sabato 30 luglio 2011

Seminario teologico

Il seminario teologico è la comunità di coloro che vogliono servire la comune Chiesa

“Chi vuol diventare sacerdote, deve essere soprattutto un “uomo di Dio”, come lo descrive san Paolo (! Tm 6,11). Per noi Dio non è un’ipotesi distante, non è uno sconosciuto che si è ritirato dopo il “big bang”. Dio si è mostrato in Gesù Cristo. Nel volto di Gesù Cristo vediamo il volto di Dio. Nelle sue parole sentiamo Dio stesso parlare con noi. Perciò la cosa più importante nel cammino verso il sacerdozio e durante tutta la vita sacerdotale è il rapporto personale  con Dio
in Gesù Cristo…non perdere mai il contatto interiore con Dio… che ascoltiamo Dio nella lettura della Scrittura…Dio non è solo una parola per noi. Nei Sacramenti Egli si dona a noi in persona, attraverso cose corporali. Il centro del nostro rapporto con Dio e della configurazione della nostra vita è l’Eucaristia. Celebrarla con partecipazione interiore e incontrare così Cristo in persona deve essere il centro di tutte le nostre giornate…”Dacci oggi il nostro pane quotidiano”Che il Cristo risorto, che si doni a noi nell’Eucaristia, plasmi davvero la nostra vita con lo splendore del suo amore divino. Per la retta celebrazione eucaristica è necessario anche che impariamo a conoscere, capire e amare la liturgia della Chiesa nella sua forma concreta. Nella liturgia preghiamo con i fedeli di tutti i secoli – passato, presente e futuro si congiungono in un unico grande coro di preghiera…Anche il sacramento della Penitenza è importante…Benché abbiamo da combattere continuamente con gli stessi errori, è importante opporsi all’abbruttimento dell’anima, all’indifferenza che si rassegna al fatto di essere fatti così. E’ importante restare incammino, senza scrupolosità, nella consapevolezza riconoscente che Dio mi perdona sempre di nuovo. Ma anche senza indifferenza, che non farebbe più lottare per la santità e per il miglioramento. E, nel lasciarmi perdonare, imparo anche a perdonare gli altri. Riconoscendo la mia miseria, divento anche più tollerante e comprensivo nei confronti della debolezze del prossimo.
Il tempo del seminario è anche e soprattutto tempo di studio. La fede cristiana ha una dimensione razionale e intellettuale che le è essenziale. Senza di essa la fede non sarebbe la stessa. Paolo parla di una “forma di insegnamento”, alla quale siamo stati affidati nel battesimo (Rm 6,17). Voi tutti conoscete la parola di San Pietro, considerata dai teologi medioevali la giustificazione per una teologia razionale e scientificamente elaborata: “Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ‘ragione’ (logos) della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Imparare la capacità di dare tali risposte, è uno dei principali compiti degli anni di seminario. Posso solo pregarvi insistentemente: Studiate con impegno! Sfruttate gli anni dello Studio! Non vene pentirete. Certo, spesso le materie di studio sembrano molto lontane dalla pratica della vita cristiana e del servizio pastorale. Tuttavia è completamente sbagliato porre sempre subito la domanda pragmatica: mi potrà servire questo in futuro? Sarà di utilità pastorale? Non si tratta appunto soltanto di imparare le cose evidentemente utili, ma di conoscere e comprendere la struttura interna della fede nella sua totalità, così che essa diventi risposta alle domande degli uomini, i quali cambiano, dal punto di vista esteriore, di generazione in generazione, e tuttavia restano in fondo gli stessi. Perciò è importante andare oltre le mutevoli domande del momento per comprendere le domande vere e proprie e capire così anche le risposte come vere risposte. E’ importante conoscere a fondo la Sacra Scrittura interamente, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento: la formazione dei testi, la loro peculiarità letteraria, la graduale composizione di essi fino a formare il canone dei libri sacri, l’interiore unità dinamica ch non si trova in superficie, ma che sola dà a tutti i singoli testi il loro significato pieno. E’ importante conoscere i Padri e i grandi Concili, nei quali la Chiesa ha assimilato, riflettendo e credendo, le affermazioni essenziali della Scrittura. Potrei continuare in questo modo: ciò che chiamiamo dogmatica è comprendere i singoli contenuti della fede nella loro unità, anzi nella loro ultima semplicità: ogni singolo particolare è alla fine il dispiegamento della fede nell’unico Dio, che si è manifestato e si manifesta a noi. Che sia importante conoscere le questioni essenziali della teologia morale e della dottrina sociale cattolica, non ho bisogno di dirlo espressamente. Quanto importante sia oggi la teologia ecumenica, il conoscere le varie comunità cristiane, è evidente; parimenti la necessità di un orientamento fondamentali sulle grandi religioni, e non da ultima la filosofia: la comprensione del cercare e del domandare umano, al quale la fede vuol dare risposta. Ma imparate anche a comprendere e – oso dire – ad amare il diritto canonico nella sua necessità intrinseca e nelle forme della sua applicazione pratica: una società senza diritto sarebbe una società priva di diritti. Il diritto è condizione dell’amore. Ora non vogliamo continuare ad elencare, ma solo dire ancora una volta: amate lo studio della teologia e seguitelo con attenta sensibilità per ancorare la teologia alla comunità viva della Chiesa, la quale, con la sua autorità, non è un polo opposto alla scienza teologica, ma il suo presupposto. Senza la Chiesa che crede, la teologia smette di essere se stessa e diventa un insieme di diverse discipline senza unità interiore” (Benedetto XVI, Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010).

In questi tempi difficili per il cammino di preparazione al Sacerdozio e di condivisione da parte di tutti i sacerdoti in comunione con il Vescovo dell’indirizzo teologico del Seminario questi indirizzi sono importanti. La decisione per il sacerdozio si forma oggi spesso nei movimenti che favoriscono un incontro comunitario con Cristo e la sua Chiesa, un’esperienza e la gioia nel servizio della fede che non possono essere dimenticati. La decisione matura anche in incontri del tutto personali con la grandezza e la miseria dell’essere umano. Spesso crescono in comunità parrocchiali e famiglie molto diverse nel cammino educativo. Così i candidati al sacerdozio vivono spesso in continenti spirituali completamente diversi. Proprio per questo il seminario è importante come comunità che punta ad integrare i vari apporti delle varie forme di spiritualità senza assolutizzarne alcune ed escluderne altre. I movimenti sono un dono dello Spirito Santo alla Chiesa, aperti però nella particolarità dei carismi alla comune realtà cattolica, alla vita dell’unica e comune Chiesa di Cristo che in tutta la sua varietà è comunque solo una. Nella convivenza, forse talvolta difficile, si impara la generosità e la tolleranza non solo nel sopportarsi a vicenda, ma nell’arricchirsi l’un l’altro in modo che ciascuno possa apportare le sue peculiari doti all’insieme, mentre tutti servono la stessa Chiesa, lo stesso Signore. Questa scuola della tolleranza del seminario, anzi, dell’accettarsi e del comprendersi  cin comunione con il magistero del Papa cioè nell’unità del Corpo di Cristo è oggi anche un’urgenza pastorale.

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