mercoledì 17 luglio 2013

La fede senza verità cioè il ideismo non salva‏


La fede senza verità, senza contenuti cioè il fideismo, non salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla variabilità dei tempi, incapace di sorreggere un cammino costante nella vita

24. “…La fede, senza verità, non salva, non rende sicuri i nostri passi. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità, qualcosa che ci accontenta solo nella misura in cui vogliamo illuderci. Oppure si riduce a un bel sentimento, che consola e riscalda, ma resta soggetto al mutarsi del nostro animo, alla variabilità dei tempi, incapace di sorreggere un cammino costante nella vita. Se la
fede fosse così, il re Acazavrebbe ragione a non giocare la sua vita e la sicurezza del suo regno su un’emozione. Ma proprio per il suo nesso intrinseco con la verità, la fede è capace di offrire una luce nuova, superiore ai calcoli del re, perché essa vede più lontano, perché comprende l’agire di Dio, che è fedele alla sua alleanza e alle sue promesse.
25. Richiamare la connessione della fede con la verità è oggi più che mai necessario, proprio per la crisi di verità in cui viviamo. Nella cultura contemporanea si tende spesso ad accettare come verità solo quella della tecnologia: è vero ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la propria scienza, vero perché funziona, e così rende più comoda e agevole la vita. Questa sembra oggi l’unica verità certa, l’unica condivisibile con gli altri, l’unica su cui si può discutere e impegnarsi insieme. Dall’altra parte vi sarebbero poi le verità del singolo, che consistono nell’essere autentici davanti a quello che ognuno sente nel suo interno, valide solo per l’individuo e che non possono essere proposte agli altri con la pretesa di servire il bene comune. La verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale, è guardata con sospetto. Non è  stata forse questa – ci si domanda – la verità pretesa dai grandi totalitarismi del secolo scorso, una verità che imponeva la propria concezione globale per schiacciare la storia concreta del singolo? Rimane allora solo un relativismo in cui la domanda sulla verità di tutto, che è in fondo anche la domanda su Dio, non interessa più. E’ logico, in questa prospettiva, che si voglia  togliere la connessione della religione con la verità, perché questo nesso sarebbe alla radice del fanatismo, che vuole sopraffare chi non condivide la propria credenza. Possiamo parlare, a questo riguardo, di un grande oblio nel nostro mondo contemporaneo. La domanda sulla verità è, infatti, una questione di memoria, di memoria profonda, perché si rivolge a qualcosa che ci precede e, in questo modo, può riuscire a unirci oltre il nostro “io” piccolo e limitato. E’ una domanda sull’origine di tutto, alla cui luce si può vedere la meta e così anche il senso della strada comune.
26. In questa situazione, può la fede cristiana offrire un servizio al bene comune circa il modo giusto di intendere al verità? Per rispondere è necessario riflettere sul tipo di conoscenza proprio della fede. Può aiutarci un’espressione di san Paolo, quando afferma: “Con il cuore si crede” (Rm 10,10). Il cuore, nella Bibbia, è il centro dell’uomo, dove si intrecciano tutte le sue dimensioni: il corpo e lo spirito; l’interiorità della persona e la sua apertura al mondo e agli altri; l’intelletto, il volere, l’affettività. Ebbene, se il cuore è capace di tenere insieme queste dimensioni, è perché esso è il luogo dove ci apriamo alla verità e all’amore e lasciamo che ci tocchino e ci trasformino nel profondo. La fede trasforma la persona intera, appunto in quanto essa si apre all’amore. E’ in questo intreccio della fede con l’amore che si comprende la forma di conoscenza propria della fede, la sua forza di convinzione, la sua capacità di illuminare i nostri passi. La fede conosce in quanto legata all’amore, in quanto l’amore stesso porta una luce. La comprensione della fede è quella che nasce quando riceviamo il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà (Papa Francesco, Lumen fidei).
Non si deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Occorre, però, mantenere desta la sensibilità anche nei credenti per la verità e invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene e di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cattolica e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina tutta la storia, Gesù Cristo di cui si fa l’esperienza nella fede professata, celebrata, vissuta con il Decalogo nell’orizzonte delle Beatitudini e quindi pregata. “Utilizzate, per favore – Benedetto XVI ai Vescovi austriaci -,con zelo il Compendio e il Catechismo della Chiesa Cattolica! Fate in modo che i sacerdoti e i catechisti adottino questi strumenti, che vengano spiegati nelle parrocchie, nelle unioni e nei movimenti che vengano utilizzati  nelle famiglie come importanti letture! Nell’incertezza di questo periodo storico e di questa società, offrite agli uomini la certezza della fede completa della Chiesa! La chiarezza e la bellezza della fede cattolica sono ciò che rendono luminosa la vita dell’uomo anche oggi! Questo in particolare s e viene presentata da testimoni entusiasti ed entusiasmanti!”.
Credere (conoscenza indiretta tramite testimone) e comprendere (evidenza diretta nel ricercare la verità, il bene, Dio, Dio che storicamente possiede un volto umano in Gesù Cristo attraverso il suo corpo di risorto cioè lasacramentalità della Chiesa e in prospettiva di tutta l’umanità) sono la metafisica, la sacramentalità, la fede – ragione, nella quale la Chiesa Cattolica vede espresso il proprio cammino dinamico e in continuità di progressiva conoscenza e amore. Ma questa sintesi di fede - ragione storicamente  va formandosi, prima ancora della venuta di Cristo, nell’incontro tra fede ebraica e pensiero greco nel giudaismo ellenistico. Successivamente nella storia questa sintesi è stata ripresa, argomentata e sviluppata da molti pensatori cristiani. Questa armonia per cui la esperienza e la conoscenza di prima mano dei profeti e quindi del Verbo incarnato per molti interpella l’intelligenza di tutti e l’esperienza ecclesiale del Signore risorto diviene il punto di riferimento per la visione del Dio vivente in Gesù cioè è la verità che libera e quindi ama. Questa armonia per cui la conoscenza indiretta per rivelazione interpella l’intelligenza per giungere a comprendere in qualche modo ciò che si giunge ad amare e quindi a credere, significa soprattutto che Dio non è lontano da ogni uomo e dall’umanità, non costringe ma propone e attende con amore: non è distante dalla nostra ragione nella via umana verso la Verità, e non è lontano dalla nostra vita; Egli è vicino ad ogni io umano che ama fino al perdono, vicino al nostro cuore e vicino alla nostra ragione aperta per comprendere in qualche modo ciò che giungiamo ad amare,  a credere, se realmente ci apriamo insieme nel tempo e nello spazio.
Questa vicinanza di Dio ad ogni io umano, non solo per rendere ragione dell’origine del cosmo, fu avvertita con straordinaria intensità da sant’Agostino tanto da anteporre nel cammino di ricerca della verità il credere per comprendere, al comprendere per credere come farà san Tommaso. La presenza di questo Tu personale di Dio ad ogni io umano è profonda e nello stesso tempo misteriosa, ma può essere riconosciuta e scoperta nel proprio intimo da tutti: non andare fuori – afferma il convertito Agostino, un detto rimasto per indicare la pazzia di “chi è fuori di sé” – ma “torna in te stesso; nell’uomo interiore abita la verità; e se troverai che la tua natura è mutabile, trascendi te stesso: ma ricordati, quando trascendi te stesso cioè il tuo io aperto alla realtà in tutti gli ambiti, che tu trascendi un’anima che ragiona, ama, è aperta alla verità, al bene, a Dio” e su questa strada all’Incarnazione e alla Risurrezione.”Tendi dunque là dove si accende la luce della religione” ( De vera religione, 39). In questo cammino interiore si inserisce l’affermazione famosissima, all’inizio delle Confessiones, autobiografia spirituale a lode di Dio: “Ci hai fatto per te e inquieto è il nostro cuore, finché non riposa in te” (I,1,1).

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