giovedì 3 aprile 2014

L'immagine di Dio è la coppia matrimoniale

L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale: l’uomo e la donna; non soltanto l’uomo, non soltanto la donna, ma tutti e due. Questa è l’immagine di Dio: l’amore, l’alleanza di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. E questo è bello! Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva

“Oggi concludiamo il ciclo di catechesi sui Sacramenti parlando del MatrimonioQuesto Sacramento ci conduce nel cuore del disegno di Dio, che è un disegno di alleanza col suo popolo, con tutti noi, un disegno di comunione. All’inizio
del libro della Genesi, il primo libro della Bibbia, a coronamento del racconto della creazione si dice: Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò… Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 1,27; 2, 24). L’immagine di Dio è la coppia matrimoniale; l’amore, l’alleanza   di Dio con noi è rappresentata in quell’alleanza fra l’uomo e la donna. E questo è molto bello! Siamo creati per amare, come riflesso di Dio e del suo amore. E nell’unione coniugale l’uomo e la donna realizzano questa vocazione nel segno della reciprocità e della comunione di vita piena e definitiva.

1.        Quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio con noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza. La Bibbia usa un’espressione forte e dice “un’unica carne”, tanto intima è l’unione tra l’uomo e la donna nel matrimonio. Ed è proprio questo il mistero del matrimonio: l’amore di Dio che si rispecchia nella coppia che decide di vivere insieme. Per questo l’uomo lascia la sua casa, la casa dei suoi genitori e va a vivere con sua moglie e si unisce tanto fortemente a lei che i due diventano – dice la Bibbia – una sola carne.

2.        San Paolo, nella lettera agli efesini, mette in risalto che negli sposi cristiani si riflette un mistero grande: il rapporto instaurato da Cristo con la Chiesa, un rapporto nuziale (Ef 5, 21-33). La Chiesa è la sposa di Cristo. Questo è il rapporto. Questo significa che il matrimonio risponde ad una vocazione specifica e deve essere considerato come una consacrazione (Gaudium et spes, 48; Familiaris consortio56). E’ una consacrazione: l’uomo e la donna sono consacrati nel loro amore. Gli sposi, infatti, in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei, nella fedeltà e nel servizio. E’ davvero un disegno stupendo quello che è insito nel sacramento del Matrimonio! E si attua nella semplicità e anche nella fragilità della condizione umana. Sappiamo bene quante difficoltà e prove conosce la vita di due sposi..L’importante è mantenere vivo il legame con Dio, che è alla base del legame coniugale. E il vero legame è sempre con il Signore. Quando la famiglia prega, il legame si mantiene. Quando lo sposo prega per la sposa e la sposa prega per lo sposo, quel legame diviene forte; uno prega per l’altro. E’ vero che nella vita matrimoniale ci sono tante difficoltà, tante; che il lavoro, che i soldi non bastano, che i bambini hanno problemi. Tante difficoltà. E tante volte il marito e la moglie diventano un po’ nervosi e litigano fra loro. Litigano, è così, sempre si litiga nel matrimonio, alcune volte volano anche i piatti. Ma non dobbiamo diventare tristi per questo, la condizione umana è così. E il segreto è che l’amore è più forte del momento nel quale si litiga e per questo io consiglio agli sposi sempre: non finire la giornata nella quale avete litigato senza fare la pace. E’ sufficiente un piccolo gesto, una carezza, ma ciao! E a domani! E domani si cominciaun’altra volta. E questa è la vita, portarla avanti così, portarla avanti con il coraggio di voler viverla insieme. E questo è grande, è bello! E’ una cosa bellissima la vita matrimoniale e dobbiamo custodirla sempre, custodire i figli. Altre volte io ho detto in questa Piazza una cosa che aiuta tanto la vita matrimoniale. Sono tre parole che si devono dire sempre, tre parole che devono essere nella casa: permesso, grazie, scusa. Le tre parole magiche. Permesso: per non essere invadente nella vita dei coniugi. Permesso,ma cosa ti sembra? Permesso, mi permetto. Grazie: ringraziare il coniuge; grazie per quello che hai fatto per me, grazie di questo. Quella bellezza di rendere grazie. E siccome tutti noi sbagliamo, quell’altra parola che è un po’ difficile a dirla: scusa. Permesso, grazie e scusa. Con queste tre parole, con la preghiera dello sposo per la sposa e viceversa, con il fare la pace sempre prima che finisca la giornata, il matrimonio andrà avanti. Le tre parole magiche, la preghiera e fare la pace sempre. Che il Signore vi benedica e pregate per me” (Papa Francesco, Udienza Generale, 2 aprile 2014).

Papa Francesco ha espresso i contenuti catechetici con un linguaggio non catechetico. In un periodo come il nostro in cui in molti luoghi il 50% delle coppie va incontro alla separazione, ogni matrimonio  sacramento che resiste è un segno importante per tutti, anche per chi fallisce – anche per Dio verso l’umanità. Su questa terra, in cui tante cose soprattutto oggi sono relative, gli uomini hanno bisogno per non lasciarsi schiavizzare, distruggere dalla mondanità spirituale cioè dall’idolatria hanno bisogno di credere a Dio, egli solo è assoluto. Per questo l’amore matrimoniale che non è relativo è così importante, come qualcuno che vive assolutamente la verità o che è assolutamente  fedele. L’assoluta fedeltà in un matrimonio sacramento testimonia la fedeltà di Dio piuttosto che la capacità umana: egli è presente anche quando noi lo tradiamo e lo dimentichiamo in tutti i modi. Sposarsi in Chiesa significa quindi confidare più nell’aiuto di Dio che nelle proprie risorse d’amore: lo sposo che prega per la sposa, la sposa per lo sposo, che pregano insieme con i figli. Quello che minaccia veramente i matrimoni è il peccato; quello che li rinnova è il perdono; quello che li rende forti è la preghiera e la fiducia nella presenza concreta di Dio nel loro amore nel dono ai figli.
Il conflitto fra uomini e donne, che talvolta all’interno del matrimonio giunge fino all’odio reciproco, non è un segno dell’inconciliabilità dei sessi; non esiste una predisposizione genetica all’infedeltà, e neppure un ostacolo psicologico per relazioni destinate a durare tutta la vita. Molte coppie sono invece  minacciate dalla scarsa cultura del dialogo e da scarso rispetto reciproco (Permesso, grazie, scusa), cui si aggiungono spesso anche problemi economici o sociali. Ma il fattore decisivo è l’indifferenza o rifiuto di Dio, dei suoi comandamenti, delle sue beatitudini, del continuo dono dello Spirito cioè il peccato: gelosia, ricerca del predominio, litigiosità, avidità, infedeltà e alter forze distruttive. Per questo motivo il perdono e la riconciliazione, anche nella confessione, sono elementi essenziali in ogni coppia.
E anche verso i divorziati risposati la Chiesa li accoglie con amore sulla base dell’esempio di Gesù, ma chi divorzia dopo un matrimonio sacramento e comincia una nuova relazione mentre il coniuge è ancora vivo, si pone in contraddizione con la chiara richiesta di Gesù del’indissolubilità del matrimonio sacramento, che la Chiesa non può abolire. La revoca della promessa di fedeltà contraddice anche l’Eucaristia in cui la Chiesa celebra appunto il carattere irrevocabile dell’amore di Dio. Per questo rimanere oggettivo, pur anche soggettivamente pentito, senza la nullità non è ammesso alla comunione chi viva in tale situazione di contraddizione con il sacramento. Ben lungi dal considerare simili tutti i casi, Benedetto XVI, papa emerito, ha parlato di questa come di una “situazione dolorosa” e ha chiesto a coloro che esercitano la cura delle anime di “discernere fra le differenti situazioni, per aiutare in maniera adatta il fedele interessato” (Sacramentum caritatis, 29).

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