sabato 8 marzo 2014

Preghiera 49

11 marzo 2014

Cammino quaresimale alla Pasqua di Riconciliazione e di Comunione
segno sacramentale di conversione, di liberazione, di guarigione, di consolazione

Omelia con la liturgia della prima Domenica di Quaresima

Mercoledì scorso, con il digiuno e il rito delle Ceneri, siamo entrati nella Quaresima, itinerario di quaranta giorni che ci condurrà al Triduo pasquale, memoria che attualizza passione, morte e risurrezione del Signore, cuore del mistero della nostra liberazione, guarigione, consolazione. La Quaresima ci prepara a questo momento sacramentale della
preghiera liturgica annuale, momento tanto importante, per questo è un tempo “forte”, sempre un punto di svolta nella nostra vita che può favorire in ciascuno di noi il cambiamento, la conversione e quindi anche la liberazione, la guarigione, la consolazione. Tutti abbiamo bisogno di migliorare, di cambiare in meglio, sempre più in quella nuova vita soprannaturale  da risorti avvenuta, germinata nel nostro Battesimo. Ma che significa“entrare in Quaresima”, soprattutto per noi che in ogni mese ci ritroviamo nella preghiera di liberazione, guarigione, consolazione?
Significa iniziare   un tempo  di particolare ascolto di Dio che mi parla oggi, anche in questo momento, con la testimonianza biblica (quanto importante durantela Quaresima non solo la Messa della Domenica, ma più volte la settimana e sono utili i libretti che riportano le letture bibliche di ogni giorno della liturgia quaresimale e del triduo e magari pregati in famiglia alla sera e alla luce della Parola di Dio fare l’esame di coscienza in preparazione alla confessione pasquale); in quaresima una vita più sobria con astinenza e digiuno dando ciò che si risparmia per la carità, ravvivare il combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, ma soprattutto  in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro tutti i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è Satana con la tentazione delle tentazioni cioè la mondanità: toglierci  la speranza affidabile in virtù della quale possiamo affrontare serenamente il presente per non idolatrare come tutto, ciò che tutto non è cioè questa vita naturale senza la meta della vita da risorti, ricevuta fin dal Battesimo e alimentata almeno ogni Domenica con l’Eucaristia, vita soprannaturale che raggiungeremo in pienezza con il giorno natalizio al cielo e che ci fa vivere il presente, anche un presente faticoso, perfino drammatico sapendo che comunque ci conduce verso una meta così grande da giustificare la fatica del cammino del vivere, una meta di cui possiamo essere sicuri perché già raggiunta da Gesù Cristo come primizia per tutti noi e da Maria,  segno di sicura speranza e di consolazione. Significa non scaricare il problema del male sugli altri, sulla società o addirittura su Dio, dal quale viene solo il bene, ma riconoscere le proprie responsabilità, farsene carico responsabilmente e lasciarci perdonare dal Padre che in Cristo con il dono ecclesiale dello Spirito  non guarda quante volte cadiamo, ma quante volte con il suo perdono attraverso il ministro della Chiesa ci rialziamo e quindi giudicare le azioni proprie e altrui se buone o cattive ma mai chi le compie che può essere giudicato solo, come ci ricorda san Paolo, da Dio. E Lui continuamente, fino al momento terminale della vita,   dà la possibilità di rendersi conto del male commesso e del lasciarsi perdonare, di ricominciare. In questo orizzonte in cui non si esclude nessuno, non si perde mai la fiducia. Quanto è utile, soprattutto il venerdì, la Via Crucis per abbracciare ogni giorno la croce cioè ciò che è necessario per farci continuamente dono, perdono realizzando la verità di ciò che siamo cioè dono del Donatore divino nel nostro e altrui essere e di tutto il mondo che  ci circonda, per amare ed essere amati senza misura cioè fino alla disponibilità del perdono e quindi essere felici anche in tutte le tribolazioni. Anche la coroncina della Divina Misericordia  è molto utile. La “croce” cioè  la disponibilità ad amare ed essere amati da Dio e dai fratelli, per quanto possa essere pesante, non è sinonimo, per chi è immagine delle relazioni trinitarie, di sventura, di disgrazia da evitare il più possibile, ma opportunità per porsi alla sequela di Gesù, per lasciarci assimilare a Lui e così acquistare forza nella lotta contro il rigetto o l’indifferenza nella relazione con Dio, con noi stessi, con gli altri togliendoci ogni paura delle tentazioni e delle negatività del Maligno: Maligno che non ha più niente di rimediabile perché ha distrutto in se stesso ogni desiderio di verità, di bene, di Dio e di disponibilità all’amore: è questo che si indica con la parola inferno. Entrare in Quaresima, nel cammino di quaranta giorni verso la celebrazione del Sacramento della Penitenza e della Comunione pasquale significa pertanto rinnovare la decisione personale, familiare, parrocchiale, comunitaria di affrontare il male non da soli ma insieme con la Presenza del Crocefisso risorto, di Lei assunta, viva, segno di speranza e di consolazione: ecco il significato di Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, liberazione, guarigione, consolazione. La via della Croce cioè dell’amore fino alla disponibilità del perdono (quanto è utile portare sempre il crocefisso, magari quello esorcizzato di san Benedetto) è infatti l’unica via che conducendo alla vittoria dell’amore sull’odio, della condivisione sull’egoismo, della pace sulla violenza ci rende sicuri in rapporto al Maligno nelle tentazioni e nelle negatività: può anche tormentarci attraverso il corpo (nell’anima non può nulla se noi non lo pensiamo e non lo vogliamo), negli ambienti, anche buttarci su per le scale ma non temiamo con San Pio da Pietralcina alcuna conseguenza negativa, anzi di lui ne parliamo pochissimo, soprattutto non ci pensiamo perché è un essere spirituale e quindi  come i puri spiriti può agire soprattutto attraverso il nostro pensiero e provocare danni pensandolo e parlandone continuamente. Vista così come segno sacramentale della nostra conversione, liberazione, guarigione, consolazione, il cammino della Quaresima è davvero l’occasione annuale più propizia e spiritualmente più feconda.

Preghiamo insieme:
Dio del cielo e della terra, Dio degli angeli e degli arcangeli,
Dio dei patriarchi e dei profeti, Dio degli apostoli e dei martiri,
Dio dei sacerdoti e delle vergini, Dio di tutti i santi e Dio di tutte le sante,
Dio che hai il potere di dare la vita dopo la morte e il riposo dopo la fatica:
non c’è altro Dio al di fuori di te.
Tu sei il creatore di tutte le cose visibili e invisibili,
e il tuo regno non avrà mai fine.
Umilmente ci rivolgiamo alla tua maestà gloriosa, liberaci da ogni potere,
inganno e perversità degli spiriti infernali e conservaci incolumi da ogni male.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

Alle fine della Messa, durante l’esposizione:

(71°) R)Signore, ascolta: Padre perdona!  Fa che vediamo il tuo amore
1.     A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza, fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore, …
2.     Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore, …
3.     O buon Pastore, tu che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta: perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore, …

I tre Vangeli sinottici (Marco, Matteo, Luca) raccontano, non senza nostra sorpresa, che la prima disposizione dello Spirito dopo il Battesimo nel Giordano lo conduce nel deserto “per essere tentato dal diavolo” (Mt 4,1). L’azione è preceduta dal raccoglimento e questo raccoglimento è, necessariamente, anche un combattimento interiore per il compito ricevuto, una lotta contro i suoi travisamenti. E’ una discesa nei pericoli che minacciano ogni uomo, poiché solo così l’uomo caduto può essere risollevato. Gesù entra nel dramma dell’esistenza umana. La attraversa fino in fondo, per ritrovare “la pecorella smarrita”, caricarsela sulle spalle e ricondurla a casa. Non ci conosce per sentito dire ma direttamente, nelle tentazioni non siamo soli  ma Lui ci accompagna.
Egli riprende tutta la storia a partire dagli inizi – da “Adamo” -, la percorre per essere vicino ad ogni uomo e la soffre fino in fondo per poterla trasformare. E’ questa la missione di Dio Figlio che possiede un volto umano, la sua solidarietà e vicinanza con tutti noi, prefigurata dal suo Battesimo. Si espone alle minacce e ai pericoli propri di ogni essere umano. Per essere sacerdote misericordioso cioè ponte tra Dio e gli uomini peccatori, degno di fede, amico, vicino, colui che espia i nostri peccati, accetta di essere messo alla prova, di soffrire personalmente e così venire in aiuto a quelli che subiscono la prova di vessazioni, ossessioni, tentazioni. Non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato accettando di solidarizzare con tutte le conseguenze del peccato, di farsi peccato, Lui innocente. Il racconto delle tentazioni è pertanto in stretto rapporto con quello del Battesimo, in cui Gesù, Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, si rende solidale con i peccatori. Sullo stesso piano c’è la lotta nelGetzemani, l’altro grande combattimento interiore di Gesù per la sua missione quando il Padre gli ha mandato un angelo. Ma, come annota Marco, le “tentazioni”accompagnano l’intero cammino di Gesù e il racconto delle tentazioni appare da questo punto di vista – esattamente come il Battesimo – un’anticipazione, in cui si condensa la lotta di tutto il suo cammino.
Nel suo breve resoconto delle tentazioni (1,13) – traggo dal Gesù di Nazarethdi Joseph Ratzinger Benedetto XVI -, Marco ha posto in risalto il parallelo con Adamo – con l’accettazione sofferta del dramma umano come tale: Gesù “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Il deserto – l’immagine opposta al giardino – diventa il luogo della riconciliazione e della salvezza; le bestie selvatiche, che rappresentano la forma più concreta della minaccia derivante all’uomo dalla ribellione della creazione e dal potere della morte, di Satana, diventano amiche come in Paradiso. E’ ripristinata la pace annunciata da Isaia per il tempo del Messia: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, il leopardo si sdraierà accanto al capretto…” (11,6). Laddove il peccato è vinto, laddove si ristabilisce l’armonia dell’uomo con Dio, segue la riconciliazione della creazione, la creazione dilaniata torna ad essere luogo di pace, come dirà Paolo. Il quale parla dei gemiti della creazione, che è “protesa verso la rivelazione dei figli di Dio” (Rm 8,19).
Le oasi della creazione, che sono nate per esempio attorno ai monasteri dei benedettini in Occidente, non sono forse anticipazioni di questa riconciliazione della creazione che viene dai figli di Dio e da dove è venuto l’umanesimo della civiltà europea mentre, al contrario, Chernobyl, per esempio, non è forse l’espressione sconvolgente della creazione asservita nell’oscurità di Dio? Marco conclude il suo breve racconto delle tentazioni con una farse: “E gli angeli lo servivano” come abbiamo cercato di approfondire la volta scorsa.

(350) 1. Signore e Dio, in te confido: tu sei speranza del mio cuor.Nell’ansie mie a te m’affido, vicino a te non ho timor. R) In te fidente non cadrò; al gaudio eterno giungerò
2. Tu sei mio gaudio, mia fortezza: del tuo amor non mi privar. Da te io spero la salvezza; non sia vano il mio sperar. R) In te fidente…

Matteo e Luca narrano di tre tentazioni in cui si rispecchia la lotta interiore di Gesù per la sua missione, ma nello stesso tempo affiora anche la domanda su ciò che conta davvero nella vita degli uomini, nella mia vita. Qui appare chiaro il nocciolo di ogni tentazione, dell’azione subdola  del demonio che è all’origine della prima disgrazia dell’umanità E’ il nemico numero uno, è il tentatore continuo per eccellenza; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana: egli punta continuamente a rimuovere Dio soprattutto dallo spazio pubblico che, di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente, sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio, contare soltanto sulle proprie capacità, riconoscere come vere solo le realtà politiche e materiali e lasciare da parte Dio come illusione, è la tentazione che ci minaccia in molteplici forme soprattutto oggi. Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica con una persecuzione – ha osservato Papa Francesco – peggio che ai tempi di Nerone, del nazismo, del comunismo staliniano, più subdola attraverso la potenza mediatica: non ci sono mai stati martiri cristiani come oggi. La fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo.
E  la tentazione si presenta con una apparenza morale: non ci invita direttamente a compiere il male, sarebbe troppo rozzo. Fa finta di indicarci il meglio: abbandonare finalmente le illusioni e impiegare efficacemente le nostre forze per migliorare il mondo. Si presenta, inoltre, avanzando la pretesa del vero realismo. Il reale è ciò che si constata: potere e pane. A confronto le cose di Dio appaiono irreali, un modo secondario di cui non c’è veramente bisogno.
E’ in gioco Dio, e Satana è prima di tutto contro Dio ed è contro l’uomo per essere contro Dio: è vero o no che Lui è il reale da cui tutto proviene e verso cui tutto è destinato,la realtà stessa cui non anteporre nulla e nessuno? E’ Lui il buono o dobbiamo inventare noi stessi ciò che è buono? La questione di Dio è la questione fondamentale, che ci pone al bivio dell’esistenza umana. Che cosa deve fare il salvatore del mondo o che cosa non deve fare? E’ questa la domanda sottesa alle tentazioni di Gesù. Le tre tentazioni sono identiche in Matteo e Luca, solo la loro successione è diversa. In quest’anno A è Matteo.
“Se tu sei Figlio di Dio, dì che queste pietre diventino pane” (Mt 4,3). “Se tu sei Figlio di Dio, fa spettacolo e scendi dalla Croce” (Mt 27,40)   e allora crederemo che sei Dio che possiede un volto umano. Qui derisione e tentazione vanno di pari passo. Cristo deve far spettacolo per dar prova della sua divinità ma la sua via è quella dell’amore e quindi della semplicità, della povertà cioè dell’amore.
E qualche volta questa richiesta la rivolgiamo anche noi a Dio, a Cristo e alla sua Chiesa nel corso della storia; se esisti, o Dio, allora devi mostrarti; allora devi squarciare la nube del tuo nascondimento e darci la chiarezza, cui abbiamo diritto. Se tu, Cristo sei veramente il Figlio, e non uno degli illuminati che sono apparsi di continuo nella storia, allora devi mostrarlo più chiaramente di quanto fai. E allora devi dare alla tua Chiesa, se veramente è tua, il tuo corpo, un grado di evidenza diverso da quello che di fatto possiede. Dio si è rivelato in Gesù persona che si rapporto con ogni uomo libero, persona a persona, e attende la sua risposta libera, che può diventare un no buttato in faccia anche a Dio cioè la bestemmia, il peccato. E Dio stesso, come ognuno di noi in ogni relazione libera, di amore, è inquieto nell’attendere la risposta.
Che cosa vi è di più tragico, che cosa contraddice maggiormente la fede in un Dio, Padre, con un amore così grande, la fede in un redentore degli uomini che la fame dell’umanità, un’America Latina, metà di tutti cattolici, al 90% cristiani, con le disuguaglianze più grandi del mondo?  L’ideologia marxista aveva prospettato la soluzione con le rivoluzioni, fallendo. Se tu sei Figlio di Dio…che sfida! E non si dovrà dire la stessa cosa alla Chiesa? Se vuoi essere la Chiesa di Dio, allora preoccupati anzitutto della fame nel mondo – il resto viene dopo. E’ difficile rispondere a questa sfida, Signore, proprio perché il grido degli affamati, dei disoccupati ci penetra e deve penetrarci tanto profondamente nelle orecchie e nell’anima. Papa Francesco, che proviene dall’America Latina, nell’ultima udienza generale: “Vivere in fondo il battesimo significa anche non abituarci alle situazioni di degrado e di miseria che incontriamo camminando per le strade delle nostre città e dei nostri paesi. Il Maligno ci spinge ad accettare passivamente certi comportamenti e di non stupirci più di fronte alle tristi realtà che ci circondano. Ci abituiamo alla violenza soprattutto femminile, di bambini, come se fosse una notizia quotidiana scontata; ci abituiamo a fratelli e sorelle che dormono per strada, che non hanno un tetto per ripararsi. Ci abituiamo ai profughi in cerca di libertà e dignità, che non vengono accolti come si dovrebbe. Ma soprattutto ci abituiamo a vivere in una società che pretende di fare “a meno di Dio, nella quale i genitori non insegnano ai figli a pregare né a farsi il segno dellacroce. Io – Papa Francesco - vi domando: i vostri figli, i vostri bambini sanno farsi il segno della croce?Pensate. I vostri nipoti sanno farsi il segno della croce (sapendo dell’amore senza limiti senza cui non si può vivere e convivere)? Glielo avete insegnato? Pensate e rispondete nel vostro cuore. Sanno pregare mattina e sera il Padre nostro? Sanno pregare la Madonna con l’Ave Maria? Pensate e rispondetevi. Questa assuefazione a comportamenti non cristiani e di comodo ci narcotizza il cuore” e ci espone alla mondanità satanica. Signore siamo qui davanti a Te, presente eucaristicamente Crocifisso risorto e che con il sacramentale dell’unzione questa sera ci tocchi ci liberi, ci guarisci, senz’altro ci consoli e ci rafforzi con il segno sacramentale del cammino della Quaresima.

Preghiamo insieme:

Dio di misericordia e sorgente di ogni bontà, tu hai voluto che il Figlio tuo
Subisse per noi il supplizio della croce,
per liberarci dal potere del tuo e nostro  mortale nemico.
Guarda con benevolenza la mia umiliazione e il mio dolore: tu che nel fonte battesimale hai fatto di me una nuova creatura,
aiutami a vincere l’assalto del Maligno
e riempimi della grazia della tua benedizione. Per cristo nostro Signore. Amen.

(67) 1.Hai cercato la libertà lontano, hai trovato la noia e le catene. Hai vagato senza via, solo, con la tua fame. R) Apri le tue braccia, corri incontro al Padre: oggi la sua casa sarà in festa per te.
2. Se vorrai spezzare le catene, troverai la strada dell’amore, la tua gioia canterai: questa è libertà. R) Apri…
3. I tuoi occhi ricercano l’azzurro, c’è una casa che aspetta il tuo ritorno e la pace tornerà: questa è libertà. R) Apri…

Venire processionalmente, incominciando da quelli in fondo alla Chiesa, per l’unzione con l’olio benedetto: è il sacramentale cioè l’essere, anche questa sera, raggiunti, toccati attraverso il segno materiale, dall’azione del Risorto mentre abbiamo presenti quelle speranze di liberazione, di guarigione, di consolazione, per cui siamo qui convenuti in preghiera con sempre, però, all’orizzonte la grande speranza, la speranza affidabile, la grande e sicura meta che giustifica anche la fatica del cammino. Attendendo seduti possiamo ritornare, attraverso i fogli, su qualche punto che lo Spirito santo ci ha fatto particolarmente comprendere, gustare e a cui convertirci in rapporto al vissuto personale, coniugale, verginale, comunitario, parrocchiale, sociale e quindi cantare o ascoltare il canto come preghiera.

(67O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima, solo in Te il mio cuore si abbandonerà. Perché tutto è vano se contemplo Te.
Ora guardo l’ostia, che si cela a me, ardo dalla sete di vedere Te: quando questa carne si dissolverà, il tuo viso luce, si disvelerà. Amen

Preghiamo. Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre, tu, che nell’annunzio dell’angelo ci hai rivelato l’incarnazione del Figlio tuo e con la passione, morte, risurrezione hai vinto Satana, guidaci alla liberazione. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Dio sia benedetto…

Ed ora il sacramentale dell’acqua benedetta ed esorcizzata

Preghiamo. Signore Dio onnipotente fonte e origine della vita dell’anima e del corpo, benedici + quest’acqua e fa che ce ne serviamo con fede per implorare il perdono dei nostri peccati e la grazia di essere sorretti in ogni infermità e difesi da ogni insidia del nemico. La tua misericordia, o Padre, faccia scaturire per noi l’acqua  viva della salvezza, perché possiamo accostarci a Te, con cuore puro e fuggire ogni pericolo dell’anima e del corpo. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Prossimo incontro 8 aprile

(224Madonna di Czestochova
1. C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare…una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso, che ti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a lei. R) Madonna, Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio! Oh, lascia, Madonna Nera ch’io viva vicino a te!.

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