venerdì 29 giugno 2012

I temi fondamentali della fede nell’anno della fede


I temi fondamentali della fede nell’anno della fede per condividere con il mondo le sue ansie di salvezza, rendere ragione comunicando il Logos della speranza

Don Pietro Riggi,
salesiano del Borgo Ragazzi Don Bosco di Roma

Santo Padre, lavoro in un oratorio e in un centro di accoglienza per minori a rischio. Le volevo chiedere: il 25 marzo 2007 Lei ha fatto un discorso a braccio, lamentandosi come oggi si parli poco dei Novissimi. In effetti, nei catechismi della Cei usati per l’insegnamento della nostra fede ai ragazzi di confessione, comunione e cresima, mi sembra che siano omesse alcune verità di fede. Non si parla mai di inferno, mai di purgatorio, una sola volta di paradiso, una sola volta di peccato, soltanto il peccato originale. Mancando queste parti essenziali del credo, non Le sembra che crolli il sistema
logico che porta a vedere la redenzione di Cristo? Mancando il peccato, non parlando di inferno, anche la redenzione di Cristo viene a essere sminuita. Non le sembra che sia favorita la perdita del senso del peccato e quindi del sacramento della riconciliazione e la stessa figura salvifica, sacramentale del sacerdote che ha il potere di assolvere e di celebrare in nome di Cristo? Oggi purtroppo anche noi sacerdoti, quando nel Vangelo di parla di inferno, tribbiamo il Vangelo stesso. Non se ne parla. O non sappiamo parlare di paradiso. Non sappiamo parlare di vita eterna. Rischiamo di dare alla fede una dimensione soltanto orizzontale oppure troppo distaccata, l’orizzonte dal verticale. E questo purtroppo nella catechesi ai ragazzi, se non nell’iniziativa dei parroci, nella struttura portante, viene a mancare. Se non sbaglio, quest’anno ricorre anche il venticinquesimo anniversario della consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria. Per l’occasione non si può pensare di rinnovare solennemente questa consacrazione per il mondo intero? E’ crollato il muro di Berlino, ma vi sono tanti muri di peccato che devono crollare ancora: l’odio, lo sfruttamento, il capitalismo selvaggio. Muri che devono crollare e ancora aspettiamo che trionfi il Cuore immacolato di Maria per poter realizzare anche questa dimensione. Volevo anche notare che la Madonna non ha avuto paura di parlare dell’inferno e del paradiso ai bambini di Fatima, che, guarda caso, avevano l’età del catechismo: sette, nove e dodici anni. E noi tante volte invece omettiamo questo. Può dirci qualche cosa in più su questo?

“Lei ha parlato giustamente su temi fondamentali della fede, che purtroppo appaiono raramente nella nostra predicazione. Nell’Enciclica Spe salvi ho voluto proprio parlare anche del giudizio ultimo, del giudizio in generale, e in questo contesto anche su purgatorio, inferno e paradiso. Penso che noi tutti siamo ancora sempre colpiti dall’obiezione dei marxisti, secondo cui i cristiani hanno solo parlato dell’al di là e hanno trascurato la terra. Così noi vogliamo  dimostrare che realmente ci impegniamo per la terra e non siamo persone che parlano di realtà lontane, che non aiutano la terra. Ora, benché sia giusto mostrare che i cristiani  lavorano per la terra – e noi tutti siamo chiamati a lavorare perché questa terra sia realmente una città per Dio e di Dio – non dobbiamo dimenticare l’altra dimensione. Senza tenerne conto, non lavoriamo bene per la terra. Mostrare questo è stato uno degli scopi fondamentali per me nello scrivere l’Enciclica. Quando non si conosce il giudizio di Dio, non si conosce la possibilità dell’inferno, del fallimento radicale e definitivo della vita, non si conosce la possibilità e la necessità della purificazione. Allora l’uomo non lavora bene per la terra perché perde alla fine i criteri, non conosce più se stesso, non conoscendo Dio, e distrugge la terra. Tutte le grandi ideologie hanno promesso: noi prenderemo in mano le cose, non trascureremo più la terra, creeremo il mondo nuovo, giusto, corretto, fraterno. Invece hanno distrutto il mondo. Lo vediamo con il nazismo, lo vediamo anche con il comunismo, che hanno promesso di costruire il mondo così come avrebbe dovuto essere e, invece, hanno distrutto il mondo.
Nelle visite ad limina dei Vescovi di Paesi ex comunisti, vedo sempre di nuovo come in quelle terre siano rimasti distrutti non solo il pianeta, l’ecologia, ma soprattutto e più gravemente le anime. Ritrovare la coscienza veramente umana, illuminata dalla presenza di Dio, è il primo lavoro di riedificazione della terra. Questa è l’esperienza comune di quei Paesi. La riedificazione della terra, rispettando il grido di sofferenza di questo pianeta, si può realizzare soltanto ritrovando nell’anima Dio, con gli occhi aperti verso Dio.
Perciò lei ha ragione. Dobbiamo parlare di tutto questo proprio per responsabilità verso la terra, verso gli uomini che oggi vivono. Dobbiamo parlare anche e proprio del peccato come possibilità di distruggere se stessi e così anche le altre parti della terra. Nell’Enciclica ho cercato di dimostrare che proprio il giudizio ultimo di Dio garantisce la giustizia. Tutti vogliamo un mondo giusto. Ma non possiamo riparare tutte le distruzioni del passato, tutte le persone ingiustamente tormentate e uccise. Solo Dio stesso può creare la giustizia, che deve essere giustizia per tutti, anche per i morti. E come dice Adorno, un grande marxista, solo la risurrezione della carne, che lui ritiene irreale, potrebbe creare giustizia. Noi crediamo in questa risurrezione della carne, nella quale non tutti saranno uguali. Oggi si è abituati a pensare: che cosa è il peccato, Dio è grande, ci conosce, quindi il peccato non conta,alla fine Dio sarà buono con tutti. E’ una bella speranza. Ma c’è la giustizia e c’è la vera colpa. Coloro che hanno distrutto l’uomo e la terra non possono sedere subito alla tavola di Dio insieme con le loro vittime. Dio crea giustizia. Dobbiamo tenerlo presente. Perciò mi sembrava importante scrivere questo testo anche sul purgatorio, che per me è una verità così ovvia, così evidente e anche così necessaria e consolante, che non può mancare. Ho cercato di dire: Forse non sono tanti coloro che si sono distrutti così, che sono insanabili per sempre, che non hanno più alcun elemento sul quale possa poggiare l’amore di Dio, non hanno più in se stessi un minimo di capacità di amare. Questo sarebbe l’inferno. D’altra parte, sono certamente pochi o comunque non troppi coloro che sono così puri da poter entrare immediatamente nella comunione con Dio. Moltissimi di noi sperano che ci sia qualcosa di stabile in noi, che ci sia una finale volontà di servire Dio e di servire gli uomini, di vivere secondo Dio. Ma ci sono tante e tante ferite, tanta sporcizia. Abbiamo bisogno di essere preparati, di essere purificati. Questa è la nostra speranza: anche con tante sporcizie nella nostra anima, alla fine il Signore ci dà la possibilità, ci lava finalmente con la sua bontà che viene dalla croce. Ci rende così capaci di essere in eterno per Lui. E così il paradiso è la speranza, è la giustizia inizialmente realizzata. E ci dà anche i criteri per vivere, perché questo tempo sia in qualche modo paradiso, sia una prima luce del paradiso. Dove gli uomini vivono secondo questi criteri, appare un po’ di paradiso nel mondo, e questo è visibile. Mi sembra anche una dimostrazione della verità della fede, della necessità di seguire la strada dei comandamenti, di cui dobbiamo parlare di più. Questi sono realmente gli indicatori di strada e ci mostrano come vivere bene, come scegliere la vita. Perciò dobbiamo anche parlare del peccato e del sacramento del perdono e della riconciliazione. Un uomo sincero sa che è colpevole, che dovrebbe ricominciare, che dovrebbe essere purificato. E questa è la meravigliosa realtà che ci offre il Signore: c’è una possibilità di rinnovamento, di essere nuovi. Il Signore comincia con noi di nuovo e noi possiamo ricominciare così anche con gli altri nella nostra vita.
Questo aspetto del rinnovamento, della restituzione del nostro essere dopo tante cose sbagliate, dopo tanti peccati, è la grande promessa, il grane dono che la Chiesa offre. E che, per esempio, la psicoterapia non può offrire. La psicoterapia oggi così diffusa e anche necessaria di fronte a tante psiche distrutte o gravemente ferite. Ma le possibilità della psicoterapia sono molto limitate: può solo cercare un po’ di riequilibrare un’anima squilibrata. Ma non può dare un vero rinnovamento, un superamento di queste gravi malattie dell’anima. E perciò rimane provvisoria e mai definitiva. Il sacramento della penitenza ci dà l’occasione di rinnovarci fino in fondo con la potenza di Dio - ego te absolvo – che è possibile perché Cristo ha preso su di sé questi peccati, queste colpe. Mi sembra che questa sia proprio oggi una grande necessità Possiamo essere risanati. Le anime che sono ferite e malate, come è l’esperienza di tutti. Hanno bisogno non solo di consigli ma di un vero rinnovamento, che può venire solo dal potere di Dio, dal potere dell’Amore crocifisso. Mi sembra questo il grande nesso dei misteri che alla fine incidono realmente nella nostra vita. Dobbiamo noi stessi rimeditarli e così farli arrivare di nuovo alla nostra gente” (Benedetto XVI,  Domande e risposte, 7 febbraio 2008).

 Gli uomini hanno bisogno di speranza per vivere il proprio presente. Il contenuto di questa speranza è sempre e soltanto quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati fino a farsi uccidere per salvarci singolarmente e collettivamente. Per questo il corpo del Risorto che è la Chiesa è missionaria nella sua essenza. Non possiamo tenere per noi le parole di vita veramente vita, di vita eterna che ci sono date nell’incontro con la Persona viva di Gesù Cristo. Esse sono per tutti, per ogni uomo che Dio ama, comunque ridotto. Ogni persona del nostro tempo, lo sappia a no, ha bisogno di questo annuncio. Proprio l’assenza di questa consapevolezza genera deserto e sconforto. Tra gli ostacoli alla nuova evangelizzazione c’è proprio la mancanza di gioia e di speranza che simili situazioni creano e diffondono tra gli uomini del nostro tempo.

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