martedì 30 ottobre 2012

Venti contrari e vento dello Spirito sulla Chiesa‏


“Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta; e così, con nuovo entusiasmo, mi sembra, siamo in cammino e ringraziamo il Signore perché ci ha dato questo incontro veramente cattolico” (Benedetto XVI)

“Cari fratelli e sorelle, prima di ringraziare da parte mia, vorrei ancora fare una comunicazione. Nel contesto delle riflessioni del Sinodo dei Vescovi, “La Nuova Evangelizzazione per la trasmissione della Fede Cristiana”, ed a conclusione di un cammino di riflessione sulle tematiche dei Seminari e della Catechesi, mi è gradito annunciare che ho deciso, dopo preghiera e ulteriore riflessione, di trasferire la competenza sui Seminari dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica alla Congregazione per il
Clero e la competenza sulla Catechesi dalla Congregazione per il Clero al Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione.
Seguiranno i documenti relativi in forma di Lettera Apostolica Motu proprio per definire gli ambiti e le rispettive facoltà. Preghiamo il Signore perché accompagni i tre Dicasteri della Curia Romana nella loro importante missione, con la collaborazione di tutta la Chiesa.
Avendo già la parola, vorrei anche esprimere i miei cordialissimi auguri ai nuovi cardinali. Io ho voluto, con questo piccolo Concistoro, completare il Concistoro di febbraio, proprio nel contesto della Nuova Evangelizzazione, con un gesto dell’universalità della Chiesa, mostrando che la Chiesa è Chiesa di tutti i popoli, parla in tutte le lingue, è sempre Chiesa di Pentecoste; non Chiesa di un Continente, ma Chiesa universale. Proprio questa era la mia intenzione, di esprimere questo contesto, questa universalità della Chiesa; è anche la bella espressione di questo Sinodo. Per me è stato veramente edificante, consolante ed incoraggiante vedere qui lo specchio della Chiesa universale con le sue sofferenze, minacce, pericoli e gioie, esperienze della presenza del Signore, anche in situazioni difficili.
Abbiamo sentito come la Chiesa anche oggi cresce, vive. Penso, per esempio, a quanto ci è stato detto sulla Cambogia, dove di nuovo nasce la Chiesa, la fede; o anche sulla Norvegia, e tanti altri. Vediamo come anche oggi dove non si aspettava, il Signore è presente e potente e il Signore è operante anche tramite il nostro lavoro e le nostre riflessioni.
Anche se la Chiesa sente venti contrari, tuttavia sente soprattutto il vento dello Spirito Santo che ci aiuta, ci mostra la strada giusta; e così, con nuovo entusiasmo, mi sembra, siamo in cammino e ringraziamo il  Signore perché ci ha dato questo incontro veramente cattolico (Benedetto XVI, Il Papa ai Padri sinodali, 27/X/2012).

 Il cammino di riflessione sulle tematiche dei seminari e il trasferimento di competenza alla Congregazione del clero può essere frutto dell’incontro sinodale veramente cattolico nella riaffermazione della potenza del Vangelo come forza anche culturale per la nostra società e non, come molti vorrebbero, la culturalizzazione moderna della pastorale. Di più, il Vangelo è un giudizio sul mondo senza accomodamenti. Una sana ragione non può non confrontarsi col Vangelo. Ogni intellettuale che si rispetti è chiamato a questo confronto, la sua intelligenza lo esige ma è anche lo stesso Vangelo a esigerlo. Il Vangelo cioè la fede conseguente all’incontro con la verità che è la persona viva di Gesù Cristo dona un orizzonte nuovo e una direttiva che taglia l’attuale ondata di illuminismo e di laicismo e sul piano della prassi considerare la libertà individuale eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. In stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato come ogni altro animale. Di conseguenza l’etica viene ricondotta entro i confini del relativismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo, ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente, oltre a non poter rispondere alle domande fondamentali sul senso  e sulla direzione della nostra vita. Si ha così un autentico capovolgimento di quella stessa cultura moderna, che era una rivendicazione della centralità dell’uomo e della sua libertà e con la quale lo stesso Concilio ha dialogato. Questa nuova cultura, non presente al Concilio, è contrassegnata da una profonda carenza che provoca una desertificazione umana, ma anche  un grande e inutilmente nascosto bisogno di speranza dando alla testimonianza cristiana la possibilità di una nuova primavera. In questo nuovo orizzonte sul rapporto tra fede e cultura la presenza cristiana nel mondo non si configura certo come un adeguamento ad esso, senza una forte prospettiva critica. Proprio una fede adulta mantiene desta la sensibilità per la verità e invita sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio, e su questo cammino a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire la presenza viva, ontologicamente sacramentale di Gesù Cristo come la luce che illumina la storia e aiuta a trovare in esso il tesoro per il quale vale la pena la rinuncia radicale, nel celibato e nella verginità, al sesso, al possesso, al successo per aiutare tutte le altre vocazioni a non fare di essi il criterio ultimo. In Seminario questo aiuta a fuggire l’errore, il male e si stabilisce una estraneità a ogni compromesso con mode, tendenze, egemonie culturali che sfigurano l’immagine divina iscritta nel profondo dell’identità trinitaria della relazione uomo – donna.
Questo taglio, questo giudizio sulla cultura che predomina in occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando con la potenza mediatica un nuovo costume di vita anche nella globalizzazione. Il Papa parla di una desertificazione della fede. Viviamo culturalmente in deserto spirituale come se vivessimo senza la consapevolezza di venire da Dio, destinati a Dio, sotto il suo continuo aiuto provvidenziale. C’è chi addirittura incolpa per questo deserto il Concilio. Non è certo frutto del Concilio, ma di un nuovo contesto culturale che il Concilio non poteva prevedere. Non ne è né causa né può avere risposte adeguate per il tempo contemporaneo se non attraverso un cammino di comprensione nuova del Concilio stesso. Così hanno fatto Paolo VI con il Credo del Popolo di Dio e tutto il suo magistero ordinario, così Giovanni Paolo II con le sue encicliche e così sta facendo in modo meraviglioso Benedetto XVI con il Catechismo e il suo Compendio. E’ il magistero del Papa che in continuazione con i 21 Concili di magistero straordinario, con il Credo apostolico invita ad affrontare i nuovi contesti ritornando anche al Concilio Vaticano II, studiandolo nei testi e tenendo conto dei tempi nuovi. Il tema del deserto è anche un tema biblico di purificazione nella fede. Non è soltanto un tempo di prova e di aridità. E’ anche un tempo in cui la fede d’Israele matura. Un tempo oscuro per tutti noi, di disorientamento, ma anche un tempo di messa alla prova che purifica. E’ un tempo di ritorno all’essenziale della Fede: il Padre, che è Dio che vede e provvede, perdona, il Figlio che è Dio che possiede un volto umano e che cammina con noi in Lui figli per opera del suo Spirito, lo Spirito Santo, che è Dio e che anima la Chiesa di Cristo, la Trinità unico Dio in tre persone.
L Chiesa non è certo un passo indietro rispetto alle sfide dei tempi, non è rimasta a 200 anni fa, è  profetica e ora non ha bisogno del Vaticano III. Il nostro non è un tempo di magistero straordinario, di un nuovo Concilio ma di comprensione del ventunesimo Concilio con la guida del Magistero ordinario, garanzia del declinarsi della comunità di fronte a nuove possibilità e a nuovi problemi. Ed è lo Spirito Santo, e non i chierici, laici o religiosi, a stabilire il tempo per un eventuale nuovo Concilio. Il Vaticano II è arrivato  quando un Papa spinto in un modo imprevedibile dallo Spirito Santo ha detto che il momento era arrivato. Nessuno l’ha previsto a tavolino. Il Concilio non è un evento che pochi illuminati possono decidere a tavolino. La Chiesa oggi è profetica soltanto se rimane fedele ad essere quello che è cioè memoria chiara e convincente della presenza e dell’incontro con Gesù Cristo e in questo orizzonte a giudicare il mondo e ad attrarre gli uomini all’incontro con Lui.

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