venerdì 15 novembre 2013

Credere in Cristo morto e risorto, presente qui e ora

Giovanni Paolo II, nel 1984 nel trentennale di Comunione e Liberazione: “Proseguite con impegno su questa strada perché, anche attraverso voi, la Chiesa sia sempre più l’ambiente dell’esistenza redenta dell’uomo (…) dove ogni uomo trova la risposta alla domanda di significato per la sua vita: Cristo, centro del cosmo e della storia, (…) principio interpretativo dell’uomo e della sua storia. Affermare umilmente, ma altrettanto tenacemente, Cristo principio e motivo del vivere e dell’operare, della coscienza e dell’azione, significa aderire a Lui, per rendere presente adeguatamente la sua vittoria sul mondo. In questo sta la ricchezza della vostra partecipazione alla vita ecclesiale: (…) L’esperienza cristiana così compresa e vissuta genera una presenza che pone in ogni circostanza umana la Chiesa come luogo dove l’evento di Cristo (…) vive come orizzonte pieno di verità per l’uomo. Noi crediamo in Cristo morto e risorto, in Cristo presente qui e ora, che solo può cambiare e cambia, trasfigurandoli, l’uomo e il mondo”.

Altrettanto Papa Francesco nell’Udienza Generale del 6 novembre 2013 ha offerto una Catechesi per ravvivare la consapevolezza del metodo originario, della forma, del fatto intelligente, dell’esperienza con cui Gesù Cristo morto e risorto si fa continuamente, ecclesialmente presente per incontrare ogni uomo e far accadere la fede, la speranza, la carità: Mercoledì scorso ho parlato della comunione dei
santi, intesa come comunione tra le persone sante, cioè tra noi credenti. Oggi vorrei approfondire l’altro aspetto di questa realtà: vi ricordate che c’erano due aspetti: uno la comunione, l’unità fra noi e l’altro aspetto la comunione alle cose sante, ai beni spirituali. I due aspetti sono strettamente collegati fra loro, infatti la comunione tra i cristiani cresce mediante la partecipazione ai beni spirituali. In particolare: i Sacramenti, i carismi, e la carità (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 949-953). Noi cresciamo in unità, in comunione, con: i Sacramenti, i carismi che ciascuno ha dallo Spirito Santo, e con la carità.
Anzitutto la comunione ai Sacramenti. I Sacramenti esprimono e realizzano un’effettiva e profonda comunione tra di noi, poiché in essi incontriamo Cristo Salvatore e, attraverso di Lui, i nostri fratelli nella fede. I Sacramenti non sono apparenze, non sono riti, ma sono la forza di Cristo; è Gesù Cristo presente nei Sacramenti. Quando celebriamo l’Eucarestia è Gesù vivo, che ci raduna, ci fa comunità, ci fa adorare il Padre. Ciascuno di noi, infatti, mediante il Battesimo, la Confermazione e l’Eucarestia, è incorporato a Cristo e unito a tutta la comunità dei credenti. Pertanto, se da un lato è la Chiesa che “fa” i Sacramenti, dall’altro sono i Sacramenti che “fanno” la Chiesa, la edificano, generando nuovi figli, aggregandoli al popolo santo di Dio, consolidando la loro appartenenza.
Ogni incontro con Cristo, che nei Sacramenti ci dona la salvezza, ci invita ad “andare” e comunicare agli altri una salvezza che abbiamo potuto vedere, toccare, incontrare, accogliere, e che è davvero credibile perché è amore. In questo modo, i Sacramenti ci spingono ad essere missionari, e l’impegno apostolico di portare il vangelo in ogni ambiente, anche in quelli più ostili, costituisce il frutto più autentico di un’assidua vita sacramentale, in quanto è partecipazione all’iniziativa salvifica di Dio, che vuole donare a tutti la salvezza. La grazia dei Sacramenti alimenta in noi una fede forte e gioiosa, una fede che sa stupirsi delle “meraviglie” di Dio e sa resistere agli idoli del mondo. Per questo è importante fare la Comunione, è importante che i bambini siano battezzati presto, che siano cresimati, perché  i Sacramenti sono la presenza di Gesù Cristo in noi, una presenza che ci aiuta. E’ importante, quando ci sentiamo peccatori, accostarci al sacramento della Riconciliazione. Qualcuno potrà dire: “Ma ho paura, perché il prete mi bastonerà”. No, non ti bastonerà il prete; tu sai chi incontrerai nel sacramento della Riconciliazione? Incontrerai Gesù che ti perdona! E’ Gesù che ti aspetta lì; e questo è un sacramento che fa crescere tutta la Chiesa.
Un secondo aspetto della comunione alle cose sante è quello della comunione dei carismi. Lo Spirito Santo dispensa ai fedeli una moltitudine di doni e di grazie spirituali; questa ricchezza diciamo “fantasiosa” dei doni dello Spirito santo è finalizzata alal edificazione della Chiesa. I carismi – parola un po’ difficile – sono i regali che ci dà lo lo Spirito santo, abilità possibilità…Regali dati non perché siano nascosti, ma per parteciparli agli altri. Non sono dati a beneficio di chi li riceve, ma per l’utilità del popolo di Dio. Se un carisma, invece, un regalo diq uetsi, serve ad affermare se stessi, c’è da dubitare che si ttratti di un autentico carisma o che sia fedelmente vissuto. I carismi sono grazie particolari, date ad alcuni per fare del bene a atnti altri. Sono delle attitudini, delle ispirazioni e delle spinte interiori, chenacsono nella coscienza e nell’esperienza di determinate persone, le quali sono chiamate a metterle al servizio della comunità.  In particolare, questi doni spirituali vanno a vantaggio della santità della Chiesa e della sua missione. Tutti siamo chiamati a rispettarli in noi e negli altri, ad accoglierli come stimoli per una presenza e un’opera feconda della Chiesa. San Paolo ammoniva: “Non spegnete lo Spirito” (1 Ts 5,19). Non spegniamo lo Spirito che ci dà questi regali, queste abilità, queste virtù tanto belle che ci fanno crescere la Chiesa.
Qual è il nostro atteggiamento di fronte a questi doni dello Spirito santo? Siamo consapevoli che lo Spirito di Dio è libero di darli a chi vuole? Lo consideriamo come un aiuto spirituale, attraverso il quale il Signore sostiene la nostra fede e rafforza la nostra missione nel mondo?
E veniamo al terzo aspetto della comunione alle cose sante, cioè la comunione della carità, la unità fra noi che fa la carità, l’amore. I pagani, osservando i primi cristiani, dicevano: ma come si amano, come si vogliono bene! Non si odiano, non sparlano uno contro l’altro. Questa è la carità, l’amore di Dio che lo Spirito Santo ci mette nel cuore. I carismi sono importanti nella vita della comunità cristiana, ma sono sempre dei mezzi per crescere nella carità, nell’amore, che san Paolo colloca al di sopra dei carismi (1Cor 13, 1-13). Senza l’amore, infatti, anche i doni più straordinari sono vani: questo uomo guarisce la gente, ha questa qualità, quest’altra virtù…ma ha amore e carità nel suo cuore? Se ce l’ha bene, ma se non ce l’ha non serve alla Chiesa. Senza l’amore tutti questi doni e carismi non servono alla Chiesa, perché dove non c’è l’amore c’è un vuoto che viene riempito dall’egoismo. E mi domando: se tutti noi siamo egoisti, possiamo vivere in comunione e in pace? Non si può, per questo è necessario l’amore che ci unisce. Il più piccolo dei nostri gesti d’amore ha effetti buoni per tutti! Pertanto, vivere l’unità nella Chiesa e la comunione della carità significa non cercare il proprio interesse, ma condividere le sofferenze e le gioie dei fratelli (1 Cor 12,26), pronti a portare i pesi di quelli più deboli e poveri. Questa solidarietà fraterna non è una figura retorica, un modo di dire, ma è parte integrante della comunione tra i cristiani. Se la viviamo, noi siamo nel mondo segno, “sacramento” dell’amore di Dio. Lo siamo gli uni per gli altri e lo siamo per tutti. Non si tratta solo di quella carità spicciola che ci possiamo offrire a vicenda, si tratta di qualcosa di più profondo: è una comunione che ci rende capaci di entrare nella gioia e nel dolore altrui per farli nostri sinceramente.
E spesso siamo troppo aridi, indifferenti, distaccati e invece di trasmettere fraternità, trasmettiamo malumore, freddezza, egoismo. E con malumore, freddezza, egoismo non si può far crescere la Chiesala Chiesa cresce soltanto con l’amore che viene dallo Spirito Santo. Il Signore si invita ad aprirci alla comunione con Lui, nei Sacramenti, nei carismi e nella carità, per vivere in maniera degna della nostra vocazione cristiana!”.

Papa Francesco, alla luce della dottrina del Catechismo sul fatto, sulla esperienza cristiana, ha narrato un “evento”: “prima di venire in piazza sono andato a trovare una bambina di un anno e mezzo con una malattia gravissima. Suo papà e sua mamma pregano, e chiedono al Signore la salute di questa bella bambina. Sii chiana Noemi. Sorrideva poveretta! Facciamo un atto di amore. Noi non la conosciamo, ma è una bambina battezzata, è una di noi, è una cristiana. Facciamo un atto di amore per lei e in silenzio chiediamo che il Signore la aiuti in questo momento e le dia la salute. In silenzio un attimo,  e poi pregheremo l’Ave Maria. E adesso tutti insieme preghiamo la Madonna per la salute di Noemi. Ave Maria….Grazie per questo atto di carità”.
Per la nuova evangelizzazione è certamente utile destare la sensibilità per la verità cioè per la realtà in tutti gli ambiti, invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero,del bene, di Dio. Ma la fede non è una conclusione logica di una filosofia, di una idea ma l’avvenimento dell’incontro attraverso l’esperienza di determinate persone che attirano per il lroo amore: la fede si comunica da persona a persona. Con l’incarnazione Dio possiede un volto umano come via alla verità, alla vita e anche risorto attraverso il volto dei suoi e quindi la necessità di conoscere chi si è incontrato attraverso la dottrina della Chiesa E di questo metodo originario nella Sua promessa sarà sempre con voi attraverso la via umana dell’amore nella Chiesa contemporanea ci sono tanti carismi di movimenti, oggi anche il carisma di Papa Francesco.

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