martedì 19 febbraio 2013

La Scrittura nel soggetto vivo della Chiesa, della Tradizione‏


La Scrittura è Scrittura attraverso la quale Lui anche oggi ci parla soltanto perché c’è in continuità o Tradizione la Chiesa viva, il suo soggetto vivo; senza il soggetto vivo di Gesù Cristo nella Chiesa, la Scrittura è solo un libro e apre, si apre a diverse interpretazioni e non dà un’ultima chiarezza
“Ancora più conflittuale (del tema della Chiesa) era il problema della Rivelazione. Qui si trattava della relazione tra Scrittura e Tradizione, e qui erano interessati soprattutto gli esegeti per una maggiore libertà; essi si sentivano un po’ –diciamo – in una situazione di inferiorità nei confronti dei protestanti, che facevano le grandi scoperte, mentre i cattolici si sentivano un po’ “handicappati” dalla necessità di sottomettersi al magistero. Qui, quindi era in gioco una lotta anche molto concreta: quale libertà hanno gli esegeti? Come si legge la Scrittura? Che cosa vuol dire Tradizione? Era una battaglia
pluridimensionale che adesso non posso mostrare, ma importante è che certamente la Scrittura è la Parola di Dio e la Chiesa sta sotto la Scrittura, obbedisce alla Parola di Dio e non sta al di sopra della Scrittura. E tuttavia la Scrittura è Scrittura soltanto perché c’è la Chiesa viva, il suo soggetto vivo; senza il soggetto vivo della Chiesa, la Scrittura è solo un libro e apre, si apre a diverse interpretazioni e non dà un’ultima chiarezza.
Qui, la battaglia – come ho detto – era difficile, e fu decisivo un intervento di Papa Paolo VI. Questo intervento mostra tutta la delicatezza del padre, la sua responsabilità per l’andamento del Concilio, ma anche il suo grande rispetto per il Concilio. Era nata l’idea che la Scrittura è completa, vi si trova tutto; quindi non si ha bisogno della Tradizione, e perciò iL Magistero non ha niente da dire. Allora, il papa ha trasmesso al Concilio mi sembra 14 formule di una frase da inserire nel testo sulla Rivelazione e ci dava, dava ai Padri, la libertà di scegliere una delle 14 formule, ma disse: una deve essere scelta, per rendere completo il testo. Io mi ricordo, più o meno, della formula “non omnis certitudo de veritatibus fidei potest sumi ex Sacra Scrittura”, cioè la certezza della Chiesa sulla  fede non nassce soltanto da un libro isolato, ma ha bisogno del soggetto della Chiesa illuminato,portato dallo Spirito Santo. Solo così poi la Scrittura parla ed ha tutta la sua autorevolezza. Questa frase che abbiamo scelto nella Commissione dottrinale, una delle 14 formule, è decisiva, direi, per mostrare l’indispensabilità, la necessità della Chiesa, e così capire che cosa vuol dire Tradizione, il corpo vivo nel quale vive dagli inizi questa Parola e dal quale riceve la sua luce, nel quale è nata. Già il fatto del Canone è un fattoecclesiale: che questi scritti siano la Scrittura risulta dall’illuminazione della Chiesa, che ha trovato in sé questo Canone della Scrittura; ha trovato,non  creato, e sempre e solo in questa comunione della Chiesa viva si può anche realmente capire, leggere la Scrittura come Parola di Dio, come Parola che ci guida nella vita e nella morte.
Come ho detto, questa era una lite abbastanza difficile, ma grazie al Papa e grazie – diciamo – alla luce dello Spirito Santo, che era presente nel Concilio, è stato creato un documento che è uno dei più belli e anche innovativi di tutto il Concilio, e che deve essere ancora molto più studiato. Perché anche oggi l’esegesi tende a leggere la Scrittura fuori dalla Chiesa, fuori dalla fede, solo nel cosidetto spirito del metodo storico – critico, metodo importante, ma mai così da poter dare soluzioni come ultima certezza; solo se crediamo che queste non sono parole umane, ma sono parole di Dio, e solo se vive il soggetto vivo al quale ha parlato e parla Dio, possiamo interpretare bene la Sacra Scrittura. E qui – come ho detto nella prefazione del mio libro su Gesù (vol. I) – c’è ancora molto da fare per arrivare ad una lettura veramente nello spirito del Concilio. Qui l’applicazione del Concilio ancora non è completa, ancora è da fare” (Benedetto XVI, Incontro con i Parroci e il Clero della Diocesi di Roma, 14 febbraio 2013). 
Penso utile e nell’orizzonte dell’intervento di Benedetto XVI quanto è riportato in  Vivere l’Anno della fede del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione: “Qual è il rapporto tra il Credo e le Sacre Scritture? C’è chi insinua che il Simbolo sia una sovrastruttura imposta dalla Chiesa per nascondere il messaggio originario di Gesù e delle Sacre Scritture,  e che solo una lettura della Bibbia senza gravami dogmatici sarebbe veramente liberante e ricca di significato per l’uomo contemporaneo. In realtà è il messaggio biblico stesso che utilizza, fra gli altri, il linguaggio della professione di fede. Si pensi ai brani dell’Antico testamento che sono delle vere e proprie sintesi di fede, come il cosi detto Credo deuteronomistico (Dt 26,5-9), o alle professioni di fede neotestamentarie (Ad esempio 1 Cor 12,3; Rm 10,9; 1 Gv 2,22; Mc 8,30; 1 Gv 4,15; Eb 4,14; 1 Cor 15,3ss; Fil 2,5-11; 1 Cor 8,6; 2 Cor 13,13). La Scrittura non è solo narrazione; ma va oltre e utilizza il genere innico, sapienziale, parabolico o storico. Spesso utilizza proprio il registro della confessio fidei. Paradossalmente, si potrebbe dire che ilCredo è più antico delle stesse Scritture. La triplice domanda sulla fede nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo è certamente precedente il sorgere dei vangeli; gli apostoli, infatti, battezzavano in questo modo. Ma ancor più si deve dire che il Credo, così come si è sviluppato nella tradizione della Chiesa, è necessario alla Scrittura perché esprime i punti più esaltanti e nuovi dell’intero messaggio biblico.
Il Simbolo, quindi, non deve essere opposto alla Bibbia; esso, piuttosto, è ciò che ne mette in rilievo la sua intima comprensibilità e bellezza. Senza la professione di fede, la Bibbia rischierebbe di diventare un coacervo di frasi che non aiuterebbero a entrare in contatto con il Dio vivente e a riconoscere il suo volto. E’ stata proprio l’esperienza della Chiesa a evidenziare tramite il Credo ciò che più interessava all’uomo del messaggio biblico, e quanto più era sconvolgente nella novità della rivelazione divina. Per questo motivo anche il Catechismo della Chiesa Cattolicaripropone la presentazione del Credo come elemento portante della trasmissione della fede. D’altra parte il Simbolo appartiene alla Tradizione che è più ampia dei contenuti professati. La rivelazione raggiunge gli uomini attraverso la Parola di Dio. Essa si esprime come testo biblico e come viva Tradizione della Chiesa.
Il Credo, infatti, attesta che la storia della salvezza è un unico disegno divino, non frammentato in episodi slegati fra di loro. L’economia della salvezza è il dispiegarsi dell’unico progetto di Dio che viene progressivamente manifestato e attuato, raggiungendo in Cristo la sua pienezza. Non vi è una salvezza slegata dalla creazione, né una Nuova Alleanza separata dall’Antica, e neppure un disegno divino che non abbracci la parousia e la risurrezione dai morti. Dio padre creatore è Colui che si rivela nell’incarnazione del Figlio e nello Spirito Santo guida la Chiesa a essere sacramento di salvezza perché gli uomini abbiano la vita eterna. Solo questa visione che abbraccia insieme la creazione, la storia e l’eternità  è in grado di rendere ragione della bellezza della fede. Diversamente, la frammentarietà dell’esistenza resterebbe invincibile e la storia intera rimarrebbe senza significato ultimo.
Come si è detto, il Credo appartiene alla Tradizione che è un processo più ampio. La rivelazione di Dio raggiunge gli uomini nelle due forme della Tradizione della Chiesa e della Sacra Scrittura ispirata… La fede, pertanto, ha bisogno dell’una e dell’altra. Della Scrittura, testualmente ispirata dallo Spirito Santo, e della Tradizione, nella quale lo Spirito è operante” (pp.23-24).
L’idea di Tradizione nella Costituzione Dei Verbum deriva dall’idea di Rivelazione: tutto ciò che la Chiesa ha ricevuto, essa in continuità o tradizione lo trasmette nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto; non si tratta dunque soltanto di una ‘tradizione orale’, ma di una tradizione concreta e vivente, che fruttifica durante il tempo, così che conservando la verità rivelata, essa la attualizza secondo i bisogni di ogni epoca. La Tradizione è sempre ricordata prima della Scrittura per rispettare l’ordine cronologico, dal momento che, all’origine di tutto, c’è questa Tradizione che viene dagli Apostoli, ed è all’interno di una comunità già costituita che i libri santi sono stati composti e ricevuti e in continuità sono Parola di Dio.

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