lunedì 24 giugno 2013

Continuità magisteriale sulla Nuova Evangelizzazione da Paolo VI a Francesco‏


Continuità, pur con modalità pastorali diverse, magisteriale da Paolo VI con l’Evangelii nuntiandi a Papa Francesco: “in Paolo VI la fonte della nuova evangelizzazione”
Il 22 giugno 2013 Papa Francesco, ricevendo in udienza i pellegrini della Diocesi di Brescia a Roma per il cinquantenario dell’elezione a Papa del loro conterraneo, ha mostrato la continuità magisteriale tra Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e lui attraverso l’esortazione apostolica “Evangeliinuntiandi”, che ha definito il più grande documento del magistero di tutti i tempi sulla pastorale, fonte ed origine della “nuova evangelizzazione”. E’ il documento del Sinodo post-sinodale del 1974 uscito nel 1975. E posso dare una testimonianza, Il mio vescovo di Verona,  Giuseppe Carraro, era stato invitato da Paolo VI a partecipare al Sinodo, dopo che aveva predicato gli Esercizi
spirituali alla Curia. E il clima del Sinodo era di arrivare sul tema dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo con un documento sinodale, non post-sinodale. E il dibattito si era acceso fra chi proponeva, alla luce dei primi otto capitoli della Gaudium et spes, di partire dall’uomo come ilDocumento base sulla catechesi proponeva e chi invece accentuava l’urgenza di partire da Dio. Al termine, con l’aiuto di Padre Grasso, i vescovi hanno discusso tutta una notte per concludere di consegnare tutto il materiale al Papa per un documento post-sinodale, rinunciando a un documento sinodale condiviso. Paolo VI chiese al Vescovo di Verona chi poteva aiutarlo. E il servo di Dio, entusiasta degli interventi di Wojtyla. “E’ vero che i primi 8 capitoli della Gaudium et spes partono dall’uomo, ma nel nono capitolo propone di rivedere partendo da Cristo che contemporaneamente mi rivela chi è Dio e chi è l’uomo, come fu inteso all’atto della creazione e della redenzione”. Paolo VI chiamò Wojtyla e gli chiese un aiuto entro quattro mesi. Wojtyla disse a Carraro: se avessi la possibilità di stare a Roma una settimana, sentirei di farlo subito e il servo di Dio gli mise a disposizione il suo appartamento. E fu scritta quasi completamente l’Evangelii nuntiandi che Paolo VI fece propria come Papa Francesco ha annunciato di far propria la prossima enciclica sulla fede scritta quasi completamente da Benedetto XVI. Papa Francesco ha precisato come le affermazioni del venerabile Paolo VI sulla Chiesa del Concilio che si mette al servizio dell’uomo non vadano intese in senso umanitaristico, dal momento che il servizio cristiano  di ogni uomo che Dio ama accade dal sentirci amati dal Padre in Cristo con il dono dello Spirito Santo. Papa Francesco ha diviso il ricordo di Papa Montini in tre parti: l’amore a Cristo, l’amore alla Chiesa e l’amore ad ogni uomo.
L’amore a Cristo. Il venerabile Paolo VI “ha saputo testimoniare, in anni difficili, la fede in Gesù Cristo. Risuona ancora, più viva che mai, la sua invocazione: “Tu ci sei ancora più che mai necessario o Cristo”.Sì, Gesù è più che mai necessario all’uomo di oggi, al mondo di oggi, perché nei “deserti” della città secolare Lui ci parla di Dio, ci rivela il suo volto”Nell’Evangelii nuntiandi si afferma che il dramma della nostra epoca, come di altre, è la frattura tra Vangelo e cultura con il secolarismo e con il ridurre Cristo a un personaggio del passato da imitare e non il vivente da incontrare sacramentalmente nella Chiesa con il suo amore per ogni uomo, comunque ridotto. E’ interessante come oggi in Iran sta avvenendo il dialogo tra laicità e religioni che Benedetto XVI ha spesso auspicato per l’occidente, sia a Regensburg che altrove. “L’amore a Cristo ha detto Papa Francesco – emerge in tutta la vita di Montini, anche nella scelta del nome come Papa…e nel discorso di apertura della Seconda Sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II a san Paolo fuori le Mura, del 29 settembre 1963, dove Papa Montini invitò a meditare sul grande mosaico di quella Basilica in cui il Papa Onorio III appare di proporzioni minuscole ai piedi della grande figura di Cristo, per essere servi suoi e del suo Vangelo. Un amore a Cristo non per possederlo, ma per annunciarlo. Ricordiamo le sue appassionate parole a Manila: “Cristo!Sì, io sento la necessità di annunciarlo, non posso tacerlo!...Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito di ogni creatura, è il fondamento di ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore;…Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita; Egli è l’uomo del dolore e della speranza; è Colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Queste parole appassionate sono parole grandi. Ma io vi confido una cosa: questo discorso a Manila, ma anche quello a Nazareth, sono stati per me una forza spirituale, mi hanno fatto tanto bene nella vita. E io torno a questo discorso, torno e ritorno perché mi fa bene sentire questa parola di Paolo VI oggi. E noi abbiamo lo stesso amore a Cristo? E’ il centro della nostra vita? Lo testimoniamo nelle azioni di ogni giorno?”. Le risposte positive sono la nuova evangelizzazione, il nuovo modo di annunciare il vangelo di sempre.
L’amore alla Chiesa.”L’amore alla Chiesa, un amore appassionato, l’amore di tutta una vita, gioioso e sofferto, espresso fin dalla sua prima Enciclica Ecclesiam suamPaolo VI ha vissuto in pieno travaglio della Chiesa dopo il Vaticano II, le luci, le speranze, le tensioni. Ha amato la Chiesa e si è speso per lei senza riserve. Nel Pensiero alla morte scriveva: “Vorrei abbracciarla, salutarla, amarla in ogni essere che la compone, in ogni Vescovo e Sacerdote che la assiste e la guida, in ogni anima che la vive e la illustra”. E nelTestamento si rivolgeva a lei con             queste parole: “Ricevi col mio benedicente saluto il mio supremo atto di amore!”. Questo è il cuore di un vero Pastore, di un autentico cristiano, di un uomo capace di amare! Paolo VI aveva una visione ben chiara che la Chiesa è una Madre che porta Cristo e porta a Cristo. Nell’Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi – per me il documento pastorale più grande che è stato scritto fino a oggi – poneva questa domanda: “Dopo il Concilio e grazie al Concilio, che è stato per essa un’ora di Dio in questo scorcio di storia, la Chiesa si sente o no più adatta ad annunziare il Vangelo e ad inserirlo nel cuore dell’uomo con convinzione, libertà di spirito ed efficacia”. E concludeva: la Chiesa “è veramente radicata nel cuore del mondo, e tuttavia abbastanza libera e indipendente per interpellare il mondo? Rende testimonianza della propria solidarietà verso gli uomini, e nello stesso tempo verso l’Assoluto di Dio? E’ più ardente nella contemplazione e nell’adorazione, e in pari tempo più zelante nell’azione missionaria, caritativa, di liberazione? E’ sempre impegnata nello sforzo di ricercare il ristabilimento della piena unità dei cristiani, che rende più efficace la testimonianza comune “affinché il mondo creda”?. Sono interrogativi rivolti anche alla nostra Chiesa d’oggi, a tutti noi, siamo tutti responsabili delle risposte e dovremmo chiederci: siamo veramente Chiesa unita a Cristo, per uscire e annunciare a tutti, anche e soprattutto a quelle che io chiamo le “periferie esistenziali”, o siamo chiusi in noi stessi, nei nostri gruppi, nelle nostre piccole chiesuole” O amiamo la Chiesa grande, la Chiesa madre, la Chiesa che ci invia in missione e ci fa uscire da noi stessi?”. Anche questi contenuti perenni sulla Chiesa fan parte della Nuova evangelizzazione.
L’Amore per l’uomo.Anche questo è legato a Cristo: è la stessa passione di Dio che ci spinge ad incontrare l’uomo, a rispettarlo, a riconoscerlo, a servirlo. Nell’ultima Sessione del Vaticano II, Paolo VIpronunciò un discorso che a rileggerlo colpisce ogni volta. In particolare là dove parla dell’attenzione del Concilio per l’uomo contemporaneo. E disse così: “L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella sua terribile statura ed ha, in un certo senso sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? Uno scontro, una lotta, un anatema? Poteva essere, ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani…Dategli merito almeno di questo, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo”. E con uno sguardo globale al lavoro del Concilio, osservava: “Tutta questa ricchezza dottrinale   è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo, diciamo, in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità. La Chiesa si è quasi dichiarata l’ancella dell’umanità”. E questo anche oggi ci dà luce, in questo mondo dove si nega l’uomo, dove si preferisce andare sulla strada dello gnosticismo, sulla strada delpelagianesimo, o del “niente carne” – un Dio che non si è fatto carne -, o del “niente Dio” – l’uomo prometeico che può andare avanti-. Noi in questo tempo possiamo dire le stesse cose di Paolo VI: la Chiesa è l’ancella dell’uomo, la Chiesa crede in Cristo che è venuto nella carne e perciò serve l’uomo, ama l’uomo, crede nell’uomo. Questa l’ispirazione del grande Paolo VI”.
Di fronte a un Papa così entusiasta del Concilio di fede, del Concilio vero, di fronte alla deformazione mediatica esce il 29 giugno del 1972 in questo giudizio: “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio…Crediamo in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno di gioia per aver ricevuto in pienezza coscienza di sé”. Nel cinquantesimo dalla sua apertura, nell’Anno della fede, possiamo ritrovare nei testi il Concilio vero per la Nuova evangelizzazione.

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