martedì 12 febbraio 2013

Preghiera


“Va’ e anche tu fa lo stesso” (Lc 10,47)
Incontrando e sperimentando nella preghiera l’amore di Dio, impariamo a non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui,  come il Buon Samaritano, per gli altri e quindi liberi dal Maligno, guariti o capaci di accettare, “offrire” la tribolazione e in essa di maturare nella fede e nella speranza affidabile

  Ieri, 11 febbraio 2013 memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, abbiamo celebrato  la XXI Giornata Mondiale del Malato con la Parola di Dio, a conclusione della figura del Buon Samaritano, “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” perché io Risorto – Lui presente qui dinnanzi a noi nell’Eucaristia ci dice - continuo a guarire attraverso di te cristiano cioè altro Cristo in
continuità nella Chiesa.  Non tutti i mali sono preternaturali cioè malefici che necessitano della preghiera  per essere liberati. Ci sono anche i mali naturali che vanno curati non solo con la preghiera ma anche con cure mediche e anche questa è carità cioè amore che viene da Dio e non solo filantropia che viene dall’uomo. La giornata quindi è stata per i malati, per gli operatori sanitari, per i fedeli cristiani e per tutte le persone di buona volontà, momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo che, soffrendo, morendo e risorgendo ha operato e continua ad operare, presente da Risorto attraverso i suoi, la salvezza dell’umanità. Qui convenuti questa sera, come ogni secondo martedì, a pregare ci sentiamo particolarmente vicini a chi tra noi, tra i nostri cari, nei luoghi di assistenza e di cura o anche a casa, sta vivendo un momento difficile di prova a causa dell’infermità e della sofferenza, della negatività, della vessazione del Maligno. La Chiesa, attraverso il Vaticano II dà questo messaggio: “Non siete né abbandonati, né inutili: voi siete chiamati da Cristo, voi siete la sua trasparente immagine”. Le omissioni cioè le indifferenze di fronte a chi ha bisogno e  abbiamo le possibilità di aiutare è peccato cioè un no a Cristo che vuole operare attraverso di noi: ero infermo…mi hai curato. Con le cure mediche possiamo cercare di limitare la sofferenza, di lottare contro di essa, ma non possiamo eliminarla dalla vita biologica, dal momento temporale di vita, lo è nella vita da risorti, germinalmentericevuta fin dal Battesimo e che raggiungerà la sua pienezza attraverso la beatitudine del morire nel Signore. Proprio là dove gli uomini, nel tentativo di evitare ogni sofferenza, cercano di sottrarsi a tutto ciò che potrebbe significare patimento, là dove vogliono risparmiarsi la fatica e il dolore della verità, della realtà, dell’amore, del fare il bene, scivolano in una vita vuota, nella quale forse non esiste più il dolore, ma si incontra l’oscura sensazione della mancanza di senso e della solitudine. Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare, “offrire” la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’incontro, l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore e cioè da Buon Samaritano verso tutti (Lc 10, 25-37) che non ci lascia mai soli. Vi invito, come preghiera di questa sera, a riascoltare la parabola cioè a pregarla. La parabola evangelica narrata da san Luca si inserisce in una serie  di immagini e di racconti tratti dalla vita quotidiana, con cui Gesù vuole far comprendere l’amore profondo di Dio verso ogni essere umano nel quale si compiace, specialmente quando si trova nella malattia e nel dolore. Ma, allo stesso tempo, e con le parole conclusive della parabola del Buon Samaritano, “Va e anche tu fa lo stesso” (Lc 10,37), il Signore indica qual è l’atteggiamento che deve avere ogni discepolo, attraverso il quale Egli risorto continua ad agire, verso gli altri, particolarmente se bisognosi di cura. E’ stato il cristianesimo ad avviare gli ospedali, considerati opere pie fino al 1978 in Italia. Tutto l’ethos cristiano riceve il suo senso dalla fede come “incontro” con l’amore di Cristo soprattutto per gli ammalati, per gli indemoniati e  sofferenti: Egli offre un nuovo orizzonte ed imprime al vissuto una direzione decisiva. L’amore cristiano trova fondamento e forma nella fede. Incontrando Dio e sperimentando il suo amore, impariamo in salute a “non vivere più per noi stessi, ma per Lui, e con Lui per gli altri soprattutto se sofferenti”. Si tratta quindi di attingere dall’amore infinito di Dio verso ogni essere umano, specialmente quando si trova nella malattia e nel dolore psichico, spirituale. Ma, allo stesso tempo, con le parole conclusive della parabola del Buon Samaritano, “Va e anche tu fa lo stesso” (Lc 10,37), il Signore indica qual è l’atteggiamento che ogni discepolo deve avere verso gli altri, particolarmente se bisognosi di cura. Si tratta quindi di attingere dall’amore infinito di Dio, attraverso una intensa relazione con Lui nella preghiera, la forza di vivere quotidianamente un’attenzione concreta, come il Buon Samaritano, nei confronti di chi è ferito nel corpo e nello spirito, di chi chiede aiuto, anche se sconosciuto e privo di risorse: chi mi è prossimo? Chiunque incontro bisognoso. Chi in se stesso ha distrutto il desiderio di Dio e non è più disponibile a fare il bene è esposto all’azione del Maligno e rischia una sofferenza infernale, senza avere più niente di rimediabile. Occorre aiutare il malato, il vessato dal demonio, anche a vivere la propria condizione in una prospettiva di fede: Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore (Spe salvi, 37).

(315) 1. Signore, dolce volto di pena e di dolor. O volto pien di luce colpito per amor! Avvolto nella morte, perduto sei per noi. Accogli il nostro pianto, o nostro Salvator!
2. Nell’ombra della morte resistere non puoi. O Verbo, nostro Dio, in croce sei per noi. Nell’ora del dolore, ci rivolgiamo a Te. Accogli il nostro pianto, o nostro Salvatori!
3. O capo insanguinato del dolce mio Signor, di spine incoronato, trafitto dal dolor! Perché son sì spietati gli uomini con te? Ah, sono i miei peccati! Gesù, pietà di me!
4. Nell’ora della morte il Padre ti salvò. Trasforma la mia sorte: con te risorgerò. Contemplo la tua croce, trionfo del mio re. E chiedo la tua pace: Gesù pietà di me.

Vari Padri della Chiesa hanno visto nella figura del Buon Samaritano Gesù stesso, la presenza continua di Lui Risorto, e nell’uomo incappato nei briganti l’Adamo, ogni essere umano che nasce con la tendenza al male, esposto a malattie, tentato, vessato, l’Umanità smarrita e ferita per il proprio peccato cedendo alla seduzione del Maligno. Gesù è il Figlio di Dio vincitore del Maligno, colui che presente Risorto nella Chiesa rende presente l’amore del Padre, amore fedele, eterno, senza barriere né confini, che non guarda quante volte cadiamo ma quante volte, con il suo aiuto e il suo perdono sacramentale ci risolleviamo, che ci ama non perché o quando siamo buoni, chi è buono ma perché Lui è buono e vuole renderci suoi amici come figli nel Figlio e quindi fratelli con il dono dello Spirito. Ma Gesù è anche Colui che “si spoglia” del suo “abito divino”, che si abbassa dalla sua “condizione” divina, per assumere la forma umana (Fil 2,6-8) e accostarsi al dolore di ogni uomo, fino a scendere negli inferi, come recitiamo nel Credo, e portare speranza e luce, quella speranza affidabile in virtù della quale noi possiamo affrontare il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto ed accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino. Egli non considera un tesoro geloso il suo essere uguale a Dio, il suo essere Dio che possiede un volto umano (Fil 2,6), ma si china, pieno di misericordia, sull’abisso della sofferenza umana,tra chi è peccatore, per versare l’olio della consolazione e questa sera sacramentalmente attraverso l’unzione con l’olio benedetto toccarci accogliendo le nostre richieste. Occorre saperlo e nel momento dell’unzione pensarlo!
E questa sera ci dice come non essere abbandonati nella tentazione e liberati dalle negatività del Maligno attraverso la preghiera e il servizio della carità cioè essere ciascuno buon samaritano verso l’altro, verso chi ci sta accanto, verso chi incontriamo, chiunque sia, bisognoso. Ci sono figure, nella storia della Chiesa, che hanno aiutato le persone ammalate a valorizzare la sofferenza sul piano umano e spirituale, affinché siano di esempio e di stimolo, come Santa Bernardette. Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, esperta nella scienza dell’amore, seppe vivere “in unione profonda alla Passione di Gesù” la malattia che la condusse alla morte attraverso grandi sofferenze. Il Venerabile Luigi Novarese, del quale molti ancora oggi serbano vivo il ricordo, nell’esercizio del suo ministero avvertì in modo particolare l’importanza non solo del servizio ma anche della preghiera per e con gli ammalati e i sofferenti, che accompagnava spesso nelle cliniche spirituali dei Santuari mariani, in speciale modo alla grotta e ai bagni di Lourdes. Mosso dalla carità verso il prossimo, Raoul Follereau ha dedicato la propria vita alla cura delle persone affette dal morbo di Hansen sin nelle aree più remote del pianeta, promuovendo tra l’altro, il 30 gennaio, la Giornata Mondiale contro la lebbra: liberi dalla lebbra dell’indifferenza, o peccato di omissione, verso gli ammalati possiamo essere sicuri verso il demonio – diceva -. La beata Teresa di Calcutta iniziava sempre la sua giornata a servizio dei malati, dei più poveri incontrando Gesù nell’Eucarestia, per uscire poi nelle strade con la corona del Rosario in mano ad incontrare e servire il Signore presente nei sofferenti, specialmente in coloro che sono “non voluti”, non amati, non curati.Sant’Anna Schaffer (canonizzata nel 2012) seppe, anche lei, in modo esemplare unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo: “illetto di dolore diventò…cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario…Confortata dalla Comunione quotidiana, ella diventò un’instancabile strumento di intercessione nella preghiera e un riflesso dell’amore di Dio per molte persone che cercavano il suo consiglio”. La nostra beata Maria Domenica Mantovani, la sua figlia Suor Pura vivevano da Piccole Sorelle della Sacra Famiglia la devozione di poter “offrire” le piccole fatiche del quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature più o meno fastidiose, conferendo così ad esse un senso. Che cosa vuol dire “offrire”? Erano convinte – e lo avevano scritto sul medaglione che portavano, pregare, lavorare, patire come proprio carisma – di poter inserire nel grande com – patire di Cristo Crocefisso le loro piccole fatiche, che entravano così a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno anche oggi. In questa maniera anche le piccole seccature del quotidiano potrebbero acquistare un senso e contribuire all’economia del bene che tiene lontano il maligno, dell’amore tra gli uomini amando con Lui.
Ma nel Vangelo emerge la figura della Beata Vergine Maria, che segue il Figlio sofferente fino al supremo sacrificio delGolgota: l’Addolorata come è l’Immacolata. Ella non perde mai la speranza della vittoria di Dio sul male – Maligno, sul dolore e sulla morte, e sa accogliere con lo stesso abbraccio di fede e di amore il Figlio di Dio nato nella grotta di Betlemme, vissuto nella famiglia di Nazareth e morto sulla croce. La sua ferma fiducia nella potenza divina anche contro il Maligno viene illuminata dalla Risurrezione, dalla presenza sacramentale continua del Risorto nel mondo attraverso la Chiesa, che dona speranza a chi si trova nella sofferenza e rinnova la certezza della vicinanza e della consolazione del Signore. Apparendo a Lourdes,e noi qui abbiamo un’immagine che potete contemplare, si è presentata soprattutto come aiuto agli ammalati e io vent’uno anni fa ero andato pellegrino nella prima giornata dell’ammalato. Guardandola rispondiamo alle strofe, cantate da Letizia, con l’Ave Maria.

(225) 1. Madre santa, il Creatore da ogni macchia ti serbò. Sei tutta bella nel tuo splendore: Immacolata, noi tiacclamiam! R) Ave, ave, ave, Maria!
2. Tanto pura, Vergine, sei che il Signor discese in te. Formasti il cuore al re dei re: Madre di Dio, noi ti acclamiam! R) Ave…
3. Gran prodigio Dio creò quando tu dicesti “Sì”. Il divin Verbo donasti a noi: Vergine e Madre, noi ti acclamiam!  R) Ave…
4. Hai vissuto con i Signore in amore e umiltà. Presso la croce fu il tuo dolore: o Mediatrice, noi ti acclamiam! R) Ave…
5. Nella gloria Assunta sei, dopo tanto tuo patir. Sero di stelle splende per te: nostra Regina, noi ti acclamiam! R) Ave…
6. Nelle lotte, nei timori, in continue avversità, della Chiesa Madre sei tu: Ausiliatrice, noi ti invochiam| R) Ave…

Venire processionalmente, incominciando da quelli in fondo alla Chiesa, per l’unzione con l’olio benedetto è il sacramentale cioè l’essere raggiunti, toccati dal Risorto mente abbia presente quelle piccole speranze per cui siamo qui convenuti questa sera in preghiera, con sempre nell’orizzonte la grande speranza, la speranza affidabile. Attendendo seduti possiamo tornare, attraverso i fogli, su qualche punto che lo Spirito Santo ci ha fatto particolarmente comprendere, gustare in rapporto al nostro vissuto personale, coniugale, comunitario e quindi cantare o ascoltare il canto proposto.

Per la benedizione eucaristica

(67) 1. O Gesù ti adoro, ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima, solo in te il mio cuore si abbandonerà, perché tutto è vano se contemplo te. 2.Ora guardo l’ostia, che ti cela a me, ardo dalla sete di vedere te:quando questa carne si dissolverà, il tuo viso, luce, si disvelerà. Amen.

Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento del’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della trua Pasqua, fa che adoriamo con viva fede il santo Mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue per sentire sempre in noi, soprattutto in quest’Anno della fede, i benefici della Redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen

Amen

Dio sia benedetto…

Ed ora il sacramentale dell’acqua esorcizzata

Preghiamo. O Dio, per salvare tutti gli uomini hai racchiuso nell’acqua i segni più grandi della tua grazia. Ascolta la nostra preghiera e infondi in quest’acqua la tua + benedizione perché assunta a servizio dei tuoi misteri, sia portatrice dell’efficacia della tuia grazia per mettere in fuga i demoni e debelalre le malattie. Tutto ciò che con essa verrù asperso sia liberato da ogni influsso del Maligno; nelle dimore dei tuoi fedeli non abiti più lo spirito del Male e sia allontanata ogni insidia. Grazie all’invocazione del tuo santo nome, possano i tuoi fedeli uscire illesi da ogni assalto del nemico. Per Cristo nostro Signore.

Amen

Prossimo incontro martedì 12 marzo.

(155) 1. E’ l’ora che, pia, la squilla fedel! Le note c’invia dell’Ave del ciel. R) Ave, ave, ave Maria! Ave, ave, ave, Maria!
2. Nel piano di Dio l’eletta sei tu, che porti nel mondo il Figlio Gesù. R) Ave…
3. Di tutti i malati solleva il dolor, consola chi soffre nel corpo e nel cuore. R) Ave…

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