venerdì 9 ottobre 2015

Domenica XXVIII

Per un ricco è molto difficile entrare nel Regno di Dio, sentirsi da Lui amato e amare con il suo amore ma non impossibile

Il Vangelo di questa domenica (Mc 10,17-30) ha come tema principale quello della ricchezza e del Regno di Dio, che non è un al di là immaginario che non arriva mai; è presente là dove Egli è amato e dove permettiamo che il suo amore ci raggiunga. Solo il suo amore ci dà la possibilità di perseverare con ogni sobrietà giorno per giorno, senza
perdere lo slancio della speranza, in un mondo che, per sua natura, è imperfetto. E il suo amore, allo stesso tempo, è per noi garanzia che esiste ciò che solo vagamente intuiamo e, tuttavia, nell’intimo aspettiamo: la vita che è “veramente” vita con ogni bene senza più alcun male. Gesù insegna che per un ricco è molto difficile esperimentare il regno di Dio, vivere in questo orizzonte di vita, ma non impossibile; infatti, Dio può conquistare il cuore di una persona che possiede molti beni e spingerla alla verità del proprio e altrui essere dono, come di tutto il mondo che ci circonda cioè alla verità che libera, spingerlo alla solidarietà e alla condivisione con chi è bisognoso, con i poveri, cioè entrare nella logica del dono, cioè della verità che rende liberi di fronte a tutti e a tutto, anteponendo Lui. In questo modo si assimila e si pone sulla via di Gesù Cristo, il quale – come scrive l’apostolo Paolo – “da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi (della vita divina con ogni bene senza più alcun male) per mezzo della sua povertà” (2 Cor 8,9).
Come spesso avviene nei Vangeli, tutto prende spunto da un incontro e noi martedì sera ricominciamo gli incontri del secondo martedì del mese: quello di Gesù con un tale che “possedeva molti beni” (Mc 10,22). Costui era una persona che fin dalla sua giovinezza osservava fedelmente tutti i comandamenti della Legge di Dio, ma non aveva ancora trovato la vera felicità perché non basta non fare il male per essere già felici in anche in questo mondo; e per questo domanda a Gesù come fare per “avere in eredità, per giungere alla vita veramente vita” (v.17). Noi abbiamo bisogno delle speranze – più piccole o più grandi –che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare tutto il resto, esse non bastano. Da una parte, come il cuore di ogni uomo, egli è attratto dalla grande speranza che può essere solo Dio cui non anteporre nessuno e niente, che abbraccia l’universo che può proporci e donarci ciò che, da soli, non possiamo raggiungere; dall’altra, essendo abituato a poter contare sulle proprie ricchezze, pensa che anche la vita veramente vita si possa in qualche modo “acquistare”. Magari osservando un comandamento speciale. Gesù coglie ed è ammirato del desiderio profondo che c’è in quella persona, e – annota l’evangelista – fissa su di lui uno sguardo pieno di amore: lo sguardo di Dio su ciascuno di noi (v. 21). Ma Gesù capisce anche qual è il punto debole di quell’uomo: è proprio il suo attaccamento ai suoi molti beni; e perciò gli propone di dare tutto ai poveri, così che il suo tesoro – e quindi il suo cuore – non sia più schiavo della tentazione più terribile la mondanità cioè schiavo di questa vita ma vivere sempre in attesa della grande speranza. E aggiunge: “Vieni! Seguimi” (v. 22). Quel tale, però, invece di accogliere con gioia lo sguardo di amore e l’invito di Gesù, se ne va via rattristato (v.23), perché non vuole, non riesce a distaccarsi dalle sue ricchezze, che non potranno mai dargli la felicità, la vita veramente vita facendosi dono.
E’ a questo punto che Gesù dà ai discepoli – e in questo momento anche a ciascuno di noi che ha o punta tutto sul possedere –il suo insegnamento: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare, esperimentare il Regno di Dio”” (v. 23). A questa parole, i discepoli rimasero sconcertati; e ancora di più dopo che Gesù ebbe aggiunto: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel Regno di Dio”. Ma, vedendoli attoniti, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché, (se lo si lascia agire) tutto è possibile a Dio” (vv. 24-27). Così commenta san Clemente di Alessandria: “La parabola insegni ai ricchi che non devono trascurare la loro salvezza, la grande speranza, come se fossero già condannati, né devono buttare a mare la ricchezza né condannarla come insidiosa e ostile alla vita, ma devono imparare in quale modo usare la ricchezza e procurarsi la vita”. La storia della Chiesa è piena di esempi di persone ricche, che hanno usato i propri beni in modo evangelico, raggiungendo anche la santità proclamata. Pensiamo solo a san Francesco, a santa Elisabetta d’Ungheria o a san Carlo Borromeo. La Vergine Maria, Madonna del Rosario insieme in famiglia, in parrocchia in questo mese di ottobre, Sede della Sapienza, ci aiuti ad accogliere con gioia l’invito di Gesù, consapevoli che non c’è solo la ricchezza del denaro, ma anche della salute, della posizione sociale, dell’amore, per entrare nella pienezza della vita

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