mercoledì 8 gennaio 2014

Sono le minoranze creative che determinano il futuro

“Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà molto viva ed attuale” (Benedetto XVI 26 settembre 2009)

“In tutti i secoli, la Repubblica Ceca, il territorio della Repubblica Ceca è stato luogo di incontro di culture. Cominciamo nel IX secolo: da una parte, in Moravia, abbiamo la grande missione dei fratelli Cirillo e Metodio, che da Bisanzio portano la cultura bizantina, ma creano una
cultura slava, con i caratteri cirillici e con una liturgia in lingua slava; dall’altra parte, in Boemia, sono le diocesi confinanti di Regensburg e Passau che portano il Vangelo in lingua latina, e, nella connessione con la cultura romano – latina, si incontrano così le due culture. Ogni incontro è difficile, ma anche fecondo. Si potrebbe facilmente mostrare con questo esempio. Faccio un grande salto: nel XIV secolo è Carlo IV che crea qui, a Praga, la prima università nel Centro Europa. L’università di per sé è un luogo di incontro di culture; in questo caso, diventa inoltre un luogo di incontro tra cultura slava e germanofona. Come nel secolo e nei tempi della Riforma, proprio in questo territorio, gli incontri e gli scontri diventano decisi e forti, lo sappiamo tutti. Faccio ora un salto nel presente: nel secolo scorso, la Repubblica Ceca ha sofferto sotto la dittatura comunista particolarmente rigorosa, ma ha anche avuto una resistenza sia cattolica, sia laica di grandissimo livello. Penso ai testi di Vaclav Havel, del cardinale Vlk, a personalità come il cardinale Tomasek, che realmente hanno dato all’Europa un messaggio di cosa sia la libertà e di come dobbiamo vivere e lavorare nella libertà. E penso che da questo incontro di culture nei secoli, e proprio da questa ultima fase di riflessione, non solo, di sofferenza per un concetto nuovo di libertà e di società libera, escano per noi messaggi importanti, che possono e devono essere fecondi per la costruzione dell’Europa. Dobbiamo essere molto attenti proprio al messaggio di questo Paese…

 D. Santità, la Repubblica Ceca è un Paese molto secolarizzato in cui la Chiesa cattolica è una minoranza. In tale situazione, come può contribuire la Chiesa effettivamente al bene comune?

R. Direi che normalmente sono le minoranze creative che determinano il futuro, e in questo senso la Chiesa cattolica deve comprendersi come minoranza creativa che ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma sono una realtà viva ed attuale. La Chiesa deve attualizzare, essere presente nel dibattito pubblico, nella nostra lotta per un concetto vero di libertà e di pace. Così, può contribuire in diversi settori. Direi che il primo è proprio il dialogo intellettuale tra agnostici e credenti. Ambedue hanno bisogno dell’altro: l’agnostico non può essere contento di non sapere se Dio esiste o no, ma deve essere in ricerca e sentire la grande eredità della fede; il cattolico non può accontentarsi di avere la fede, ma deve essere alla ricerca di Dio, ancora di più, e nel dialogo con gli altri ri-imparare Dio in modo più profondo. Questo è il primo livello: il grande dialogo intellettuale, etico ed umano. Poi, nel settore educativo, la Chiesa ha molto da fare e da dare, per quanto riguarda la formazione. IN Italia parliamo del problema dell’emergenza educativa. E’ un problema comune a tutto l’Occidente: qui la Chiesa deve di nuovo attualizzare, concretizzare, aprire per il futuro la sua grande eredità. Un terzo settore è la Caritas. La Chiesa ha sempre avuto questo come segno della sua identità: quello di venire in aiuto ai poveri, di essere strumento della carità” (Benedetto XVI, Intervista durante il volo verso la Repubblica Ceca26 settembre 2009).

In questo orizzonte Papa Francesco, nell’incontro con 120 Superiori Generali del 29 novembre 2013, ha affermato che l’educatore “deve interrogarsi su come annunciare Gesù Cristo a una generazione che cambia”.  Come è avvenuto più volte nei due mila anni “il compito educativo oggi è una missione chiave, chiave, chiave!”.
Padre Antonio Spadaro, Direttore dal 2011 di Civiltà Cattolica, ha riportato in un articolo del Corriere della Sera di martedì 7 gennaio 2014 i contenuti di quell’incontro. Benedetto XVI aveva ritratto, soprattutto annunciando la sua rinuncia, il mondo di oggi come “soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita di fede”. Papa Francesco ha raccolto il testimone di Benedetto: se i problemi non si trasformano in sfide anche rischiose, finiscono per bloccare l’azione e la riflessione, oppure finiscono per irrigidire la coscienza tormentata da timori e dalla desolazione spirituale.Bergoglio affronta pastoralmente la realtà con coraggio e fiducia in Dio, da uomo di fede qual è.
Il Papa tiene sempre gli occhi ben aperti sulla realtà e sa perfettamente che sfide educative oggi non sono quelle di una volta. Sa che – parole sue – “le situazioni che viviamo oggi pongono sfide nuove che a volte sono persino difficili da comprendere”. Non si possono chiudere gli occhi o soltanto a livello educativo ripetere come si è sempre fatto. Perché? Perché bisogna annunciare il Vangelo a una generazione soggetta a rapidi mutamenti. Ha aperto gli occhi alle sfide che questo cambiamento in atto nella nostra società sta ponendo all’annuncio del Vangelo, avviando un dibattito sull’educazione. Come annunciare Cristo a questi ragazzi e ragazzeCome annunciare Cristo a una generazione che cambia?”E infine il suo appello: “Bisogna stare attenti a non somministrare ad essi un vaccino contro la  fede”. La sfida educativa si lega alla sfida antropologica. Rimanendo Dio escluso dalla cultura e dalla vita pubblica ritenuto superfluo ed estraneo ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale, senza libertà. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Qui c’è un punto caldissimo, spesso frainteso e non compreso anche da cattolici di sana dottrina e il Papa con il suo stile semplice ha aperto gli occhi alle sfide che questo cambiamento in atto nella società pone all’educatore cristiano: ci sono situazioni che facciamo persino fatica a comprendere ma che siamo chiamati ad affrontare se vogliamo che il Vangelo sia ancora annunciato ad ogni creatura contrassegnata da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza.
Nel suo libro E’ l’Amore che apre gli occhi molti sono gli interventi sull’educazione e parlando agli educatori, Bergoglio aveva scritto che le scuole cattoliche “non devono in alcun modo aspirare alla formazione di un esercito egemonico di cristiani che conosceranno tutte le risposte, bensì devono essere il luogo in cui tutte le domande vengono accolte, e dove, alla luce del Vangelo, si incoraggia la ricerca personale”. La sfida è grande e a livello pastorale, educativo non ci sono posizioni infallibili in questa attenzione alla vita. Il Papa non sta legittimando nessuna posizione diversa per fede e morale del Catechismo della Chiesa Cattolica e del suo Compendio: nessuna legge, nessun comportamento che non corrisponda alla dottrina della Chiesa, pur, alla luce del Concilio, con delle priorità nella gerarchia delle verità. Di fronte al dramma antropologico non è solamente ribadendo principi che si annuncia il Vangelo all’uomo di oggi  che esclude ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Bisogna accostare le persone singolarmente nel loro bisogno di speranza, spesso ferite esistenzialmente e socialmente, così come sono, lì dove sono, innanzitutto per tentare di capire che cosa stanno vivendo. “Me lo aveva ribadito con forza – Padre Padellaro –durante l’intervista che gli feci nell’agosto scorso apparsa su Civiltà Cattolica. Misericordia significa questo: non giustificare peccati, ma accogliere con dolcezza l’umanità per la quale Cristo è andato in Croce. E questo per annunciare la parola di salvezza in maniera efficace”.
Il Papa è ben consapevole che l’uomo e la donna oggi stanno interpretando se stessi in maniera diversa dal passato, con categorie diverse, anche da quelle a lui familiari. L’antropologia a cui la Chiesa ha in continuità, tradizionalmente fatto riferimento, e il linguaggio con il quale l’ha espressa sono anche oggi un riferimento solido, frutto di saggezza ed esperienza secolare. Oggi l’uomo considerato un semplice prodotto della natura, suscettibile di essere trattato come ogni altro animale non riesce a comprendere. E la Chiesa è chiamata a confrontarsi con questa enorme sfida. Per far sì che la Chiesa sia sale e luce, con tutta la ricchezza della sua tradizione e della sua dottrina, deve essere insieme “faro” che illumina da una posizione alta e stabile, ma anche “fiaccola” che si sa muovere in mezzo agli uomini, accompagnandoli nel loro cammino, a  volte difficile e a tratti accidentato, pastoralmente rischioso. Per il cuore di chi crede la sfida educativa consiste nell’evitare che le utili luci sorte lungo la storia della fede restino soltanto un ricordo lontano, o che, restino in mano a una piccola schiera di “puri”: questo rischierebbe di trasformare la Chiesa in una setta. Spesso Papa Francesco si rifà a una Esortazione post-sinodale più feconda cioè la Evangelii nuntiandi  di Paolo VI con l’aiuto di Wojtyla: evangelizzare nell’attuale dramma di spaccatura tra fede e cultura  significa: “portare la buona novella in tutti gli strati dell’umanità che si trasformano”, altrimenti, proseguiva “l’evangelizzazione rischia di trasformarsi in una decorazione, in una verniciatura superficiale” (Evangelii nuntiandinnn. 18-20).
Come abbiamo riportato, nel 2009 Benedetto XVI, in volo verso la Repubblica Ceca, aveva detto che la Chiesa “ha un’eredità di valori che non sono cose del passato, ma costituiscono una realtà molto viva e attuale, capace di offrire un orientamento creativo per il futuro”. E’ proprio di questo “orientamento creativo” che pastoralmente c’è bisogno perché l’uomo possa essere aiutato a vivere secondo il Vangelo oggi. “ E l’orientamento creativo richiede – Padre Padellaro a conclusione del suo articolo – lo sforzo di comprensione e di accoglienza alle sfide che Papa Francesco sta vivendo giorno per giorno nel suo ministero petrino”.

1 commento:

  1. Grazie don Gino di ogni suo commento che arricchisce la mia formazione cristiana e mi avvicina ogni giorno di più al Signore . Annamaria ( Maria) del caffè teologico.

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