lunedì 23 luglio 2012

Il maligno


Il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato

La Parola di Dio di questa domenica (XVI anno B) ci ripropone un tema fondamentale e sempre affascinante della Bibbia: ci ricorda che Dio è il Pastore dell’umanità. Questo significa che Dio  vuole per noi la vita, vuole guidarci a buoni pascoli, dove possiamo nutrirci e riposare; non vuole che ci perdiamo e che moriamo, ma che giungiamo alla meta del nostro cammino, che è proprio la pienezza della vita. E’ quello che desidera ogni padre e ogni madre per i propri figli: il bene, la felicità, la realizzazione. Nel Vangelo di oggi Gesù si presenta come Pastore delle pecore perdute della casa d’Israele. Il suo sguardo sulla gente è uno sguardo per così dire ‘pastorale’. Ad
esempio, nel Vangelo di questa domenica, si dice che “sceso dalla barca, egli vide una gran folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise ad insegnare loro molte cose” (Mc 6,34). Gesù incarna Dio Pastore col suo modo di predicare e con le sue opere, prendendosi cura dei malati e dei peccatori, di coloro che sono “perduti” (Lc 19,10), per riportarli al sicuro, nella misericordia del Padre.
Tra le “pecore perdute” che Gesù ha portato in salvo c’è anche una donna di nome Maria, originaria del villaggio di Magdala, sul lago di Galilea, e detta per questo Maddalena. Oggi ricorre la sua memoria liturgica nel calendario della Chiesa. Dice l’Evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni (Lc 8,2), cioè la salvò da un totale asservimento al maligno. In che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? Consiste in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima. Tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato. Il maligno semina guerra; Dio crea pace. Anzi, come afferma san Paolo, Cristo “è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,14). Per compiere questa opera di riconciliazione radicale Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare l’Agnello, “l’Agnello di Dio…che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). Solo così ha potuto realizzare la stupenda promessa del Salmo: “Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne/ tutti i giorni della mia vita,/ abiterò ancora nella casa del Signore/ per lunghi giorni” (22/23,6).
Cari amici, queste parole ci fanno vibrare il cuore, perché esprimono il nostro desiderio più profondo, dicono ciò per cui siamo fatti: la vita, la vita eterna! Sono parole di chi, come Maria Maddalena, ha esperimentato Dio nella proprio vita e conosce la sua pace. Parole più che mai vere sulla bocca della Vergine Maria, che già vive per sempre nei pascoli del Cielo, dove l’ha condotta l’Agnello Pastore. Maria, madre di Cristo nostra pace, prega per noi! (Benedetto XVI, Angelus, 22 luglio 2012).

Pastoralmente che omissione non aver continuamente presente che il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando di visione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionale, e anche tra l’uomo e il creato. Il maligno, verso il quale Gesù ci ha insegnato a pregare ogni giorno “liberaci dal male – maligno”, semina la guerra; Dio crea la pace. “Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico – Paolo VI il 15 –XI – 1972 –chi si rifiuta di riconoscerlo esistente; ovvero chi ne fa un principio a se stante, non avente esso pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure lo spiega come una pseudo realtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni. Bisogna difendersi contro quel male oscuro che chiamiamo demonio…Il demonio è all’origine della prima disgrazia dell’umanità. E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori  e sventure nella storia umana”.
“Saluto – Benedetto XVI nell’udienza del 14 settembre 2005 – poi i partecipanti al Congresso Nazionale degli Esorcisti, e li incoraggio a proseguire nel loro importante ministero a servizio della Chiesa, sostenuti dalla vigile attenzione dei loro Vescovi e dalla incessante preghiera della comunità cristiana”.
Occorre precisare che l’azione di Satana, anche nella forma più grave della possessione, non può riguardare il dominio dell’anima, riservata alla sostanza divina, ma unicamente l’uso del corpo.
Non potendo avere il dominio dell’anima, il demonio non può servirsi della libertà umana, come si serve degli organi corporali per farli agire a modo suo. Tutti i mezzi che egli è capace di mettere in gioco, per indurre, mai costringere, l’uomo a volere ciò che egli vuole, sono il timore, il terrore e il fascino prodotto nella mente dalla potenza straordinaria, creaturale e mai divina, che si manifesta negli effetti prodotti nel corpo. Di conseguenza, la perdita della libertà dell’uomo può derivare solo da un suo volontario rifiuto. Il cristiano sa di custodire in sé la capacità di resistere agli influssi ordinari (la tentazione) e straordinari (vessazione, ossessione, possessione) del demonio: in luiinfatti la verità della fede nell’incontro ecclesiale, sacramentale con il Risorto è il principio di una nuova libertà (Gv 8,32-36; Gal 5,1-13). La vittoria di Gesù, per mezzo della croce e della risurrezione, comporta la definitiva sconfitta di Satana (Gv 12, 31-32). Il cristiano è consapevole di essere stato reso partecipe fin dal Battesimo di questa vittoria (Gv 16,33). La sua fiducia di fronte alle insidie diaboliche si fonda sulla grazia, sull’aiuto di Dio che conferisce alla libera volontà dell’uomo di partecipare efficacemente alla lotta vittoriosa di Cristo per non soccombere nella tentazione, per la liberazione dal Male – Maligno:
-         “Il Signore è fedele; Egli vi custodirà dal maligno”.
-         “Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?”, esclama san Paolo. E conclude: “Io sono infattipersuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati (il demoniaco), né presente, né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,31-39).
 E tale è la certezza indistruttibile del cristiano innalzando in continuità mente e cuore alla presenza del Risorto, cioè pregando. Egli è consapevole di una azione demoniaca (Demonio colui che divide, Satana colui che odia, il Serpente antico colui che inganna, il Dragone colui che perseguita) nel mondo, nella storia e del pericolo che essa rappresenta (Ef 6,11-12), ma pur vigilando e pregando non vive in alcun modo nella paura perché è certo che in Cristo risorto, presente sacramentalmente, suo Signore e Maestro, questa azione è stata definitivamente vinta. Non c’è concezione cristiana della vita dell’uomo e della storia se si oblitera il centro dell’oppositore all’avvenimento di Cristo.. Il cristiano professa la sua speranza, colma di gioia e di fiducia, nella piena manifestazione della gloria di Dio e dei redenti nella Gerusalemme celeste. Nell’attesa si impegna ad essere vigilante come un padrone di casa o la vergine prudente nella parabola in attesa dello sposo (Mt 24, 37 – 44) e a moltiplicare i talenti ricevuti per essere riconosciuto come “un servo buono e fedele” quando il Signore tornerà visibilmente per portare a compimento la sua opera (Mt, 25, 14-30).

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