domenica 29 settembre 2013

Teologia della liberazione e teologia della Chiesa


“La forte unità che si è realizzata nella Chiesa dei primi secoli con una fede  amica dell’intelligenza e una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti ha reso possibile la prima grande espansione missionaria del cristianesimo nel mondo ellenistico romano. Così è avvenuto in seguito, in diversi contesti culturali e situazioni storiche. Questa rimane la strada maestra per l’evangelizzazione” (Benedetto XVI, Verona 2006): dalla parte dei poveri. Teologia della liberazione, teologia della Chiesa

Nel libro di Nello Scavo “La lista di Bergoglio, in vendita dal 3 settembre e presentato da www.chiesa  il 28 settembre, è riportata per la prima volta la trascrizione dell’interrogatorio cui fu sottoposto Bergoglio dalla magistratura argentina l’8 novembre 2010.
In esso vi sono alcuni passaggi in cui egli dice in breve, che cosa pensa della teologia della liberazione e il primo passaggio del suo argomentare da cardinale in prossimità di essere Papa: è il seguente.
“La scelta dei poveri risale ai primi secoli del cristianesimo. E’ nello stesso Vangelo. Se io oggi leggessi alcuni dei sermoni dei primi padri della Chiesa, del II – III secolo, su come si debbano trattare i poveri, direste che la mia omelia è da maoista o da trotzkista. La
Chiesa ha sempre onorato la scelta di preferire i poveri. Considerava i poveri il tesoro della Chiesa. Durante la persecuzione del diacono Lorenzo, che era amministratore della diocesi, quando gli chiesero di portare tutti i tesori della Chiesa si presentò con una marea di poveri e disse:’Questi sono i tesori della Chiesa’. E sto parlando del II – III secolo. La scelta dei poveri viene dal  Vangelo. Durante il Concilio Vaticano II si riformula la definizione di Chiesa come popolo di Dio ed è da lì che questo concetto si rinforza e, nella seconda conferenza generale dell’episcopato latinoamericano a Medellin, si trasforma nella forte identità dell’America Latina”.

Più avanti, richiesto di dire che cosa pensa dei sacerdoti impegnati nelle baraccopoli, Bergoglio risponde

“E’ diverso per tutti i paesi dell’America Latina. In alcuni paesi furono coinvolti di mediazioni politiche, per esempio, con una lettura del Vangelo con una ermeneutica marxista. Questo diede vita alla teologia della liberazione. In altri paesi si avvicinarono di più alla pietà popolare e si allontanarono da tutti gli impegni politici, se non optando per la politica con la ‘P’ maiuscola (una delle attuali forme di carità), per la promozione e l’assistenza ai poveri. La Santa Sede espresse due pareri (Libertatis nuntius, 6 agosto 1984; Libertatis conscientia, 22 marzo 1986), in quel momento, sulla teologia della liberazione, dove spiegava bene le differenze. Erano pareri molto aperti, che incoraggiavano il lavoro con i poveri, però all’interno di una ermeneutica cristiana, non presa in prestito da una qualche visione politica”.

E infine, dopo aver detto che i padri Yalics e Yorio, che era riuscito a strappare dal carcere, “avevano una posizione equilibrata, ortodossa e in linea con le due direttive della Santa Sede”, e richiesto di dire come era vista la teologia della liberazione dai generali al potere, dice ancora.

“C’erano dei personaggi di riferimento latinoamericani che le persone della dittatura consideravano baluardi del demonio, per esempio Camillo Torres, il prete colombiano. La dittatura aveva la tendenza a considerare questi riferimenti come qualcosa di puramente rivoluzionario, marxista, di sinistra, come una resa del Vangelo alla sinistra. Come ho dichiarato prima, sì, c’erano alcuni che insegnavano teologia con una ermeneutica marxista, una cosa che la Santa Sede non ha mai accettato, e altri che no, cercavano invece una presenza pastorale tra i poveri, a partire da una ermeneutica del Vangelo. I dirigenti della dittatura demonizzavano tutta la teologia della liberazione, tanto i preti che seguivano l’interpretazione marxista – che erano pochi in Argentina se paragonata ad altri paesi – quanto i preti che semplicemente vivevano la vocazione sacerdotale tra i poveri. Facevano di tutta l’erba un fascio”.

Purtroppo spesso anche in Europa, in Italia questa confusione è ancora diffusa. Il Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e il fondatore della teologia della liberazione provano a chiudere questa confusione a vent’anni di polemiche. Ma uno dei critici più severi della corrente con ermeneutica marxista è stato proprio l’attuale Papa, in totale consonanza con il Prefetto Ratzinger. E il 5 settembre nella basilica di Santa Barbara, l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede  Gerhard LudwigMuller e il teologo peruviano Gustavo Gutierrez presentano assieme l’edizione italiana di un loro libro a quattro mani dedicato alla teologia della liberazione: GH. Gutierrez, G.L. Muller, “Dalla parte dei poveri.Teologia della liberazione, teologia della Chiesa”, Edizioni Messaggero – EMI, Padova, 2013, pp. 192.
Il libro è uscito nel 2004 in Germania senza suscitare particolari emozioni  - Sandro Magister -, ma questa sua ristampa italiana è stata salutata da alcuni come una svolta storica: quasi fosse la firma di un trattato di pace tra la teologia della liberazione e il magistero della Chiesa.
Gutierrez è considerato uno dei padri della teologia della liberazione E Muller fu suo allievo e ammiratore. Tant’è vero che quando nel 2012 Benedetto XVI lo chiamò a presiedere la Congregazione per la Dottrina della Fede, molti manifestarono sorpresa.
Si devono infatti proprio a Joseph Ratzinger, quando era lui prefetto della congregazioni le due “istruzioni” concatenate del 1984 e del 1986 con cui la Chiesa di Giovanni Paolo II sottopose la teologia della liberazione a una critica molto severa, mossa “dalla certezza che le gravi deviazioni ideologiche denunciate finiscono ineluttabilmente per tradire la causa dei poveri”.
Ma evidentemente Ratzinger ritiene accettabile la lettura che Muller dava delle posizioni di Gutierrez, se non solo l’ha fatto prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ma gli ha affidato anche la cura dell’edizione completa delle sue opere teologiche, in tedesco già arrivata quasi a metà dell’impresa.
Il giudizio positivo di Muller sulla teologia della liberazione – letta attraverso la lente di Gutierrez – lo si coglie fin dalle prime righe del libro:
“Il movimento ecclesiale e teologico dell’America Latina e che dopo il Vaticano II ha trovato un’eco mondiale, è da annoverare, a mio giudizio, tra le correnti più significative della teologia cattolica del XX secolo”.
Più avanti sostiene:
“Solo per mezzo della teologia della liberazione la teologia cattolica ha potuto emanciparsi dal dilemma dualistico di aldiquà e aldilà, di felicità terrena e salvezza ultraterrena”.
L’espressione di papa Francesco: “Sogno una Chiesa povera per i poveri” è stata sbrigativamente assunta da molti come il coronamento di questa assoluzione generale della teologia della liberazione.
Ma sarebbe deleterio e ingenuo considerare chiusa la controversia.
Lo stesso Joseph Bergoglio non ha mai celato il suo disaccordo con aspetti essenziali di questa teologia.
Suoi teologi di riferimento non sono mai stati Gutiérrez, né Leonardo Boff, né Jon Sonrino, ma l’argentino Juan Carlos Scannone, che aveva elaborato una teologia non della liberazione ma “del popolo”, centrata sulla cultura e la religiosità della gente comune, dei poveri in primo luogo, con la loro spiritualità tradizionale e la loro sensibilità per la giustizia.
Nel 2005 – dunque quando era già uscito in Germania il libro di Muller Gutiérrez – l’allora arcivescovo di Buenos Aires scrisse:
“Dopo il crollo dell’impero totalitario del ‘socialismo reale’ queste correnti di pensiero sono sprofondate nello sconcerto. Incapaci sia di una riformulazione radicale che di una nuova creatività, sono sopravvissute per inerzia, anche se non manca ancora oggi chi le voglia anacronisticamente riproporre”.
A giudizio del fratello di Leonardo BoffClodovis, l’evento che segnò l’addio della Chiesa Cattolica latinoamericana a quel che restava della teologia della liberazione fu la conferenza continentale di Aparecidadel 2007, inaugurata da Benedetto XVI in persona e con suo protagonista il cardinale Bergoglio.
Clodovis Boff maturò in quel periodo la sua “conversione”. Da esponente di punta della teologia della liberazione diventò uno dei suoi critici più taglienti.
Nel 2008 fece scalpore la polemica tra i due fratelli. A giudizio di Clodovis, l’errore “fatale” in cui la teologia della liberazione cade è di collocare il povero  come “principio operativo della teologia”, sostituendolo a Dio e a Gesù Cristo.
Con questa conseguenza:
La ‘pastorale della liberazione’ diventa un braccio fra tanti della lotta politica. La Chiesa si fa simile auna ONG e così si svuota anche fisicamente: perde operatori, militanti e fedeli. Quelli ‘di fuori’ provano scarsa attenzione per runa ‘Chiesa della liberazione’, poiché, per la militanza, dispongono già delle ONG, mentre per l’esperienza religiosa hanno bisogno di molto più che una semplice liberazione sociale”.
Il pericolo che la Chiesa si riduca a una ONG è un segnale d’allarme che papa Francesco lancia ripetutamente, anche nell’ultima visita ad Aparecida nella Giornata Mondiale della Gioventù.
“Sarebbe ingannevole trascurarlo – conclude Sandro Magister -, nel rileggere oggi il libro di Muller e diGutiérrez”.
Nell’ultimo incontro con il Clero Romano di fronte  a un sacerdote che proponeva il giudizio di Muller, Papa Francesco precisò: Questo è il pensiero di Muller, non il mio. Il mio è quello della V Conferenza Generale dell’Episcopato LatinoAmericano e dei Caraibi di Aparecida con le linee date da Benedetto XVI:
La saggezza dei popoli originari li portò fortunatamente a formare una sintesi tra le loro culture e la fede cristiana che i missionari offrivano loro. Di lì è nata la ricca e profonda religiosità popolare, nella quale appare l’anima dei popoli latinoamericani:
-         L’amore a Cristo sofferente, il Dio della compassione, del perdono e della riconciliazione; il Dio che ci ha amati fino a consegnarsi per noi;
-         L’amore al Signore presente nell’Eucaristia, il Dio incarnato, morto e risuscitato per essere Pane di vita;
-         Il Dio vicino ai poveri e a coloro che soffrono;
-         La profonda devozione alla Santisisma Vergine di Guadalupe, l’Aparecida, la Vergine delel diverse invocazioni nazionali e locali. Quando la Vergine di Guadalupe apparve all’indio san Juan Diego gli disse queste significative parole: “Non sono io qui che sono tua madre? Non sei sotto la mia ombra e il mio sguardo? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai forse al riparo dle mio manto, nell’incrocio delle mie braccia?” (Nican Mopohuann118 – 119.
Questa religiosità si esprime anche nella devozione ai santi con le loro feste patronali, nell’amore al Papa e agli altri Pastori, nell’amore alla Chiesa universale come garnde famiglia di Dio che non può né deve mai lasciare soli o nella miseria i propri figli. Tutto ciò forma il grande mosaico della religiosità popoalre che è il prezioso tesoro della Chiesa cattolica in America Latina, e che essa deve proteggere, promuovere e, quando fosse necessario, anche purificare”.

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