domenica 22 gennaio 2012

Liturgie neocatecumenali


Per avvicinare alla ricchezza della vita sacramentale persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata,  i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità senza separarsi dalla comunità parrocchiale

“Poco fa vi è stato letto il Decreto con cui vengono approvate le celebrazioni presenti nel “Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale”, che non sono strettamente liturgiche, ma fanno parte dell’itinerario di crescita nella fede. E’ in altro elemento che vi mostra come la Chiesa vi accompagni con attenzione in un paziente discernimento, che comprende la vostra ricchezza, ma guarda anche alla comunione e all’armonia dell’intero Corpus Ecclesiae.
Questo mi offre l’occasione per un breve pensiero sul valore della Liturgia. Il Concilio Vaticano II la definisce come l’opera di Cristo sacerdote e del suo corpo che è la Chiesa (SC 7). A prima vista ciò potrebbe apparire strano, perché sembra che l’opera di Cristo designi le azioniredentrice storiche di Gesù, la sua Passione, Morte e Risurrezione. In che senso allora la Liturgia è opera di Cristo?  La
Passione, Morte e Risurrezione di Gesù non sono solo avvenimenti storici; raggiungono e penetrano la storia, ma la trascendono e rimangono sempre presenti nel cuore di Cristo. Nell’ azione liturgica della Chiesa c’è la presenza attiva di Cristo Risorto che rende presente ed efficace per noi lo stesso Mistero Pasquale, per la nostra salvezza; ci attira in questo atto di dono di Sé che nel suo cuore è sempre presente e ci fa partecipare  a questa presenza del Mistero Pasquale, Questa opera del Signore Gesù, che è il vero contenuto della Liturgia, l’entrare nella presenza del Mistero Pasquale, è anche opera della Chiesa, che, essendo suo corpo, è un unico soggetto con Cristo – Christus totus caput et corpus – dice sant’Agostino. Nella celebrazione dei Sacramenti Cristo ci immerge nel Mistero pasquale per farci passare dalla morte alla vita, dal peccato all’esistenza nuova in Cristo.
Ciò vale in modo specialissimo per la celebrazione dell’Eucaristia, che essendo il culmine della vita cristiana, è anche il cardine della sua riscoperta, alla quale neocatecumenato tende. Come recitano i vostri Statuti, “L’Eucaristia è essenziale al Neocatecumenato, in quanto catecumenato post-battesimale, vissuto in piccola comunità” (art. 13 &1). Proprio al fine di favorire il riavvicinamento alla ricchezza della vita sacramentale da parte di persone che si sono allontanate dalla Chiesa, o non hanno ricevuto una formazione adeguata, i neocatecumenali possono celebrare l’Eucaristia domenicale nella piccola comunità, dopo i primi Vespri della domenica, secondo le disposizioni del Vescovo diocesano (Statuti, art. 13&2). Ma ogni celebrazione eucaristica è un’azione dell’unico Cristo insieme con la sua unica Chiesa e perciò essenzialmente aperta a tutti coloro che appartengono a questa sua Chiesa. Questo carattere pubblico della Santa Eucaristia si esprime che ogni celebrazione della Santa Messa è ultimamente diretta dal Vescovo come membro del Collegio Episcopale, responsabile per una determinata Chiesa locale (Lumen gentium26). La celebrazione nelle piccole comunità, regolata dai Libri liturgici, che vanno seguiti fedelmente, e con particolarità approvate negli Statuti del Cammino, ha il compito di aiutare quanti percorrono l’itinerario neocatecumenale a percepire la grazia dell’essere inseriti nel mistero salvifico  di Cristo, che rende possibile una testimonianza cristiana capace di assumere i tratti della radicalità. Al tempo stesso, la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria. Ma anche durante il cammino è importante non separarsi dalla comunità parrocchiale, proprio nella celebrazione dell’Eucaristia che è il vero luogo dell’unità di tutti, dove il Signore ci abbraccia nei diversi stati della nostra maturità spirituale e ci unisce nell’unico pane che ci rende un unico corpo(Cor 10,16s)” (Benedetto XVI, Alla Comunità del Cammino Neocatecumenale, 20 gennaio 2012).

Il Santo Padre ha tracciato il rapporto tra il riavvicinamento alla ricchezza sacramentale di persone lontane dalla Chiesa  o senza aver ricevuto una adeguata formazione attraverso l’Eucaristia vissuta in piccole comunità e il suo carattere pubblico nella comunità parrocchiale cioè nella Chiesa locale.
Per l’Anno della fede Benedetto XVI ha ricordato i due pilastri della fede cioè l’avvenimento dell’incontro con Gesù Cristo e il catechismo della Chiesa Cattolica, frutto sicuro del Concilio. E ha riconosciuto nei decenni di vita del Cammino l’impegno di proclamare la presenza in persona del Cristo Risorto, rispondere alle sue parole con generosità, abbandonando spesso sicurezze personali e materiali, lasciando anche i propri Paesi, affrontando situazioni nuove e non sempre facili. Portare Cristo ad ogni uomo e ogni uomo a Cristo: questo è ciò che anima, inquieta santamente ogni opera evangelizzatrice. Si tratta di riscoprire, per chi è stato battezzato, con il neocatecumenato, la bellezza della vita di fede, la gioia di essere cristiani. Il lasciarsi conformare a Cristo il seguire Lui esige l’avventura personale della ricerca di Lui, dell’andare con Lui, ma comporta sempre anche uscire dalla chiusura dell’io, spezzare l’individualismo che spesso caratterizza la società del nostro tempo, per sostituire l’egoismo con la comunità dell’uomo nuovo in Gesù Cristo. E questo avviene in un profondo rapporto personale con Lui, nell’ascolto della sua parola, nel percorrere il cammino che ci ha indicato, ma avviene anche inseparabilmente nel credere con la sua Chiesa, con i santi, nei quali si fa sempre e nuovamente conoscere il volto di Cristo.

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