venerdì 30 ottobre 2015

Non essere tristi come gli altri che non hanno speranza

Chi crede non è triste come chi pensa la vita terrena  l’unico suo  orizzonte soccombendo nella più terribile delle tentazioni del Maligno: la mondanità


Ieri la festa di Tutti i Santi ci ha fatto contemplare “la città del cielo, la Gerusalemme celeste che è nostra madre”. Oggi con l’animo ancora rivolto a queste realtà ultime, ricordiamo Tutti i Fedeli defunti nella purificazione ultraterrena del Purgatorio. In ogni Messa il Risorto rende attuale in modo incruento la crocifissione redentrice per noi ancora vivi e per i nostri cari defunti che si trovano nella purificazione ultraterrena del
Purgatorio. Quanto è importante guardare così l’al di là della morte nella fede alla luce della Rivelazione. Già l’apostolo Paolo, scrivendo alle prime comunità, esortava i fedeli a “non essere tristi come gli altri che non hanno speranza”. “Se infatti – scriveva – crediamo che Gesù (nel quale Dio rivela il progetto di uomo) è morto e risorto, così  Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con Lui anche coloro che sono morti” (Ts 4,13-14). Quanto è necessario anche oggi evangelizzare la realtà della morte e della vita eterna per non soccombere anche psicologicamente nella più terribile delle tentazioni cioè la mondanità di ritenere come unico orizzonte la vita bio-chimica che finisce in polvere con nel cuore il desiderio della vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male.
La fede cristiana è anche per gli uomini d’oggi una speranza che trasforma e sorregge anche psicologicamente la loro vita con tutti i limiti? E più radicalmente: Noi uomini e donne di questa nostra epoca desideriamo ancora la vita eterna? O forse l’orizzonte dell’esistenza terrena è diventata l’unico nostro orizzonte? In realtà, come già osservava sant’Agostino, tutti puntiamo alla “vita beata”, alla felicità. Non sappiamo bene che cosa sia e come sia, ma ci sentiamo attratti verso la prospettiva di ogni bene senza più alcun male. E’ questa una speranza universale, comune a tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. La vita eterna, fuori del tempo e dello spazio, non è una successione senza fine, ma l’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo, il prima e il dopo non esistono più. Chi ha esperimentato nel rapporto di amore uomo-donna un momento anche psicologicamente forte ha colto che il tempo non esisteva più. Una pienezza di vita e di gioia: questo speriamo e attendiamo dal nostro essere con Cristo per l’eternità.
Rinnoviamo quest’oggi questa speranza della vita eterna fondata nella morte e risurrezione di Cristo. “Sono risorto e ora sono sempre con te”, ci dice il Signore, e la mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani e sarò presente persino alla porta della tua morte. Dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là io ti aspetto per trasformare le tenebre in luce. La speranza cristiana non è però mai soltanto individuale, è sempre anche speranza con chi amiamo e per gli altri. Le nostre esistenze sono profondamente legate le une alle altre ed il bene e il male che ciascuno compie tocca sempre anche gli altri. Così la preghiera di un’anima pellegrina nel mondo può aiutare un’altra anima, magari a noi cara, che sta purificando dopo la morte. Ecco perché oggi al Chiesa ci invita a pregare per i nostri defunti, a far celebrare delle Messe, a esercitare per loro le opere di misericordia e anche a sostare presso le loro tombe nei cimiteri, nei luoghi a loro destinati, anche le ceneri dei cremati. 
Maria,  che come assunta è segno di consolazione e stella della speranza, renda più forte e autentica la nostra fede nella vita eterna e sostenga la nostra preghiera di suffragio, di indulgenza per i nostri fratelli defunti.

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