mercoledì 2 luglio 2014

Si deve parlare del demonio?

SI DEVE PARLARE DEL DEMONIO?
A cura di Mons. Larry Hogan,
vicepresidente dell'Associazione Internazionale Esorcisti


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«Si deve parlare del demonio?». Forse sembrerà un po' strano porre una domanda come questa in una lettera circolare destinata agli esorcisti e ai loro ausiliari. Parliamo del diavolo e dei demoni durante conferenze e colloqui e anche durante il nostro ministero in favore di persone da essi afflitte e tormentate, ma quante volte si parla del demonio nel corso delle ordinarie conversazioni pastorali, nel confessionale, nelle omelie e nelle riunioni del consiglio pastorale parrocchiale? Non è forse
vero che tanti sacerdoti pur credendo nell'esistenza e nell'attività del diavolo, hanno una sorta di pudore o d'esitazione a menzionarlo per nome? Come scrive Matteo Mattuzzi sul quotidiano italiano il Foglio: «Satana è quasi scomparso dalle omelie dei parroci, dal catechismo, cancellato, ridotto a puro mito e superstizione». Il nostro presidente dell'Associazione Internazionale Esorcisti, Padre Francesco Bamonte, afferma nel suo libro: Gli angeli ribelli (ed. Paoline, pag. 11): «Senza dubbio il cristiano è tenuto anzitutto a conoscere il Signore Gesù Cristo, a ricercarne la sua grazia; ma deve anche sapere che è in agguato il nemico di Cristo e dei cristiani, nemico in genere di tutti gli uomini. L'apostolo Pietro, primo papa della Chiesa, ci esorta dicendo: "Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede" (1 Pt 5, 8-9)». Non pochi sacerdoti preferiscono parlare del male in modo astratto, per esempio il male come privazione del buono (privatio boni). Certo non è un errore parlare del male come privazione del buono, ma il diavolo non è una privazione come la malattia è la privazione della salute. Il diavolo è veramente un essere di natura spirituale, un essere personale, non qualcosa di astratto, ma un concreto tu.   Ci sono diverse motivazioni all'origine dell'esitazione net chiamare diavolo per nome, di esse ne indico tre. La prima 6 questa: net passato, fino al Concilio Vaticano II, il diavolo e l'inferno erano spesso menzionati per mettere in guardia i bambini e i giovani dalle conseguenze dei cattivi comportamenti. La seconda motivazione l'opinione, che se si parla troppo spesso del diavolo si rischia di perdere l'attenzione principale nei confronti di Cristo, che è il centro della nostra fede. Questa affermazione è vera: non cl6 dubbio che nelle nostre omelie e net nostro insegnamento si debba parlare soprattutto di Cristo e del nostro rapporto con lui, ma ciò non deve impedirci di menzionare l'avversario principale di questa amicizia e come egli operi per impedire tale amicizia. Una terza ragione all'origine dell'esitazione di menzionare il diavolo per nome -secondo me spesso non presa in considerazione- è l'influenza indiretta del nuovo rito del battesimo (dal 1970) che elimina i numerosi esorcismi del precedente rito e sostituisce con una preghiera di liberazione, anche se la preghiera viene definita "orazione di esorcismo". II titolo di questa preghiera net rito tedesco è più preciso di quello italiano: Gebet urn Schutz vor dem Bösen = Preghiera per la protezione dal male. Tuttavia con l'arrivo di Papa Francesco i tempi stanno cambiando. Senza dubbio la persona di Ges6 Cristo 6 II fondamento della predicazione e dell'insegnamento di Papa Francesco, ciò nonostante vale la pena notare che nella prima Messa celebrata con i signori cardinali nella Cappella Sistina dopo la sua elezione al Soglio Pontificio, Papa Francesco ha citato lo scrittore francese Leon Bloy: «Quando non si confessa Gesù) Cristo, mi sovviene la frase di Leon Bloy: "Chi non prega il Signore, prega il Diavolo"». Questa è una citazione che dovrebbe spingere tutti, non solo i cardinali, a fermarsi e a riflettere. Queste parole, pero, sono state solo le prime dei molti riferimenti nei mesi seguenti al «principe delle tenebre», da parte del Papa. Sarebbe tuttavia inesatto dire che i papi e i vescovi post-conciliari non hanno chiamato il diavolo per nome nei loro discorsi e omelie, ma di certo non lo hanno fatto cosi frequentemente come Papa Francesco.   Prima di dare un riassunto di ciò che Papa Francesco ha detto, è bene citare alcune delle osservazioni dei papi precedenti e dei vescovi. Sul diavolo come «tentatore», Papa Paolo VI disse: «II demonio è ii nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora, è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana II male non 6 più soltanto una deficienza, ma un'efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Esce dal quadro dell'insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerlo esistente» (Udienza generale,15 novembre 1972). II Papa inoltre afferma di avere l'impressione che "da qualche fessura sia entrato fumo di Satana net tempio di Dio". In riposta alla domanda «Si deve parlare del demonio?», scrisse cardinale Georges Cottier, 0.P., quando fu teologo della Casa Pontificia: «La Chiesa deve parlare del demonio. Peccando, l'angelo decaduto non ha perso ogni potere che aveva, secondo il piano di Dio, net governo del mondo. Ormai usa questo potere per il male» (citazione riportata net quotidiano cattolico italiano «Avvenire» di mercoledì 28 luglio 2004). Secondo il cardinale francese Jacques-Paul Martin, San Giovanni Paolo II avrebbe praticato un esorcismo net 1982. Secondo Don Gabriele Amorth, il papa ha fatto un esorcismo net 1998 e un altro net 2000. Net maggio 2009 Papa Ratzinger ha benedetto due posseduti, che Don Gabriele Amorth ha mandato ad un'udienza generate. I due sarebbero stati liberati dalla loro condizione. Papa Francesco, come ho accennato, ha iniziato il suo pontificato menzionando il diavolo nell'omelia nella Cappella Sistina, e pochi giorni dopo, in una delle sue prime omelie nella Cappella Santa Marta, ha parlato di un «odio verso Gesù e verso la Chiesa e dietro questo odio c'è uno spirito che e quello del principe di questo mondo». II Santo Padre Francesco ha citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato. A parte la citazione di Leon Bloy nella Cappella Sistina II 14 marzo 2013, il giorno dopo net discorso ai cardinali nella Sala Clementina, ha aggiunto: «Non cediamo mai al pessimismo, a   quell'amarezza che II diavolo ci offre ogni giorno». La terza volta durante un'omelia nella Casa Santa Marta e la quarta volta la Domenica delle Palme in piazza San Pietro: «Non dobbiamo credere al maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l'ingiustizia, contro i tuoi peccati! Non dobbiamo mai abituarci al male)). Tale frequenza nel citare ii diavolo, è un modo di parlare del male che non siamo abituati nel nostro mondo occidentale secolarizzato. II 28 settembre 2013 il Papa ha parlato del demonio durante l'omelia per la Messa dinanzi alla Gendarmeria Vaticana. L'argomento era il pericolo delle chiacchiere. Ha detto: «Non sparlare, le chiacchiere sono tentazione del maligno. ... Una tentazione che al diavolo piace tanto e quella contro l'unità, quando le sue insidie vanno proprio contro l'unità di quelli che vivono e lavorano in Vaticano. II diavolo cerca di creare una guerra interna, una sorta di guerra civile e spirituale. E una guerra che non si fa con le armi, che noi conosciamo; si fa con la lingua». II Papa ha aggiunto: «Chiediamo a San Michele che ci aiuti in questa guerra, mai parlare male uno dell'altro, mai aprire le orecchie alle chiacchiere». Due mesi prima di questo discorso ai gendarmi, Papa Francesco ha consacrato II Vaticano a San Michele e San Giuseppe e ha benedetto nei giardini vaticani una grande statua di San Michele Arcangelo, protettore della Chiesa universale. Ha preso parte alla cerimonia anche il Papa emerito Benedetto XVI, che aveva approvato l'iniziativa durante il suo pontificato. Papa Francesco durante ii suo discorso disse tra l'altro queste parole: «Michele -che significa: "Chi è come Dio?"- è ii campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E San Michele vince perché in Lui è Dio che agisce». Nell'omelia dell'11 ottobre 2013, Papa Francesco ha commentato l'episodio in cui l'evangelista Luca racconta di Gesù) che scaccia i demoni. Quest'omelia è molto importante per i predicatori, gli insegnanti e i professori di teologia e religione. Egli ha detto: «Ci sono   preti che quando leggono questo brano e altri brani del Vangelo, dicono: Gesù) ha guarito una persona da una malattia psichica. E vero che in quel tempo si poteva confondere l'epilessia con la possessione del demonio — ha riconosciuto — ma è anche vero che c'era ii demonio». Durante quell'omelia il Santo Padre ci ha dato tre criteri per rispondere alle sfide poste dalla presenza del diavolo nel mondo: 1. La convinzione che "Gesù) lotta contra ii diavolo; 2. Chi non è con Gesù) è contro Gesù; 3. La vigilanza. II Papa concluse: «Chiediamo al Signore la grazia di prendere sul serio queste cose. Lui è venuto a lottare per la nostra salvezza, lui ha vinto il demonio». A questi pensieri potremmo aggiungere le osservazioni che ha fatto nella sua omelia del 13 maggio 2013: «Con la sua morte e resurrezione Gesù) ci ha riscattato dal potere del mondo, dal potere del diavolo. Dal potere del principe di questo mondo. L'origine dell'odio è questa: siamo salvati e quel principe del mondo, che non vuole che siamo salvati, ci odia e fa nascere la persecuzione che dai primi tempi di Gesù) continua fino a oggi». II Santo Padre ha parlato ancora del diavolo in una sua omelia commentando le parole di San Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi: «Voi fratelli, siete tutti figli della Luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre» (1 Is 5, 5). Papa Francesco ha distinto non solo tra luce e tenebre, ma anche tra luce e luce. C'è una "luce tranquilla", quella di Gesù), e una "luce artificiale", quella del mondo, che illumina per poco tempo. La luce artificiale "forse forte", è come un "fuoco d'artificio" o "un flash della fotografia". Tante volte il diavolo "viene travestito da angelo di luce; a lui piace imitare Gesù) e si finge buono", e parla tranquillamente, come ha parlato a Gesù) dopo il digiuno nel deserto". Dobbiamo pregare Signore perché ci doni "la saggezza del discernimento per conoscere quando è Gesù che ci sia la luce e quando è proprio ii demonio, travestito da angelo di luce"» (3 settembre 2013). Più) recentemente Papa ha parlato di gelosia e invidia definendole "le armi del diavolo" (23 gennaio 2014).   Queste sono solo alcune frasi di Papa Francesco riguardo l'influenza del diavolo. Ci chiediamo: «Mette in pratica lui per primo ciò che predica sul demonio? È vero che ha effettuato un esorcismo il 19 maggio 2013 (domenica di Pentecoste), quando ha messo le mani sul capo di un uomo in carrozzella, dopo che il sacerdote che l'accompagnava, aveva riferito al Papa che quell'uomo riceveva esorcismi in Messico?». Guardando il filmato alcuni hanno concluso che si tratta di una preghiera di liberazione, altri di un esorcismo. Padre Federico Lombardi, Si, portavoce della sala stampa della Santa Sede, ha dichiarato che «il Santo Padre non ha inteso compiere alcun esorcismo, ha inteso semplicemente pregare per una persona sofferente che gli era stata presentata». Una cosa è chiara nel fumato: il Papa non ha avuto abbastanza tempo per celebrare il rito liturgico dell'esorcismo, neanche l'esorcismo di Leone XIII. Il giovane stesso che sostiene di essere posseduto, ha anche affermato di non di essere stato liberato da tutti i demoni dopo la preghiera. È chiaro che per il Santo Padre il diavolo non è un mito. Lui è una persona reale, il principe di questo mondo. Contro gli attacchi questo principe, ogni cristiano deve lottare come ha fatto Gesù stesso. L'11 aprile 2014 il Papa ha parlato delle tre tentazioni di Gesù nel deserto poco dopo il suo battesimo nel Giordano illustrando chiaramente le ragioni per cui il diavolo ci attacca: «Perché lo spirito del Male non vuole la nostra santità, non vuole la testimonianza cristiana, non vuole che noi siamo discepoli di Gesù. ... Come fa il demonio per allontanarci dalla strada di Gesù? La risposta a questo interrogativo è decisiva. La tentazione del demonio -ha spiegato il Papa- ha tre caratteristiche e noi dobbiamo conoscerle per non cadere nelle sue trappole. Anzitutto la tentazione incomincia lievemente, ma cresce, sempre cresce. Poi contagia un altro: si trasmette a un altro, cerca di essere comunitaria. E alla fine, per tranquillizzare l'anima, si giustifica. Dunque le caratteristiche della tentazione si esprimono in tre parole: cresce, contagia e si giustifica. Certo -ha concluso il Papa- qualcuno di voi, forse, non so, può dire: ma padre, che antico è lei, parlare del diavolo   nel secolo ventunesimo! Guardate che II diavolo c'è! II diavolo c'è anche nel secolo ventunesimo", E non dobbiamo essere ingenui, eh? Dobbiamo imparare dal Vangelo come fare la lotta contro di Lui», Papa Francesco aveva fatto un'omelia simile, ma più breve, alla preghiera dell'Angelus la prima Domenica di Quaresima del 2014, quando è stato letto il Vangelo delle tentazioni di Gesù., secondo Matteo. II Papa sottolineando che Gesù non aveva dialogato con Satana, ma aveva scelto di rifugiarsi nella Parola di Dio, ha esortato i fedeli a cogliere l'occasione della Quaresima per rinnovare le promesse battesimali e rinunciare a Satana e a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni. In un'omelia tenuta il 6 maggio 2014, il Pontefice parlando del martirio di Santo Stefano ha rimarcato come una delle opere di Satana quella di seminare l'odio contro Cristo net cuore degli uomini, rendendoli suoi nemici e nemici delta Chiesa. Papa Francesco ha affermato: «All'udire le parole di Stefano erano furibondi. Questa odio stato seminato net loro cuore dal diavolo", ... 6 l'odio del demonio contro Cristo. II demonio non può vedere la santità di una Chiesa o la santità di una persona, senza combinare qualcosa. E quello che fa con Stefano, ma lui muore come Gesù: perdonando». II Papa, in quell'omelia, disse inoltre che la persecuzione che Satana suscita contra la Chiesa, non distrusse la Chiesa, ma al contrario provocò la sua crescita, un risultato confermato dalle parole di Tertulliano: "II sangue dei martin i seme di cristiani." Domenica 1 giugno 2014, alto stadio Olimpico di Roma affollato da oltre 50mila persona, per la convocazione delta 37-g convocazione italiana del movimento ecclesiale del Rinnovamento nello Spirito Santo, Papa Francesco al momento in cui ha parlato della famiglia, ha affermato: «Le famiglie sono la Chiesa domestica, dove Gesù cresce. Cresce nell'amore dei coniugi, nella vita dei figli. Per questo, ii nemico attacca tanto la famiglia. II demonio non la vuole. E cerca di distruggerla, cerca che l'amore non si liberi. Le famiglie sono questa Chiesa domestica. Ma gli sposi sono peccatori come tutti, non vogliono   andare nella fede, nella sua fecondità, nei figli e nella fede dei figli. II Signore benedica la famiglia, la faccia forte in questa crisi nella quale diavolo vuole distruggerla». Quale lezione possiamo trarre dall'esempio e dalle parole di Papa Francesco? Non si può sottolineare abbastanza l'importanza di mettere Ges6 Cristo al centro delta nostra predicazione e del nostro insegnamento. Lui e solo lui deve esserne il Protagonista. Nondimeno, si deve comunque riconoscere che ii nostro Protagonista, Ges0 Cristo, ha un antagonista che e anche nostro nemico. Questo nemico ha un ruolo significativo non solo nella Bibbia, ma anche nella nostra vita e se noi lo ignoriamo e a nostro rischio e pericolo. La Chiesa deve par/are del demonio? Si deve parlarne! Non deve pere dimenticare di annunciare che -come ci descrive il libro dell'Apocalisse al capitolo 20- alla fine sarà sconfitto per sempre, pertanto sin da ora possiamo unirci a quella voce potente net Cielo che dice: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che I’accusava davanti al nostro Dio giorno e notte» (Ap 12,10).

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