lunedì 5 settembre 2011

Apostoli con Cristo e come Cristo‏

I seminaristi si preparano ad essere apostoli con Cristo e come Cristo, per essere compagni di viaggio e servitori degli uomini

“Come vivere gli anni di preparazione del Seminario? Anzitutto devono essere anni di silenzio interiore, di orazione costante, di studio assiduo e di prudente inserimento nell’azione e nelle strutture pastorali della Chiesa. La Chiesa è comunità e istituzione, famiglia e missione, creata da Cristo mediante lo Spirito Santo e, allo stesso tempo, risultato di quanti la costituiscono con la nostra santità e con i nostri peccati. Così ha voluto Dio, che non disdegna di fare di poveri e peccatori suoi amici e strumenti di redenzione del genere umano. La santità della Chiesa è prima di tutto la santità oggettiva della persona stessa di Cristo, del suo Vangelo e dei suoi Sacramenti, la santità di quella forza dall’alto che l’anima e la sospinge. Noi dobbiamo essere santi per non creare una contraddizione fra il segno che siamo e la realtà che vogliamo.

Meditate bene questo mistero della Chiesa, vivendo gli anni della vostra formazione con gioia profonda, in atteggiamento di docilità, di lucidità e di radicale fedeltà evangelica, come pure in amorevole relazione con il tempo e le persone fra le quali vivete. Nessuno sceglie il contesto, né i destinatari della propria missione. Ogni epoca ha i suoi problemi, ma Dio offre in ogni tempo la grazia opportuna per farsene carico e superarli con amore e realismo. Per questo, in ogni circostanza in cui si trovi, e per quanto dura essa sia, il sacerdote deve portare frutto in ogni ambito di opere buone, custodendo, a tale scopo, sempre vive nel proprio cuore le parole del giorno dell’ordinazione, quelle con le quali lo si esortava a configurare la propria vita al mistero della croce del Signore.
Configurarsi a Cristo, comporta, cari seminaristi, identificarsi sempre più con Colui che per noi si è fatto servo, sacerdote e vittima. Configurarsi a Lui è, in realtà, il compito per il quale ogni sacerdote deve spendere per tutta la vita. Già sappiamo che tale compito ci sorpassa e non potremo raggiungerlo pienamente, però, come dice san Paolo, corriamo verso la meta sperando di raggiungerlo (Fil 3,12-14).
Tuttavia, Cristo, Sommo Sacerdote, è anche il Buon Pastore che custodisce le proprie pecore sino a dare la vita per esse (Gv 10,11). Per imitare anche in ciò il Signore, il vostro cuore deve andare maturando in seminario, rimanendo totalmente a disposizione del Maestro. Tale disponibilità, che è dono dello Spirito Santo, è quella che ispira la decisione di vivere nel celibato per il Regno dei cieli, il distacco dai beni terreni, l’austerità della vita e l’obbedienza sincera senza dissimulazione.
Chiedete a Lui che vi conceda di imitarlo nella sua carità fino all’estremo verso tutti, senza escludere i lontani e i peccatori, così che, con il vostro aiuto si convertano e ritornino sulla retta via. Chiedetegli che vi insegni a stare molto vicino agli infermi e ai poveri, con semplicità e generosità. Affrontate questa sfida senza complessi, né mediocrità, anzi come un modo significativo di realizzare la vita umana nella gratuità e nel servizio, quali testimoni di Dio fatto uomo, messaggeri dell’altissima dignità della persona umana e, di conseguenza, suoi incondizionati difensori. Sostenuti dal suo amore, non lasciatevi intimorire da un ambiente nel quale si pretende di escludere Dio e nel quale il potere, il possedere o il piacere sono spesso i principali criteri sui quali si regge l’esistenza. Può darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli dinnanzi  ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà realmente come una novità, attraendo con forza coloro che veramente cercano Dio, la verità e la giustizia.
Incoraggiati dai vostri formatori, aprite la vostra anima alla luce del Signore per vedere se questo cammino, che richiede audacia e autenticità, è il vostro, avanzando fino al sacerdozio solo se sarete fermamente persuasi che Dio vi chiama ad essere suoi ministri e fermamente decisi ad esercitarlo obbedendo alle disposizioni della Chiesa.
Con tale fiducia, imparate da Colui che definì  se stesso come mite e umile di cuore, abbandonando per questo ogni desiderio umano, in modo che non cerchiate voi stessi, ma con il vostro comportamento siate di edificazione per i vostri fratelli, come ha fatto il santo patrono del clero secolare spagnolo, san Giovanni d’Avila. Animati dal suo esempio, guardate soprattutto la Vergine Maria, Madre dei Sacerdoti. Ella saprà forgiare la vostra anima secondo il modello di Cristo, suo divin Figlio, e vi insegnerà sempre a custodire i beni che Egli acquistò sul Calvario per la salvezza del mondo” (Benedetto XVI, Celebrazione eucaristica con i seminaristi, Madrid 20 agosto 20011).

L’indicazione di vivere gli anni di seminario come silenzio interiore, orazione costante, studio assiduo e solo prudente inserimento nell’azione e nelle strutture pastorali della Chiesa richiede un cambiamento notevole di ciò che si è accentuato dopo il Concilio dove l’inserimento nell’azione e nelle strutture pastorali è divenuto prioritario dimenticando che la forza generativa propria della Chiesa è il “Fate questo in memoria di me”, la forza generativa di Lui che parla nella Scrittura e si dona in persona nei sacramenti e non in prima battuta l’analisi della situazione, le proprie capacità, le proprie forze. Solo un clima di silenzio interiore nel noi della famiglia del Seminario, un clima di studio assiduo, di prudente inserimento nell’azione pastorale radica, incorpora l’essere personale eucarsiticamente all’evento di Cristo presente, al Cristo vivo e risorto con i misteri della sua vita, di cui la liturgia   attualizza facendone memoria nel ritmo dei tempi dell’anno: dal mistero dell’incarnazione  a quello della passione, della morte, della risurrezione, dell’ascensione e del dono del Suo Spirito. Così nell’esperienza della sua vita con noi possono essere affrontati tutti gli aspetti dell’umana esistenza senza il criterio prioritario del sesso, del possesso, del successo, ma stando vicino agli infermi, ai poveri, affrontando la sfida di realizzarsi nella gratuità e nel servizio, testimoni del Dio che possiede un volto umano, che ci ha amato sino alla fine, ogni singolo e l’umanità nel suo insieme, messaggeri della dignità di ogni persona umana e suoi incondizionati difensori. Così sostenuti dal suo amore, si matura il coraggio di non lasciarsi intimorire da un ambiente dove Dio è escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo. Occorre divenire fermamente persuasi felici che Dio chiama ad essere suoi ministri in quetso mondo e fermamente decisi ad esercitare il ministero obbedendo alle disposizioni della Chiesa. Per questo ci si prepara a non scegliere un contesto pastorale, i destinatari della propria missione, quelli che mi corrispondono, ma mi corrispondono quelli che l’obbedienza mi domanda.

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