sabato 14 marzo 2015

IV Domenica di Quaresima

 La Croce di Cristo è il vertice dell’amore che ci dona la gioia del perdono nel Sacramento pasquale della riconciliazione con Lui e tra noi

Nel nostro itinerario verso la  Pasqua di risurrezione nel Sacramento della Penitenza, siamo giunti alla quarta domenica di Quaresima, la Domenica della gioia della riconciliazione con Lui e tra noi. E’ un cammino con Gesù attraverso il “deserto”, cioè un tempo in cui vivendo in sobrietà ascoltare maggiormente la voce di Dio e anche smascherare, come abbiamo fatto martedì nella preghiera di liberazione, le tentazioni che parlano dentro di noi, anche
quella della irreligione. All’orizzonte di questo deserto si profila la Croce. Gesù sa che essa è il culmine della sua missione: in effetti, la Croce di Cristo è il vertice dell’amore per dare all’uomo la capacità di amare con lo stesso amore di Dio cioè con quattro dimensioni, come ricorda san Paolo “siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza. La lunghezza, l’altezza e la profondità” (Ef 3,18):
·      L’ampiezza…non esclude nessuno;
·      la lunghezza…è perseverante e nessuna difficoltà lo vince;
·      l’altezza…si propone un fine altissimo, riportare ogni uomo, comunque ridotto ad essere in Cristo, personalmente figlio nel Figlio e comunitariamente fratello;
·      la profondità…condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo.
Che l’icona della Croce sia il vertice dell’amore lo dice Lui stesso nel Vangelo di oggi: “Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna”,  (Gv 3,14-15) cioè la vita veramente vita. Il riferimento è all’episodio in cui, durante l’Esodo dall’Egitto, gli ebrei furono attaccati da serpenti velenosi, e molti morirono; allora Dio comandò a Mosè di fare un serpente di bronzo e metterlo sopra un’asta: se uno veniva morso dai serpenti, guardando il serpente di bronzo, veniva guarito (Nm 21,4-9). Anche Gesù sarà innalzato sulla Croce, perché chiunque è in pericolo di morte a causa del peccato cui induce il serpente antico, rivolgendosi, affidandosi con fede a Lui, che è morto per noi vincendo il Maligno, il peccato, la morte, sia salvato, liberato, perdonato, ricreato. “Dio infatti – scrive san Giovanni – non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si slavi per mezzo di lui” (Gv 3,17), Dio che possiede un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, l’umanità nel suo insieme, ogni singola persona.

Commenta sant’Agostino: “IL medico, per quanto dipende da lui, viene per guarire il malato. Se uno non sta alle prescrizioni del medico, si rovina da solo” (PL 35,1190). Il Salvatore è venuto nel mondo perché nessuno sia definito dal male che fa e fino al momento terminale possa rendersi conto, pentirsi, lasciarsi perdonare nella confessione e ricominciare. Dunque, se infinito è l’amore misericordioso di Dio, che è arrivato al punto di dare il suo unico Figlio in riscatto della nostra vita, per cui non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte con il suo perdono sacramentale ci rialziamo, grande è anche la nostra responsabilità: ciascuno, infatti, deve riconoscere di essere ammalato, per poter essere guarito; ciascuno deve confessare il proprio peccato, perché il perdono di Dio, già donato sulla Croce, possa avere effetto nel suo cuore e nella sua vita, dandogli gioia.. Scrive ancora sant’Agostino: “Dio condanna i tuoi peccati; se anche tu li condanni tutti con sincerità, ti unisci a Dio…Quando comincia a dispiacerti ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché condanni le tue opere cattive. Le opere buone cominciano con il riconoscimento delle opere cattive” (PL 35,1191). A volte l’uomo ama più le tenebre del pessimismo che la luce del perdono, della speranza, dell’amore perché è attaccato ai suoi peccati o non li vuol riconoscere, confessare in queste tre settimane verso la Pasqua. Ma solo aprendosi alla luce del perdono, solo confessando sinceramente le proprie colpe a Dio attraverso il confessore, che si trova la vera pace e la gioia che oggi celebriamo con il rosaceo. Ma è importante accostarsi con regolarità magari mensile al sacramento della Penitenza  per ricevere il perdono del Signore e intensificare il nostro cammino di conversione. La Madre della Divina Misericordia ci accompagni.

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