nello Studio Teologico per la tensione tra Padre Ignazio Bonetti, docente di dogmatica, e Padre Fedrizzi, docente di Sacra Scrittura. Da dove la Rivelazione? Dal dogma che interpreta la Scrittura o dall’analisi storico –critica? E tutti e due si rifanno alla Costituzione dogmatica Dei Verbum. “Don Gino va dal tuo Carlo Colombo se ti può dare dei lumi e delle direttive?”. Per la prima volta Monsignor Carraro mi coinvolgeva nello Studio Teologico San Zeno che aveva avviato in vista di una Ratio Studiorum, un piano di studi, ispirato all’Optatam totius cui aveva tanto contribuito. Questo ha riacceso in me tanti desideri senza trascurare il ministero nel Santuario. Andai a Venegono e subito incontrai Colombo. Avuta la richiesta: “Don Gino, abbiamo qui il prof. Ratzinger, che ha steso il terzo tentativo della Costituzione Dogmatica Dei Verbum, soprattutto il n.12 che è quasi completamente suo e che risponde alla richiesta del tuo Vescovo”. Per me sono state le due ore più feconde della mia vita con una disponibilità meravigliosa del prof. Ratzinger, che ha iniziato dicendomi: “La Rivelazione non va intesa – tutte le citazioni, anche virgolettate, sono come le ricordo a 81 anni quando allora ne avevo 33 di fronte a un professore che citava con una memoria portentosa – come un meteorite caduto dal cielo in un libro. Esso è la documentazione letteraria ispirata avvenuta allora in tanti modi e maniere che occorre conoscere anche con l’aiuto storico critico e interpretato unitariamente alla luce del Verbo che ha assunto un volto umano, morto, risorto, invisibile che mi propone e sacramentalmente parla continuamente a tutti, anche oggi, attraverso il testo letterario nel sacramento della Chiesa che con il dono continuo del Suo Spirito interpreta e propone il Credo Apostolico, Niceno, il Dogma, i carismi dei credenti interpretati dal suo magistero. La fede cattolica non è la religione del libri biblici ma del corpo vivo del Risorto dove Lui mi ripropone quello che ha fatto e detto allora. L’analisi storico – critica è un aiuto necessario, necessario il dogma in connubio”. E qui mi ha proposto il riferimento ai due autori fondamentali della sua rinnovata teologia accolta dal Concilio, soprattutto con la Dei Verbum: Agostino e Bonaventura. Ha iniziato ponendomi una domanda che nel 1973 alla Cattolica ho risentito da Monsignor Luigi Giussani: Ma come puoi convertirti e lasciarti assimilare completamente a Gesù Cristo tu che vivi molti secoli dopo di Lui? E’ per te solo la memoria di un meraviglioso personaggio del passato da imitare? Cosa significa un piano di studi, cui punta il tuo Vescovo, con la centralità teologico-pastorale di Gesù Cristo attraverso la Parola e il Sacramento? Come possiamo restarne affascinati fino a non anteporre nessuno e nulla a Lui noi che non l’abbiamo incontrato allora in Palestina, come accadde a Pietro, né lo abbiamo visto compiere quegli straordinari miracoli che – in effetti – facevano intravvedere la sua divinità cioè la presenza invisibile di Dio in un volto umano visibile? Può essere ragionevole, anche con l’analisi storico-critica, per noi oggi credere, affidarci a Lui, vederlo centro della storia e del cosmo? Sono domande che mi sono ripetuto tante volte e che non ho più dimenticato. Non ho soprattutto dimenticato il riferimento ad Agostino che fa teologia riflettendo sulla sua storia personale e risponde nel De fide rerum invisibilium spiegando che cosa è accaduto a lui e quindi in continuità dinamica in tutta la storia della Rivelazione nella Chiesa e accade ancora anche oggi e accadrà fino al compimento della storia. In Ratzinger, che citava facilmente Agostino, ho riscontrato una memoria portentosa ben diversa dalla mia di cui però ricordo ancora il senso con cui ho sempre cercato di lavorare nei vari ambiti, soprattutto nello Studio Teologico san Zeno, nel Centro Culturale Giuseppe Toniolo, in Parrocchia e oggi come esorcista.. In questi giorni mi sono ritrovato in quello che Antonio Socci su Sant’Agostino ha scritto in Avventurieri dell’eterno (pp. 131 – 136). Agostino mostra anche la ragionevolezza dell’avvenimento della sua conversione non fideistica anzitutto con un’affermazione decisa: “Sbagliano di molto quelli che pensano che noi crediamo in Cristo senza alcun indizio attuale nei sui confronti”, cioè senza una esperienza, un incontro personale con Lui concretamente fecondo che fonda la ragionevolezza del credere. Poi spiega: “La nascita dalla vergine, i miracoli, la passione, la risurrezione, l’ascensione di Cristo e tutte le cose divine da Lui dette e fatte, tutto questo voi non l’avete visto; perciò vi rifiutate di crederlo. Guardate, dunque, volgetevi, pensate a ciò che vedete e che non vi è narrato come fatto del passato, né vi è annunciato come evento del futuro, ma vi è mostrato come realtà del presente. Tutte quelle cose che riguardo a Cristo sono state già fatte e sono passate, non le avete viste, ma non potete negare di vedere queste che sono presenti nella sua Chiesa”: Oggi Cristo è nato, Oggi è crocefisso, oggi è risorto, oggi è asceso al cielo, oggi viviamo nell’Attesa del sua venuta, come celebra la Liturgia. Infatti oggi la presenza misteriosa, ma reale, contemporanea di Gesù nella Chiesa per tutti e per tutto compie le stesse cose mirabili preparate nell’Antico Testamento e che compiva durante la sua vita terrena in Galilea e Giudea. Se attualmente non lo si vede fisicamente nello spazio e nel tempo perché risorto alla destra del Padre è fuori dello spazio e del tempo, si può, però, constatare ciò che Egli compie facendosi visibile sacramentalmente nello spazio e nel tempo in persone e cose rendendo attuale la memoria e quindi diviene anche ragionevole riconoscere ciò che accade sotto i nostri occhi. Mistero, Sacramento significa l’invisibile che si va continuamente presente e operante visibilmente nella Chiesa e attraverso il sacramento della Chiesa per tutti e per tutto: ecco dove trovare la Rivelazione. Anche coloro che duemila anni fa incontravano fisicamente Gesù vedevano “solo” un uomo dalla vita bio-chimica del corpo come noi, ma nella visibilità della sua umanità rivelò loro il rimando, come sacramento originario, al suo Mistero e riconobbero l’invisibile Dio nella visibilità di un volto umano. E questo è avvenuto anche dopo la risurrezione. Lo stesso apostolo Tommaso – dice Agostino – “toccò l’umanità, riconobbe la divinità (Mio Signore e mio Dio); toccò la carne fissò lo sguardo sul Verbo, poiché ‘Il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi’” (Discorso 258,3) e attraverso la Chiesa vi abita continuamente e come ha parlato allora, attraverso il testo letterario ispirato, mi parla sacramentalmente qui e ora: Parola di Dio, Parola del Signore. Nel medesimo modo, in continuità dinamica accade in tutti i secoli successivi. Anche oggi si è provocati da una umanità diversa, che stupisce, e pian piano si giunge a scoprire in profondità che è così diversa per la presenza e l’azione misteriosa del Figlio di Dio che ha assunto un volto umano, che ci ha amato sino alla fine e risorto, fuori dello spazio e del tempo alla destra del Padre, continua a farsi presente e agire nello spazio e nel tempo nel e attraverso il sacramento universale della Chiesa. E il suo Regno non è un al di là immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo Regno è presente là dove Egli è amato e dove il suo amore ci raggiunge. E’ stato un incontro che mi ha preparato ad altri incontri, soprattutto con il carisma di Monsignor Giussani. E ho rivissuto il connubio tra la teologia di Ratzinger e il carisma di Giussani nell’omelia delle esequie del fondatore di Comunione e Liberazione.

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