lunedì 23 dicembre 2013

Un'importante intervista a Muller

Promuovere e difendere la fede per la salvezza dell’uomo

Su in “la Lettura – Corriere della Sera – del 22 dicembre 2013 è pubblicata un’intervista a Gerhard Ludwig Muller di Gian Guido Vecchi dove descrive il suo compito: “Il primo scopo della Congregazione è promuovere la fede per la salvezza dell’uomo, ma il secondo è difenderla…Alcuni interpretano la EvangeliiGaudium come  se il Santo Padre volesse favorire una certa autonomia delle chiese locali, la tendenza a distanziarsi da Roma. Ma questo non è possibile. Il particolarismo, come il centralismo, è un’eresia. Sarebbe il primo passo verso l’autocefalia”.

In che senso, eminenza?

La Chiesa cattolica è composta di chiese locali ma è una. Non esistono chiese “nazionali”, siamo tutti figli di Dio. Il Concilio Vaticano II spiega in concreto il rapporto tra il Papa e i vescovi, tra il primato di Pietro e la collegialità. Il Pontefice romano e i singoli vescovi sono di diritto divino, istituiti da
Gesù Cristo. Anche la collegialità e la collaborazione fra i vescovi, cum Petro e sub Petro, hanno qui il loro fondamento. Ma i patriarcati e le conferenze episcopali, storicamente e oggi, appartengono solo al diritto ecclesiastico, umano. I presidenti delle conferenze episcopali, pur importanti, sono coordinatori, niente più, non deivicepapaOgni vescovo ha un rapporto diretto e immediato con il Papa. Non possiamo avere una decentralizzazione nelle conferenze, ci sarebbe anche il pericolo di un nuovo centralismo: con la presidenza che ha tutte le informazioni e i vescovi sommersi da documenti senza il tempo di prepararsi”.

E cosa intendeva Francesco quando parlava di “conversione del papato” e scriveva che le conferenze dovrebbero avere “qualche autentica autorità dottrinale”?

“Il Papa partiva dalla riflessione sull’esercizio del primato che Wojtyla fece nel ’95 con la Ut unum sint. Il senso è chiaro nella dimensione ecumenica e anche rispetto alla collegialità. Quanto alle conferenze, a certe condizioni hanno una loro autorità magisteriale: quando ad esempio preparano un catechismo locale, si occupano del messale, governano università e facoltà teologiche. Lavorano nella dimensione concreta, il papa non può sapere tutto ciò che accade in ogni Paese. Si tratta di trovare un equilibrio pratico. Non possiamo accettare antichi errori, come il conciliarismo, il gallicanesimo o all’opposto un certo curialismo…

Il 2013 ha visto le dimissioni di un Papa. E’ cambiato qualcosa nel papato?

“Certo la rinuncia di Benedetto XVI è stata sorprendente, un caso assolutamente nuovo: ha detto che gli mancavano le forze per adempiere a questo grande compito, tanto più gravoso nel tempo della globalizzazione delle informazioni. Ha deciso perché si potesse eleggere il nuovo Papa, e adesso Francesco è  “il” Papa. Ratzinger è come un padre della Chiesa e il suo pensiero resterà, Francesco lo richiama spesso anche per sottolineare la continuità teologica. Ma il papa può essere solo una persona, non un collettivo. E il fondamento e principio permanente  dell’unità della Chiesa. Eletto dai cardinali ma istituito dallo Spirito santo”.

E il suo, di ruolo, è cambiato? Francesco dice che la Chiesa “non è una dogana”…

“E’ vero, neanche  la Congregazione lo è! Il Papa ha il carisma di esprimersi non solo con concetti teologici ma attraverso immagini vicine al cuore della gente che esprimono la vicinanza di Gesù a tutti noi. Noi teologi corriamo sempre il rischio di chiuderci nel mondo della riflessione accademica. Ma Francesco non va da un’altra parte: combina la tenerezza del pastore e l’ortodossia, che non è una teoria qualsiasi, ma la retta dottrina espressa nella pienezza della Rivelazione. IL primo custode della fede è Pietro e il suo successore come vescovo di Roma. E noi della Congregazione siamo in questo al suo diretto servizio”.

Sui divorziati e risposati esclusi dai sacramenti, Hans Kung ha scritto: “Il Papa vuole andare avanti, il prefetto della fede frena”.

“Guardi, a Magonza abbiamo una grande tradizione del Carnevale…Io sono e sarò sempre con il papa. La verità è che non possiamo chiarire queste situazioni con una dichiarazione generale. Sui divorziati e risposati civilmente, molti pensano che il papa o un sinodo possano dire: riceveranno senz’altro la comunione. Ma non è possibile, così. Anche la prassi ortodossa della “seconda unione” non è uniforme e gli stessi ortodossi la tollerano senza favorirla. Un matrimonio sacramentale valido è indissolubile: questa è la prassi cattolica riaffermata da Papi e Concili, in fedeltà alla parola di Gesù. la Chiesa non ha l’autorità di relativizzare la Parola e i comandamenti di Dio”.

Francesco ha detto che i sacramenti non sono per i “perfetti” e possono essere un “aiuto”…

“Certo che il sacramento è una grazia, non siamo pelagiani! Il Papa ha giustamente richiamato l’aspetto medicinale. Ma ci sono delle condizioni obiettive. Una situazione irregolare nel matrimonio è un ostacolo oggettivo a ricevere l’Eucaristia. Non va vissuto come una punizione: non lo è. E non impedisce di partecipare alla Messa”.

E allora non c’è niente da fare?

“Le cose non stanno così. Dobbiamo cercare una combinazione tra i principi generali e la situazione particolare, personale. Trovare soluzioni ai problemi individuali, ma sempre sul fondamento della dottrina cattolica. Non si può adeguare la dottrina alle circostanze: la Chiesa non è un partito politico che fa sondaggi per cercare consenso. E’ necessario un dialogo concreto, pastorale. Ci sono situazioni differenti da valutare in modo differente”.

La soluzione è l’annullamento del matrimonio?

“Se ci sono le condizioni per dichiararlo nullo, sìPer questo abbiamo i tribunali ecclesiastici…”.

Ma è possibile se si hanno figli?

“Sì, non sono i figli che fanno la validità ma il consenso tra i coniugi consapevoli del sacramentoIn molti Paesi ci sono solo resti della tradizione cristiana, si è perso il senso, c’è una confusione totale”.

Quali sono le nuove eresie, oggi?

I problemi si concentrano nell’antropologia. Manca una coscienza della dimensione trascendente dell’uomo, della sua vocazione divina. Il senso della dignità umana. Penso alle nuove schiavitù, ai poveri, allo sfruttamento delle donne, agli abusi non solo sessuali sui minori, ai malati visti come un costo da eliminare, alla vita ridotta alla funzionalità produttiva, alle condizioni di lavoro: un’organizzazione economica che tende a distruggere la vita della famiglia con grave danno della vita stessa, i figli…

Fallite le trattative, qual è la posizione dei lefebvriani?

“Ai vescovi è stata revocata la scomunica canonica per le ordinazioni illecite, ma resta quella sacramentale, de facto, per lo scisma: si sono allontanati dalla comunione con la Chiesa. Dopodiché non chiudiamo la porta, mai, e li invitiamo a riconciliarsi. Ma anche loro devono cambiare atteggiamento, accettare le condizioni della Chiesa cattolica e il Sommo pontefice come criterio definitivo di appartenenza”.

Che cosa può dire dell’incontro fra Francesco e Gutierrez, l’11 settembre?

Alle correnti teologiche capitano momenti difficili, si discute e chiarisce. Ma Gutiérrez è sempre stato ortodosso. Noi europei dobbiamo superare l’idea di esser il centro, senza peraltro sottovalutarci. Ampliare gli orizzonti, trovare un equilibrio: questo ho imparato da lui. Ad aprirmi a  un’esperienza concreta: vedere la povertà e anche al gioia della gente. Un Papa latino americano è stato un segno celeste. Gustavo era emozionato. Lo ero pure io. E anche Francesco”.

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