mercoledì 8 agosto 2012

Fondamento etico delle scelte politiche


La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire anche nella politica sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione pur in dialogo tra fede e ragione

“La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, come se esse non potessero essere conosciute dai non credenti – ancora meno è quello di proporre soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della religione – bensì piuttosto di aiutare nel purificare e gettare luce sulla applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi. Questo ruolo “correttivo” della religione nei confronti della ragione, tuttavia, non è sempre bene
accolto, in parte poiché delle forme distorte di religione, come il settarismo e il fondamentalismo, possono mostrarsi esse stesse causa di seri problemi sociali. E, a loro volta queste distorsioni della religione emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione. E’ un processo che funziona nel doppio senso. Senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana. Fu questo uso distorto della ragione, in fin dei conti, che diede origine al commercio degli schiavi e poi a molti altri mali sociali, non da ultimo le ideologie totalitarie del ventesimo secolo. Per questo vorrei suggerire che il mondo della ragione e il mondo della fede – il mondo della secolarità razionale e il mono del credo religioso – hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà
La religione, in altre parole, per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico della nazione. In tale contesto, non posso che esprimere la mia preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore. Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa a tacere, o tutt’al più relegata alla sfera puramente privata. Vi sono alcuni che sostengono che la celebrazione pubblica di festività come il Natale andrebbe scoraggiata, secondo la discutibile convinzione che essa potrebbe in qualche modo offendere coloro che appartengono ad altre religioni o a nessuna. E vi sono altri ancora che – paradossalmente con lo scopo di eliminare le discriminazioni – ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero, in determinati casi, agire contro al propria coscienza. Questi sono segni preoccupanti dell’incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica. Vorrei pertanto invitare tutti voi, ciascuno nelle rispettive sfere di influenza, a cercare vie per promuovere ed incoraggiare il dialogo tra fede e ragione ad ogni livello della vita nazionale” (Benedetto XVI, Incontro con le autorità civili del Regno Unito, 19 settembre 2010).
“La libertà cerca uno scopo e per questo richiede una convinzione. La vera libertà presuppone la ricerca della verità – del vero bene – e pertanto trova il proprio compimento precisamente nel conoscere e fare ciò che è retto e giusto. La verità, in altre parole, è la norma – guida per la libertà e la bontà ne è la perfezione….In verità, l’alta responsabilità di tener desta la sensibilità per il vero e il bene su chiunque eserciti il ruolo di guida: in campo religioso, politico o culturale, ciascuno secondo il modo a lui proprio. Insieme dobbiamo impegnarci nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente (Fide set ratio90).
Per i Cristiani la verità ha un nome: Dio. E il bene ha un volto: Gesù Cristo. La fede cristiana, dal tempo dei Santi Cirillo e Metodio e dei primi missionari, ha avuto un ruolo decisivo nel plasmare l’eredità spirituale e culturale di questo Paese. Deve essere lo stesso nel presente e per il futuro. Il ricco patrimonio di valori spirituali e culturali, che si esprimono gli uni attraverso gli altri, non solo ha dato forma all’identità di questa nazione, ma l’ha anche dotata della prospettiva necessaria ad esercitare un ruolo di coesione al cuore dell’Europa. Per secoli  questa terra è stata un punto d’incontro tra popoli, tradizioni e culture diverse. Come ben sappiamo, essa ha conosciuto capitoli dolorosi e porta le cicatrici dei tragici avvenimenti causati dalla incomprensione, dalla guerra e dalla persecuzione. E tuttavia è anche vero che le sue radici cristiane hanno favorito la crescita di un considerevole spirito di perdono, di riconciliazione e di collaborazione, che ha reso la gente di queste terre capace di ritrovare la libertà e di inaugurare una nuova era, una nuova sintesi, una rinnovata speranza. Non è proprio di questo spirito che ha bisogno l’Europa di oggi? L’Europa è più che un continente. Essa è una casa! E la libertà trova il suo significato più profondo proprio nell’essere una patria spirituale. Nel pieno rispetto della distinzione tra la sfera politica e quella religiosa – distinzione che garantisce la libertà dei cittadini di esprimere il proprio credo religioso e di vivere in sintonia con esso – desidero rimarcare l’insostituibile ruolo del cristianesimo per la formazione di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente “casa”!
In questo spirito, rendo atto alla voce di quanti oggi, in questo Paese e in Europa, cercano  di applicare la propria fede, in modo rispettoso ma determinato nell’arena pubblica, nell’aspettativa che le norme sociali e le linee politiche siano ispirate al desiderio di vivere secondo la verità che rende libero ogni uomo e donna (Caritas in veritate, n.9)” (Benedetto XVI, Discorso Nella Repubblica Ceca, 28 settembre 2009).

In Italia siamo prossimi alle elezioni e cresce il dibattito sulla presenza dei cristiani nella politica. Anche un credente punta a norme etiche dell’agire politico accessibili alla ragione, conoscibili da credenti e non credenti. Il ruolo della fede nel dibattito politico non è tanto quello di fornire tali norme, tanto meno soluzioni politiche concrete, cosa che è del tutto al di fuori della competenza della fede. La fede ha il compito di mantenere la sensibilità per il vero e il bene su chiunque punta a esercitare il ruolo politico di guida, soprattutto in chi punta a farlo con il  consenso dei cristiani. Si tratta di impegnarci in questo tempo di preparazione al confronto politico nella lotta per la libertà e nella ricerca della verità: o le due cose vanno insieme, mano nella mano, oppure insieme periscono miseramente e dissolvono il metodo democratico di gestire il potere.
Anche in Italia, come in tutta l’Europa, in tutto l’Occidente, diventa sempre più egemone una cultura che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale. I cristiani che puntano a gestire politicamente dovrebbero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza, perché Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica. In  stretto rapporto con tutto questo, ha luogo una radicale riduzione dell’uomo, considerato un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato e manipolato come ogni altro animale. Si ha così un autentico capovolgimento del punto di partenza, del fondamento anche illuminista di ogni democrazia che era rivendicazione della centralità di ogni persona, sempre fine e mai riduttivamente mezzo per altri o per altro.. Il valore di fine di ogni persona non può derivare da contingenti maggioranze aritmetiche ma da argomentazione sensibile alla verità e qui la fede nel percorso storico cioè il Cristianesimo ha un ruolo legittimo nella sfera pubblica incoraggiando il dialogo tra fede e ragione ad ogni livello. I partiti, come responsabili della formazione della volontà politica, mirano soprattutto al conseguimento di maggioranze aritmetiche badando quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare. Tali interessi ideologicamente, non democraticamente, attingono oggi ad un’etica ricondotta entro i confini del relativismo e dell’utilitarismo, con l’esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Ogni ideologia che consente la legittimazione dell’uccisione di un essere innocente non è democratica e non dovrebbe avere spazio pubblico, anche se aritmeticamente avesse la maggioranza e quindi l’esclusione dell’aborto si tratta di un valore non politicamente negoziabile. Chi ammettesse la sua negoziabilità non può pretendere il voto di chi credente punta alla verità come scopo anche della libertà democratica. Altrettanto per la grammatica della natura creata dal Creatore come la sessualità, la tensione al bene comune, la giustizia distributiva. Di  fronte a questa cultura anche politicamente i cristiani possono essere all’opposizione perché essa rappresenta un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con il taglio illuminista della modernità che ha avviato il metodo democratico fondato sul valore di ogni persona come fine, ma anche con tante tradizioni religiose e morali dell’umanità: non sia quindi in grado, nell’attuale globalizzazione, di instaurare un vero dialogo con le altre culture e nemmeno di poter rispondere alle domande fondamentali della nostra vita. Ma come, anche a livello politico, tener desta culturalmente la sensibilità per la verità per la libertà? La risposta non è facile, ma in questo periodo preelettorale occorre restare in cammino per questa domanda, in cammino con i grandi che lungo la storia hanno lottato e cercato e che non è fuori anche dai problemi economici e finanziari che richiedono un’etica non ridotta ai confini del relativismo e dell’utilitarismo..

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