domenica 15 settembre 2013

Non diventiamo cristiani da soli‏

Noi non diventiamo cristiani da soli e  con le nostre forze pur essendo la fede un atto personale, ma essa è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nella Chiesa e attraverso la Chiesa madre

“Tra le immagini che il Concilio Vaticano II ha scelto per farci meglio capire la natura della Chiesa, c’è quella della “madre”: la Chiesa è nostra madre nella fede nella vita soprannaturale (Lumen gentium, 6.14.15.41.42). E’ una delle immagini più usate dai Padri della Chiesa nei primi secoli e penso possa essere utile anche per noi. Per me è una delle immagini più belle della Chiesa: la Chiesa madre! In che senso e in che modo la Chiesa è madre? Partiamo dalla realtà umana della maternità: che cosa fa la mamma?
   Anzitutto una mamma genera alla vita, porta nel suo grembo per nove mesi il proprio figlio e poi lo apre alla vita, generandolo. Così è la Chiesa: ci genera alla fede, per opera dello Spirito Santo che la rende feconda, come la Vergine Maria. La 
Chiesa e la Vergine Maria sono mamme, ambedue; quello che si dice della Chiesa si può dire anche della Madonna e quello che si dice della Madonna si può dire anche della Chiesa! Certo la fede è un atto personale: “io credo”, io personalmente rispondo a Dio che si fa conoscere e vuole entrare in amicizia con me (Lumen fidei,n.39). Ma la fede io la ricevo da altri, in una famiglia, in una comunità che mi insegna a dire “io credo”, “noi crediamo”. Un cristiano non è un’isola! Noi non diventiamo cristiani in laboratorio, noi non diventiamo cristiani da soli e con le nostre forze, ma la fede è un regalo, è un dono di Dio che ci viene dato nelal Chiesa e attraverso la Chiesa. E la Chiesa ci dona la vita di fede nel Battesimo: quello è il momento in cui ci fa nascere come figli di Dio, il momento in cui ci dona la vita di Dio, ci genera come madre. Se andate al Battistero di San Giovanni in Laterano, presso la cattedrale del Papa, all’interno c’è un’iscrizione latina che dice più o meno così: “Qui nasce un popolo di stirpe divina, generato dallo Spirito Santo che feconda queste acque; la Madre Chiesa non è un fatto esteriore e formale, non è compilare una carta che ci danno, ma è un atto interiore e vitale; non si appartiene alla Chiesa come si appartiene ad una società, ad un partito o ad una qualsiasi altra organizzazione. Il legame è vitale, come quello che si ha con la propria mamma, perché, come afferma sant’Agostino, “la Chiesa realmente madre dei cristiani” (De morbusEcclesiae, I, 30, 62-63). Chiediamoci: come vedo io la Chiesa? Se sono riconoscente anche ai miei genitori perché mi hanno dato la vita, sono riconoscente alla Chiesa perché mi ha generato nella fede attraverso il Battesimo? Quanti cristiani ricordano la data del  proprio Battesimo? Io vorrei fare questa domanda qui  a voi, ma ognuno risponda nel suo cuore: quanti di voi ricordano la data del proprio Battesimo? Alcuni alzano le mani, ma quanti non ricordano! Ma la data del Battesimo è la data della nostra nascita alla Chiesa, la data nella quale la nostra mamma Chiesa ci ha partorito! E adesso vi lascio un compito da fare a casa. Quando oggi tornate a casa, andate a cercare bene qual è la data del vostro Battesimo, e questo per festeggiarla, per ringraziare il Signore di questo dono. Lo farete? Amiamo la Chiesa come si ama la propria mamma, sapendo anche comprendere i suoi difetti? Tutte le mamme hanno difetti, ma quando si parla dei difetti della mamma noi li copriamo, li amiamo così. E la Chiesa ha pure i suoi difetti: la amiamo così come la mamma, la aiutiamo ad essere più bella, più autentica, più secondo il Signore? Vi lascio queste domande, ma non dimenticate i compiti: cercare la data del vostro Battesimo per averla nel cuore e festeggiarla.

2  Una mamma non si limita a dare la vita, ma con grande cura aiuta i suoi figli a crescere, dà loro il latte, li nutre, insegna il cammino della vita, li accompagna sempre con le sue attenzioni, con il suo affetto, con il suo amore, anche quando sono grandi. In una parola, una buona mamma aiuta i figli a uscire da se stessi, a non rimanere comodamente seduti sotto le ali materne, come una covata di pulcini sta sotto le ali della chioccia. La Chiesa come buona madre fa la stessa cosa: accompagna la nostra crescita trasmettendo la Parola di Dio, che è una  luce che ci indica il cammino della vita cristiana; amministrando i Sacramenti. Ci nutre con l’Eucaristia, ci porta il perdono di Dio attraverso il Sacramento della Penitenza, ci sostiene nel momento della malattia con l’Unzione degli infermi. La Chiesa ci accompagna in tutta la nostra vita di fede, in tutta la nostra vita cristiana. Possiamo allora farci delle altre domande: che rapporto ho io con la Chiesa? La sento come madre che mi aiuta a crescere da cristiano? Partecipo alla vita della Chiesa, mi sento parte di essa? Il mio rapporto è un rapporto formale o è vitale?
3 Un terzo breve pensiero. Nei primi secoli della Chiesa, era ben chiara una realtà: la Chiesa, mentre è madre dei cristiani, mentre “fa” i cristiani, è anche “fatta” da essi. La Chiesa non è qualcosa di diverso da noi stessi, ma va vista come la totalità dei credenti, come il “noi” dei cristiani: io, tu, tutti noi siamo parte della Chiesa. San Girolamo scriveva: “La Chiesa di Cristo altra cosa non è se non le anime di coloro che vivono in Cristo”. Allora la maternità della Chiesa la viviamo tutti, pastori e  fedeli. A volte sento dire: “Io credo in Dio ma non nella Chiesa…Ho sentito che la Chiesa dice…i preti dicono…”. Ma una cosa sono i preti, ma la Chiesa non è formata solo dai preti, la Chiesa siamo tutti! E se tu dici che credi in Dio e non credi nella Chiesa, stai dicendo che non credi in te stesso; e questo è una contraddizione. La Chiesa siamo tutti: dal bambino recentemente battezzato fino ai Vescovi, al Papa; tutti siamo chiamati ad essere educatori nella fede, ad annunciare il vangelo. Ciascuno di noi si chieda: che cosa faccio io perché altri possano condividere la fede cristiana? Sono fecondo nella mia fede o sono chiuso? Quando ripeto che amo una Chiesa non chiusa nel suo recinto,ma capace di uscire, di muoversi, anche con qualche rischio, per portare Cristo a tutti, penso a tutti, a me, a te, a ogni cristiano. Tutti partecipiamo della maternità della Chiesa, affinché la luce di Cristo raggiunga gli estremi confini della terra. Evviva la santa madre della Chiesa!” (Papa Francecso, Udienza Generale, 12 settembre 2013).

Papa Francesco sta venendo incontro in quest’Anno della fede, nel cinquantesimo del Concilio Vaticano II, della Lumen gentium a tutti coloro che cercano di realizzare se stessi, la propria persona incontrando oggi Gesù Cristo, crocefisso e risorto, presente nella e attraverso la Chiesa, attraverso la sua maternità cioè la sua pastorale. Se siamo stati pensati e voluti nel Verbo incarnato, questi è la nostra intelligibilità, il significato ultimo del nostro esserci, il tutto in rapporto al quale valutiamo  e scegliamo ogni azione o moralità, ogni eticità a livello sociale. Cercare una spiegazione ed una comprensione del significato del nostro esserci fuori da questa nostra appartenenza ecclesiale a Cristo crocifisso e risorto, equivale a porci fiori dalla verità equivale – afferma Papa Francesco –  negare se stessi.. Incontro nella  Chiesa e attraverso la Chiesa significa, analogamente alla maternità umana, ingresso vitale di Cristo in noi, tali per cui siamo trasformati in Lui, viviamo in Lui e di Lui. La risurrezione di Cristo, primizia della nostra, ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. Tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa; anzi la Chiesa stessa costituisce la primizia di questa trasformazione, che è opera di Dio e non nostra. Essa giunge a noi . come ricorda Papa Francesco, mediante la fede e il sacramento del Battesimo, che è realmente morte e risurrezione, rinascita, trasformazione in una vita nuova. Occorre esserne cosciente anche memorizzando la data del Battesimo. E’ ciò che rileva San Paolo nella Lettera ai Galati:  “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (2,20). E’ stata cambiata la mia identità essenziale e io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento. Il mio proprio io mi viene tolto e viene inserito in nuovo soggetto più grande, nel quale il mio io c’è di nuovo ma non nella solitudine individualista autoreferenziale, ma trasformato, purificato, “aperto” mediante l’inserimento nell’altro, aperto a tutto e a tutti. Diventiamo così “uno in Cristo” (Gal 3,28), un unico soggetto nuovo, e il nostro io viene liberato  dal suo isolamento, dalla solitudine infernale. “Io, ma non più Io”: è questa la formula dell’esistenza cristiana fondata sul Battesimo così descritta dottrinalmente da Benedetto XVI e pastoralmente sottolineata da Papa Francesco, la formula della risurrezione dentro al tempo, la formula della “novità” cristiana chiamata a trasformare il mondo sapendo che Dio Padre non guarda quante volte cadiamo, ma quanto volte, con il suo perdono, ci rialziamo. Qui sta la nostra gioia pasquale in tutte le tribolazioni e le miserie del peccato. La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana e limitata della nostra vita, ciò che lo Spirito santo ha intrapreso in noi con il Battesimo maternamente generati nella e attraverso la Chiesa: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter, dal bambino appena battezzato al vescovo, al Papa, essere veri testimoni del risorto presente nella sacra mentalità della Chiesa e in tal modo portatori della gioia di riconciliati e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità ecclesiale di uomini entro al quale viviamo apostolicamente, misisonariante come luce delle genti.

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