sabato 9 luglio 2011

Christoph Schönborn

Christop Schonborn, cardinale arcivescovo di Vienna, si dichiara “scosso” della “chiamata alla disobbedienza” di “Iniziativa parroci

Scrive: “Non ho reagito immediatamente per non rispondere con rabbia e dolore”, ma il manifesto di “Iniziativa parroci” “mi ha scioccato” soprattutto perché passa l’idea che “la disobbedienza sia una virtù”. Schonborn ha ricordato l’ordinazione sacerdotale di questi parroci, una scelta libera di obbedienza al Vescovo e al Papa.
Penso utile ricordare, sempre dell’arcivescovo di Vienna, una intervista di Paolo Rodari, pubblicata su Il Foglio di sabato 4 giugno 20011. Di fronte alla domanda se di fronte ad una contemporaneità con criteri radicalmente secolarizzati di esistenza la “Chiesa manchi di offensiva”, risponde:
“La chiesa manca oggi di offensiva? E’ vero. Ma ciò accade perché la purificazione è necessaria. Se la chiesa vuole essere una guida spirituale per la società, se la chiesa vuole avere come è giusto e legittimo che sia questo ruolo, deve confrontarsi con i suoi peccati. Perché non si può richiamare il mondo alla verità se la verità non si ha il coraggio di farla propria. Sembra di essere al tempo dei profeti dell’Antico Testamento. Le loro parole erano per il popolo come uno specchio. Il loro era
un invito a guardarsi, a guardare i propri peccati e il proprio tradimento. Era Dio che attraverso i profeti chiamava la chiesa alla purificazione, alla metanoia che significa sempre un radicale e vissuto cambiamento del modo di pensare e di agire. Nella chiesa cattolica vengono commessi gravi peccati come accadeva ai tempi in cui Paolo era a Corinto, una città divenuta ormai romana, profondamente pagana negli orientamenti di vita. Paolo predicò la purificazione per la piccola comunità cattolica della città. Il cambiamento di rotta fu notato e la città a suo modo non rimase indifferente. La stessa cosa la chiesa deve fare oggi. La stessa cosa abbiamo deciso di fare a Vienna. Abbiamo pubblicato le nostre linee guida sulla pedofilia nel clero e le abbiamo chiamate “La verità vi farà liberi”. Per me, per la chiesa austriaca, è stato un anno molto difficile. Siamo stati nella tempesta. Abbiamo deciso di rispondere, in linea con una tendenza che in modo ineludibile il Papa ha voluto mostrare, puntando sulla penitenza e sulla verità. Cercare la verità è un’operazione che può essere penosa ma indispensabile. E’ l’unica condizione per avere misericordia da Dio. Viviamo in un periodo nel quale tutti fuggono dalla verità La chiesa non può permettersi di fare questo”.
In due dei migliori collegi cattolici tedeschi, si è saputo che negli anni settanta e ottanta si è abusato di diverse giovani.
“Questi fatti devono aiutarci a riflettere. E a riconoscere che tutti oggi viviamo in una società che manca di virtù, che manca di una gestione sana della propria sessualità, che manca di educazione e di equilibrio. Tutti ne siamo condizionati, tutti corriamo il rischio di farci condizionare. Ma alla società non bisogna contrapporre né una forte attitudine rigorista e puritana né il permissivismo assoluto come era dopo il Sessantotto. In questo senso la battaglia della chiesa è la stessa battaglia alla quale è chiamata la società più sana, e cioè il superamento delle logiche puritane e libertine per tornare ad abbracciare ciò che siamo, le virtù conosciute bene dalla grande tradizione ebraico – cristiana e insieme anche classico – pagana. Queste virtù senza le quali il mondo altro non è che una truppa di briganti. Questo è il defensor civitatis, e cioè colui che sa incoraggiare le virtù più elementari della vita comune: la giustizia, il rispetto, la disponibilità, l’amicizia. L’Europa non deve perdere questa sua importante eredità che, come detto, non affonda le sue radici soltanto nella cultura cristiana ed ebraica ma anche in quella precristiana e pagana”.
Non cedere al puritanesimo, soprattutto quello gridato mediatamente contro gli altri, e tanto meno al libertinismo, dunque, nonostante che la norma etica e morale si stia abbassando sempre più vertiginosamente?
“Che la norma etica si stia abbassando è evidente. L’uso della pillola abortiva, l’aborto, la destrutturazione della famiglia sono i fenomeni oggi ordinari. Ma la rete sociale e umana non può essere ricreata semplicemente con decreti e richiami forti sulle norme. Di certo le norme servono ma queste devono nascere da un qualcosa che già si vive, da delle virtù che già si riconoscono come importanti a prescindere dalla propria appartenenza religiosa. Per me, comunque, la grande urgenza dell’Europa oggi resta la famiglia. Perché è nella famiglia che s’imparano certi valori”.
Oggi la famiglia è un concetto non facilmente circoscrivibile. La famiglia tradizionale bi parentale è in forte difficoltà. Ci sono le famiglie gay, le famiglie allargate, formate da persone separate.
“E’ vero. Anche in Austria è così. La patchuwork families sono una realtà ben radicata. Moltissimi matrimoni si sciolgono in divorzio. La chiesa credo debba incoraggiare, con l’esempio anzitutto. Ma deve anche riconoscere che molte virtù sono presenti nelle persone che vivono in queste situazioni. La chiesa non deve demonizzare ma osservare e valorizzare ciò che può valorizzare. Torno a san Paolo, nella sua Corinto. Quando Paolo ha fondato la piccola comunità di Corinto ha trovato innanzi a sé un mondo pagano e frammentato. Non ha detto a questo mondo:Dovete fare così e così’. Ma ha creato una comunità cristiana che con la sua carità e la sua gioia di condividere ha attratto a sé tanta gente. Questa è la nostra sfida oggi. Mostrare al mondo il fascino della nostra fede”.
Il fascino della fede ha segnato la strada di Schonborn verso il,sacerdozio, fascino che traspare dal redattore finale del Catechismo della Chiesa Cattolica, dal progetto del Jucat per i giovani, catechismo che porteranno nello zaino i partecipi della Gm a Madrid, fascino con cui in agosto parteciperà all’incontro annuale con gli alunni di Joseph Ratzinger oggi Benedetto XVI:
“A undici anni avevo come insegnante di religione un prete bravissimo che mi fece scoprire l’amore per Gesù. Verso i diciotto anni questo amore era ancora intatto e anzi più vivo. Così mi convinsi e scelsi per il sacerdozio. La scelta dei domenicani la presi quando conobbi padre Paulus. Era un intellettuale domenicano amante del rosario. Fu questo contrasto tra una pietà popolare e un’alta intelligenza formata alla scuola tomista a conquistarmi. Questo suo modo di vivere divenne per me, e lo è tutt’ora, un ideale: una vita intellettuale esigente unita a una pietà semplice, popolare. In una mano san Tommaso e nell’altra il rosario. Nel 1964 cominciai i miei studi. Ricordo che intorno a noi tutto crollava. L’anno fatidico del cambiamento, infatti, non fu il 1968 ma il 1964, l’anno dell’apparizione di voci che volevano fare del Concilio Vaticano II ciò che Henri de Lubac chiamava ilparaconcilio’. E’ stato l’anno nel quale il teologo domenicano olandese Edward Schillebeckx lascia il tomismo e si butta nell’ermeneutica e nell’esegesi moderna. Io arrivai allo studio della filosofia e della teologia proprio quando crollò la scolastica classica, la formazione tomista classica e quando ancora non si era imposto un nuovo ordine disciplinare. Inizialmente ero affascinato dalle scienze umane, dalla psicologia in particolare, ma di nuovo un incontro importante fece mutare il mio indirizzo. Incontrai un monaco ortodosso, André Scrima, che al Concilio era il teologo personale del patriarca ecumenico di Costantinopoli, Atenagora I. Sono sopravvissuto in questo ambiente dove il metodo di studio teologico era profondamente mutato. Scrima parlò al mio gruppo di Jaques Derrida, allora una figura unica nel panorama filosofico. Ci fece conoscere Massimo il confessore che divenne il protagonista dei miei studi. Con Scrima frequentammo i Padri della Chiesa come un pensiero caldo e autentico sganciato da una prospettiva meramente storico – critica. La visione dei Padri era fortemente cristologica, il divino nell’umano. In questa prospettiva mi fermai molto sul grande filosofo e cardinale del Quattrocento Nicola Cusano, che parla di Cristo come il maximum concretum. E’ il Dio concreto, reale, uomo e Dio insieme. E’ il paradosso che studiai in Vladimir Soloviev, Dio come persona umano –divina, reale, storica, con la concretezza della carne, quella figura che oggi studiamo in Benedetto XVI che nei suoi libri invita a superare l’approccio storico – critico per cogliere il Gesù dei Vangeli come il Gesù – reale”.
Lo stato d’animo di Benedetto XVI come di Christoph Schonborn è quello dell’allerta, con un linguaggio mite, che può apparire come un abbassamento della soglia della combattività culturale e teologica, ma ha la forza evangelizzante del testimone entusiasta ed entusiasmante.

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