lunedì 23 giugno 2014

Dichiarazione Dignitatis humanae

L’editto di Costantino concedeva la libertà anche ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede: la Chiesa si è sempre riconosciuta in esso e, dottrinalmente, non nella confessionalizzazione della politica di TeodosioL’editto di Costantino concedeva la libertà anche ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede: la Chiesa si è sempre riconosciuta in esso e, dottrinalmente, non nella confessionalizzazione della politica di Teodosio del 381.
“Di recente, il dibattito intorno alla libertà religiosa si è fatto molto intenso, interpellando sia i Governi sia le Confessioni
religiose. La Chiesa Cattolica, a questo riguardo, fa riferimento alla Dichiarazione Dignitatis humanae, uno dei documenti più importanti del Concilio Vaticano II.
In effetti, ogni essere umano è un “cercatore” della verità circa la propria origine e il proprio destino. Nella sua mente e nel suo “cuore” sorgono interrogativi e pensieri che non possono essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza della persona. Sono domande religiose ed hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi pienamente. Esse cercano di far luce sull’autentico significato dell’esistenza, sul legame che la connette al cosmo e alla storia, e intendono squarciare il buio da cui sarebbe circondata la vicenda umana se tali quesiti non fossero posti e rimanessero senza risposte. Dice il salmista: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,/ la lune e le stelle che tu hai fissato, / che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, / il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,5).
La ragione riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità. La libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. E’ libertà di vivere secondo i propri principi etici conseguenti alla verità travata, sia privatamente che pubblicamente. Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche.
Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono pertanto chiamati a garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato.
La libertà religiosa, recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti, favorisce lo sviluppo di rapporto di mutuo rispetto tra le diverse confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi. Al posto del conflitto globale dei valori si rende possibile in tal modo, a partire da un nucleo di valori  universalmente condivisi, una globale collaborazione in vista del bene comune.
Alla luce delle acquisizioni della ragione, confermate e perfezionate dalla rivelazione, e del progresso civile dei popoli, risulta incomprensibile e preoccupante che, a tutt’oggi, nel mondo permangono discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. E’ inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per  motivi di appartenenza religiosa! Anche guerre! Questo ferisce la ragione, attenta alla pace e umilia la dignità dell’uomo.
E’ per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede.
Auspico vivamente che il vostro convegno illustri con profondità e rigore scientifico le ragioni che obbligano ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa. Vi ringrazio per questo contributo. Vi chiedo di pregare per me. Di cuore vi auguro il meglio e chiedo a Dio che vi benedica. Grazie” (Papa Francesco, Ai Partecipanti al Convegno Internazionale “La Libertà Religiosa secondo il Diritto Internazionale e il Conflitto Globale die Valori”,  20 giugno 2014).

Con accenni essenziali, puntuali e precisi sono richiamati punti fondamentali della Dottrina Cattolica e della ragione umana sulla libertà religiosa.
“La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede”. Papa Francesco richiama quello che è avvenuto nel 313 con Costantino e Papa Silvestro I in cui si concede anche ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede in risposta al fatto storico di Dio che si rivela con il suo amore per ogni uomo che  ama,  come si concede ai pagani di rivolgersi in privato e in pubblico  alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione.  Assistendo storicamente a Dio stesso che prende l’iniziativa in tanti modi e in tante maniere fin da Abramo, definitivamente in Gesù Cristo, rivelando chi è Dio e chi è ogni uomo alla luce del Logos di tutto l’Essere, che tutto sostiene e abbraccia è al contempo coscienza, libertà e amore. Va da sé che la suprema legge di ogni vera relazione con Dio e tra gli uomini è la libertà anche religiosa di ogni individuo. . Quindi il cristiano vede in ogni essere umano non semplicemente un individuo costretto dall’impero, dallo stato, dalla politica, bensì una Persona con cui il Creatore si rapporta  attira senza costringere come gli uomini fossero dei robot.  Manifesta la sua Onnipotenza nel perdono. Si rivela  insieme con l’originalità e la grandiosità di un mondo caratterizzato dalla struttura della libertà e della misericordia, anche l’oscuro mistero del demoniaco. Dottrinalmente non si è mai accettato che la fede potesse essere imposta esteriormente dal potere politico come ha tentato Teodosio nel 381, rifiutato da sant’Ambrogio. A livello pratico molti hanno seguito Teodosio: Pipino, che aveva questa concezione contraria alla libertà religiosa, si è autoincoronato, ma non coronato dal Papa, così Carlo Magno e la stessa posizione di Ottone I, Ottone II. Ottone III, invece, con Sant’Adalberto  e Papa Silvestro II si ripropone culturalmente la posizione di Costantino che sarà in continuità la posizione della Chiesa  Cattolica e della cultura umanistica europea: la libertà di professare privatamente e pubblicamente la fede o la religione. Il rapporto della Chiesa con la modernità ha reso equivoco il discorso sulla libertà religiosa perché nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un’immagine dello Stato e dell’uomo  non più conformi alla vera libertà religiosa, intesa come relativizzazione di tutte le fedi e di tutte le religioni e da Pio IX si sostituì libertà religiosa con tolleranza. Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa nella concezione della libertà religiosa. Essa può essere consapevole di trovarsi  in continuità o Tradizione con l’insegnamento di Gesù stesso (Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi, così numerosi nel nostro tempo in cui si esclude sia la libertà della fede e sia di ogni religione. La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (1 Tm 2,2); ma, mentre, pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ciò ha respinto chiaramente la religione di Stato. I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato definitivamente in Gesù Cristo, e proprio così sono morti anche per “la libertà di coscienza – Benedetto XVI 21 dicembre 2005 – e per la libertà di professione della propria fede – una professione che da nessun Stato può essere imposta, ma  invece può essere fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libertà di coscienza. Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve impegnarsi per la libertà della fede”, per  la libertà religiosa.
Un altro giudizio di Papa Francesco sull’attuale situazione culturale che ha capovolto il punto di partenza della modernità incentrata sulla libertà, uguaglianza, fraternità, etsi Deus non daretur, modernità con cui ha dialogato il Concilio Vaticano II. “Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche”. Questo pensiero debole di quella cultura che oggi predomina in Occidente vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un costume di vita escludendo Dio dalla vita pubblica con una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Papa Francesco dichiara questo pensiero debole, per il quale Dio è insignificante, una malattia.


 del 381
“Di recente, il dibattito intorno alla libertà religiosa si è fatto molto intenso, interpellando sia i Governi sia le Confessioni religiose. La Chiesa Cattolica, a questo riguardo, fa riferimento alla Dichiarazione Dignitatis humanae, uno dei documenti più importanti del Concilio Vaticano II.
In effetti, ogni essere umano è un “cercatore” della verità circa la propria origine e il proprio destino. Nella sua mente e nel suo “cuore” sorgono interrogativi e pensieri che non possono essere repressi o soffocati, in quanto emergono dal profondo e sono connaturati all’intima essenza della persona. Sono domande religiose ed hanno bisogno della libertà religiosa per manifestarsi pienamente. Esse cercano di far luce sull’autentico significato dell’esistenza, sul legame che la connette al cosmo e alla storia, e intendono squarciare il buio da cui sarebbe circondata la vicenda umana se tali quesiti non fossero posti e rimanessero senza risposte. Dice il salmista: “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,/ la lune e le stelle che tu hai fissato, / che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, / il figlio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,5).
La ragione riconosce nella libertà religiosa un diritto fondamentale dell’uomo che riflette la sua più alta dignità, quella di poter cercare la verità e di aderirvi, e riconosce in essa una condizione indispensabile per poter dispiegare tutta la propria potenzialità. La libertà religiosa non è solo quella di un pensiero o di un culto privato. E’ libertà di vivere secondo i propri principi etici conseguenti alla verità travata, sia privatamente che pubblicamente. Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche.
Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono pertanto chiamati a garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato.
La libertà religiosa, recepita nelle costituzioni e nelle leggi e tradotta in comportamenti coerenti, favorisce lo sviluppo di rapporto di mutuo rispetto tra le diverse confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi. Al posto del conflitto globale dei valori si rende possibile in tal modo, a partire da un nucleo di valori  universalmente condivisi, una globale collaborazione in vista del bene comune.
Alla luce delle acquisizioni della ragione, confermate e perfezionate dalla rivelazione, e del progresso civile dei popoli, risulta incomprensibile e preoccupante che, a tutt’oggi, nel mondo permangono discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede. E’ inaccettabile che addirittura sussistano vere e proprie persecuzioni per  motivi di appartenenza religiosa! Anche guerre! Questo ferisce la ragione, attenta alla pace e umilia la dignità dell’uomo.
E’ per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede.
Auspico vivamente che il vostro convegno illustri con profondità e rigore scientifico le ragioni che obbligano ogni ordinamento giuridico a rispettare e difendere la libertà religiosa. Vi ringrazio per questo contributo. Vi chiedo di pregare per me. Di cuore vi auguro il meglio e chiedo a Dio che vi benedica. Grazie” (Papa Francesco, Ai Partecipanti al Convegno Internazionale “La Libertà Religiosa secondo il Diritto Internazionale e il Conflitto Globale die Valori”,  20 giugno 2014).

Con accenni essenziali, puntuali e precisi sono richiamati punti fondamentali della Dottrina Cattolica e della ragione umana sulla libertà religiosa.
“La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca. Questo accade a più di 1700 anni dall’editto di Costantino, che concedeva la libertà ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede”. Papa Francesco richiama quello che è avvenuto nel 313 con Costantino e Papa Silvestro I in cui si concede anche ai cristiani di professare pubblicamente la loro fede in risposta al fatto storico di Dio che si rivela con il suo amore per ogni uomo che  ama,  come si concede ai pagani di rivolgersi in privato e in pubblico  alla divinità, cercando di colmare la distanza e invocando sostegno e protezione.  Assistendo storicamente a Dio stesso che prende l’iniziativa in tanti modi e in tante maniere fin da Abramo, definitivamente in Gesù Cristo, rivelando chi è Dio e chi è ogni uomo alla luce del Logos di tutto l’Essere, che tutto sostiene e abbraccia è al contempo coscienza, libertà e amore. Va da sé che la suprema legge di ogni vera relazione con Dio e tra gli uomini è la libertà anche religiosa di ogni individuo. . Quindi il cristiano vede in ogni essere umano non semplicemente un individuo costretto dall’impero, dallo stato, dalla politica, bensì una Persona con cui il Creatore si rapporta  attira senza costringere come gli uomini fossero dei robot.  Manifesta la sua Onnipotenza nel perdono. Si rivela  insieme con l’originalità e la grandiosità di un mondo caratterizzato dalla struttura della libertà e della misericordia, anche l’oscuro mistero del demoniaco. Dottrinalmente non si è mai accettato che la fede potesse essere imposta esteriormente dal potere politico come ha tentato Teodosio nel 381, rifiutato da sant’Ambrogio. A livello pratico molti hanno seguito Teodosio: Pipino, che aveva questa concezione contraria alla libertà religiosa, si è autoincoronato, ma non coronato dal Papa, così Carlo Magno e la stessa posizione di Ottone I, Ottone II. Ottone III, invece, con Sant’Adalberto  e Papa Silvestro II si ripropone culturalmente la posizione di Costantino che sarà in continuità la posizione della Chiesa  Cattolica e della cultura umanistica europea: la libertà di professare privatamente e pubblicamente la fede o la religione. Il rapporto della Chiesa con la modernità ha reso equivoco il discorso sulla libertà religiosa perché nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un’immagine dello Stato e dell’uomo  non più conformi alla vera libertà religiosa, intesa come relativizzazione di tutte le fedi e di tutte le religioni e da Pio IX si sostituì libertà religiosa con tolleranza. Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa nella concezione della libertà religiosa. Essa può essere consapevole di trovarsi  in continuità o Tradizione con l’insegnamento di Gesù stesso (Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi, così numerosi nel nostro tempo in cui si esclude sia la libertà della fede e sia di ogni religione. La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (1 Tm 2,2); ma, mentre, pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ciò ha respinto chiaramente la religione di Stato. I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato definitivamente in Gesù Cristo, e proprio così sono morti anche per “la libertà di coscienza – Benedetto XVI 21 dicembre 2005 – e per la libertà di professione della propria fede – una professione che da nessun Stato può essere imposta, ma  invece può essere fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libertà di coscienza. Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve impegnarsi per la libertà della fede”, per  la libertà religiosa.
Un altro giudizio di Papa Francesco sull’attuale situazione culturale che ha capovolto il punto di partenza della modernità incentrata sulla libertà, uguaglianza, fraternità, etsi Deus non daretur, modernità con cui ha dialogato il Concilio Vaticano II. “Questa è una grande sfida nel mondo globalizzato, dove il pensiero debole – che è come una malattia – abbassa anche il livello etico generale, e in nome di un falso concetto di tolleranza si finisce per perseguitare coloro che difendono la verità sull’uomo e le sue conseguenze etiche”. Questo pensiero debole di quella cultura che oggi predomina in Occidente vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un costume di vita escludendo Dio dalla vita pubblica con una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Papa Francesco dichiara questo pensiero debole, per il quale Dio è insignificante, una malattia.

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