mercoledì 8 febbraio 2012

Preghiera per i malati


Tema del Messaggio per la XX Giornata Mondiale del Malato dell’11 febbraio 2012:
“Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”
Come Gesù ha affrontato il Male – Maligno con la forza dell’amore che gli veniva dal Padre, così anche noi, pregando, possiamo affrontare  e vincere la prova della malattia, della negatività tenendo il nostro cuore immerso nell’amore di Dio attendendo in aggiunta qualche piccola speranza di guarigione

Benedetto XVI all’Angelus di Domenica 5 febbraio 2012 ha detto: “Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù che guarisce i malati: dapprima la suocera di Simone Pietro, che era a letto con la febbre ed Egli, prendendola per mano, la risanò e la fece alzare; poi tutti i malati di Cafarnao, provati nel corpo, nella mente e nello spirito, ed Egli “guarì molti…e scacciò molti demoni” (Mc 1,34)I quattro Evangelisti sono
concordi nell’attestare che la liberazione da malattie e infermità di ogni genere costituì, insieme con la predicazione, la principale attività di Gesù nella sua vita pubblica. In effetti, le malattie sono un segno dell’azione del Male nel mondo e nell’uomo, mentre le guarigioni dimostrano che il regno di Dio, Dio stesso è vicino. Gesù Cristo è venuto a sconfiggere il Male alla radice, e le guarigioni sono un anticipo della sua vittoria, ottenuta con la sua Morte e Risurrezione.
“Un giorno – sempre Benedetto XVI – Gesù disse: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati” (Mc 2,17). In quella circostanza si riferiva ai peccatori, che Egli è venuto a chiamare e a salvare. Rimane vero però che la malattia è una condizione tipicamente umana, in cui esperimentiamo fortemente che non siamo autosufficienti, ma abbiamo bisogno degli altri. In questo senso potremmo dire, con un paradosso, che la malattia può essere un momento salutare in cui si può esperimentare l’attenzione degli altri e donare attenzione agli altri! Tuttavia, essa è pur sempre una prova, che può diventare anche lunga e difficile. Quando la guarigione non arriva e le sofferenze si prolungano, possiamo rimanere come schiacciati, isolati, e allora la nostra esistenza si deprime e si disumanizza. Comedobbiamo reagire a questo attacco del Male? Certamente con le cure appropriate – la medicina in questi decenni ha fatto passi da gigante, e ne siamo grati – ma la Parola di Dio ci insegna che c’è un atteggiamento decisivo e di fondo con cui affrontare la malattia ed è quello della fede in Dio, nella sua bontà. Lo ripete sempre Gesù alle persone che guarisce: La tua fede ti ha salvato (Mc 5,34.36). Persino di fronte alla morte, la fede può rendere possibile ciò che è umanamente impossibile. Ma la fede in che cosa? Nell’amore di Dio. Ecco la vera risposta, che sconfigge radicalmente il Male. Come Gesù ha affrontato il Maligno con la forza dell’amore che gli veniva dal Padre, così anche noi possiamo affrontare e vincere la prova della malattia tenendo il nostro cuore immerso nell’amore di Dio, nell’abbraccio del Padre come figli nel Figlio per opera dello Spirito Santo. Tutti noi conosciamo persone che hanno sopportato sofferenze terribili perché Dio dava loro una serenità profonda. Penso all’esempio recente della beata Chiara Badano, stroncata nel fiore della giovinezza da un male senza scampo: quanti andavano a farle visita, ricevevano da lei luce e fiducia! Tuttavia, nella malattia, abbiamo tutti bisogno di calore umano: per confortare una persona malata, più che le parole, conta la vicinanza serena e sincera.
Cari amici, sabato prossimo, 11 febbraio, memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, è la Giornata Mondiale del Malato. Facciamo anche noi come la gente ai tempi di Gesù: spiritualmente presentiamo a Lui tutti i malati, fiduciosi che Egli vuole e può guarirli. E invochiamo l’intercessione della Madonna specialmente per le situazioni di maggiore sofferenza e abbandono. Maria, Regina della pace, dell’amore, Madre del lungo cammino, Salute dei malati, prega per noi!”

(155) 1. E’ l’ora che, pia, la squilla fedel le note c’invia dell’Ave del ciel! R) Ave, ave, ave, Maria! Ave, ave, ave, Maria!
2. Nel piano di Dio l’eletta sei tu, che porti nel mondo il Figlio Gesù. R)…
3. A te, Immacolata, la lode, l’amor: tu doni alla Chiesa il suo Salvator. R)…
4. Di tutti i malati solleva il dolor, consola chi soffre nel corpo e nel cuor. R)…
5. Proteggi il cammino di un popolo fedel, ottieni ai tuoi figli di giungere al ciel. R)…

La fede nella continua presenza di Gesù crocifisso risorto, anche questa sera soprattutto qui convenuti davanti a Lui eucaristicamente esposto, ci assicura che quello che il Vangelo ci ricorda che faceva allora prima di morire e risorgere lo continua a compiere, anche questa sera, attraverso i Sacramenti e i Sacramentali, come la preghiera di liberazione, guarigione, consolazione che culmina questa sera con l’unzione con l’olio benedetto, esorcizzato. L’incontro di Gesù con i dieci lebbrosi, narrato nel Vangelo di san Luca (Lc 17, 11-19), in particolare le parole che il Signore rivolge ad uno di questi e tema della Giornata Mondiale del Malato: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!” 8v.19), aiutano a prendere coscienza in questa preghiera dell’importanza della fede nella sua presenza qui dinnanzi e con noi per coloro che gravati dalla sofferenza e dalla malattia, si avvicinano al Signore, il nostro tesoro. Nell’incontro con Lui possono esperimentare realmente che chi crede nella presenza di Gesù, crocifisso risorto, non è mai solo, anche quando nessuno gli è accanto! Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo, nel Figlio che possiede un volto umano che ci ha amato sino alla fine come singoli e come umanità non ci abbandona alle nostre angosce e sofferenze, ma ci è vicino, ci aiuta a portarle e desidera guarire non solo con l’aggiunta, qualche volta, di piccole speranze di guarigione, ma nel profondo il nostro cuore facendoci sentire la grande speranza della vita veramente con ogni bene senza più alcun male cioè da risorti (Mc 2,1-12): è tanto il bene che mi aspetto che ogni sofferenza mi diventa addirittura gioia!
La fede di quell’unico lebbroso su dieci che nel vedere nel volto di Gesù la presenza del volto di Dio che ha compiuto il miracolo (la fede), la piccola speranza di averlo sanato in aggiunta del tesoro di aver incontrato, visto Dio in un volto umano, pieno di stupore e di gioia, a differenza degli altri nove preoccupati solo della salute della vita biologica dimenticando il tesoro dell’incontro con chi l’aveva ottenuta dal Padre,ritorna subito da Gesù per manifestare la propria riconoscenza, lascia intravvedere che la salute riacquistata è segno di qualcosa di più prezioso della semplice guarigione fisica data in aggiunta per mantenersi con fede in camino, è segno della salvezza che solo Dio attraverso Cristo col dono del Suo Spirito ci dona; essa trova espressione nelle parole di Gesù: la tua fede nel cogliere in me il tesoro della presenza di Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo in un volto umano ti ha salvato, guarito, liberato totalmenteAbbiamo bisogno di piccole e grandi speranze, di piccole e grandi guarigioni che, giorno per giorno, ci mantengono in cammino. Ma senza la grande speranza, che deve superare  tutto il resto, esse non bastano. Questa grande speranza può essere solo Dio e la vita veramente vita da risorti. Chi tra noi qui convenuti per incontrare il nostro tesoro nella propria sofferenza e malattia, invoca il Signore è certo che il Suo amore non abbandona mai, non viene mai meno anche senza, forse, ricevere la piccola speranza di guarigione, di liberazione in aggiunta al suo grande amore. La guarigione fisica, espressione della salvezza più profonda della grande speranza, rivela l’importanza che ogni uomo, nella sua interezza di anima e di corpo, riveste per il Signore che ci ama non perché siamo buoni ma per farci diventarlo. Ogni Sacramento dei sette da Lui istituiti, e ogni Sacramentale istituito dalla Chiesa, come la preghiera di affidamento al Padre, di liberazione, di guarigione, di consolazione che culmina questa sera nel sacramentale dell’unzione con l’olio benedetto ed esorcizzato esprime e attua la prossimità di Dio stesso, il Quale, in modo assolutamente gratuito ci tocca per mezzo di realtà materiali, l’olio, che Egli assume al suo servizio, facendone strumenti in questo momento tra noi e Lui stesso. L’unità tra creazione e redenzione si rende visibile. I sette Sacramenti, l’Eucaristia in particolare, e i Sacramentali sono espressione della corporeità della nostra fede nella sua presenza di Crocifisso e risorto che abbraccia il nostro corpo e la nostra anima, l’uomo intero.. Il compito principale della Chiesa è certamente l’annuncio del Regno di Dio, della presenza tra noi di Dio che possiede un volto umano, ma proprio questo annuncio deve essere un processo di guarigione: “…fasciare le piaghe dei cuori spezzati” (Is 61,1), secondo l’incarico affidato da Gesù ai suoi discepoli con l’ascolto di Lui che parla attraverso la Scrittura e si dona in persona attraverso i Sacramenti e i Sacramentali. Il binomio tra salute fisica e rinnovamento dalle lacerazioni dell’anima (non è fede e quindi non ci può essere data, chiedere solo la salute fisica assolutizzando, idolatrando ciò che è solo relativo) ci aiuta meglio a comprendere non solo il sacramentale della preghiera di liberazione, di guarigione, di consolazione ma soprattutto “i Sacramenti di guarigione”, come il Sacramento della Penitenza, dell’Unzione degli Infermi, e l’Eucaristia da ammalati. A proposito dei “Sacramenti di guarigione” S:Agostino afferma: “Dio guarisce tutte le tue infermità. Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite…Tu devi solo permettere che Egli ti curi e non devi respingere le sue mani”che attraverso la Sua Parola e la Materialità dei suoi Sacramenti e dei Sacramentali della Chiesa, come questa preghiera, l’olio e l’acqua esorcizzati, sacramentalmente ti tocca. Si tratta di mezzi preziosi della Grazia di Dio, che aiutano ammalati nel corpo e nell’anima a conformarci sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. E la celebrazione della prossimaquaresima ci aiuta a prepararci al centro di tutto l’anno liturgico, la Pasqua.

(311) R)Signore, ascolta: Padre, perdona! Fa che vediamo il tuo amore.
1. A te guardiamo, Redentore nostro, da te speriamo gioia di salvezza: fa che troviamo grazia di perdono. R) Signore, ascolta…
2) Ti confessiamo ogni nostra colpa, riconosciamo ogni nostro errore e ti preghiamo: dona il tuo perdono. R) Signore, ascolta…
3) O buon Pastore, ti che dai la vita; Parola certa, roccia che non muta: Perdona ancora, con pietà infinita. R) Signore, ascolta…

I  “Sacramenti di guarigione” istituiti da Gesù Cristo e i “Sacramentali di guarigione”, istituiti dalla Chiesa, sacramentali che estendono l’incarnazione oltre i Sacramenti, aiutano il malato a conformarsi sempre più pienamente al Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo. L’Eucaristia, ricevuta nel momento della malattia, contribuisce in maniera singolare, ad operare tale trasformazione, tale liberazione, associando colui che si nutre del Corpo e del Sangue di Gesù nell’offerta che Egli ha fatto di se stesso al Padre per la salvezza di tutti, per la liberazione dal Male - Maligno.
Il Sacramento della Penitenza, celebrato mensilmente, ci solleva dal peccato e ci restituisce alla grazia di Dio Padre stringendoci a Lui in intima amicizia impedendo ogni azione malefica, ci guarisce nel profondo, ci consola in tutte le tribolazioni. Gesù, nella sua vita, annuncia e rende presente, come in questo momento Lui davanti a noieucaristicamente, la misericordia del Padre, il suo abbraccio, la sua provvidenza. Egli è venuto, Egli viene qui e ora non indifferente dinnanzi alle nostre sofferenze, non per condannare chi è caduto ma per sollevare, per dare speranza anche nel buio più profondo della sofferenza e del peccato, soprattutto per donare la vita veramente vita che è il desiderio, l’inquietudine di tutti. Così nel Sacramento della confessione, Lui in persona ci perdona, come nella preghiera di liberazione della Confessione, Lui ci libera, ci rialza continuamente, ci trasforma. Dio, “ricco di misericordia” come il Padre della parabola evangelica non chiude il cuore a nessuno dei suoi figli, ma li attende, li cerca, li raggiunge là dove il rifiuto della malattia, della sofferenza, della comunione imprigiona nell’isolamento e nella divisione, li chiama a raccogliersi intorno alla sua mensa eucaristica almeno la Domenica, nella gioia e nella festa del perdono e della riconciliazione. Il momento della sofferenza provocata o da cattiverie degli uomini o dal Male – Maligno – nel quale potrebbe sorgere la tentazione di abbandonarsi allo scoraggiamento e alla disperazione, può trasformarsi così in tempo di grazia per rientrare in se stessi e, come il figliol prodigo della parabola, ripensare alla propria vita, riconoscendo errori e fallimenti, sentire la nostalgia dell’abbraccio del Padre e ripercorrere il cammino verso la sua Casa. Egli, nel suo grande amore, sempre e comunque veglia sulla nostra esistenza sana o ammalata e ci attende per offrire ad ogni figlio che torna a Lui, il dono della piena riconciliazione e della gioia in tutte le tribolazioni, perfino la beatitudine di morire nel Signore cioè nella sua grazia.

(87) 1. Hai cercato la libertà lontano, hai trovato la noia e le catene. Hai vagato senza via, solo, con la tua fame. R)Apri le tue braccia, corri incontro al Padre: oggi la tua casa sarà in festa per te.
2.Se vorrai spezzare le catene, troverai la strada dell’amore, la tua gioia canterai: questa è libertà. R) Apri…
3. I tuoi occhi ricercano l’azzurro, c’è una casa che aspetta il tuo ritorno e la pace tornerà: questa è libertà. R) Apri…

Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite, ma ha anche istituito per loro un Sacramento di liberazione, di guarigione specifico: l’Unzione degli infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale di liberazione, di guarigione, di consolazione già nella prima comunità cristiana (5, 14-16): con l’Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire al bene del Popolo di Dio.
Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi (e la prossima volta, in vicinanza al Venerdì Santo, attingeremo dalla preghiera di Gesù nell’Orto degli ulivi), dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l’ha accolta per noi, per ciascuno di noi rivelando la larghezza dell’amore del Padre cioè fino al momento terminale non definisce, non esclude nessuno per il male che fa, la lunghezza cioè tenta e ritenta, l’altezza cioè punta a un fine altissimo, riportare ogni uomo ad essere figlio nel Figlio, la profondità condividendo fino in fondo le miserie di ogni uomo. E Cristo, il Dio che possiede un volto umano, è il mediatore, trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione  del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione. Ma l’Orto degli Ulivi è anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione. Questo duplice Mistero del Monte degli Ulivi è anche sempre “attivo” nell’olio sacramentale della Chiesa, segno della bontà di Dio. Nel Sacramento dell’Unzione degli Infermi e nel sacramentale che riceveremo questa sera (Non è il Sacramento dell’Unzione degli Infermi), la materia sacramentale dell’Olio ci viene offerta, per così dire, quale medicina di Dio che ora ci rende certi della sua bontà, ci deve rafforzare e consolare, ma, allo stesso tempo, al di là del momento della malattia e della negatività, rimanda alla guarigione definitiva cioè alla risurrezione.

Pietà di me, Padre mio Dio, pietà di me tuo servo (tua serva): una folla di spiriti maligni mi insidia e io sono come un vaso frantumato. Strappami dalle mani dei miei nemici, restami accanto, cercami se mi perdo, riportami a te dopo avermi trovato e non abbandonarmi dopo avermi riportato (riportata) a te, così che io possa piacerti in tutto e riconoscere che in Cristo mi ha redento (redenta) con mano potente. Amen.

Venire processionalmente per l’avvenimento sacramentale del tocco del Risorto attraverso la materialità del tocco dell’olio rimanda simbolicamente al cammino di tutta la vita verso il Paradiso, l’unica meta di questa vita cui tutto subordinare. Ravviviamo la nostra fede davanti a Lui eucaristicamente con noi mettendoci in cammino incominciando dal fondo della Chiesa in un’unica fila e uscendo dal lato sinistro guardando l’altare. In attesa, seduti, pensiamo a quello che Gesù ha fatto allora prima di morire e risorgere ed è presente anche questa sera per continuare ad operare. Possiamo tornare su qualche punto  che lo Spirito Santo ci ha fatto particolarmente gustare in rapporto al nostro vissuto, alle intenzioni che ci hanno fatto convenire e quindi cantare come ci viene proposto.

Per la benedizione eucaristica

(270 a) Adoriamo il Sacramento, che Dio Padre ci donò. Nuovo patto, nuovo rito nella fede si compì. Al mistero è fondamento la parola di Gesù. Gloria al Padre onnipotente, gloria al Figlio Redentor, lode grande, sommo onore all’eterna Carità. Gloria immensa, eterno amore alla santa Trinità Amen.
Hai dato loro un pane disceso dal cielo
Che porta in sé ogni dolcezza
Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile Sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua pasqua, fa che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen
Dio sia benedetto…

Ed ora il sacramentale dell’acqua esorcizzata
Preghiamo. O Dio, per salvare tutti gli uomini hai racchiuso nell’acqua i segni più grandi della tua grazia. Ascolta la nostra preghiera e infondi in quest’acqua la tua + benedizione perché assunta a servizio dei tuoi misteri, sia portatrice dell’efficacia della tua grazia per mettere in fuga i demoni e debellare le malattie. Tutto ciò che con essa verrà asperso sia liberato da ogni influsso del Maligno; nelle dimore dei tuoi fedeli non abiti più lo spirito del Male e sia allontanata ogni insidia: Grazie all’invocazione del tuo santo nome, possano i tuoi fedeli uscire illesi da ogni assalto del nemico. Per Cristo nostro Signore.
Amen
Il prossimo incontro martedì 13 marzo
(224) C’è una terra silenziosa dove ognuno vuol tornare…una terra e un dolce volto con due segni di violenza; sguardo intenso  e premuroso, che ti chiede di affidare la tua vita e il tuo mondo in mano a lei. R)Madonna, Madonna Nera, è dolce esser tuo figlio! Oh, lascia, Madonna Nera, ch’io viva vicino a te!










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