martedì 15 gennaio 2013

Lettera all'Arena di Verona


Egregio direttore de l’Arena, da qualche settimana, come spesso avviene nei momenti di svolta della politica italiana, i rapporti tra cattolici e politica hanno occupato, tranne per ora che a Verona compreso il settimanale diocesano Verona Fedele, grande spazio nei media e nei dibattiti. La novità è stata  una forte esposizione da parte dell’Osservatore Romano e dell’Avvenire di un unanime appoggio politico
addirittura alla persona di Monti. Intervenendo come mons. Fisichella e mons. Negri o con il silenzio ci sono state dichiarazioni o silenzi altrettanto forti sulla prudenza per riprendere una direttiva unitaria a livello politico. Mario Monti e i suoi interpellati come intendessero agire sulle questioni etiche  fondamentali non negoziabili: “nel rispetto della libertà di coscienza” la risposta. Il 10 gennaio così si pronuncia il card. Ruini: “Le convinzioni di coscienza non sono solo un fatto individuale ma riguardano il vero e ilfalso…E quindi non si può ridurre tutto alla coscienza dei singoli senza una linea da seguire. Non è adeguato alla rilevanza pratica del problema oggi”.
Personalmente ho rivissuto un Convegno voluto dalla Cei e organizzato presso il Centro diocesano Toniolo, nel novembre dell’84 su “Cattolici, impegno politico e Democrazia Cristiana” in preparazione del secondo Convegno ecclesiale italiano di Loreto dell’85. In discussione c’era o la continuità della direttiva su un’unità anche politica attraverso la Democrazia Cristiana, nella libera maturazione della coscienza (cioè uno personalmente poteva essere legittimato a non votare DC ma non poteva dar vita a una aggregazione di ispirazione cristiana diversa dalla DC), o la legittimazione di una differenziazione politica, senza cadere nella diaspora culturale. Essendo per la continuità, riproposta, tra l’altro, dal discorso di Giovanni Paolo II a Loreto, fui mandato “in esilio” a Torri perché troppo vicino a Comunione e Liberazione, un esilio felice a livello pastorale. Dopo di me, con mons. Furri, il Centro portò avanti la differenziazione politica giudicata legittima nel terzo Convegno ecclesiale di Palermo, pur chiedendo, però, di non finire nella diaspora culturale. Per questo in parrocchia a Torri e ai santi Apostoli prima delle elezioni chiedevo a chi si presentava da cattolico nel confronto elettorale in diversi partiti di  presentare come programmava di  essere il lievito in una società sempre più secolarizzata, pluralistica e bisognosa di un positivo fermento sviluppato all’interno. Certo è una scelta che chiede un forte impegno personale, ma si sperava che potesse aiutare la coesione del Paese e una maggiore responsabilizzazione dei suoi cittadini. La coalizione dell’Ulivo, nella quale Prodi aveva cercato di costruire una proposta politica innovativa, fu vista con speranza dall’allora mons. Nicora, convincendo tutti i vescovi del Triveneto sempre nella legittima differenziazione politica. Prodi venne a Verona a presentarla con il card. Martini. “Com’è noto – Romano Prodi sul Corriere della sera di Domenica 13 gennaio, p. 36 – le cose sono andate ben diversamente. Sono state infatti realizzate precise alleanze e sono stati fissati confini inclusivi ed escludenti che, pur avendo provocato dolorose sofferenze, non mi sembrano aver dato risultati esaltanti. Ma il passato è passato. Conta invece il fatto che lo scorrere naturale degli eventi obblighi tutti noi a riflettere su questi temi e spinga qualcuno di noi a riscoprire il concetto di “lievito”. Questo è per me motivo di conforto. Perché tale evoluzione possa produrre frutti di coesione e di miglioramento etico occorre naturalmente un mutamento altrettanto radicale nel comportamento dei partiti politici e degli stessi cattolici. Occorre cioè che sia dato un adeguato spazio al contributo dei cattolici e che essi, da parte loro, si facciano apprezzare per la qualità della proposta politica”.
Comunque quanto sta avvenendo in questi giorni all’interno del mondo cattolico italiano è certamente un’occasione perché anche a Verona, anche nelle parrocchie e attraverso i mezzi della comunicazione sociale in preparazione alle prossime elezioni, avvenga un confronto positivo per tutti, soprattutto per chi credente non ha nessun aiuto non ideologico su come in coscienza decidere personalmente di votare.
Don Gino Oliosi

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