sabato 3 agosto 2013

Pur distanti uniti condividendo la fede in Cristo


Distanti geograficamente, anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano, convenendo insieme siete uniti per condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli e Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e giovane, perché avete risposto con generosità e coraggio all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere suoi amici

“Anzitutto voglio ingraziarvi per la testimonianza di fede che state dando al mondo. Sempre ho sentito dire che ai carioca non piacciono il freddo e la pioggia, ma voi state mostrando che la vostra fede è più forte del freddo e della pioggia. Congratulazioni! Siete dei veri eroi!
Vedo in voi la bellezza del volto giovane di Cristo e il mio cuore si riempie di gioia. Ricordo la prima Giornata Mondiale della Gioventù  a livello internazionale. E’ stata celebrata nel 1987 in Argentina, nella mia città di Buenos Aires. Custodisco vive nella memoria queste parole del beato Giovanni Paolo II ai giovani: “Ho tanta speranza in voiMi auguro soprattutto che rinnoviate la vostra fedeltà a Gesù Cristo e alla sua croce redentrice”.
Quest’anno, la Giornata ritorna, per la seconda volta, in America Latina. E voi, giovani, avete risposto in tanti all’invito di Papa Benedetto XVI, che vi ha convocato per celebrarla. Lo ringraziamo
con tutto il cuore! A lui che ci ha convocati oggi, qui, inviamo un saluto e un forte applauso. Voi sapete che prima di venire in Brasile ho conversato con lui e gli ho chiesto di accompagnarmi nel viaggio, con la preghiera. E lui mi ha detto: vi accompagno con la preghiera e sarò vicino alla televisione. Così, in questo momento, ci sta guardando. Il mio sguardo si estende su questa grande folla: Siete in tanti! Venite da tutti i continenti! Siete spesso  distanti non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista esistenziale, culturale, sociale, umano. Ma oggi siete qui, anzi oggi siamo qui, insieme, uniti per condividere la fede e la gioia dell’incontro con Cristo, dell’essere suoi discepoli. Questa settimana, Rio diventa il centro della Chiesa, il suo cuore vivo e giovane, perché voi avete risposto con generosità e coraggio all’invito che Gesù vi ha fatto per rimanere con Lui, per essere suoi amici.
Il treno di questa Giornata Mondiale della Gioventù è venuto da lontano e ha attraversato tutta l nazione brasiliana seguendo le tappe del progetto “Bota  – Metti fede”. Oggi è arrivato a Rio de Janeiro. DalCorcovado, il Cristo Redentore ci abbraccia e ci benedice. Guardando questo mare, la spiaggia e tutti voi, mi viene in mente il momento in cui Gesù ha chiamato i primi discepoli a seguirlo sulla riva del lago di Tiberiade. Oggi Gesù ci chiede ancora: Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere mio amico? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? Nel cuore dell’Anno della fede queste domande ci invitano a rinnovare il nostro impegno di cristiani. Le vostre famiglie e le comunità locali vi hanno trasmesso il grande dono della fede, Cristo è cresciuto in voi. Oggi desidera venire qui per confermarvi in questa fede, la fede nel Cristo vivente che dimora in voi, ma sono venuto anche io per essere confermato dall’entusiasmo della vostra fede! Voi sapete che nella vita di un vescovo  ci sono tanti problemi che richiedono di essere risolti. E con questi problemi e difficoltà, la fede di un vescovo può rattristarsi. Che brutto è un vescovo triste! Che brutto! Perché la mia fede non sia triste sono venuto qui per essere contagiato dall’entusiasmo di tutti voi.
Vi saluto tutti con affetto. Voi qui presenti, venuti dai cinque continenti e. attraverso di voi, saluto  tutti i giovani del mondo, in particolare coloro che desideravano venire a Rio de Janeiro e non sono potuti venire. A coloro che sono collegati per mezzo della radio, della televisione e di internet, a tutti dico: Benvenuti a questa festa della fede! In varie parti del mondo, in questo stesso momento, tanti giovani si sono radunati per vivere insieme con noi questo momento: sentiamoci uniti gli uni con gli altri nella gioia, nell’amicizia, nella fede. E state certi: il mio cuore vi abbraccia tutti con affetto universale. Perché la cosa più importante oggi è questa vostra riunione e la riunione di tutti i giovani che ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione. Il Cristo Redentore, dalla cima del monte del Corcovado, vi accoglie e vi abbraccia in questa bellissima città di Rio” .
Omelia della Messa: “E’ bello per noi essere qui!”: ha esclamato Pietro, dopo aver visto il Signore Gesù trasfigurato, rivestito di gloria. Possiamo ripetere anche noi queste parole? Io penso di sì, perché per tutti noi, oggi, è bello essere qui insieme attorno a Gesù! E’ Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato le parole di Dio Padre: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!” (Lc9,35). Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia (Lumen fidei7).
Ma cosa possiamo fare? “Bota  – metti fede”. La croce della Giornata Mondiale della Gioventù ha gridato queste parole lungo tutto il suo pellegrinaggio attraverso il Brasile. “Metti fede”: che cosa significa? Quando si prepara un piatto e vedi che manca il sale, allora tu “metti” il sale; manca l’olio, allora tu “metti” l’olio…”Mettere”, cioè collocare, versare. Così è anche nella nostra vita cari giovani: se vogliamo che essa abbia veramente senso e pienezza, come voi stessi desiderate e meritate, dico a ciascuno e a ciascuna di voi: “metti fede” e la vita avrà un sapore nuovo, la vita avrà una bussola che indica la direzione; “metti speranza” e ogni tuo giorno sarà illuminato e il tuo orizzonte non sarà più oscuro, ma luminoso; “metti amore” e la tua esistenza sarà come una casa costruita sulla roccia, il tuo cammino sarà gioioso, perché incontrerai tanti amici che camminano con te. Metti fede, metti speranza, metti amore! Tutti uniti: metti fede”, “metti speranza”,“metti amore”.
Ma chi può donarci tutto questo? Nel Vangelo sentiamo la risposta: Cristo. “Questo è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”. Gesù ci porta Dio e ci porta a Dio, con Lui tutta la nostra vita si trasforma, si rinnova e noi possiamo guardare la realtà con occhi nuovi, dal punto di vista di Gesù, con i suoi stessi occhi (Lumen fidei,18). Per questo oggi vi dico, a ciascuno di voi: metti Cristo” nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; “metti Cristo” e la tua vita sarà piena del suo amore, sarà una vita feconda. Perché tutti noi desideriamo avere una vita feconda, una vita che dona vita agli altri!
Oggi, farà bene a tutti chiedersi con sincerità, che ciascuno pensi nel suo cuore: in chi riponiamo la nostra fiducia? In noi stessi, nelle cose, o in Gesù? Tutti abbiamo spesso la tentazione di metterci al centro, di credere che siamo l’asse dell’universo, di credere che siamo solo noi a ostruire la nostra vita o di pensare che essa sia resa felice dal possedere, dai soldi, dal potere. Ma tutti sappiamo che non è così! Certo l’avere, il denaro, il potere possono dare un movimento di ebbrezza, l’illusione di essere felici, ma alla fine, sono essi che ci possiedono e ci spingono ad avere sempre di più, a non essere mai sazi. E finiamo “riempiti”, ma non nutriti, ed è molto triste vedere una gioventù “riempita”, ma debole. La gioventù deve essere forte, nutrirsi della sua fede e non riempirsi di altre cose! “Metti Cristo”  nella tua vita, metti  in Lui la tua fiducia e non sarai mai deluso! Vedete cari amici, la fede compie nella nostra vita una rivoluzione che potremmo chiamare copernicana: ci toglie dal centro e mette al centro Dio; la fede ci immerge nel suo amore che ci dà sicurezza, forza, speranza. Apparentemente sembra che non cambi nulla, ma nel più profondo di noi stesi cambia tutto. Quando c’è Dio, nel nostro cuore dimora la pace, la dolcezza, la tenerezza, il coraggio, la serenità e la gioia, che sono i frutti dello Spirito Santo (Gal 5,22); allora la nostra esistenza si trafsorma, il nostro modo di pensare e di agire si rinnova, diventa il modo di pensare e di agire di Gesù, di Dio. cari amici, la fede è rivoluzionaria e io oggi ti cheido: sei disposto, sei disposta a entrare in quest’onda rivoluzionaria della fede?solo entrando in quest’onda la tua giovane vita acquisterà senso e così sarà feconda!
Caro giovane, cara giovane: metti Cristo” nella tua vita. In questi giorni, Lui ti attende: ascoltalo con attenzione e la tua presenza entusiasmerà il tuo cuore; “Metti Cristo”: Lui ti accoglie nel Sacramento del perdono, con la sua misericordia cura tutte le ferite del peccato. Non avere paura di chiedere perdono a Dio perché Lui nel suo grande amore non si stanca mai di perdonarci, come un padre ci ama. Dio è pura misericordia! “Metti Cristo”: Lui ti aspetta anche nell’Eucaristia, Sacramento della sua presenza, del suo sacrificio di amore, e ti aspetta anche nell’umanità di tanti giovani che ti arricchiranno con la loro amicizia, ti incoraggeranno con la loro testimonianza di fede, ti insegneranno il linguaggio dell’amore, della bontà, del servizio. Anche tu caro giovane, cara giovane, puoi essere un testimone gioioso del suo amore, un testimone coraggioso del suo Vangelo per portare in questo mondo un po’ di luce. Lasciati cercare da Gesù, lasciati amare da Gesù, è un amico che non delude.
“E’ bello per noi stare qui”, mettere Cristo nella nostra vita, mettere la fede, la speranza, l’amore che Lui ci dona. Cari amici, in questa celebrazione abbiamo accolto l’immagine di Nostra Signora di AparecidaA Maria, le chiediamo che ci insegni a seguire Gesù, che ci insegni ad essere discepoli e missionari. Come Lei, vogliamo dire “sì” a Dio. Chiediamo al suo cuore di madre di intercedere per noi, affinché  i nostri cuori siano disponibili ad amare Gesù e a farlo amare. Cari giovani, Gesù ci attende. Gesù conta su di noi! Amen” (Papa Francesco, Saluto e Omelia nella festa dell’Accoglienza, 25 luglio 2013).

E’ un intervento del Successore di Pietro indicativo per tutta la pastorale ecclesiale di nuova evangelizzazione che non può ridursi ad una via solo o prioritariamente culturale. Certo occorre invitare sempre di nuovo la ragione di ogni uomo a mettersi alla ricerca del vero, del bene, e quindi di Dio e su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana ma per percepire la presenza oggi di Gesù Cristo risorto, sacramentalmente presente, il nuovo orizzonte di vita che illumina la storia e aiuta a trovare la via verso il futuro, E quindi si tratta non di un qualsiasi dio, di un trascendente ma di quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine, sino al perdono, non solo quando o perché siamo buoni ma per farci diventare suoi amici. E  lo incontro nella presenza sacramentale del suo corpo che è la Chiesa, nei gesti sacramentali fondamentali e assolutamente necessari:
-         Dio è pura misericordia e non guarda quante volte cadiamo ma ci risolleva, ci rialza con il sacramento della penitenza che ci fa esperimentare il suo perdono più grande di ogni male, con la possibilità di ricrearci fino al termine della vita, senza mai essere definiti dal male che facciamo. Pastoralmente la nuova evangelizzazione è legata a questa esperienza sacramentale di amore che fa accadere la fede e la speranza affidabile mantenendoci aperti a tutti sapendo che chi non crede è perché soprattutto  non ha ancora fatto questa esperienza di amore da parte di chi crede: ecco il senso “Metti fede”;
-         Lui aspetta di incontrarci almeno ogni domenica nell’Eucaristia, Sacramento della sua presenza continua, del suo sacrificio di amore  e ti aspetta, unito con la sua incarnazione, passione, morte, risurrezione  ad ogni uomo, nel volto di ogni uomo, soprattutto nella carne dei poveri e di quanti ci arricchiscono con la loro testimonianza di fede, insegnano con il linguaggio dell’amore, della bontà, del servizio.
-         Con questi incontri con Cristo, con queste esperienze sacramentali, anche provati, anche tribolati alla luce delle Beatitudini non si può non essere testimoni gioiosi del suo amore, testimoni coraggiosi, rivoluzionari del suo Vangelo per portare in questo nostro mondo un po’ di luce perché ogni uomo, ogni donna sia spinto a lasciarsi cercare da Gesù, lasciarsi amare come l’amico che non delude mai. Pastoralmente questa è la nuova evangelizzazione che Papa Francesco non ha solo offerto ai giovani ma a tutta la Chiesa.

Nessun commento:

Posta un commento