martedì 17 luglio 2012

Dal Vaticano I per comprendere il Vaticano II


Occorre ripartire dal Vaticano I per comprendere il Vaticano II: Dei Verbum e Gaudium et spes hanno il loro fondamento nella Dei Filius

“La crisi della teologia postconciliare è in larga misura la crisi dei suoi fondamenti filosofici…Ma quando i fondamenti filosofici non vengono chiariti, alla teologia viene a mancare il terreno sotto i piedi. Perché allora non è più chiaro fino a che punto l’uomo conosce davvero la realtà, e quali sono le basi a partire da cui egli possa
pensare e parlare… Giacché la crisi dell’orientamento filosofico si manifesta dal punto di vista teologico soprattutto come crisi della norma teologico – morale. Qui si trova il collegamento tra filosofia e teologia, il ponte fra la ricerca razionale sull’uomo e il compito teologico, ed è così evidente, che non è possibile sottrarvisi. Dove crolla l’antica metafisica, anche i comandamenti perdono il loro nesso interiore: allora diventa la tentazione di ridurli al piano unicamente storico – culturale..”(J. Ratzinger, 1 maggio 2011).
 Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte integrante della fede cristiana, si oppone la richiesta della disellenizzazione del cristianesimo – una richiesta che dall’inizio dell’età moderna domina in modo crescente la ricerca teologica. Visto più da vicino, si possono osservare tre onde nel programma della disellenizzazione: pur collegate tra di loro, esse tuttavia nelle loro motivazioni e nei loro obiettivi sono chiaramente distinte l’una dall’altra.
-         La disellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati della Riforma del XVI secolo. Considerando la tradizione delle scuole teologiche, i riformatori si vedevano di fronte ad una sistematizzazione della fede condizionata totalmente dalla filosofia, di fronte cioè ad una determinazione della fede dall’esterno in forza di un modo di pensare che non derivava da essa. Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma come elemento inserito nella struttura di un sistema filosofico. Il sola Scriptura invece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente originariamente nella Parola biblica. La metafisica appare come un presupposto derivante da altra fonte, da cui occorre liberare la fede per farla tornare ad essere totalmente se stessa. Con la sua affermazione di aver dovuto accantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questo programma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egli ha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accesso al tutto della realtà.
-         La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda ondata nel programma della disellenizzazioneCome punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pascal tra il Dio dei filosofi e il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe…Vorrei tentare di mettere in luce almeno brevemente la novità che caratterizzava questa seconda onda di disellenizzazione rispetto alla prima. Come pensiero centrale appare, in Harnack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice, che verrebbe prima di tutte le teologizzazioni e, appunto, anche prima delle ellenizzazioni: sarebbe questo messaggio semplice che costituirebbe il vero culmine dello sviluppo religioso dell’umanità. Gesù avrebbe dato un addio al culto in favore della morale. In definitiva, Egli viene rappresentato come padre di un messaggio morale umanitario. Lo scopo di ciò è in fondo di riportare il cristianesimo in armonia con la ragione moderna, liberandolo, appunto, da elementi apparentemente filosofici e teologici, come per esempio la fede nella divinità di Cristo e nella trinità di Dio…
-         Prima di giungere alle conclusioni alle quali mira tutto questo ragionamento, devo accennare ancora brevemente alla terza disellenizzazione che si diffonde attualmente. In considerazione dell’incontro con la molteplicità delle culture si ama dire oggi che la sintesi con l’ellenismo, compiutasi nella Chiesa antica, sarebbe stata una prima inculturazione, che non dovrebbe vincolare le altre culture. Queste dovrebbero avere il diritto di tornare indietro fino al punto che precedeva quella inculturazione per scoprire il semplice messaggio del Nuovo testamento ed inculturarlo poi di nuovo nei loro rispettivi ambienti. Questa tesi non è semplicemente sbagliata; è tuttavia grossolana ed imprecisa. Il Nuovo Testamento, infatti, è stato scritto in lingua greca e porta in se stesso il contatto con lo spirito greco – un contatto che era maturato nello sviluppo dell’Antico testamento. Certamente ci sono elementi nel processo formativo della Chiesa antica che non devono essere integrati in tutte le culture. Ma le decisioni di fondo che, appunto, riguardano il rapporto della fede con la ricerca della ragione umana, queste decisioni di fondo fanno parte della fede stessa e ne sono gli sviluppi, conformi alla sua natura”  (Benedetto XVI, Lectio magistralis all’Università di Regensburg, 12 settembre 2006).

Dopo le esplicite dichiarazioni dei Papi del Concilio, Giovanni XXIII e Paolo VI, sembra essersi oscurato nella Chiesa il riferimento al Concilio Ecumenico Vaticano I. Nel postconcilio venne visto come espressione superata, legata a una Ecclesiologia del passato. Si passò così da una precedente visione in cui prevaleva l’accentuazione del primato pontificio a livello di governo e dell’infallibilità a livello di magistero, intesi quasi come superamento della stessa modalità conciliare,a una visione opposta, così accentuata da tendere quasi al conciliarismo per controbilanciare l’eccesso del magistero e del primato papale.
Per quanto riguarda il contenuto, il Vaticano I sta al Vaticano II, come le fondamenta stanno alla costruzione. Infatti nella Costituzione Dei Filius si stabilisce il fondamento dell’uomo e del mondo sul piano della natura creata, mentre nella Costituzione  Pastor aeternus il fondamento soprannaturale della Chiesa, germe e inizio (LG 5) della nuova creazione nel Regno di Dio. Le due Costituzioni, dunque, mettono al sicuro con definizioni dogmatiche il duplice fondamento, quello dell’organismo naturale che deriva dalla Creazione e quello dell’organismo soprannaturale offerto dalla divina Rivelazione. L’esperienza umana, nella quale ci troviamo di fatto a far parte, poggia infatti, su due pilastri che sostengono l’intera vicenda cosmica: l’ordine ontologico naturale, e l’ordine ontologico soprannaturale. Il duplice orizzonte, quello della natura e quello della Grazia derivano dalla medesima sorgente  - Dio creatore e Dio redentore – e conducono al medesimo fine la gloria di Dio e la salvezza eterna dell’uomo. Così Benedetto XVI all’Assemblea nazionale della Cei il 20 maggio 2010: “La radice dell’emergenza educativa io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione delle fonti che orientano il cammino umano. La prima fonte dovrebbe essere la natura, seconda la Rivelazione. Ma la natura oggi viene considerata come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale; è una cosa puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dell’essere stesso. La Rivelazione viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo storico e culturale, o – si dice – forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni. E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro. Fondamentale è quindi trovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla  a noi; il creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche trovare la Rivelazione: conoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e purificare. Così, in questo ‘concerto’ – per così dire –tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio, si aprono anche le indicazioni per un’educazione che non è imposizione, ma realmente apertura dell’’io’ altu’, al ‘noi’ e al ‘Tu’ di Dio”. In sintesi c’è tutta la Dei Filius, la Dei Verbum, la Gaudium et spes.

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