lunedì 17 settembre 2012

Il male non è una forza anonima‏


Il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà

“Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà. Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. E’ così che, avendo offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del
prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna o dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene (Rm 12,21). E’ a questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le “liberazioni” umane tanto desiderate deludono, perché si muovono nello spazio ridotto concesso dalla ristrettezza di spirito dell’uomo, dalla sua durezza, dalle sue intolleranze, dai suoi favoritismi di rivincita e dalle sue pulsioni di morte. La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune. Uno sguardo nuovo e più libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per  non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in pace e pronti ad impegnarsi per la pace. Ora essa è particolarmente esigente: si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse, cerca cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti ( Rm  16b.18) (Benedetto XVI, Incontro con i Membri del Governo, delle Istituzioni della Repubblica, con il Corpo Diplomatico, 15 settembre 2012).

Per la consapevolezza che il male non sia una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale e deterministico ma “un essere personale, vivo, spirituale, pervertito e pervertitore” che “con proditoria astuzia agisce ancora” passando attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà dobbiamo rifarci  a Paolo VI nella catechesi del 15/ XI / 1972:
-“Il Male non è più soltanto una deficienza ma una efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa, paurosa”.
- “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerlo esistente; ovvero chi ne fa un principio a se stante, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure lo spiega come una pseudo realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni”.
-  “Bisogna difendersi contro quel male che chiamiamo demonio…un agente oscuro e nemico”
-  “Il demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità. E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.
E nell’Omelia Resistite fortes in fide del 29 giugno 1972:
“Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio”.
- “ Crediamo in qualcosa di preternaturale venuto nel mondo proprio per turbare, per soffocare i frutti del Concilio ecumenico e per impedire che la Chiesa prorompesse nell’inno di gioia per aver ricevuto in pienezza la coscienza di sé”.
Detto questo non si vuol dire che l’uomo venga sottratto alle sue responsabilità  perché, come l’Apocalisse descrive il demoniaco, il demonio (colui che divide), satana (colui che spinge all’odio), il serpente antico (colui che oscura la coscienza), satana (colui che spinge a dissolvere la grammatica della creazione, della natura), agisce nel mondo attraverso l l’uso della nostra libertà. Il peccato resta sempre una libera scelta umana, pregando di non soccombere nella tentazione: “è dal cuore dell’uomo che escono pensieri maligni”. Non c’è concezione cristiana completa della vita dell’uomo, del vivere e del morire, sull’origine del male e di come liberarcene, se si oblitera un particolare fondamentale sull’origine del  male e da dove la liberazione.
Senza l’incontro con l’avvenimento redentore di Cristo le “liberazioni” umane non risolvono il problema. E nella cultura contemporanea si è costretti o a negare la tendenza originale verso il male con cui ogni uomo nasce a causa del peccato d’origine con il bisogno di essere liberati da Cristo, dalla sua Parola e dai Sacramenti con cui agisce oggi, o a ricondurre etica o morale entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Il rischio di distruggere totalmente in noi stessi, lasciando agire il demonio e non pregando di non essere abbandonati nella tentazione, il desiderio della verità e la disponibilità all’amore è sempre presente, anche se fino al momento terminale della vita c’è la possibilità di convertirsi. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. E’ questa una prospettiva terribile, ma alcune figure della nostra stessa storia lasciano discernere in modo spaventoso profili di tal genere. In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola inferno.Dall’altra parte possono esserci persone purissime, anche pochi per i molti, che si lasciano interamente penetrare da Dio e di conseguenza totalmente aperte al prossimo, persone, delle quali la comunione con Dio orienta già fin d’ora l’intero essere e il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai sono.

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