mercoledì 7 gennaio 2015

Due tentazioni del diavolo


“E incontrano una tentazione, messa lì dal diavolo: è l’inganno di Erode…Dopo quella di Gerusalemme, questa (di Betlemme) per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa piccolezza. E invece: ”si prostrarono e  lo adorarono” (Papa Francesco, Omelia dell’Epifania 2015)

Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a meditare e pregare.

Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di quella grande processione di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima Lettura (cfr 60,1-6): una processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono fino a Lui.
I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca.
I Magi ci indicano la strada sulla quale camminare nella nostra vita. Essi cercavano la vera Luce: «Lumen requirunt lumine», dice un inno liturgico dell’Epifania, riferendosi proprio all’esperienza dei Magi; «Lumen requirunt lumine». Seguendo una luce essi ricercanola luce. Andavano alla ricerca di Dio. Visto il segno della stella, lo hanno interpretato e si sono messi in cammino, hanno fatto un lungo viaggio.
È lo Spirito Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio.
Nel loro cammino i Magi incontrano tante difficoltà. Quando arrivano a Gerusalemme loro vanno al palazzo del re, perché considerano ovvio che il nuovo re sarebbe nato nel palazzo reale. Là perdono la vista della stella. Quante volte si perde la vista della stella! E incontrano una tentazione, messa lì dal diavolo: è l’inganno di Erode. Il re Erode si mostra interessato al bambino, ma non per adorarlo, bensì per eliminarlo. Erode è l’uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale più pericoloso. Nel palazzo i Magi attraversano un momento di oscurità, di desolazione, che riescono a superare grazie ai suggerimenti dello Spirito Santo, che parla mediante le profezie della Sacra Scrittura. Queste indicano che il Messia nascerà a Betlemme, la città di Davide.
A quel punto riprendono il cammino e rivedono la stella: l’evangelista annota che provarono «una gioia grandissima» (Mt 2,10), una vera consolazione. Giunti a Betlemme, trovarono «il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11). Dopo quella di Gerusalemme, questa per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa piccolezza. E invece: «si prostrarono e lo adorarono», offrendogli i loro doni preziosi e simbolici. È sempre la grazia dello Spirito Santo che li aiuta: quella grazia che, mediante la stella, li aveva chiamati e guidati lungo il cammino, ora li fa entrare nel mistero. Quella stella che ha accompagnato il camino li fa entrare nel mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi nell’umiltà del suo amore. L’amore di Dio è grande, sì. L’amore di Dio è potente, sì. Ma l’amore di Dio è umile, tanto umile! I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente splendore del potere.
E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre, sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di persone… In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c’è Gesù (cfr Mt 25,40.45). Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio, quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre.
I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra? Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella?, quando – in mezzo agli inganni mondani – l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci scandalizziamo del “segno”, dell’indicazione, quel segno detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre “luci”, e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, Lumen, come hanno fatto i santi Magi. Che possiamo entrare nel mistero. Così sia (Papa Francesco, Omelia nella solennità dell’epifania, 6 gennaio 2015).
 
I Magi non erano né maghi intenzionati a impossessarsi di Dio e del mondo, né astronomi nel significato che oggi la scienza dà a questo termine, né astrologi desiderosi di sondare i misteri del futuro e di vendere la conoscenza che ne avrebbero potuto trarne. Erano persone, come noi, che ogni giorno andavano in cerca di qualcosa di più, andavano in cerca della vera luce cioè di quei tocchi di verità e di amore, di quella strada, di quella stella sulla quale camminare con fiducia e speranza nella vita. Culturalmente, per influsso nell’Oriente del popolo di Israele, erano sulle tracce del cammino di Abramo, che aveva, storicamente per la prima volta, udito Dio rivolgergli la parola rivelando che Dio, Il Donatore divino di ogni essere dono è persona,  è il Dio vivente, col quale si può mettersi in dialogo. I Magi erano persone dal cuore inquieto, alle quali non bastava la carta geografica e il puro e semplice sapere erudito. Cercavano l’autentica saggezza che facesse esperimentare nel contatto con Dio nel tempo e nello spazio come vivere. Per comprendere meglio quello che di particolare e di caratteristico avevano quegli uomini misteriosi è il modo, opposto a loro, di concepire la vita che trovarono a Gerusalemme, prima di tutto con Erode. Si mostra anche lui interessato al nato Dio-re, al Messia, ma non per adorarlo. Erode è l’uomo di potere, che nell’altro anche in Dio vede soltanto il rivale con gli eruditi al suo servizio, specialisti della Sacra Scrittura. Sanno tutto su di essa, conoscono ogni possibile interpretazione, sono in grado di citarne a memoria ogni passo e pertanto sono davvero di aiuto a chi è in ricerca del Dio vivente ma, come osserva Agostino, non si mettono in cammino. Quegli uomini nel soccombere alla tentazione del serpente antico che oscura la coscienza consideravano ovvio che il nuovo Dio-re sarebbe nato nel palazzo reale. Consideravano ovvio che il nuovo Dio-re, che è la saggezza e la fonte di ogni conoscenza vera, si sarebbe dovuto trovare là dove si trovavano gli eruditi. Ma i Magi dovettero constatare  che nei luoghi del potere e della cultura il neonato Dio - re non era rintracciabile, anche se lì venivano fornite loro utili informazioni su di lui. Dovettero rendersi conto che il Dio vivente è molto diverso da come se l’erano immaginato, filosoficamente ragionato, che è una tentazione del diavolo pensare di trovarlo dove c’è l’idolatria del potere e del sapere di questo mondo cioè in cuori impuri che non possono vedere e ascoltare il Dio vivente e che neppure si fa rintracciare nella sola scienza  anche biblico - teologica. Dovettero anzi riconoscere che il potere, anche il potere della conoscenza, spesso gli sbarra la strada. Dovettero cambiare mentalità cioè convertirsi per rivedere la stella, cambiare il loro modo di pensare e di vedere le cose, essere umili cioè puri di cuore per vedere Dio, la stella di ogni vita.
Si recarono a Betlemme, indicata dai conoscitori della Bibbia per vedere nello spazio e nel tempo il Dio vivente incarnato, la piccola città che anticamente era una delle meno importanti in Israele, ma che da allora in poi non lo sarebbe più stata, divenendo il centro della storia e dle mondo. Ma anche i Magi dovettero andare a far visita agli immigrati, ai più poveri, per incontrare il vero Dio-re del mondo, superando la seconda tentazione del diavolo: non rifiutare questa piccolezza con cui si fa presente e opera. Dovettero convincersi di fronte alla realtà di un Dio bambino che i suoi criteri sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo per costringere, ma si rivolge a noi, ad ogni persona per rendere possibile una risposta libera cioè di amore: si fa presente nell’umiltà di un Dio-bambino rendendo possibile una relazione , che sola può puntare e chiedere alla nostra libertà di accoglierlo per amore, trasformandoci e facendoci diventare capaci di arrivare a Lui e così poterono rivedere di nuovo la stella per la loro vita. Ma neppure per noi che come Betlemme abbiamo l’Eucarestia e tutti i sacramenti della sua presenza e della sua azione ecclesiale le cose sono diverse da come lo erano per i Magi. Se dovessimo – Joseph Ratzinger Papa Benedetto XVI Sul Natale pp. 96-97 – esprimere la nostra opinione sul modo in cui Dio avrebbe dovuto redimere il mondo, diremmo, come hanno proposto, fallendo, nella modernità le ideologie del capitalismo borghese e del collettivismo proletario, diremmo che avrebbe dovuto eliminare con il suo potere le cose come sono adesso divenute e instaurare con precisione scientifica una sistema economico - politico mondiale più giusto, in modo che tutti, da uguali, liberi e fratelli, possano avere tutto ciò che desiderano senza il rischio di una libertà e di un amore. Questo storicamente è stato anche il modo di pensare greco romano portando Roma al potere mondiale, alla ricchezza ma senza più amore e misericordia e quindi disumani, come annota san Paolo. Si tratterebbe di una violenza operata sull’uomo e di una alienazione. Perché in questo modo nell’uomo verrebbero meno proprio le caratteristiche più autentiche della sua natura creata. Infatti né la nostra libertà, la nostra responsabilità e quindi il nostro amore sarebbero chiamati in causa continuamente: costringere ad essere buoni è la più grande cattiveria. L’onnipotenza di Dio si manifesta nel perdono sapendo trarre il bene anche dal male cioè ricreando ciò che il male distrugge e rovina. Ma storicamente la onnipotenza di Dio per suscitare libertà, uguaglianza, fraternità si manifesta in modo differente: a Betlemme, sul Calvario, nell’incontro eucaristico ecclesiale della sua continua incarnazione si manifesta  nell’umile impotenza del suo amore. Là la fede ci conduce, là è veramente la stella cioè conoscere in modo sempre nuovo quest’altro Dio-re e trovare il coraggio di liberarci dal rischio continuo di soccombere nella tentazione delle nostre fantasie e dai nostri sogni e con gioia, con parresia, con coraggio cercarlo continuamente nell’umiltà di fede –ragione- amore - misreicordia.
Appare così evidente dai fatti accaduti a Gerusalemme e a Betlemme e memorizzati, resi continuamente presenti nella preghiera liturgica dell’Epifania: il linguaggio del creato, di Lui nell’incanto delle creature, accessibile ad ogni uomo dal cuore puro, non idolatra e i simboli delle religioni permettono a tutti di percorrere un buon tratto di strada come i Magi, ma non danno la illuminazione definitiva per cogliere Dio che è fuori dello spazio e del tempo di vederlo incarnato nello spazio e nel tempo. Alla fine i Magi hanno avuto bisogno della voce della Sacra Scrittura. In fondo soltanto essa Poteva e può in continuità nella chiesa indicare il Dio vivente dell’incarnazione con noi, vicino ad ogni uomo della sua benevolenza.  Allora il Dio vivente che dona la sua Parola in continuità come ad Abramo, testimoniata dalla Scrittura e che, per opera dello Spirito santo, risuona in continuità nel noi della Santa Madre Chiesa gerarchica è la vera stella ieri, oggi e sempre. la parola di Dio che porta all’incontro sacramentale è la grande nova in cui all’improvviso, dall’incertezza e dal limite del sentire e ragionare  degli uomini, erompe l’infinita luminosità della verità e dell’amore divino che ci guidano. Seguiamo la stella della Parola di Dio. Se viviamo con essa pregando nella Chiesa soprattutto liturgicamente, dove la parola ha piantato la sua tenda, siamo sulla retta via per la libertà,  l’uguaglianza, la fraternità cioè la stella della verità e dell’amore. E qui troviamo quella chiarezza che tutti gli altri segni, pur utili perché mettono in moto, in ricerca, non possono da soli dare. Nel corso dei secoli, come profeticamente ha annunciato Isaia e Matteo ha memorizzato l’inizio a Betlemme con i Magi venuti dall’Oriente sono essi stessi diventati stella che ci guida, ci libera dalla schiavitù del Maligno, e ci mostra quando e dove Cristo si fa presente ed opera. Tuti i santi sono come stelle nove, sono persone che grazie ad un’esplosione di luce, per virtù della parola di Dio e della presenza e azione sacramentale con il dono dello Spirito, irradiano lo splendore della verità e dell’amore divino facendo crescere anche a livello sociale libertà uguaglianza, fraternità.
 

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