lunedì 19 novembre 2012

Giornata mondiale della gioventù‏


È urgente testimoniare, a livello privato e pubblico, la presenza di Dio affinché ciascuno possa esperimentarla: con questo ateismo pratico occidentale è in gioco la salvezza dell’umanità

“Oggi non pochi giovani dubitano profondamente che la vita sia un bene e non vedono chiarezza nel loro cammino. Più in generale, di fronte alle difficoltà del mondo contemporaneo, molti si chiedono: io che cosa posso fare? La luce della fede illumina questa oscurità, ci fa comprendere che ogni esistenza ha un valore inestimabile, perché frutto dell’amore di Dio. Egli ama anche chi si è allontanato da Lui o lo ha dimenticato: ha pazienza e attende; anzi, ha donato il suo Figlio, morto e
risorto, per liberarci radicalmente dal male. E Cristo ha inviato i suoi discepoli per portare a tutti i popoli questa annuncio gioioso di salvezza e di vita nuova.
La Chiesa, nel continuare questa missione evangelizzatrice, conta anche su di voi. Cari giovani, voi siete i primi missionari tra i vostri coetanei! Alla fine del Concilio Ecumenico Vaticano II, di cui quest’anno celebriamo il 50° anniversario, il Servo di Dio Paolo VI consegnò ai giovani e alle giovani del mondo un Messaggio che si apriva con queste parole: “E’ a voi, giovani uomini e donne del mondo intero, che il Concilio vuole rivolgere il suo ultimo messaggio. Perché siete voi che raccoglierete la fiaccola dalle mani dei vostri padri e vivrete nel mondo nel momento delle gigantesche trasformazioni della sua storia. Siete voi che, raccogliendo il meglio dell’esempio e dell’insegnamento dei vostri genitori e dei vostri maestri, formerete la società di domani: voi vi salverete o perirete con essa”. E concludeva con un appello: “Costruirete nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!” (Messaggio ai giovani, 8 dicembre 1965).
Cari amici, questo invito è di grande attualità. Stiamo attraversando un periodo storico molto particolare: il progresso tecnico ci ha offerto possibilità inedite di interazione tra uomini e popolazioni, ma la globalizzazione di queste relazioni sarà positiva e farà crescere il mondo in umanità solo se sarà fondata non sul materialismo ma sull’amore, l’unica realtà capace di colmare il cuore di ciascuno e di unire le persone. Per questo è urgente testimoniare la presenza di Dio affinché ognuno possa sperimentarla: è in gioco la salvezza dell’umanità e la salvezza di ciascuno di noi. Chiunque comprenda questa necessità, non potrà che esclamare con san Paolo: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1 Cor 9,16) (Benedetto XVI, Dal Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù, 2013).

Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere. In questo sviluppo si è aperta all’umanità  una misura immensa di sapere e di potere con due rischi:
-              la pretesa di una ragione a-storica che cerca di auto costruirsi soltanto in una razionalità a-storica e la sapienza dell’umanità come tale – la sapienza delle grandi tradizioni religiose, soprattutto le luci sorte lungo la storia della fede cristiana – è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee. Se però la ragione diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, l’occidente inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Il cammino dell’uomo non può mai essere completato e il pericolo della caduta nella disumanità – “voi vi salverete o perirete con essa” (Paolo VI) – “è in gioco la salvezza dell’umanità” (Benedetto XVI – non è mai semplicemente scongiurato: come lo vediamo nel panorama della storia attuale, nella finanza speculativa senza etica. Il pericolo del mondo occidentale con il suo ateismo pratico più rischioso di quello comunista – e quindi in una globalizzazione materialista, praticamente atea – è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità senza la ricerca del vero, del bene, del Dio che possiede un volto umano, Gesù Cristo, l’unica Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.
-              La cultura che oggi  predomina in Occidente e che, attraverso i potenti mezzi di comunicazione (divenuti il Dragone, la persecuzione dell’ateismo pratico) punta a porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo e terribile costume di vita senza verità e senza amore. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa sempre più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenire superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento della cultura moderna, con cui ha dialogato il Concilio, cultura che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà. E quindi l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Questo tipo di cultura ra presenta un taglio radicale e profondo non solo con il cattolicesimo ma con tutte le confessioni cristiane, anzi con tutte le tradizioni religiose e morali dell’umanità. Questa cultura nuova e non presente al Concilio è contrassegnata, però, da una profonda carenza, ma anche da un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza cui ecumenicamente e dialogando con tutte le religioni far fronte.

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