venerdì 8 luglio 2011

Giornalismo in senso cristiano

Il senso cristiano del far giornalismo

“Per un giornale quotidiano cintocinquant’anni di vita sono davvero un periodo considerevole, un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia. Pertanto, questo importante anniversario de “L’Osservatore Romano” – il cui primo numero uscì con la data del 1 luglio 1861 – è innanzitutto motivo di ringraziamento a Dio pro universis beneficiis suis: per tutto quello, cioè, che la sua Provvidenza ha disposto in questo secolo e mezzo, durante il quale il mondo è cambiato profondamente, e per quanto dispone oggi, quando i cambiamenti sono continui e sempre più rapidi, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione.
Allo stesso tempo, la presente lieta ricorrenza
offre l’occasione per alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo di tale quotidiano, chiamato abitualmente “il giornale del Papa”. Siamo invitati, quindi, - come disse Pio XI, di v.m., nel 1936, esattamente settancinque anni fa -, a dare “una occhiata al cammino percorso e darne un’altra al cammino che resta da percorrere”, sottolineando soprattutto la singolarità e la responsabilità di un quotidiano che da un secolo e mezzo fa conoscere il magistero dei Papi ed è uno degli strumenti privilegiati a servizio della Santa Sede e della Chiesa.
“L’Osservatore Romano” ebbe origine in un contesto difficile e decisivo per il Papato, con la consapevolezza e la volontà di difendere e sostenere le ragioni della Sede Apostolica, che sembrava essere messa in pericolo da forze ostili. Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del Governo pontificio, questo foglio serale si definì “politico religioso”. Proponendosi come obiettivo la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola. Tale obiettivo e tale convinzione furono espressi dai due celebri motti latini – il primo tratto dal diritto romano e il secondo dal testo evangelico – che, sin dal primo numero del 1862, si leggono sotto la sua testata: Unicuique suum e, soprattutto, Non praevalebunt (Mt 16,18)…
In questo tempo – segnato spesso dalla mancanza di punti di riferimento e dalla rimozione di Dio dall’orizzonte di molte società, anche di tradizione cristiana – il quotidiano della Santa Sede si presenta come un “giornale di idee”, come un organo di formazione e non solo di informazione. Perciò deve sapere mantenere fedelmente il compito svolto in questo secolo e mezzo, con attenzione anche all’Oriente cristiano, all’irreversibile impegno ecumenico delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, alla ricerca costante di amicizia e di collaborazione con l’Ebraismo e con altre religioni, al dibattito e al confronto culturale, alla voce delle donne, ai temi bioetici che pongono questioni per tutti decisive. Continuando l’apertura a nuove firme – tra cui quelle di un numero crescente di collaboratrici – e accentuando la dimensione e il respiro internazionali presenti sin dalle origini del quotidiano, dopo centocinqant’anni di una storia di cui può andare orgoglioso, “L’Osservatore Romano” sa così esprimere la cordiale amicizia della Santa Sede per l’umanità del nostro tempo, in difesa di ogni persona umana creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo” (Benedetto XVI, Messaggio al Prof. Giovanni Maria Vian, Direttore De “L’Osservatore Romano”, 30 giugno 2011).

Quanti avvenimenti tragici ha attraversato: il primo conflitto mondiale, che devastò l’Europa cambiandone volto; l’affermarsi dei totalitarismi, con ideologie nefaste che hanno negato la verità e oppresso l’uomo; gli orrori della shoah e della seconda guerra mondiale, gli anni tremendi della guerra fredda e della persecuzione anticristiana attuata dai regimi comunisti in molti Paesi. Nonostante la ristrettezza dei mezzi e delle forze il giornale seppe sempre informare con onestà e libertà sostenendo  l’opera coraggiosa di Benedetto XV, di Pio XI e di Pio XII in difesa della verità e della giustizia, unico fondamento della pace.
Nel 1961, in occasione del centenario, il cardinale Montini disse: “Avvenne come quando in una sala si spengono tutte le luci, e ne rimane accesa una sola: tutti gli sguardi si dirigono verso quella rimasta accesa; e per fortuna questa era la luce vaticana, la luce tranquilla e fiammante, alimentata da quella apostolica di Pietro. “L’Osservatore Romano” apparve allora quello che, in sostanza, è sempre: un faro orientatore”.
Dopo aver affrontato la Rivoluzione borghese, la Rivoluzione marxista staliniana e il nazismo che hanno negato la verità e oppresso l’uomo, oggi esplode la rivoluzione mediatica che considera l’uomo un semplice prodotto della natura, come tale non realmente libero e di per sé suscettibile di essere trattato, attraverso la tecno scienza, come ogni altro animale, di fronte alla quale si fa più urgente, da parte di tutti i media cattolici, il servizio alla verità e alla comunione cattolica con la Santa Sede del Successore di Pietro, far notizia della vitalità e della ricchezza di doni della Chiesa ed evidenziare la presenza, l’opera e la situazione della comunità cattoliche nel mondo, che oggi vivono talvolta in condizioni drammatiche.

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