lunedì 24 dicembre 2012

Cristo che è la verità sulla via dellaricerca appasionata della verità‏


L’essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri.
Liberi: se siamo sostenuti da Lui, possiamo entrare in qualsiasi dialogo apertamente e senza paura. Sicuri, perché Egli non ci lascia, se non siamo noi stessi a staccarci da Lui. Uniti a Lui, siamo nella luce della verità

Nella situazione attuale dell’umanità, il dialogo delle religioni è una condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i cristiani come pure per le altre comunità religiose Questo dialogo delle religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzitutto semplicemente un dialogo
della vita, un dialogo della condivisione pratica. In esso non si parlerà dei grandi temi della fede – se Dio sia trinitario o come sia da intendere l’ispirazione delle Scritture ecc. Si tratta di problemi concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo Stato, per l’umanità. A questo scopo è necessario fare della responsabilità comune per la giustizia e perla pace il criterio di fondo del colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta circa la verità e circa l’essere umano; un dialogo circa le valutazioni che sono presupposte al tutto. Così, il dialogo, in un primo momento meramente pratico, diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere persona umana. Anche se le scelte di fondo non sono come tali in discussione, gli sforzi intorno a una questione concreta diventano un processo in cui, mediante l’ascolto dell’altro, ambedue le parti possono trovare purificazione e arricchimento. Così questi sforzi possono avere anche il significato di passi comuni verso l’unità nella verità, senza che le scelte di fondo vengano cambiate. Se ambedue le parti muovono un’ermeneutica di giustizia e di pace, la differenza di fondo non scomparirà, crescerà tuttavia anche una vicinanza più profonda tra loro.
Per l’essenza del dialogo interreligioso, oggi in genere si considerano fondamentali due regole:
1.        Il dialogo non ha di mira la conversione, bensì la comprensione. In questo si distingue dall’evangelizzazione, dalla missione.
2.        Conformemente a ciò, in questo dialogo ambedue le parti restano consapevolmente nella loro identità, che, nel dialogo, non mettono in questione né per sé né per gli altri.
Queste regole sono giuste. Penso, tuttavia, che in questa forma siano formulate troppo superficialmente. Sì, il dialogo non ha dai mira la conversione, ma una migliore comprensione reciproca: ciò è corretto. La ricerca di conoscenza e di comprensione, però, vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità. Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo passo alla verità, vanno avanti e sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull’unità nella verità.
 Per quanto riguarda il restare fedeli alla propria identità: sarebbe troppo poco se il cristiano con la sua decisione per la propria identità  interrompesse, per così dire, in base alla sua volontà, la via verso la verità. Allora il suo essere cristiano diventerebbe qualcosa di arbitrario, una scelta semplicemente fattuale. Allora egli, evidentemente non metterebbe in conto che nella religione si ha a che fare con la verità.
Rispetto a questo direi che il cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover temere per la sua identità di cristiano. Certo, non siamo noi a possedere la verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che la sua mano ci tiene saldamente. L’essere interiormente sostenuti dalla mano di Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri. Liberi: se siamo sostenuti da Lui, dalla mano di Cristo possiamo entrare in qualsiasi dialogo apertamente e senza paura. Sicuri, perché Egli non ci lascia, se non siamo noi stessi a staccarci da Lui. Uniti a Lui, siamo nella luce della verità” (Benedetto XVI, Presentazione degli auguri natalizia delal Curia Romana, 21 dicembre 2012).

Se è corretto affermare che il dialogo non ha di mira la conversione come l’evangelizzazione ma una migliore comprensione reciproca ma è sempre un puntare anche a un avvicinamento alla verità. Il cammino verso una più grande condivisione si fonda sull’unità nella verità che libera dalal schiavitù dell’ignoranza.
Benedetto poi insiste che innanzitutto sia dialogo non sui grandi temi della fede ma sui problemi concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo Stato, per l’umanità. E questo al di là del pragmatico è una lotta circa la verità e circa l’essere umano. Così il dialogo, in un primo momento meramente pratico, diventa una lotta  per il giusto modo di essere persona umana, il problema oggi più importante.

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