martedì 27 maggio 2014

La nascita della nuova famiglia: la Chiesa

“Il Cenacolo ci ricorda la nascita della nuova famiglia, la Chiesa, la nostra santa madre Chiesa gerarchica, costruita da Gesù risorto. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria. Le famiglie cristiane appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita” (Papa Francesco)
“ E’ un  grande dono che il Signore ci fa, di riunirci qui, nel Cenacolo, per celebrare l’Eucaristia …
Qui, dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo
scese con potenza su Maria e i discepoli, qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Di qui è partita, con il Pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore.

Gesù risorto, inviato dal Padre, nel Cenacolo comunicò agli Apostoli il suo stesso Spirito e con la sua forza li inviò a rinnovare la faccia della terra (Sal 104,30).

Uscire, partire, non vuol dire dimenticare. La Chiesa in uscita custodisce la memoria di ciò che è accaduto; Lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso.

Il Cenacolo ci ricorda il servizio, la lavanda dei piedi che Gesù ha compiuto, come esempio per i suoi discepoli. Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio.

Il Cenacolo ci ricorda con l’Eucaristia, il sacrificio. In ogni celebrazione eucaristica Gesù si offre per noi al Padre, perché anche noi possiamo unirci a Lui, offrendo a Dio la nostra vita, il nostro lavoro, le nostre gioie e i nostri dolori …., offrire tutto in sacrificio spirituale.

E il cenacolo ci ricorda anche l’amicizia. “Non vi chiamo più servi – disse Gesù ai Dodici -…. Ma vi ho chiamato amici” (Gv 15,15). Il Signore ci rende suoi amici, ci confida la volontà del Padre e ci dona Sé stesso. E’ questa l’esperienza più bella del cristiano, e in modo particolare del sacerdote: diventare amico del Signore e scoprire nel suo cuore che Lui è amico.

Il Cenacolo ci ricorda il congedo del Maestro e la promessa di ritrovarsi con i suoi amici: “Quando sarò andato, … verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi” (Gv 14,3). Gesù non ci lascia, non ci abbandona mai, ci precede nella casa del Padre e là ci vuole portare con Sé.

Ma il cenacolo ci ricorda la condivisione, la fraternità, l’armonia, la pace tra di noi. Quanto amore, quanto bene è scaturito dal Cenacolo! Quanta carità è uscita da qui, come un fiume dalla fonte, che all’inizio è un ruscello e poi si allarga e diventa grande  … Tutti i santi hanno attinto da qui; il grande fiume della santità della Chiesa sempre prende origine da qui, sempre di nuovo, dal Cuore di Cristo, dall’Eucaristia, dal suo Spirito santo.

Il cenacolo infine ci ricorda la nascita della nuova famiglia, la Chiesa, la nostra santa madre Chiesa gerarchica, costituita da Gesù risorto. Una famiglia che ha una Madre, la Vergine Maria, Le famiglie appartengono a questa grande famiglia, e in essa trovano luce e forza per camminare e rinnovarsi, attraverso le fatiche e le prove della vita. A questa grande famiglia sono invitati tutti i figli di Dio di ogni popolo e di ogni lingua, tutti fratelli e figli dell’unico Padre che è nei cieli.

Questo è l’orizzonte del Cenacolo: l’orizzonte del Risorto e della Chiesa.

Da qui parte la Chiesa, in uscita, animata dal soffio dello Spirito. Raccolta in preghiera con la Madre di Gesù, essa sempre rivive l’attesa di una rinnovata effusione dello Spirito  Santo: Scenda il tuo Spirito, Signore, e rinnovi la faccia della terra (Salmo 104,30). “Papa Francesco, Omelia nella Sala del Cenacolo, lunedì 26 maggio 2014).

Come sempre, in ogni Omelie di Papa Francesco, emerge nella sua essenzialità  l’evangelizzazione. Ma in questa c’è l’essenzialità del Vangelo ricordando “dove Gesù consumò l’Ultima Cena con gli Apostoli; dove, risorto, apparve in mezzo a loro; dove lo Spirito Santo discese con potenza su Maria e i discepoli, qui è nata la Chiesa, ed è nata in uscita. Da qui è partita, con il pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi e lo Spirito d’amore nel cuore”.
Papa Francesco con i Patriarchi Orientali Cattolici che hanno preso parte e tutti fedeli sacerdoti, religiosi e laici ha fatto rivivere lo sfondo temporale ed emozionale del convito in cui Gesù si congeda dagli amici alla vigilia del  donare la propria vita lasciandosi uccidere, senza soccombere definitivamente alla morte: in concreto nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per  amore la propria morte in croce, trasformandola così nel dono di sé, quel dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva. E nello stesso tempo istituendo quella celebrazione eucaristica, quel sacrificio con cui Gesù Cristo in ogni tempo e luogo si offre al Padre affinché tutti si possano unirsi a Lui, offrendo a dio la porpri avita, il proprio lavoro, le proprie gioie e i propri dolori, tutto in sacrificio spirituale. E lì  nel Cenacolo il Risorto che appare è come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. In quella prima Domenica, proprio nel Cenacolo è iniziata nella storia una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. Tutto questo avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della “Chiesa gerarchia costituita da Gesù risorto” presente ed operante sacramentalmente in continuità o Tradizione, Chiesa “nostra santa madre gerarchica … qui è nata dove scese  con potenza su Maria e i discepoli lo Spirito Santo, ed è nata in uscita … è partita, con il pane spezzato tra le mani, le piaghe di Gesù negli occhi, e lo Spirito d’amore nel cuore”.

“Lo Spirito Paraclito le ricorda ogni parola, ogni gesto, e ne rivela il senso … il servizio … Lavarsi i piedi gli uni gli altri significa accogliersi, accettarsi, amarsi, servirsi a vicenda. Vuol dire servire il povero, il malato, l’escluso, quello che mi è antipatico, quello che mi dà fastidio”.  Di qui eucaristicamente è iniziata la forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli tra una prassi di  vita all’interno e missionariamente: l’amore reciproco e l’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti rendendo possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico – romano. Ma nell’indirizzo conciliare di pastoralità  di Papa Francesco questa rimane la strada dell’evangelizzazione  vivendo questa unità tra verità e amore nelle condizioni de nostro tempo.  

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