venerdì 27 settembre 2013

Valori non negoziabili


E’ carità richiamare la verità riguardo la vita umana e la sessualità come Dio ci ha creati. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa

1.        La prima riflessione che vorrei condividere con voi è questa: noi assistiamo oggi ad una situazione paradossale, che riguarda la professione medica. Da una parte constatiamo – e ringraziamo Dio – i progressi della medicina, grazie al lavoro di scienziati che, con passione e senza risparmio, si dedicano alla ricerca delle nuove cure. Dall’altra, però, riscontriamo anche il pericolo che il medico smarrisca la
propria identità di servitore della vita. Il disorientamento culturale ha intaccato anche quello che sembrava un ambito inataccabile: il vostro, la medicina! Pur essendo per loro natura al servizio della vita, le professioni sanitarie sono indotte a volte a non rispettare la vita stessa. Invece, come ci ricorda l’Enciclica Caritas in veritate “l’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo”. Non c’è vero sviluppo senza questa apertura alla vita. “Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridisconoL’accoglienza della vita tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco” (n. 28). La situazione paradossale si vede nel fatto che, mentre si attribuiscono alla persona nuovi diritti, a volte anche presunti diritti, non sempre si tutela la vita come valore primario e diritto primordiale di ogni uomo. Il fine ultimo dell’agire medico rimane sempre la difesa e la promozione della vita.
2.        2. Il secondo punto: in questo contesto contraddittorio, la Chiesa fa appello alle coscienze,  alle coscienze di tutti i professionisti e i volontari della sanità, in maniera particolare di voi ginecologi, chiamati a collaborare alla nascita di nuove vite umane. La vostro è una singolare vocazione e missione, che necessita di studio, di coscienza e di umanità. Un tempo, le donne che aiutavano nel parto le chiamavamo “comadre”: è come una madre con l’altra, con la vera madre. Anche voi siete “comadri” e “compadri”, anche voi. Una diffusa mentalità dell’utile, la “cultura dello scarto”, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un “sì” deciso e senza tentennamenti alla vita. “Il primo diritto di una persona umana è la sua vitaEssa ha altri beni e alcuni di essi sono più preziosi; ma è quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 novembre 1974, 11). Le cose  hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo. Tante volte, ci troviamo in situazioni dove vediamo che quello che costa di meno è la vita. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa. Nell’essere umano fragile ciascuno di noi è invitato a riconoscere il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo. E ogni anziano, e – ho parlato del bambino: andiamo agli anziani - agli anziani, altro punto! E ogni anziano, anche se infermo o alla fine dei suoi giorni, porta in sé il volto di Cristo. Non si possono scartare come ci propone la “cultura dello scarto”! Non si possono scartare!
3.        Il terzo aspetto è un mandato: siate testimoni e diffusori di questa “cultura ella vita”. Il vostro essere cattolici comporta una maggiore responsabilità: anzitutto verso voi stessi, per l’impegno di coerenza con la vocazione cristiana; e poi verso la cultura contemporanea, per contribuire a riconoscere nella vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento E’ questo un impegno di nuova evangelizzazione che richiede spesso di andare controcorrente,pagando di persona. Il signore conta anche su di voi per diffondere il “Vangelo della vita”.In questa prospettiva i reparti ospedalieri sono luoghi privilegiati di testimonianza e di evangelizzazione, perché là dove la Chiesa si fa “veicolo della presenza del Dio vivente”, diventa al tempo stesso “strumento di una vera umanizzazione dell’uomo e del mondo” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione, 9). Maturando la consapevolezza che al centro dell’attività medica e assistenziale c’è la persona umana nella condizione di fragilità, la struttura sanitaria diventa “luogo in cui la relazione di cura non è mestiere – la vostra vocazione di cura – non è un mestiere – ma missione; dove la carità del Buon Samaritano è la prima cattedra e il volto dell’uomo sofferente, è il volto stesso di Cristo” (Benedetto XVI, Discorso all’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, 3 maggio 2012).
Cari amici medici, voi che siete chiamati ad occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede – no, no – ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di una sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e invincibile. Non tralasciate mai di pregare il Signore e la vergine Maria per avere la forza di compiere bene il vostro lavoro e testimoniare con coraggio – con coraggio! Oggi ci vuole coraggio – testimoniare con coraggio il “vangelo della vita”! Grazie tante” (Papa Francesco, Ai Partecipanti all’incontro promosso dalla Federazione Internazionali delle Associazioni dei Medici Cattolici, 20 settembre 2013).

 Il punto più importante dell’intervento magisteriale di Papa Francesco ai medici cattolici perché nella cultura contemporanea nella sua radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale, contribuiscano a riconoscere in ogni vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio, fin dal primo istante del suo concepimento. E’ questo un impegno di nuova evangelizzazione che richiede spesso di andare controcorrente, pagando di persona. Ecco perché Benedetto XVI ha indetto l’anno della fede e Papa Francesco punta di conseguenza a fare della fede  la priorità dell’agenda pastorale parlando delle conseguenze morali in contesti determinati come l’incontro con i medici e invitando cardinali e vescovi a richiamare temi sui quali la posizione della Chiesa è ben nota. Lo ha fatto il card. Burke in America dedicando molto spazio alla triade aborto – nozze omosessuali – contraccezione. E dice di “allarmante rapidità in cui si sta realizzando l’agenda omosessuale”, fatto che “dovrebbe risvegliare tutti noi e spaventarci per quanto riguarda il futuro della nostra nazione”. Questo “è un inganno, una menzogna circa l’aspetto più fondamentale della nostra natura umana, la nostra sessualità umana, che ci definisce”.
L’Apocalisse parla del demoniaco come Diavolo, colui che divide, Satana colui che spinge all’odio, Serpente antico colui che oscura la coscienza, Dragone colui che punta a dissolvere la grammatica della creazione. Burke afferma che “è una situazione diabolica che mira a distruggere gli individui, le famiglie e alla fine la nostra nazione”. E’ il male imperante, dunque, frutto di “una cultura di morte, di una cultura contro la vita e contro la famiglia che esiste da tempo”. E la colpa, secondo Burke è anche dei cattolici. “non abbiamo adeguatamente combattuto perché non ci è stata insegnata al nostra fede cattolica, soprattutto nella profondità necessaria per affrontare questi gravi mali del nostro tempo. E’ un fallimento della catechesi, sia quella dei bambini sia quella dei giovani che si è realizzata per cinquant’anni. C’è bisogno di un’attenzione molto più radicale, e posso dire ciò perché sono stato vescovo di due diverse diocesi”. Il risultato della catechesi superficiale dell’ultimo cinquantennio, secondo il porporato, “è che molti elettori adulti sostengono i politici con posizioni immorali, perché non conoscono la loro fede cattolica e il suo insegnamento in materia di attrazione per lo stesso sesso e il disordine intrinseco di rapporti sessuali tra due persone dello stesso sesso.Ecco perché – aggiunge – queste persone non sono in grado di difendere la fede cattolica”. Burke ha esplicitato quello che Papa Francesco ha detto nell’invitare i medici a “riconoscere in ogni vita umana la dimensione trascendente, l’impronta dell’opera creatrice di Dio”.

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