sabato 9 giugno 2012

Preghiera


In attesa, in questo mese di giugno, della preghiera del 9 ottobre e quindi dell’11
ottobre, inizio dell’Anno della fede nella misericordia di Dio
che, attraverso il cuore di Gesù e di Maria, libera, guarisce, consola

Ogni preghiera ecclesiale, sacramentale di liberazione, di guarigione, di consolazione come quella per cui questa sera siamo qui convenuti, è incontro con la Persona viva, presente, contemporanea di Gesù Cristo attraverso il dono del suo Spirito filiale e
quindi fraterno nel noi di preghiera che stiamo vivendo. Non solo sapere ma pensare in questo momento chi abbiamo davanti nell’esposizione eucaristica, cantarlo, significa innalzare mente e cuore a Lui e quindi, con gli occhi della fede,  vederlo e prepararci a sentirci da Lui toccati attraverso l’unzione sensibile, sacramentale dell’olio benedetto, culmine della preghiera di questa sera.

(67) 1. O Gesù ti adoro, Ostia candida, sotto un vel di pane, nutri l’anima.
Solo in te il mio cuore si abbandonerà, perché tutto è vano se contemplo te.
2. L’occhio, il tatto, il gusto non arriva a te, ma la tua parola resta salda in me:
Figlio sei di Dio, nostra verità; nulla di più vero, se ci parli tu.
3. Hai nascosto in Croce la divinità, sull’altare veli pur l’umanità:
Uomo – Dio la fede ti rivela a me, come al buon ladrone dammi un giorno il ciel
4. Anche se le piaghe non mi fai toccar, grido con Tomaso: “Sei il mio Signor”; cresca in me la Fede, voglio in te sperar, pace trovi il cuore solo nel tuo amor.
5. Sei ricordo eterno che morì il Signor, pane vivo, vita tu diventi in me.
Fa che la mia mente luce attinga in te; “dal peccato – grido – lavami, Signor”.
Il tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error, una sola stilla tutti può salvar.
7. Ora guardo l’Ostia, che ti cela a me, ardo dalla sete di vedere te:
quando questa cerne si dissolverà, il tuo viso, Luce, si disvelerà. Amen.

A monte di ogni male, fin dall’origine della prima disgrazia dell’umanità, c’è il demonio. E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e con proditoria astuzia agisce ancora: è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana. Detto questo sappiamo che Cristo l’ha vinto e con Cristo possiamo non soccombere nella tentazione  per cui il peccato rimane una libera scelta umana e non del demonio: “è dal cuore dell’uomo che escono pensieri maligni”, permettendo al demonio di operare ancora non solo quotidianamente con la tentazione ma anche straordinariamente con vessazioni e possessioni. Il sacramento della Penitenza e i sacramentali di liberazione non pongono l’uomo al sicuro, ma nella condizione di scegliere liberamente tra il bene e il male vincendo quella debolezza di vedere il bene, di approvarlo finendo di fare quel male che non vogliamo e non fare quel bene che vogliamo. 
Questo momento di preghiera è quanto mai propizio per meditare e sulla realtà del peccato e quindi del conseguente negativo, malefico, ma alla luce, nell’orizzonte dell’infinita misericordia di Dio, che il sacramento della Penitenza manifesta nella sua forma più feconda e più efficace. In Luglio, Agosto, Settembre non ci ritroveremo nel secondo martedì per il sacramentale che estende il sacramento, ma non mancheremo alla Confessione, dovunque ci troviamo, che ci fa esperimentare quella tenerezza divina in chi caduto lo riconosce, si lascia riconciliare, rialzare, liberare, guarire e consolare. Lui risorto ci attualizza, convenendo in preghiera soprattutto con la Messa della Domenica, tanti episodi evangelici per non definire nessuno dal male che fa dando fino al momento terminale di questa vita biologica, la possibilità di rendersi conto, di lasciarsi riconciliare, liberare, guarire. Questa sera ci fa rivivere la pagina famosa del Vangelo di Luca che presenta l’incontro con la peccatrice perdonata (Lc7,36-50) Non è solo un fatto, ma un messaggio di chi è Dio, Padre, e della sua volontà di salvare tutti attraverso l’incontro con Cristo.
Simone, fariseo cioè facente parte di quel movimento che puntava radicalmente all’osservanza, con le proprie forze, di tutti i comandamenti e ricco “notabile” della città, tiene in casa sua un banchetto in onore di Gesù invitando i più puri, i più noti. Inaspettatamente dal fondo della sala entra un’ospite non invitata né prevista, né tollerata: una nota prostituta. Comprensibile il disagio e la reazione dei presenti, di cui tuttavia la donna non pare preoccuparsi. Essa avanza e, in modo piuttosto furtivo, si ferma ai piedi di Gesù. Le sono giunte all’orecchio sia le sue severe parole per cui pecca anche chi, pur neppure toccandola, nel proprio intimo la guarda  desiderando un rapporto con lei che tenta di sedurre, ma soprattutto le parole di perdono e di speranza di Gesù per tutti, anche per le prostitute; è commossa venire a conoscenza che egli non guarda quanto si cade ma quanto, con il suo aiuto, col dono del suo Spirito, del suo perdono, della sua grazia, si tenta e ritenta di rialzarsi; è commossa di questo amore divino totalmente gratuito e se ne sta lì silenziosa sentendo crescere fiducia e speranza anche per lei che il demonio non può più tenere sua schiava e mercimonio dei collaboratori del Maligno. Bagna con le lacrime i piedi di Gesù, li asciuga con i capelli, li bacia e li unge di un soave e puro profumo. Così facendo la peccatrice ricreata dall’incontro con Lui e riconciliata  dal dono del suo Spirito vuole esprimere l’affetto e la riconoscenza che nutre verso il Signore con gesti a lei familiari, anche se socialmente censurati. Chi non crede è soprattutto  chi non ha ancora esperimentato la misericordia di Dio Padre più grande di ogni peccato cioè la lieta notizia, il Vangelo. Infernale la situazione del demonio e di chi si lascia sedurre dal non confidare più nella misericordia di Dio e nell’essere misericordiosi con tutti, senza escludere nessuno. Chi, consapevole di essere peccatore, è aperto alla misericordia di Dio ed è altrettanto con tutti non ha mai paura del demoniaco in tutte le sue manifestazioni sia di tentazione e sia di vessazione.
Di fronte all’imbarazzo generale di questa evangelizzazione è proprio Gesù ad affrontare la situazione: “Simone, ho una cosa da dirti”.”Parla pure, maestro”, gli risponde il padrone di casa. Conosciamo tutti la risposta di Gesù con una parabola che potremmo riassumere nelle seguenti parole che il Signore sostanzialmente dice allora a Simone e questa sera a ciascuno di noi: “Vedi? Questa donna sa di essere peccatrice e, mossa dall’amore, chiede comprensione e perdono. Tu, invece, definisci una volta per sempre lei dal male che ha fatto e sei forse convinto di non aver nulla di grave da farti perdonare quando solo mia Madre non è mai caduta”. Anche i santi sono caduti.
Eloquente il messaggio che traspare dal brano evangelico: per chi esperimenta e risponde all’amore di Dio, il Padre tutto perdona. Ma chi confida in se stesso e nei propri meriti anche puntando all’osservanza di tutti i comandamenti è come accecato dal suo io e il suo cuore si indurisce nel peccato ritenendosi non peccatore e si espone all’azione di Satana. Chi invece si riconosce debole e peccatore si affida a Dio che ci ama non perché noi siamo buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuol renderci suoi amici attraverso l’appartenenza al suo corpo, alla sua Chiesa. E’ proprio questo il messaggio cioè il Vangelo che occorre trasmettere: ciò che più conta è di far comprendere che nel sacramento della Riconciliazione, qualsiasi peccato si sia commesso, se lo si riconosce umilmente e ci si accosta fiduciosi al sacerdote confessore, si esperimenta sempre la gioia pacificatrice del perdono di Dio e della liberazione da ogni azione demoniaca. Quando si insiste solo sull’accusa dei peccati, che pure deve esserci e occorre aiutare a comprenderne l’importanza, e sull’azione negativa del Maligno, si rischia di relegare in secondo piano ciò che è centrale in ogni confessione, e cioè l’incontro personale con Dio, Padre di bontà e di misericordia. Nel cuore della celebrazione sacramentale non sta il peccato e le negatività del Maligno, ma la misericordia di Dio, che è, come la Madonna ci ricorda nelle sue apparizioni riconosciute o non escluse, più grande di ogni nostra colpa, ci libera, ci guarisce, ci consola. Cantiamolo.

(311) R) Signore, ascolta: Padre, perdona! Fa che vediamo il tuo amore.
1. A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza. Fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore, ascolta…
2. Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore, ascolta…
3. O buon Pastore, tu che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta; perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore, ascolta…

Nel nostro convenire il secondo martedì del mese ci siamo proposti la preghiera di liberazione, di guarigione e di consolazione. Ma cosa significa consolazione? Ci rifacciamo all’inizio della seconda Lettera ai Corinzi di Paolo. Suona così: “Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazioneEgli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio” (Cor 1,3-4).
Quindi Paolo vive una grande tribolazione, sono molte le difficoltà e le afflizioni che ha dovuto attraversare, ma non ha mai ceduto allo scoraggiamento, sorretto dalla grazia e dalla consapevolezza della vicinanza del Signore Gesù Cristo, sempre presente da risorto, per il quale era divenuto apostolo e testimone consegnando nelle sue mani tutta la propria esistenza. Proprio per questo, Paolo  inizia questa Lettera con una grande preghiera di benedizione e di ringraziamento verso Dio, perché non c’è stato alcun momento della sua vita di apostolo di Cristo in cui abbia sentito venir meno il sostegno del Padre misericordioso, del Dio di ogni consolazione. Ha sofferto terribilmente, lo dice proprio in questa Lettera, ma in tutte queste situazioni, dove sembrava non aprirsi una ulteriore strada, ha ricevuto consolazione e conforto da Dio. Per annunziare Cristo, Crocefisso e risorto e quindi presente ha subito anche persecuzioni, fino ad essere rinchiuso in carcere, ma si è sentito interiormente libero, animato dalla presenza continua di Cristo e desideroso di annunciare la parola di speranza del Vangelo. Dal carcere così scrive a Timoteo, suo fedele collaboratore. Lui in catene scrive: la Parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, affinché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo, insieme alla gloria eterna” ( 2 Tm 2,9b-10). Nel suo soffrire per Cristo, egli sperimenta la consolazione di Dio. Scrive: come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così per mezzo di Cristo, abbonda la nostra consolazione” (2 Cor  1,5).
Nella preghiera di benedizione domina quindi, accanto al tema delle afflizioni, il tema della consolazione, da non intendersi solo come semplice conforto, ma soprattutto come incoraggiamento ed esortazione a non lasciarsi vincere dalla tribolazione e dalle difficoltà. L’invito è a vivere ogni situazione uniti a Cristo, che carica su di sé tutta la sofferenza e il peccato del mondo per portare luce, speranza, redenzione. E così Gesù ci rende capaci di consolare a nostra volta quelli che si trovano in ogni genere di afflizione. La profonda unione con Cristo nella preghiera, la fiducia nella sua continua presenza,l’innalzare continuamente mente e cuore a Lui, conducono alla disponibilità a non essere mai indifferenti ma a condividere le sofferenze e le afflizioni dei fratelli: condividere è il modo più profondo per essere consolati e per consolare.Scrive Paolo: “Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non frema? (2 Cor Cor 11,29). Questa condivisione non nasce da una semplice benevolenza, bensì scaturisce dalla consolazione del Signore, dal sostegno incrollabile della “straordinaria potenza che viene da Dio e non da noi” ( 2 Cor 4,7).
La nostra vita e il nostro cammino sono segnati spesso da difficoltà, da incomprensioni, da sofferenze. Tutti più o meno lo esperimentiamo, quindi lo sappiamo. Nel rapporto fedele con il Signore, nella preghiera costante, quotidiana, possiamo anche noi, concretamente, sentire la consolazione che viene da Dio. E questo rafforza la nostra fede, perché ci fa esperimentare in modo concreto il “sì” di Dio ad ogni uomo, a noi, a me, in Cristo; ci fa sentire la fedeltà del suo amore, che giunge fino al dono del suo Figlio sulla Croce. Altro è il Dio astratto dei filosofi, altro il divino romantico oltre le stelle che non si interessa dei terremotati, altro è il Dio che possiede un volto umano, che ci è sempre accanto, che ci ama senza misura e non ci abbandona mai: anche trascurato non ci trascura, anche dimenticato non ci dimentica, anche tradito ci rimane fedele.
La fede non è primariamente una nostra conquista, ma dono gratuito di Dio, che si radica nella sua fedeltà, nel suo “sì”, che ci fa comprendere come vivere la nostra esistenza anche tribolata amando Lui e i fratelli. Chi si sente da Lui amato fino al perdono e ama come Lui ama è sempre pieno di consolazione anche nelle prove più dure. Tutta la storia della salvezza è un progressivo rivelarsi di questa fedeltà di Dio, nonostante le nostre infedeltà e i nostri rinnegamenti, nella certezza che “i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili” (Rm 11,29).
Il modo di agire di Dio – ben diverso dal nostro – ci dà consolazione, forza e speranza perché Dio non ritira il suo “sì”. Di fronte ai contrasti nelle relazioni umane, spesso anche familiari e di amicizia, noi siamo portati a non perseverare nell’amore gratuito, che costa impegno e sacrificio nel passar sopra. Invece Dio non si stanca mai con noi, pur spesso ingrati e indifferenti con Lui, non si stanca mai di avere pazienza e con la sua immensa misericordia ci precede sempre, ci viene incontro per primo e non richiama gli sbagli vatti, è assolutamente affidabile questo suo “sì”, la sua speranza.. Nell’evento della Croce, che diventa attuale in ogni Messa ci offre la misura del suo amore, che non calcola e non ha misura: Padre, perdona loro..non sanno quello che si fanno. E perché questo “sì” si rinnovi ogni giorno “ci ha conferito l’unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori” (2 Cor 1,21b-22).
Carissimi nella nostra preghiera dei secondi martedì del mese da ottobre a giugno ci siamo aperti sempre più alla presenza dello Spirito Santo, il quale prega in noi con gemiti inesprimibili, per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. Incontrando insieme il Crocefisso risorto, Cristo vivo nel Santissimo esposto e nel sacramentale dell’unzione il dono del suo Spirito diventa la forza della nostra preghiera “debole”, la luce della nostra preghiera  “spenta”, il fuoco della nostra preghiera “arida”, donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove quotidiane dell’esistenza, nella certezza di non essere mai soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione “che geme e soffre le doglie del parto” (Rm 8,22), con terremoti, cattiverie umane e diaboliche. Lo cantiamo.

(215) 1. Lo Spirito di Dio dal cielo scenda, e si rinnovi il mondo nell’amore, il soffio della grazia ci trasformi e regnerà la pace in mezzo a noi. La guerra non tormenti più la terra, e l’odio non divida i nostri cuori. R)Uniti nell’amore, formiamo un solo corpo nel Signore (due volte).
2. La carità di Dio in noi dimori e canteremo, o Padre, la tua lode; celebreremo unanimi il tuo nome, daremo voce all’armonia dei mondi. Viviamo in comunione vera e santa; fratelli: nella fede è la speranza. R) Uniti…
3. Lo Spirito di Dio è fuoco vivo, è carità che accende l’universo. S’incontreranno i popoli del mondo nell’unico linguaggio dell’amore. I poveri saranno consolati, giustizia e pace in lui si abbracceranno. R) Uniti…

Preghiamo insieme:

Dio del cielo e della terra,
Dio degli angeli e degli arcangeli,
Dio dei patriarchi e dei profeti,
Dio degli apostoli e dei martiri,
Dio dei sacerdoti e delle vergini,
Dio di tutti i santi e di tutte le sante, di Santa Toscana,
Dio che hai il potere
Di dare la vita dopo la morte e il riposo dopo la fatica;
non c’è altro Dio, altra speranza al di fuori di te.
Tu sei il creatore di tutte le cose visibili ed invisibili, e il tuo regno non avrà mai fine. Umilmente ci rivolgiamo alla tua maestà gloriosa:
liberaci da ogni potere,
inganno e perversità degli spiriti infernali,
e conservaci incolumi da ogni male.
Per Cristo nostro Signore. Amen

Venire processionalmente incominciando da quelli in fondo alla Chiesa, per l’unzione con l’olio benedetto è il sacramentale cioè l’essere toccati dal Risorto mentre pensiamo alla grazia o alle grazie per cui siamo convenuti alla preghiera. Attendendo seduti possiamo tornare, attraverso i fogli, su qualche punto che lo Spirito Santo ci ha fatto  particolarmente gustare in rapporto al nostro vissuto personale e quindi cantare come ci viene proposto.

Per la benedizione eucaristica:

Adoriamo il Sacramento
Che Dio Padre ci donò.
Nuovo patto, nuovo rito
Nella fede si compì.
Al mistero è fondamento
La parola di Gesù.
Gloria al Padre onnipotente,
gloria al Figlio Redentor,
lode grande, sommo onore
all’eterna Carità.
Gloria immensa, eterno amore
Alla santa Trinità. Amen.

Hai dato loro un pane disceso dal cielo
Che porta in sé ogni dolcezza

Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua pasqua, fa che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

Dio sia benedetto,
Benedetto il suo santo Nome. Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.
Benedetto il nome di Gesù.
Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell’altare.
Benedetto lo Spirito santo Paraclito.
Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima.
Benedetta la sua santa e immacolata Concezione.
Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Benedetto il nome3 di Maria, vergine e Madre.
Benedetto san Giuseppe, suo castissimo sposo.
Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

Ed ora il sacramentale dell’acqua esorcizzata

Preghiamo. O Dio, per salvare tutti gli uomini hai racchiuso nell’acqua i segni più grandi delal tua grazia. Ascolta la nostra preghiera e infondi in quest’acqua la tua + benedizione perché assunta a servizio dei tuoi misteri, sia portatrice dell’efficacia della tua grazia perf mettere in fuga i demoni e debellare le malattie. Tutto ciò che con essa verrà asperso sia liberato da ogni influsso del Maligno; nelle dimore dei tuoi fedeli non abiti più lo spirito del Male e sia allontanata ogni insidia: Grazie all’invocazione del tuo santo nome, possano i tuoi fedeli uscire illesi da ogni assalto del nemico. Per Cristo nostro Signore.
Amen

Prossimo incontro martedì 9 ottobre. L’11 ottobre incomincia l’Anno della fede a cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e a vent’anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica.

(224) 1. C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare…una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso e premuroso, che ti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a Lei. R) Madonna, Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio! Oh, lascia, Madonna Nera ch’io viva vicino a te!
2. Lei ti calma e rasserena, lei ti libera dal male, perché sempre ha un cuore grande per ciascuno dei suoi figli; lei t’illumina il cammino se le offri un po’ d’amore, se ogni giorno parlerai a lei così: R)Madonna,
3. Questo mondo in subbuglio cosa all’uomo potrà offrire? Solo il volto di una Madre pace vera può donare. Nel tuo sguardo noi cerchiamo quel sorriso del Signore che ridesta un po’ di bene in fondo al cuor. R)Madonna, …

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