venerdì 30 ottobre 2015

La nostra Pasqua, i Santi del cielo e le anime Sante del Purgatorio

Sul fondamento della Pasqua di Gesù Cristo e di Maria celebriamo  la nostra Pasqua pregustando la festa della Comunità celeste, della purificazione ultraterrena e ravvivando la speranza nella vita eterna


L’odierna domenica coincide con la solennità di Tutti i Santi nel Cielo, con il primo degli otto giorni del ricordo delle Anime Sante nel dono della purificazione ultraterrena in Purgatorio e invita noi della Chiesa pellegrina sulla terra, qui convenuti insieme, a pregustare la festa senza fina ravvivando la
speranza affidabile nella vita veramente vita non solo dell’anima ma anche del corpo, come è già avvenuto per Gesù e per Maria, segni di consolazione e di sicura speranza, come i fiori nei cimiteri richiamano.
Come è stato consolante nella prima lettura sentire della “moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” (Ap 7,9). Ci sono i Santi canonizzati cioè icone di virtù eroicamente vissute che celebriamo lungo tutto l’anno, ma la moltitudine immensa che celebriamo oggi sono tutti coloro che hanno tentato e ritentato, come noi, anche senza riuscire molto ma con la fiducia che Lui porterà a compimento nel momento terminale di questa vita e questa è una moltitudine immensa che celebriamo oggi e che ci rincuora in una speranza affidabile, in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica, spesso anche drammatica, del cammino.
Questa celebrazione ci fa riflettere sul duplice orizzonte dell’umanità, che esprimiamo simbolicamente con le parole “terra-purgatorio” e “cielo”: la terra rappresenta il cammino storico, il purgatorio il compimento nella purificazione ultraterrena, il cielo la meta della vita veramente vita con ogni bene senza più alcun male.
Per vivere abbiamo bisogno di continue speranze – più piccole o più grandi – che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che oggi celebriamo, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio, che abbraccia tutto l’universo e che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere. Dio, che ogni cuore desidera, è il fondamento della speranza -  non un qualsiasi dio come idolatrare il successo, il possesso, il piacere, - ma quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati e ci ama sino alla fine: ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, non solo quella di ieri, ma anche di oggi e di domani. Il suo regno non è un al di là immaginario, posto in un futuro che non arriva mai; il suo regno è presente là dove ci rendiamo conto del suo amore che ci raggiunge puntando ad amare fino al perdono come Lui ci ama. Solo il suo amore nel concreto di volti umani ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà  giorno per giorno, in un mondo, con malattie continue della vita bio-chimica, in un mondo che per sua natura, è imperfetto. E il suo amore concretamente esperimentato anche in piccoli gesti, circostanze, allo stesso tempo, è per noi garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita “veramente” vita per me, per chi vive con me, per quelli che al cimitero in questi giorni soprattutto ricordiamo. I “luoghi” di apprendimento e di esercizio della speranza: la preghiera e il silenzio come scuola della speranza, agire e soffrire come luoghi della speranza, l’attesa del Giudizio finale come immagine della responsabilità premiata della nostra vita. Purtroppo nell’iconografia è stato dato sempre più risalto all’aspetto minaccioso e lugubre del Giudizio finale, che ovviamente affascinava gli artisti, Michelangelo, più dello splendore del premio di atti buoni, che spesso veniva eccessivamente nascosto sotto la minaccia. Madre della speranza, rendici tanto sereni in questi giorni ravvivando l’attesa della speranza affidabile.  

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