sabato 3 settembre 2011

Anno liturgico

Il nuovo anno pastorale nella Chiesa particolare di Verona

Ho seguito su Telepace la presentazione del programma del nuovo anno di pastorale da parte del Vicario don Roberto Tebaldi tutto incentrato sul cammino liturgico annuale della Parola di Dio e dei Sacramenti, soprattutto la partecipazione all’Eucaristia di ogni domenica e il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione coltivando la preghiera,  la meditazione della Parola di Dio, la carità. Si tratta di rigenerare all’amore il soggetto personale e comunitario partendo da ciò che Benedetto XVI
ha esplicitato nel prologo della Deus caritas est: il cristianesimo è essenzialmente un incontro personale con Cristo nella comunità cristiana prima di essere una dottrina e una morale per giungere al pensare di Cristo, alla comunione fraterna cioè all’amore gratuito: è la liturgia che ci rigenera continuamente.
Ho rapportato questo all’Omelia conclusiva della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù incentrata sulla domanda: come è possibile che qualcuno che ha vissuto sulla terra tanti anni fa abbia qualcosa a che fare oggi con la vita di tutti i giorni, con gli affetti, il lavoro, la fragilità, il dolore, il riposo e la festa, la vita, la vita oltre la morte, con la presenza dei cristiani nella società e nelle modalità di rapportarsi al creato. Gli elementi divino – umani cioè i misteri cristiani sono gli elementi dinamici caratterizzanti l’esperienza sacramentale di Gesù Cristo, che è in atto nella Chiesa. Sono l’attualizzazione dei misteri della sua vita, di cui la liturgia fa memoria nel ritmo dei tempi dell’anno: dal mistero dell’incarnazione a quello della passione, della morte e della risurrezione, fino ai misteri riguardanti Maria, i Santi, le Anime sante. Gesù, nel suo farsi presente liturgico – sacramentale con noi, realmente affronta tutti gli aspetti dell’umana esistenza immergendosi in continuità con ogni uomo concreto ed è quindi ragionevole seguirLo come colui che può dare una direzione di vita. C’entra con la vita di ogni giorno aiutandoci ad affrontare tutto ciò che ci arde nel cuore, che ogni giorno ci tocca e ci interessa personalmente e socialmente, perfino politicamente. Si tratta di orientamenti per  la nostra vita e non risposte automatiche, non ricette, perché l’incontro con Gesù Cristo non è mai spettacolare, una costrizione, ma un avvenimento do grazia e la grazia passa sempre attraverso la libera risposta di amore. Certo occorre non dimenticare che la forza generativa di Chiesa propria di quel “Fate questo in memoria di me” professato, celebrato, pregato per essere vissuto non si può ridurre a un fenomeno ispirativo che poi lascia spazio ad un’azione ecclesiale che è concepita a partire dall’analisi della situazione, o dalle proprie capacità, dalle proprie forze. Si tratta di lasciarsi assimilare dal nostro essere incorporati eucaristicamente all’evento di Cristo presente, al Cristo vivo e risorto da incontrare, attraverso il dono del Suo Spirito, per poi dare “forma sacramentale” a tutta l’esistenza. Si confonde il metodo della vita cristiana con delle tecniche pur necessarie, ma in seconda, non in prima battuta. Cristo è un evento presente nelle parrocchie, con i giovani, con i bambini, con gli adulti, nelle varie aggregazioni per edificare delle comunità con persone in comunione. Benedetto XVI nell’Omelia conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù ha detto: Sì, la Chiesa non è una semplice istituzione umana, come qualsiasi altra, ma è strettamente unita a Dio. Lo stesso Cristo si riferisce ad essa come alla “sua” Chiesa. Non è possibile separare Cristo dalla Chiesa, come non si può separare la testa dal corpo (1 Cor 12,12). La Chiesa non vive di se stessa, bensì del Signore. Egli è presente in mezzo ad essa, e le dà vita, alimento e forza.
Permettetemi che, come successore di Pietro, vi inviti a rafforzare questa fede che ci è stata trasmessa dagli Apostoli, a porre Cristo, il Figlio di Dio, al centro della vostra vita. Però permettetemi anche che vi ricordi che seguire Gesù nella fede è camminare con Lui nella comunione della Chiesa. Non si può seguire Gesù da soli. Chi cede alla tentazione di andare “per conto suo” o di vivere la fede secondo la mentalità individualista, che predomina nella società, corre il rischio di non incontrare mai Gesù Cristo, o di finire seguendo un’immagine falsa di Lui.
Avere fede significa appoggiarsi sulla fede dei tuoi fratelli, e che la tua fede serva allo stesso modo da appoggio a quella degli altri. Vi chiedo cari amici di amare la Chiesa, che vi ha generati alla fede, che vi ha aiutato a conoscere meglio Cristo, che vi ha fatto scoprire la bellezza del suo amore. Per la crescita della vostra amicizia con Cristo è fondamentale riconoscere l’importanza del vostro gioioso inserimento nelle parrocchie, comunità e movimenti, così come  la partecipazione all’Eucaristia di ogni domenica, il frequente accostarsi al sacramento della riconciliazione e il coltivare la preghiera e la meditazione della Parola di Dio.
Da questa amicizia con Gesù nascerà anche la spinta che conduce a dare testimonianza della fede negli ambienti più diversi, incluso dove vi è rifiuto o indifferenza. Non è possibile incontrare Cristo e non farlo conoscere agli altri. Quindi, non conservate Cristo per voi stessi! Comunicate agli altri la gioia della vostra fede. Il mondo ha bisogno della testimonianza della vostra fede, ha bisogno certamente di Dio”.

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