lunedì 5 marzo 2012

La verità si impone da se stessa‏


La verità non si impone con altri mezzi, se non da se stessa! Non è vera emancipazione, l’emancipazione dalla comunione gerarchica a servizio  della Verità che emerge dal Corpo di Cristo, con il Corpo di Cristo, il “noi” della Chiesa!

“Gli Apostoli, nella successione apostolica, sono presenti nei Pastori, che siamo noi, per la grazia di Dio e nonostante tutta la nostra povertà. E siamo grati a Dio che ci ha voluto chiamare per stare nella successione apostolica e continuare ad edificare il Corpo di Cristo. Qui appare un elemento che mi sembra importante: i ministeri – i cosi detti ministeri – sono chiamati “doni di Cristo”, sono carismi; cioè, non c’è questa opposizione: da una parte il ministero, come cosa giuridica, e dall’altra i carismi, come dono profetico, vivace, spirituale, come presenza dello Spirito e la sua novità. No!
Proprio i ministeri sono dono del Risorto e sono carismi, sono articolazioni della sua grazia; uno non può essere sacerdote senza essere carismatico. E’ un carisma essere sacerdote. Questo – mi sembra – dobbiamo tenerlo presente: essere chiamato al sacerdozio, essere chiamato con un dono del Signore, con un carisma del Signore. E così, ispirati dal suo Spirito, dobbiamo cercare di vivere questo nostro carisma. Solo in questo modo penso si possa capire che la Chiesa in Occidente ha collegatoinscidibilmente sacerdozio e celibato: essere in un’esistenza escatologica verso l’ultima destinazione della nostra speranza, verso Dio. Proprio perché il sacerdozio è un carisma e deve essere collegato con un carisma: se non fosse questo e fosse solamente una cosa giuridica, sarebbe assurdo imporre un carisma, che è un vero carisma; ma il sacerdozio stesso è carisma, è normale che conviva con il carisma, con lo stato carismatico della vita escatologica.

Preghiamo il Signore perché ci aiuti a capire sempre di più questo, a vivere sempre più del carisma dello Spirito Santo e a vivere così anche questo segno escatologico della fedeltà al Signore Unico, che proprio per il nostro tempo è necessario, con la decomposizione del matrimonio e della famiglia, che possono comporsi solo nella luce i questa fedeltà all’unica chiamata del Signore.
Un ultimo punto. San Paolo parla della crescita dell’uomo perfetto, che raggiunge la misura della pienezza di Cristo: non saremo più fanciulli in balia delle onde, trasportati da qualsiasi vento di dottrina. (Ef 4,13-14). “Al contrario, agendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a Lui” (Ef 4,15). Non si può vivere in una fanciullezza spirituale, in una fanciullezza di fede: purtroppo, in questo nostro mondo, vediamo questa fanciullezza. Molti, oltre la prima catechesi, non sono più andati avanti; forse è rimasto questo nucleo, forse è anche distrutto. E del resto, essi sono sulle onde del mondo e nient’altro; non possono, come adulti, con competenza e convinzione profonda, esporre e rendere presente la filosofia della fede – per così dire .la grande saggezza, la razionalità della fede, che apre gli occhi anche agli altri, che apre gli occhi proprio su quanto è buono e vero nel mondo. Manca questo essere adulti nella fede e rimane la fanciullezza nella fede.
Certo, in questi ultimi decenni, abbiamo vissuto anche un altro uso della parola “fede adulta”. Si parla di “fede adulta”, cioè emancipata dal Magistero della Chiesa. Fino a quando sono sotto la madre, sono fanciullo, devo emanciparmi; emancipata dal Magistero, sono finalmente adulto. Ma il risultato non è una fede adulta, il risultato è la dipendenza dalle onde del mondo, dalle opinioni del mondo, dalla dittatura dei mezzi di comunicazione, dall’opinione che tutti pensano e vogliono. Non è vera emancipazione, l’emancipazione dalla comunione del Corpo di Cristo! Al contrario, è cadere sotto la dittatura delle onde, del vento del mondo. La vera emancipazione è proprio liberarsi da questa, nella libertà dei figli di Dio che credono insieme nel Corpo di Cristo, con il Cristo Risorto, e vedono così la realtà, e sono capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo.
Mi sembra che dobbiamo pregare molto il Signore, perché ci aiuti ad essere emancipati in questo senso, liberi in questo senso, con una fede realmente adulta, che vede, fa vedere e può aiutare anche gli altri ad arrivare alla vera perfezione, alla vera età adulta, in comunione con Cristo.
In questo contesto c’è la bella espressione dell’aletheuein en te agape, essere veri nella carità, vivere la verità, essere verità nella carità: i due concetti vanno insieme. Oggi il concetto di verità è un po’ sotto sospetto perché si combina verità con violenza. Purtroppo nella storia ci sono stati anche episodi dove si cercava di difendere la verità con la violenza. Ma le due sono contrarie. La verità non si impone con altri mezzi, se non da se stessa! La verità può arrivare solo tramite  se stessa, la propria luce. Ma abbiamo bisogno della verità; senza verità non conosciamo i veri valori e come potremo ordinare il kosmos dei valori? Senza verità siamo ciechi nel mondo, non abbiamo strada. Il grande dono di Cristo è proprio che vediamo il volto di Dio e, anche se in modo enigmatico, molto insufficiente, conosciamo il fondo, l’essenziale della verità in Cristo, nel suo Corpo. E conoscendo questa verità, cresciamo anche nella carità che è la legittimazione della verità e ci mostra che è verità. Direi proprio che la carità è il frutto della verità – l’albero si conosce dai suoi frutti – e se non c’è carità, anche la verità non è propriamente appropriata, vissuta; e dove è la verità, nasce la carità. Grazie a Dio, lo vediamo in tutti i secoli: nonostante i fatti negativi, il frutto della carità è sempre stato presente nella cristianità e lo è oggi! Lo vediamo nei martiri, lo vediamo in tante suore, frati e sacerdoti che servono umilmente i poveri, i malati, che sono presenza della carità di Cristo. E così sono il grande segno che qui è la verità” (Benedetto XVI, Incontro con i parroci di Roma, 23 febbraio 2012).

Criterio veritativo è l’evidenza del Donatore divino nel proprio e altrui essere dono come in tutto il mondo che ci circonda, in tutta la storia. Ed è nel libero farsi dono senza misura o carità che l’evidenza si impone liberamente per cui la verità del proprio e altrui essere dono emerge dal farsi dono cioè dalla carità e il farsi dono cioè la carità si realizza nell’evidenza del proprio e altrui essere dono. Ed è stimolando la ricerca, il cammino del Donatore divino, che si è dato storicamente in pienezza in Cristo, dall’evidenza originaria nel proprio e altrui essere dono, come ii tutto il mondo che ci circonda che il vero, il bene, il bello, Dio come Donatore divino lo si vede e su questa strada la via umana alla Verità e alla Vita trinitaria del Donatore divino cioè Gesù di Nazareth che morto e risorto,si fa sacramentalmente presente, lo si incontra oggi, come in tutta la Tradizione,la Storia, ascoltandolo con la Scrittura e incontrandolo personalmente nei sacramenti e quindi nel volto di ogni uomo cui donarsi. Credere alla verità nella carità con la sola forza della verità e dell’amore, così testimoniata dai martiri e dai santi, è il cammino di ogni vissuto cristiano cioè veramente umano e umanizzante.

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