venerdì 30 settembre 2011

Agnostici e fedeli

Agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei loro peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli “di routine”, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato da questo, dalla fede

“A tutti coloro che si impegnano nella Caritas tedesca o, in altre organizzazioni, oppure mettono generosamente a disposizione il loro tempo e le loro forze per incarichi di volontariato nella Chiesa, vorrei esprimere, in questo momento, la mia gratitudine e il mio apprezzamento. Tale servizio richiede innanzitutto una competenza oggettiva e professionale. Ma nello spirito
dell’insegnamento di Gesù ci vuole di più: il cuore aperto, che si lascia toccare dall’amore di Cristo, e così dà al prossimo, che ha bisogno di noi, più che un servizio tecnico: l’amore, in cui all’altro si rende visibile il Dio che ama, Cristo. Allora interroghiamoci, anche a partire dal Vangelo di oggi: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata.
Nel Vangelo di questa Domenica – lo abbiamo visto – si parla di due figli, dietro i quali, però, ne sta, in modo misterioso, un terzo. Il primo figlio dice di sì, ma non fa ciò che gli è stato ordinato. Il secondo figlio dice di no, ma compie poi la volontà del padre. Il terzo figlio dice di “sì” e fa anche ciò che gli viene ordinato. Questo terzo figlio è il Figlio unigenito di Dio, Gesù Cristo, che ci ha tutti riuniti qui. Gesù, entrando nel mondo, ha detto: “Ecco, io vengo (…)per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7). Questo “sì”, Egli non l’ha pronunciato ma l’ha compiuto e sofferto dentro la morte. Nell’inno cristologico della seconda lettura si dice: “Egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventato simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2, 6 – 8). In umiltà ed obbedienza, Gesù ha compiuto la volontà del Padre, è morto sulla croce per i suoi fratelli e sorelle – per noi – e ci ha redenti dalla nostra superbia e caparbietà. Ringraziamolo per il suo sacrificio, pieghiamo le ginocchia avanti al suo Nome e proclamiamo insieme con i discepoli della prima generazione: “Gesù Cristo è il Signore – a gloria di Dio Padre” (Fil 2,10).
La via cristiana deve misurarsi continuamente su Cristo: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,5), scrive san Paolo nell’introduzione all’inno cristologico. E qualche versetto prima, egli ci esorta: “Se dunque c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire  e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi “ (Fil 2,1-2). Come Cristo era totalmente unito al Padre ed obbediente a Lui, così i suoi discepoli devono obbedire a Dio ed avere un medesimo sentire tra loro. Cari amici, con Paolo oso esortarvi: rendete piena la mia gioia con l’essere saldamente uniti in Cristo! La Chiesa in Germania supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società, se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedeltà alla propria vocazione specifica, collaborano in unità; se le parrocchie, le comunità e i movimenti si sostengono e si arricchiscono a vicenda; se i battezzati e cresimati, in unione con il Vescovo, tengono alta la fiaccola di una fede inalterata e da essa lasciano illuminare le loro ricche conoscenze e capacità. La Chiesa in Germania continuerà ad essere una benedizione per la comunità cattolica mondiale, se rimane fedelmente unita con i Successori di san Pietro e degli Apostoli, se cura in molteplici modi la collaborazione con i Paesi di missione e si lascia “contagiare” in questo dalla gioia nella fede delle giovani Chiese…”Benedetto XVI, Santa Messa nell’aeroporto turistico di Freiburg in Breisgau, 25 settembre 2011)  

Come si è rivelato forte, in Benedetto XVI, il senso religioso e quindi la libertà, il coraggio  intellettuale nel richiamare che sulle questioni di fondo, la fonte ultima del diritto non è lo Stato, la maggioranza democratica, ma il diritto naturale che non è soltanto una pretesa dei cattolici ma la possibilità per tutti di distinguere tra il bene e il male, tra il vero diritto e il diritto solo apparente. E ricordando quanto è avvenuto per la Costituzione tedesca: “in un’epoca storica radicalmente diversa, in una situazione culturale quasi uniformemente cristiana” si è giunti a una base veramente solida per ogni persona concreta, nella quale tutti i cittadini potessero e possano riconoscersi anche oggi. E quegli agnostici che “a motivo della questione su Dio non trovano pace” sono più vicini al regno di Dio di “quanto lo siano i fedeli di routine”. E l’invito alla Chiesa di pensarsi all’interno di una grande democrazia liberale non di parte nel suo ruolo pubblico ma di fede in Dio. Se si vuole riformare la Chiesa e quindi dare un contributo  alla società occorre credere di più in Dio perché dove c’è Dio là c’è futuro. Non sono le formule, ma la fede che riforma la Chiesa. La rivoluzione cristiana non ha mai imposto come legge la Rivelazione e a livello pubblico occorre parlare di filosofia e diritto attinti anche dalla fede, dalla teologia ma espressi con la ragione accessibile a tutti.

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