lunedì 9 giugno 2014

Preghiera 52

10 giugno

 Uniti con il  Cuore Immacolato di Maria nel Cuore del Figlio
La preghiera Libera e difende dal Maligno, consola in tutte le tribolazioni

Liturgia della Solennità di Pentecoste
Canti:
          All’inizio: 220 Lo Spirito di Dio…
          All’offertorio: 276 O fonte dell’amore
          Alla Comunione:  358 Soffio di vita 
Omelia
  A Gerusalemme gli apostoli, rimasti in undici per il tradimento di Giuda Iscariota, sono  riuniti in casa e noi qui convenuti per pregare, ed è proprio nella preghiera che aspettano e aspettiamo il dono di Cristo risorto, lo Spirito Santo che libera, guarisce, consola e difende gli esseri umani contro l’”Accusatore” , il nome che la Tradizione
attribuisce a Satana. E’ lui che punta a distruggere nell’io umano perfino il desiderio della verità e dell’amore cioè di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo,, facendo vivere
per l’odio e calpestando l’amore perché ogni io arrivi a non avere più niente di rimediabile: è questo che si indica con la parola inferno: preservaci dal fuoco dell’inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della tua misericordia.
  In questo contesto di attesa, tra l’Ascensione e la Pentecoste, san Luca menziona per l’ultima volta Maria, la Madre di Gesù e della Chiesa. A Maria Luca ha dedicato gli inizi del suo Vangelo di Gesù, dall’annuncio dell’Angelo alla nascita e all’infanzia del Figlio di Dio fattosi uomo. Con Maria inizia l’Incarnazione cioè  Dio che assume un volto umano, inizia la vita terrena di Gesù e con Maria iniziano, dopo la morte, risurrezione e ascensione di Cristo, anche i primi passi della Chiesa e Luca con gli Atti ci offre anche, dopo il Vangelo, la lieta notizia di Gesù, il Vangelo, la lieta notizia  della Chiesa dove il Risorto, avendoci amati sino alla fine ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, si fa presente col dono del suo Spirito nell’eucaristia e opera nei sacramenti e sacramentali; in entrambi i momenti il clima è quello dell’ascolto di Dio, del raccoglimento per congiungere all’udire l’ubbidire cioè pregare che è amore, perdono, liberazione, salute, consolazione. Questa presenza orante della Vergine nel gruppo dei discepoli che saranno la prima Chiesa gerarchica nascente, questa sera qui Maria  con noi dove concretamente la Chiesa continua e con essa la presenza sacramentale del Risorto che nell’unzione ci tocca, ci libera, ci guarisce, ci consola dandoci l’atteggiamento di fede di fronte alle tribolazioni. Maria ha seguito con discrezione tutto il cammino di suo Figlio durante la vita pubblica, anche quando Gesù liberava dal Maligno, guariva, consolava, e fino ai piedi della croce, e ora nella Chiesa, tra noi questa sera, continua a seguire, con una preghiera silenziosa, il cammino, la presenza e l’azione sacramentale del Risorto che libera, guarisce, consola e con l’unzione dell’olio benedetto ci tocca.  
  Per cogliere la presenza e l’azione di Maria oggi nella Chiesa occorre memorizzare
quello che è avvenuto allora durante il momento terreno dell’Incarnazione che continua oggi nella Chiesa soprattutto nella preghiera liturgica a cominciare dalla Messa di ogni Domenica. Nell’Annunciazione, nella casa di Nazareth, Maria riceve l’angelo di Dio, è attenta alle sue parole, le accoglie e risponde al progetto divino, manifestando la sua piena disponibilità: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua volontà” (Lc 1,38). Maria, proprio per l’atteggiamento interiore di ascolto cioè di congiungere all’udire la disponibilità ad obbedire, è capace di leggere la propria storia imprevedibile, riconoscendo con umiltà che è il Signore ad agire con noi. In visita alla parente Elisabetta, ella prorompe in una preghiera di lode e di gioia, di celebrazione della grazia, del dono divino, che ha colmato il suo giovane cuore e la sua vita, rendendola Madre del Signore (Lc 1.46 –55). Lode, ringraziamento, gioia: nel cantico danzante del Magnificat , Maria non guarda solo a ciò che Dio ha operato in  Lei, ma anche a ciò che ha compiuto e continua a compiere nella storia. Come è importante in questo momento far accadere in ciascuno di noi l’anima di Maria per magnificare il Signore nei fatti, negli avvenimenti del nostro vissuto. Anche nel cenacolo, a Gerusalemme, nella “stanza superiore, dove erano soliti riunirsi” i discepoli di Gesù (At 1,13), in un clima di ascolto e di preghiera come sta avvenendo tra noi in questo momento, ella è presente, prima che si spalanchino le porte ed essi inizino ad annunciare con sicurezza, senza soccombere nella tentazione e liberi dall’azione del Maligno, la Presenza e l’incontro con Cristo Signore a tutti i popoli, insegnando ad osservare tutto ciò che Egli aveva comandato ( Mt, 18 – 20).Le tappe del cammino di Maria, dalla casa di Nazareth a quella di Gerusalemme, attraverso la croce dove il Figlio le affida l’apostolo Giovanni e tutti noi, sono segnate dalla capacità di mantenere un perseverante clima di raccoglimento, per meditare ogni avvenimento nel silenzio del suo cuore immacolato, davanti a Dio (Lc 2, 19 – 51) e nella meditazione davanti a Dio anche comprendere la volontà di Dio e divenire capaci di accettarla interiormente impedendo al Maligno ogni condizionamento. La presenza della Madre di Dio con gli undici, dopo l’ascensione, non è allora una semplice annotazione storica di un fatto del passato, ma assume un significato di grande valore che anche le apparizioni attuali vogliono ricordare, perché con loro nel cenacolo e con noi questa sera Ella condivide ciò che vi è di più prezioso per ogni vita umana: la memoria viva di Gesù, Crocifisso risorto, presente nella preghiera: condivide in ogni momento questa missione operante di Gesù Cristo: conservare la memoria di Gesù e così aprirsi alla sua presenza di Risorto che continua a liberare, guarire, consolare.
  Venerare la Madre di Gesù nella Chiesa significa allora imparare da Lei, pure viva, presente e operante, ad essere un convenire, una comunità che prega e quindi ama e quindi perdona: è questa una delle note essenziali della prima descrizione della comunità cristiana delineata dal Vangelo della Chiesa secondo Luca negli Atti degli Apostoli, prima lettura della cinquantina pasquale ((2,42). Spesso la preghiera è dettata da situazioni di difficoltà, da problemi personali che portano a rivolgersi al Signore per avere luce, conforto, liberazione, guarigione, consolazione, aiuto. Maria invita ad aprire le dimensioni della preghiera del cuore,a rivolgersi a Dio non solamente nel proprio bisogno ma in relazione ad esperienze concrete dell’amore di Dio in relazioni fraterne, pregare insieme, in modo unanime, perseverante, fedele, con un “cuore solo e un’anima sola” (At 4,32): è questa la preghiera del cuore, vero respiro dell’anima.
  La vita umana attraversa diverse fasi di passaggio, spesso difficili e impegnative, che richiedono scelte inderogabili, rinunce e sacrifici. La Madre di Gesù è stata posta dal Signore in momenti decisivi della storia della salvezza e ha saputo e sa  rispondere sempre con piena disponibilità, frutto di un legame profondo con Dio maturato nella preghiera assidua e intensa. Tra il venerdì della Passione e la domenica della Risurrezione, a Lei con il cuore Immacolato è stato affidato il discepolo prediletto e con lui tutta la comunità dei discepoli (Gv 19,26), anche noi qui convenuti questa sera. Tra l’Ascensione e la Pentecoste, ella si trova con e nella Chiesa in preghiera (At 1,14). Madre di Dio che ha assunto un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, fino all’esorcismo della croce e quindi Madre del suo corpo di risorto cioè della Chiesa, di noi figli nel Figlio. E Maria, viva anche con il suo corpo esercita questa sua maternità per l’umanità e per ciascuno in particolare fino al compimento della storia.

 Vogliamo ringraziarti, Vergine Madre di Dio e Madre nostra amatisisma, per la tua intercessione in favore della Chiesa. Tu, che abbracciando senza riserve la volontà divina, ti sei consacrata con ogni tua energia alla persona e all’opera dle figlio tuo, insegnaci a serbare nel cuore e a meditare in silenzio, come hai fatto Tu, i misterod ella vita di Cristo.
  Tu, che avanzasti sino al calvario, sempre profondamente unita al Figlio tuo, che sulla croce ti donò come madre al discepolo Giovanni, fa’ che ti sentiamo sempre anche noi vicina in ogni istante dell’esistenza, soprattutto nei momenti di oscurità e di prova.
Tu, che nella Pentecoste, insieme con gli Apostoli, in preghiera, implorasti il dono dello Spirito Santo per la Chiesa nascente, aiutaci a perseverare nella fedele sequela di Cristo senza soccombere nella tentazione e liberi dal Maligno. A Te volgiamo fiduciosi lo sguardo, come a segno di sicura speranza e di consolazione, fino a qunado non verrà il giorno dle Signore.

Alla fine della Messa
1.    Madre santa, il Creatore da ogni macchia ti serbò. Sei tutta bella nel tuo splendore: Immacolata, noi ti acclamiam! R) Ave, ave, ave Maria!
2.     Tanto pura, Vergine, sei che il Signor discese in te. Formasti il cuore al re dei re: Madre di Dio, noi ti acclamiam! R) Ave…
3.    Gran prodigio Dio creò quando tu dicesti “Sì”. Il divin Verbo donasti a noi: Vergine e Madre, noi ti acclamiam! Ave…
4.    Hai vissuto con il Signore in amore e umiltà. Presso la croce fu il tuo dolore: o Mediatrice, noi ti acclamiam” Ave…
5.    Nella gloria Assunta sei, dopo tanto tuo patir. Serto di stelle splende per te: nostra Regina, noi t’invochiam! Ave…
6.    Nelle lotte, nei timori, in continue avversità, della Chiesa Madre sei tu: Ausiliatrice, noi t’invochiam! Ave…

  Sono stato a Medjugorje ad accompagnare un pellegrinaggio. Il magistero della Chiesa oggi non riconosce evidente il carattere soprannaturale di quelle apparizioni, di quei messaggi né però lo esclude. Compito dei pastori che non organizzano ma accompagnano in pellegrinaggio i fedeli è cogliere i frutti di fede, di speranza, di carità che maturano e proteggerli dai pericoli.  
  Nel messaggio del 2 giugno 2014 ero presente vicino a Myriana: “Cari figli, invito ed accolgo  voi tutti come miei figli. Prego che voi mi accogliate ed amiate come Madre. Ho unito tutti voi nel mio Cuore, sono scesa in mezzo a voi e vi benedico. So che voi volete da me consolazione e speranza, perché vi amo e intercedo per voi. Io vi chiedo di unirvi con me in mio Figlio e di essere miei apostoli. Perché possiate farlo, vi invito di nuovo ad amare. Non c’è amore senza preghiera, non c’è preghiera senza perdono, perché l’amore è preghiera, il perdono è amore. Figli miei, Dio vi ha creati per amare, amate per poter perdonare! Ogni preghiera che proviene dall’amore vi unisce a mio Figlio ed allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo vi illumina e vi rende apostoli: apostoli che, tutto ciò che faranno, lo faranno nel nome del Signore. Essi pregheranno con le opere e non soltanto con le parole, poiché amano mio Figlio e comprendono la via della verità che conduce alla vita eterna. Pregate per i vostri pastori, perché possano sempre guidarvi con cuore puro sulla via della verità e dell’amore, la via di mio Figlio. Vi ringrazio”.
    Accolgo voi tutti come miei figli. Prego che voi mi accogliate ed amiate come Madre”. Il vangelo di Giovanni ci invita a contemplare il momento culminante della Redenzione, l’esorcismo centrale della storia, quando Maria, unita al Figlio nell’offerta del sacrificio, estese la sua maternità a tutti gli uomini e, in particolare, ai discepoli di Gesù. Testimone privilegiato di tale evento di amore a tutti è lo stesso autore del quarto vangelo, Giovanni, unico degli apostoli e restare sul Golgota, testimone non solo della crocefissione ma della transfissione cioè del costato aperto dalla lancia da cui uscì sangue ed acqua simboli  dell’eucaristia e del battesimo dal cuore di Gesù, insieme alla Madre di Gesù e alle altre donne che l’avevano seguito e aiutato fin dalla Galilea. La maternità di Maria, iniziata col fiat di Nazareth, si compie sotto la Croce che rivela dell’amore di Dio, di cui la maternità di Maria è mediazione, la larghezza (non esclude nessuno perché il Padre non definisce nessuno dal male che fa e fino al momento terminale offre la possibilità di pentirsi e lasciarsi perdonare con lo Spirito del Risorto), la lunghezza (non guarda quante volte cadiamo ma quante volte col suo perdono sacramentale ci rialziamo) l’altezza ( si propone di riportare ogni uomo a divenire in Cristo, figlio nel Figlio, con una destinazione eterna di vita nell’anima e nel corpo), la profondità (condivide fino in fondo le miserie di ogni uomo per cui ci ama non solo quando e perché siamo buoni ma per farci diventare suoi amici). Se è vero che dal momento del fiat Maria cominciò a portarci tutti nel suo seno, la vocazione e missione materna della Vergine nei confronti dei credenti in Cristo iniziò effettivamente quando Gesù le disse “Donna, ecco il tuo figlio!” (Gv 19,26). Vedendo dall’alto della croce la Madre e lì accanto il discepolo amato, il Cristo morente riconobbe la primizia della nuova Famiglia che era venuto a formare nel mondo, il germe della Chiesa e della nuova umanità. Per questo si rivolse a Maria chiamandola “donna” e non “madre”; termine ch invece utilizzò affidandola al discepolo: “Ecco tua madre!” (Gv 19,27). Il Figlio di Dio compì così la sua missione: nato dalla Vergine per condividere, eccetto il peccato, la nostra condizione umana, al momento del ritorno al Padre lasciò nel mondo il sacramento dell’unità del genere umano (Lumen gentium, 1): la Famiglia “adunata dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, il cui nucleo primordiale è proprio questo vincolo nuovo tra la Madre e il discepolo. In tal modo rimangono saldate in maniera indissolubile la maternità divina e la maternità ecclesiale. Essere consapevoli e pensare a questa maternità di Maria è partecipare alla vittoria di Cristo su Satana e i suoi che hanno distrutto in se stessi perfino il desiderio della verità cioè di Dio e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. E’ questa una prospettiva terribile, e alcune figure della stessa nostra storia lasciano, pur non definendo nessuno fino al momento terminale, discernere in modo spaventoso profili di tal genere. “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!”; e di fronte alle insidie diaboliche, la fiducia del cristiano resta radicata nella maternità divina della grazia di Dio, che conferisce, alla libera volontà dell’uomo, il potere di partecipare efficacemente al combattimento vittorioso di Cristo: il Signore è fedele e ci custodirà attraverso la maternità divina, dal Maligno. L’azione del Maligno, anche nella forma più grave della possessione, non può toccare l’anima unita alla maternità divina, ma soltanto il corpo. Pertanto il demonio, non potendo avere il dominio sull’anima unita alla maternità divina, non può utilizzare la libertà umana, così come utilizza gli organi del corpo sia per far soffrire e sia per farlo agire a suo modo. I mezzi, che il demonio può utilizzare per condurre l’uomo a volere quello che lui vuole, sono: la paura, il terrore e il fascino, prodotto nella mente, mediante la potenza straordinaria che si manifesta negli effetti prodotti nel corpo. Pertanto la perdita della libertà, nell’uomo, può avvenire soltanto mediante il rifiuto volontario di essa staccandosi dalla maternità divina. Dall’esercizio della libertà, che implica senso di responsabilità e capacità di scegliere in unione con la maternità divina, dipende tutta la vita di fede, di speranza, di carità. Da qui la necessità di crescere nella libertà e di favorire, attraverso la maternità divina, il suo sviluppo di noi e negli altri. Paolo difende con forza questo dono della libertà che attraverso la maternità divina ci mette nell’abbraccio del Padre in Cristo con il dono del suo Spirito: “Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1).

1.    Le squille benedette ci chiamano a preghiera, già dall’alpestri vette vien l’ombra della sera. R(Ave, ave Maria. Ave, ave Maria. Ave, ave, Maria.
2.    Dall’alto veglia ancora, o Madre, su di noi: o mistica Signore, proteggi i figli tuoi!  R) Ave…

  Io vi chiedo di unirvi con me in mio Figlio e di essere miei apostoli. Perché possiate farlo, vi invito di nuovo ad amare. Non c’è amore senza preghiera, non c’è preghiera senza perdono, perché l’amore è preghiera, il perdono è amore. Figli miei, Dio vi ha creati per amare, amate per poter perdonare! Ogni preghiera che proviene dall’amore vi unisce a mio Figlio e allo Spirito Santo. Lo Spirito Santo vi illumina e vi rende miei apostoli: apostoli che, tutto ciò che faranno, lo faranno nel nome del Signore. Essi pregheranno con le opere e non soltanto con le parole, poiché amano mio Figlio e comprendono la via della verità che conduce alla vita eterna”.
  Gesù che ha assunto un volto umano in Maria e che ci ha amati sino alla fine ogni singolo e l’umanità nel suo insieme attraverso la maternità divina, uomo perfetto nel progetto di Dio e nuovo Adamo, ci aiuta, offrendoci luce, forza e la sua parola viva attraverso la testimonianza biblica nella Chiesa, efficace e verificatrice fino alle radici dell’anima e dello spirito (Eb 4,12): è il dono permanente dello Spirito del Figlio di Dio, reso comunicabile per la sua croce, dove il corpo di Cristo, concepito e nato da Maria, fu rotto come quel vaso “di profumo di nardo, di molto valore, con il quale Maria, sorella di Marta, unse i piedi di Gesù durante l’ultima cena del Signore nella casa di Betania” (Gv 12,3). E per comprendere questo dono della giustizia di Dio potrebbe essere utile riflettere su quello che è iniquità: odiare satanicamente il fratello, ridurre l’uomo, la donna in schiavitù, far violenza a chi non sa e non può difendersi, inquinare gravemente l’ambiente provocando malattie e morte. All’opposto in Cristo nel suo corpo che è la Chiesa attraverso la maternità divina è servire gratuitamente ogni uomo, favorendolo nella sua dignità: “Vi do un comandamento nuovo:amatevi hgli uni agli altri come io vi ho amato” (Gv 13,34; 15,12-13) “se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri” (Gv 13,14).
  Il cristiano, discepolo di Cristo, è colui che riceve la forza dell’amore che si trova nella presenza sacramentale del Risorto attraverso la maternità di Maria: “Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1  Gv 4,16): ecco perché la preghiera è amore, è perdono e l’amore, il perdono è preghiera. Chi si lascia, attraverso la maternità divina, assimilare al Figlio “vive la vita, che vive nel corpo, nella fede del Figlio di Dio, che lo ha amato e ha consegnato se stesso per lui” (Gal 2,20). Quindi, attraverso la maternità divina, l’amore del Figlio diventa carne in ogni suo discepolo e si rende palpabile nel farsi dono. Per questo il vero sevizio all’uomo sgorga da una scelta di fede, che ci pone sempre a favore di ogni uomo comunque ridotto. E questo ci garantisce anche da ogni azione malefica. In conclusione, dobbiamo riconoscere, anche se sembra paradossale, che convertirci a Dio significa convertirsi ad ogni uomo che Dio ama, comunque ridotto.

Santa Maria, Madre di Dio, tu hai donato al mondo la vera luce, Gesù, tuo Figlio – Figlio di Dio. Ti sei consegnata completamente alla chiamata di Dio e sei diventata sorgente della bontà che sgorga da Lui. Mostraci Gesù. Guidaci a Lui. Insegnaci a conoscerlo e ad amarlo, perché possiamo anche noi diventare capaci di vero amore ed essere sorgenti di acqua viva in mezzo a un mondo assetato.

  Venire processionalmente. Incominciando da quelli in fondo alla Chiesa, per l’Unzione con l’olio benedetto ed esorcizzato: è il sacramentale cioè l’essere, anche questa sera, raggiunti, toccati, attraverso il segno materiale, dalla presenza invisibile del Risorto mentre abbiamo presenti quelle speranze di liberazione, di guarigione, di consolazione per cui siamo qui convenuti in preghiera con sempre, però, all’orizzonte la grande speranza, la grande e sicura meta che giustifica anche la fatica del vivere, del cammino. Attendendo seduti possiamo ritornare, attraverso i fogli, in qualche punto che lo Spirito Santo ci ha fatto particolarmente snetire, comprendere, gustare e a cui convertirci in rapportoa l vissuto personale, coniugale, verginale, comunitario, parrocchiale, sociale e quindi cantare o ascoltare il canto come preghiera.

(67) O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima, solo in Te il mio cuore si abbandonerà. Perché tutto è vano se contemplo Te.
  Ora guardo l’Ostia, che si cela a me, ardo dalal sete di vedere Te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso luce, si disvelerà. Amen.

  Preghiamo. O Padre, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo e continua oggi, nella comunità die credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Dio sia benedetto …

  Ed ora il sacramentale dell’acqua benedetta ed esorcizzata

  Preghiamo. Signore Dio onnipotente fonte e origine della vita dell’anima e del corpo, benedici + quest’acqua e fa che ce ne serviamo con fede per implorare il perdono dei nostri peccati e la grazia di essere sorretti in ogni infermità e difesi da ogni insidia del nemico. La tua misericordia, o Padre, faccia scaturire per noi l’acqua vivaa della slavezza, perché possiamo accostarci a Te, con cuore puro e fuggire ogni pericolo dell’anima e dle corpo. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Prossimo incontro martedì 14 ottobre

(285) Regina coeli…

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