martedì 10 marzo 2015

Le Chiese d'Africa dicono no alla revisione della dottrina

di Lorenzo Bertocchi 09-03-2015 da La Nuova Bussola
«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa». Queste parole del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, hanno già fatto il giro del mondo. Sono tratte dal
libro-intervista Dieu ou rien, frutto del lavoro del giornalista francese Nicola Diat e pubblicato dalle edizioni Fayard.
Il ruolo dei padri africani all'assemblea straordinaria dell'ottobre scorso è ormai noto, sono stati sopratutto loro a sollevarsi contro certe voglie di apertura “pastorale” di alcune conferenze episcopali (in particolare nord europee). «Il Sinodo non è stato convocato per discutere di contraccezione, aborto e matrimonio tra persone omosessuali. É stato convocato per discutere di famiglia», disse apertamente il cardinale Napier (Sudafrica) in una conferenza stampa sorprendente, dopo la presentazione della Relatio post-disceptationem, il documento intermedio che faceva il punto sul lavoro dei padri. «Qualcuno vuol destabilizzare la Chiesa e minare il suo insegnamento?», si chiedeva allora il cardinale Sarah. «Preghiamo per quei pastori che abbandonano il gregge del Signore ai lupi della società secolarizzata e decadente, lontana da Dio e dalla natura». Il neo prefetto della congregazione per il culto divino, originario della Guinea, è un pastore che si fa apprezzare per il parlar chiaro. Nella lunga intervista concessa a Nicolas Diat affronta senza tanti giri di parole gli argomenti scottanti, e il lettore non rimane nel dubbio su quale sia il pensiero del cardinale. 
Papa Francesco, la dottrina e la pastorale. In un'intervista al portale Aleteia, Sarah ha detto che «attraverso alcuni scritti o dichiarazioni qualcuno potrebbe avere l'impressione che il Papa possa non rispettare la dottrina. Personalmente io ho totale fiducia in lui e invito tutti i cristiani a fare lo stesso. (...) perché nella barca c'è Gesù con lui, che ha detto a Pietro: “Io ho pregato per te, perché confermi nella fede i tuoi fratelli”». Nel libro “Dieu ou rien”, il cardinale ribadisce lo stesso concetto specificando meglio: «non credo che il pensiero del Papa sia di mettere in pericolo l'integrità del magistero. In effetti nessuno, neanche il Papa, può distruggere o cambiare l'insegnamento di Cristo. Nessuno, neanche il Papa, può opporre la pastorale alla dottrina. Significherebbe ribellarsi contro Gesù Cristo e il suo insegnamento».  La posizione espressa dal cardinale è precisa: nessuno può separare la pastorale dalla dottrina. Un ritornello che anche il cardinale Muller, prefetto dell'ex Sant'Ufficio, ha ripetuto più volte nell'ambito del dibattito su alcuni temi del sinodo sulla famiglia. Un’ovvietà che in alcuni ambienti sembra difficile da digerire, perché, a loro giudizio, sarebbe espressione di una Chiesa leguleia e poco misericordiosa.
Il futuro della Chiesa. Mancanza di preti, carenze formative nei percorsi di preparazione del clero e concezione spesso erronea del senso della missione. Questi, a giudizio di Sarah, sono i principali problemi della Chiesa di oggi. «Esiste una tendenza missionaria che mette l'accento sull'impegno o la lotta politica, sullo sviluppo socio-economico; questo approccio fa una lettura diluita del Vangelo e dell'annuncio di Gesù». In un certo senso, queste parole rimandano ai rischi di quelle teologie di stampo politico, come ad esempio le teologie della liberazione di matrice marxista, di cui trattò a suo tempo la Congregazione per la Dottrina della fede. Ma, il problema centrale per la vita della Chiesa sembra individuarlo in «un’inquietante carenza di vita interiore, mancanza di vita di preghiera e di frequenza dei sacramenti che possono portare a tagliare fuori i fedeli cristiani dalle sorgenti cui dovrebbero abbeverarsi». 
La liturgia. A proposito di fonti a cui i fedeli dovrebbero abbeverarsi, non poteva mancare, visto anche il ruolo attualmente svolto dal cardinale, un riferimento al culto divino. «La liturgia»,  ha detto ad Aleteia, «è il luogo in cui incontrare Dio faccia a faccia». Per questo non può essere terreno di scontro, né di risentimenti. In questo senso ha richiamato gli sforzi di Benedetto XVI, spesso resi vani anche da ecclesiastici, per instaurare una pace liturgica tra i fedeli che amano il rito di S. Pio V e il nuovo rito scaturito dalla riforma post Vaticano II. A dire il vero Sarah ha anche specificato che «il Concilio Vaticano II non ha mai chiesto di rigettare il passato e abbandonare la Messa di S. Pio V, che ha generato molti santi, né di abbandonare il latino». «Nella Chiesa ciascuno deve poter celebrare secondo la propria sensibilità. (…) Bisogna anche condurre le persone alla bellezza della liturgia, alla sua sacralità. L'Eucaristia non è una “cena tra amici”, è un mistero sacro». Il motu proprio Summorum Pontificum di Benedetto XVI ha proprio l'obiettivo di favorire l'approccio al cosiddetto “vetus ordo”, il quale può dare un contributo per accrescere la sensibilità dei fedeli al senso del sacro e alla bellezza del culto. «É probabile», dice Sarah, «che nella celebrazione della Messa secondo l'antico messale comprendiamo meglio che la Messa è un atto di Cristo e non degli uomini» 
Nel libro con Diat, il cardinale ricorda il periodo post-conciliare della riforma liturgica, quando lui era un giovane seminarista, in Africa. «Posso testimoniare che la preparazione sciatta alla riforma liturgica ha potuto fare delle devastazioni nella popolazione, in particolare presso i più semplici, che non comprendevano la rapidità di tali cambiamenti, né la loro ragion d'essere».  Ma il prefetto per il culto divino dice anche qualcosa in più su come fu condotta la riforma, almeno in certi ambienti ecclesiali. «Incontestabilmente», ha dichiarato a Nicolas Diat, «è molto deplorevole che dei preti si siano lasciati andare a passione ideologica personale. Pretendevano di democratizzare la liturgia, e il popolo fu la prima vittima delle loro manovre. La liturgia non è un obiettivo politico che possiamo rendere più ugualitario in funzione di rivendicazioni sociali».
La lotta contro la “cultura di morte”. «Giovanni Paolo II aveva capito che i nuovi attacchi contro la vita sono diventati un vero e proprio sistema sociale, una schiavitù rampante. Io credo», dice Sarah, «che l'ideologia malthusiana sia ancora assai potente; la sua idea rimane e il suo programma di azione è quello di promuovere politiche anti-natalità nei paesi poveri». Dicendo questo il cardinale richiama quanto riportato anche nella Relatio finale del Sinodo 2014, dove sta scritto a chiare lettere che è inaccettabile «che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».
«La mia preoccupazione», ha detto Sarah, «è soprattutto su come gli Stati e le organizzazioni internazionali tentanto di imporre con tutti i mezzi, spesso con una marcia forzata, la filosofia delle cosiddette teorie del gender. Se la sessualità è solo una costruzione sociale e culturale, noi arriviamo a mettere in discussione il modo in cui l'umanità si è riprodotta fin dalle sue origini». C'è una «guerra dichiarata contro la vita, condotta con mezzi finanziari giganteschi». Per quanto riguarda la post-modernità occidentale, egli sostiene che il nuovo fronte è quello dell'eutanasia.«Se noi non usciamo dalla cultura della morte, l'umanità è condannata».
Il Sinodo sulla famiglia. «Oggi esiste una ribellione contro Dio, una battaglia organizzata contro il Cristo e la sua Chiesa. Come comprendere che dei pastori cattolici mettano ai voti la dottrina, la legge di Dio e l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità, sui divorziati risposati, come se la Parola di Dio e il magistero dovessero essere ratificati, approvati con il voto di una maggioranza?».  Alcune Chiese occidentali, a suo giudizio, sarebbero, invece, attraversate da una vera e propria “ossessione”. Quella di imporre «soluzioni dette “teologicamente responsabili e pastoralmente appropriate” che però contraddicono radicalmente l'insegnamento di Gesù e il magistero della Chiesa». Per evitare questo «l'Occidente deve urgentemente fissare lo sguardo verso Dio e il Crocifisso, “verso Colui che hanno trafitto”, ritrovare fiducia e fedeltà al Vangelo, e non rifiutarsi di ascoltare quello che “lo Spirito dice alle Chiese”, anche se sono africane...».

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