martedì 29 ottobre 2013

Il Concilio restituito alla Chiesa

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Stefano Fontana
Prefazione di S.E. Gianpaolo Crepaldi
Arcivescovo – vescovo di Trieste

Siamo a poche settimane dalla conclusione dell’Anno della fede e dalla celebrazione del 50° dell’inizio del Vaticano II.
Per La Nuova Evangelizzazione e per l’unità della Chiesa che la rende feconda il Vaticano II è di fondamentale importanza. Questo libro di Stefano Fontana fornisce un quadro completo e veramente utile alla Chiesa, al ministero di Papa Francesco, sempre deciso nella strada aperta dal Concilio, interessato a continuare lo spirito di rinnovamento e riforma nella continuità dinamica e creativa
che viene da esso, ponendosi fuori da ogni ossessione ideologica tra conservatori e progressisti.
Esso si inserisce nella tradizione della Chiesa e “come figlio della Chiesa non mi posso staccare da essa” (Papa Francesco). Per valorizzarlo e realizzarlo bisogna capirlo per quello che è stato.
Benedetto XVI ci ha dato alcune indicazioni su come procedere per interpretare correttamente il Concilio, dicendo che del Concilio occorre continuamente parlarne conoscendone i testi alla luce del depositum fidei tramandato dalla tradizione della Chiesa, alla cui luce va letto anche il Concilio. Su questo sono concordi tutti i Pontefici del Concilio e del post Concilio fino a Papa Francesco. Alla luce della tradizione comprende la guida del Sommo Pontefice, oggi di Papa Francesco, ossia del più  alto magistero della Chiesa cattolica che accentua il criterio conciliare della “gerarchia delle verità”. Si tratta, sempre alla luce del Concilio dottrinale – pastorale, dell’impegno comune che richiami l’essenziale e che sia ben centrato sull’essenziale, cioè su Gesù Cristo risorto, ecclesialmente contemporaneo per tutti e per tutto. Non serve disperdersi in tante cose secondarie e superflue, ma concentrarsi sulla realtà fondamentale, che è l’incontro con Cristo, con la sua misericordia, con il suo amore el’amare i fratelli come Lui ci ha amato e che ci spinge, fedeli nella memoria, anche a percorrere vie nuove, con coraggio creativo senza fossilizzarci: com’è la dottrina e la pastorale fra le nostre diocesi  e parrocchie? Rende visibile, nella gerarchia di tutte le verità del deposito, l’essenziale, la memoria e la presenza sacramentale di Gesù Cristo? Il Concilio e l’Anno della fede ha puntato a far accadere, con il dono dello Spirito della presenza e dell’incontro ecclesiale con Gesù Cristo, il risveglio nel cuore e nella mente dei nostri contemporanei la vita della fede. La fede è un dono di Dio, ma importante che noi cristiani di oggi, illuminati anche dal Concilio pastorale , mostriamo di vivere in modo concreto la regalità di Cristo, attraverso l’amore, la concordia, la gioia, la sofferenza, perché questo suscita delle domande, come all’inizio del cammino della Chiesa: perché vivono così?Che cosa li spinge? Sono interrogativi che pastoralmente, dottrinalmente perché la fede è anche conoscenza, portano al cuore dell’evangelizzazione che è la testimonianza della conoscenza di fede e carità. Ecco perché in questi tempi, abbiamo bisogno di maestri che siano testimoni credibili con la vita e la parola e rendano visibile, concreto il Vangelo, risveglino in segni concreti l’attrazione per  presenza di Gesù Cristo, per l’amore materno cioè  per la pastoralitàdella Chiesa, per la bellezza di Dio, non di un dio qualsiasi ma di Dio che possiede un volto umano, che non guarda quante volte l’uomo cade, ma quante volte può rialzarsi, che non ci ama solo quando o perché siamo buoni, ma per farci tutti suoi amici.
Quindi si tratta di andare incontro, andare incontro agli altri, percorrendo anche tratti di strada insieme a non credenti o di altre religioni. Il Concilio Vaticano II non ha voluto essere dogmatico ma dottrinale- pastorale, creativo. dinamico. La nuova evangelizzazione è un movimento rinnovato verso chi ha smarrito la fede e il senso profondo della vita. Questo dinamismo fa parte della grande missione di Cristo di portare la vita nel mondo, l’amore del Padre all’umanità. Il Figlio di Dio è “uscito” dalla condizione divina, si è fatto piccolo, povero ed adoperando mezzi poveri ed è venuto incontro a noi. La Chiesa è all’interno di questo movimento povero, ogni cristiano è chiamato ad andare incontro agli altri, a dialogare con quelli che non la pensano come noi, con quelli che hanno un’altra fede, o che non hanno fede. Incontrare tutti, perché tutti abbiamo in comune l’essere creati a immagine e somiglianza di Dio. Possiamo andare incontro a tutti, senza paura e senza rinunciare alla nostra appartenenza.
E’ questa l’interpretazione, l’azione pastorale del Concilio di papa Francesco offerta in questi primi mesi del suo pontificato nell’Anno della fede.
Stefano Fontana documenta, alla luce anche del Concilio, che non si dà piena autonomia della ragione dalla fede perché senza la fede la ragione inevitabilmente si autolimita già nella sua istanza critica originaria. Ne discende, come testimonia anche con la sua predicazionequotidiana Papa Francesco, che l’ordine della realtà esistenziale, e quindi anche l’ordine sociale, non è completamente autonomo dalla fede teologale in Cristo re e a Dio deve essere riconosciuto un posto pubblico nel mondo a garanzia del proseguimento degli stessi fini naturali del bene comune. E’ una evidente continuità con il magistero di Benedetto XVI.

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