martedì 20 agosto 2013

La povertà che provoca l'emergenza uomo è la mancanza di Cristo


“Emergenza uomo” significa l’emergenza di tornare a Cristo, di imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione. E la povertà non è solo quella materiale. Esiste una povertà spirituale  che attanaglia l’uomo contemporaneo. Siamo poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio. La povertà più grande infatti è la mancanza di Cristo, e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro sempre troppo poco

Eccellenza Reverendissima,
con gioia trasmetto il cordiale saluto del Santo Padre Francesco a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, giunto alla XXXIV edizione. Il tema scelto – “Emergenza uomo” – intercetta la grande urgenza di evangelizzazione di cui più volte il Santo Padre ha parlato, nella scia dei suoi Predecessori, e ha suscitato in Lui profonde considerazioni che di seguito riporto.

L’uomo è la via della Chiesa: così il beato Giovanni Paolo II scriveva nella sua prima Enciclica, Redemptor hominis(n. 14). Questa  verità rimane valida anche e soprattutto nel
nostro tempo in cuila Chiesa, in un mondo sempre più globalizzato e virtuale, in una società sempre più secolarizzata e priva di punti di riferimento stabili, è chiamata a riscoprire la propria missione, concentrandosi sull’essenziale e cercando nuove strade per l’evangelizzazione.

L’uomo rimane un mistero, irriducibile a qualsivoglia immagine che di esso si formi nella società e il potere mondano cerchi di imporre. Mistero di libertà e di grazia, di povertà e di grandezza. Ma cosa significa che l’uomo è “via della Chiesa”? E soprattutto, che cosa vuol dire per noi oggi percorrere questa via?

L’uomo è la via della Chiesa perché è la via percorsa da Dio stesso. Fin dagli albori dell’umanità, dopo il peccato originale, Dio si pone alla ricerca dell’uomo. “Dove sei?” – chiede ad Adamo che si nasconde nel giardino (Gen 3,9). Questa domanda, che compare all’inizio del Libro della Genesi, e che non smette di risuonare lungo tutta la Bibbia e in ogni momento della storia che Dio, nel corso dei millenni, ha costruito con l’umanità, raggiunge nell’incarnazione del Figlio la sua espressione più alta. Afferma sant’Agostino nel suo commento al Vangelo di Giovanni: “Rimanendo presso il Padre, (il Figlio) era verità e vita; rivestendosi della nostra carne, è diventato via” (I,34,9). E’ dunque Gesù Cristo “la via principale della Chiesa” (Redemptor hominis13-14).

“Io sono la porta”,  afferma Gesù (Gv 10,7): io sono, cioè, il portale d’accesso ad ogni uomo e ad ogni cosa. Senza passare attraverso Cristo, senza concentrare su di Lui lo sguardo del nostro cuore e della nostra mente, non capiremo nulla del mistero dell’uomo. E così, quasi inavvertitamente, saremo costretti a mutuare dal mondo i nostri criteri di giudizio e di azione, e ogni volta che ci accosteremo ai nostri fratelli in umanità saremo come quei “quei ladri e briganti” di cui parla Gesù nel Vangelo(Gv10,8). Anche il mondo infatti è, a suo modo,  interessato all’uomo. Il potere economico, politico, mediatico ha bisogno dell’uomo per perpetuare e gonfiare se stesso. E per questo spesso cerca di manipolare le masse, di indurre desideri, di cancellare ciò che di più prezioso l’uomo possiede: il rapporto con Dio, il potere teme gli uomini che sono in dialogo con Dio poiché ciò rende liberi e non assimilabili.

Ecco allora l’emergenza – uomo che il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli pone quest’anno al centro della sua riflessione: l’urgenza di restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all’unicità e preziosità di ogni esistenza umana dal concepimento fino al termine naturale. Occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio, cioè nella scoperta e nell’adesione alla propria vocazione, che l’uomo può raggiungere la sua vera statura. La Chiesa, alla quale Cristo ha affidato la sua Parola e i suoi Sacramenti, custodisce la più grande speranza, la più autentica possibilità di realizzazione per l’uomo, a qualunque latitudine e in qualunque tempo. Che grande responsabilità abbiamo! Non tratteniamo per noi questo tesoro prezioso di cui tutti, consapevolmente o meno, sono alla ricerca. Andiamo con coraggio incontro agliuomini e alle donne del nostro tempo, ai bambini e agli anziani, ai “dotti” e alla gente senza alcuna istruzione, ai giovani e alle famiglie. Andiamo incontro a tutti, senza spettare che siano gli altri a cercarci! Imitiamo in questo il nostro divino Maestro, che ha lasciato il suo cielo per farsi uomo ed essere vicino ad ognuno. Non solo nelle chiese e nelle parrocchie, dunque, nelle università, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle carceri; ma anche nelle piazze, sulle strade, nei centri sportivi e nei locali dove la gente si ritrova. Non siamo avari nel donare ciò che noi stessi abbiamo ricevuto senza alcun merito! Non dobbiamo avere paura di annunciare Cristo nelle occasioni opportune come in quelle inopportune (2 TM 4,2), con rispetto e franchezza.

E’ questo il compito della Chiesa, è questo il compito di ogni cristiano: servire l’uomo andando a cercarlo fin nei meandri sociali e spirituali più nascosti. La condizione di credibilità della Chiesa in questa sua missione di madre e maestra è, però, la sua fedeltà a Cristo. L’apertura verso il mondo è accompagnata, e in un certo senso resa possibile, dall’obbedienza alla verità di cui la Chiesa stessa non può disporre. “Emergenza uomo”, allora, significa l’emergenza di tornare a Cristo, di imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione. E la povertà non è solo quella materiale. Esiste una povertà spirituale che attanaglia l’uomo contemporaneo. Siamo poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio, come sapientemente il servo di Dio Mons. Luigi Giussani ha sempre sottolineato. La povertà più grande infatti è la mancanza di Cristo, e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro sempre troppo poco.

Eccellenza, mi auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al  Meeting. Sua Santità Francesco assicura a tutti la Sua vicinanza nella preghiera e il Suo affetto; auspica che gli incontri e le riflessioni di questi giorni possano accendere nei cuori di tutti i partecipanti un fuoco che alimenti e sostenga la loro testimonianza del Vangelo nel mondo. E di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare  Benedizione Apostolica.

Unisco anch’io un cordiale  saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
Dell’Eccellenza Vostra Reverendissima
Dev.mo nel Signore

Tarcisio Bertone

L’intervento di Papa Francesco si muove di fronte a quella cultura che ormai predomina in Occidente e che addirittura vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita che provoca appunto l’”emergenza uomo”. Si tratta di una nuova ondata di illuminismo e laicismo, per la qualesarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. E proprio in stretto rapporto con tutto questo, ha luogouna radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un capovolgimento dello stesso punto di partenza della cultura contemporanea, che era una rivendicazione della centralità di ogni uomo e della sua libertà, fondamento dello stesso sistema democratico. L’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione  di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Ma questa cultura è contrassegnata da una profonda carenza che provoca addirittura una “emergenza uomo”, ma anche un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza. Nella nuova evangelizzazione la Chiesa punta a mantenere desta la sensibilità della verità di ogni uomo e invita di nuovo la ragione di tutti a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così il Dio che possiede un volto umano come via alla Verità e alla Vita, cioè Gesù Cristo come la luce che illumina chi è non solo Dio ma anche ogni uomo.
E qui il Papa, rifacendosi alla Redemptor hominis, si è chiesto cosa significa che l’uomo è “via della Chiesa”? Gesù Cristo è la “via principale della Chiesa”, ma poiché Egli “è anche la via a ciascun uomo”, l’uomo diventa “la prima e fondamentale via della Chiesa” (Rh, 13-14).
Papa Francesco, rifacendosi anche esplicitamente al carisma del servo di Dio Luigi Giussani, ha richiamato il progetto divino che si regge su due colonne: Gesù Cristo, il Verbo incarnato e risorto, che è presente e agisce attraverso la sua Chiesa, è il vero uomo: la persona umana realizza interamente se stessa quando incontra e vive in Cristo. Cristo è il vero uomo perché Dio che possiede un volto umano non è solo via per cogliere la Verità cioè Dio ma anche chi è ogni uomo, come fu inteso all’atto della creazione e a che cosa è destinato. L’uomo è il vivente in Cristo: la congiunzione fra le due affermazioni è data dall’Eucaristia, che pertanto è il centro di tutta la religione cristiana.
In Cristo il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef 1,4-5).Siamo condotti da queste divine parole all’origine del nostro esserci: alla sua radice eterna. “Ci ha scelti”:ciascuno di noi è stato pensato e voluto fra tante possibili persone umane, Lo sguardo del Padre si è posato su di te come dono unico e irripetibile nel tuo essere cioè persona, a preferenza di tanti altri : sei stato scelto dalla Persona divina come persona umana. Quando è accaduto questo? “…prima della creazione del mondo”:  il mondo, questo universo immenso entro cui ti senti come un granello di polvere, non esisteva ancora e il Padre ti ha pensato e voluto liberamente per amore, ha scelto te. Se dunque esisti, non è per caso.
Ma ci ha scelti e voluti in Cristo. Cioè: quando il Padre ha pensato e voluto il Cristo, ha pensato e voluto anche ciascuno di noi. Con lo stesso atto di pensiero e colla stessa decisione di volontà con cui ha pensato e voluto Cristo, ha pensato e voluto ciascuno di noi, singolarmente presi, predestinandoci ad essere suoi figliadottivi.
Nella sua bontà impensabile il padre ha voluto che l’Unigenito generato nell’identica natura divina fosse il Primogenito di molti fratelli nella natura umana. Il primo dunque che è stato scelto prima della creazione del mondo è il Verbo incarnato, presente in continuità come crocifisso e risorto, ed in Lui ciascuno di noi è stato pensato e a sua immagine creato.
In questo orizzonte di fede possiamo comprendere che ogni persona umana realizza se stessa solamente in Cristo. Se siamo stati pensati e voluti nel Verbo incarnato, questi è la nostra intelligibilità, la nostra verità, il significato ultimo del nostro esserci, il tutto in rapporto al quale valutare e scegliere ogni azione o moralità cristiana. Cercare una spiegazione ed una comprensione del significato del nostro esserci fuori di questa intrinseca ed originaria destinazione a Cristo, ecclesialmente presente come crocifisso risorto, equivale  porci fuori dalla realtà globale non solo temporale e quindi dalla verità, equivale negare se stessi e provocare l’”emergenza uomo”. Quindi l’incontro con Cristo non è un “optional” nei confronti del quale il nostro io, la nostra persona può essere neutrale: una specie di “dopolavoro” che inizia quando “il lavoro dell’esistere” si interrompe. Ma, come scrive un grande teologo della Chiesa orientale, N. Cabasilas, “mente e desiderio sono stati forgiati in funzione di Lui: per conoscere Cristo abbiamo ricevuto il pensiero; per correre verso di Lui il desiderio, e la memoria per portarlo in noi”. Storicamente di qui è venuto l’umanesimo, la cultura cristiana. E oggi la frattura fra Vangelo e cultura è veramente un dramma per l’uomo. “Nelle occasioni opportune  -afferma Papa Francesco – come quelle inopportune (2 Tm 4,2), con rispetto e franchezza…occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio cioè nella scoperta e nell’adesione alla propria vocazione, che l’uomo può raggiungere la sua vera statura”. E non un qualsiasi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine: ogni singolo e l’umanità nel suo insieme. “La povertà più grande infatti – è il cuore del messaggio di Papa Francesco – è la mancanza di Cristo e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro troppo poco”. Penso la gioia del servo di Dio Luigi Giussani.

Nessun commento:

Posta un commento